San Pellegrino (San Pelgrèin in dialetto reggiano, S. Peregrini in Suburbiis in latino), talvolta Villa San Pellegrino, è un quartiere prevalentemente residenziale della periferia sud di Reggio Emilia. È situato a dal centro storico della città, lungo l'asse viario che conduce verso la pedemontana reggiana e l'Appennino tosco-emiliano.

In base all'attuale suddivisione amministrativa e ecclesiastica della città di Reggio Emilia il territorio di San Pellegrino comprende una modesta area urbana posta a est del torrente Crostolo, con la chiesa parrocchiale al centro, che si sviluppa longitudinalmente. In un'accezione più ampia è uso diffuso intendere come San Pellegrino tutto l'agglomerato compreso fra porta Castello e le frazioni di Rivalta, Canali e Coviolo, secondo i confini che l'antica villa (frazione) aveva sino al secondo dopoguerra.

San Pellegrino ospita il ponte omonimo e la passeggiata settecentesca che collega la città alle locali delizie estensi.

Geografia fisica È situato in un ambito urbano di media pianura. Sino al secondo dopoguerra tutta la zona a sud della città, da Porta Castello alle frazioni di Coviolo, Rivalta, Canali e Fogliano era parte della villa di San Pellegrino. Dal territorio antico della frazione sono sorti diversi nuovi quartieri che a loro volta hanno generato nuove comunità, poli di aggregazione e parrocchie. A livello informale è solito identificare ancora oggi come zona di San Pellegrino in senso lato tutta la periferia meridionale della città situata sulle direttrici per Rivalta e Albinea.

Tuttavia la suddivisione ufficiale dell'amministrazione comunale cittadina individua in senso stretto come ambito territoriale di San Pellegrino l'attuale superficie della parrocchia che, dopo i numerosi stralci di territorio posti in essere nel XX secolo, si è ridotta a una striscia longitudinale di posta fra il quartiere di Strada Alta e la frazione di Canali. Questo ambito territoriale confina a nord con: Strada Alta e Porta Castello esterna (S. Agostino esterna); a est con Rosta Nuova e Buco del Signore; a sud con Canali; a ovest con Buon Pastore, Crocetta, Belvedere e Baragalla.

Il principale corso d'acqua è il torrente Crostolo, elemento distintivo del paesaggio. A est è attraversato anche dal canale di Secchia, che segna il confine con Rosta Nuova.

L'altitudine varia da 60 a

Storia Età antica La località era già abitata nell'età del bronzo, come dimostrano i reperti ritrovati presso la necropoli terramaricola della Montata, situata prevalentemente sul lato orientale dell'attuale rotonda pedonale di piazza Luigi Cadorna, su viale Umberto I. Un nucleo abitato che rappresenta uno dei primi insediamenti nella zona di Reggio in epoca pre-romana. Lo stesso toponimo della località Montata sta ad indicare un piccolo dosso che probabilmente era situato al di sopra dell'area archeologica e che serviva anche per guadare il torrente Crostolo, il cui corso, sino al XVI secolo scorreva nei pressi dell'attuale viale Umberto I. In un luogo indeterminato sono state ritrovate tombe romane isolate ad inumazione e due bronzetti rappresentanti Iside e Mercurio. Fra i resti di murature di laterizi romani riscoperti negli anni '50 nelle adiacenze del cantiere dell'arcispedale Santa Maria Nuova anche le condotte di un acquedotto di età romana.

Medioevo Le prime notizie che riportano la presenza di un oratorio per il culto dedicato a Pellegrino delle Alpi risalgono all'anno 857. Un atto di quel periodo del vescovo di Reggio Sigifredo riportava che tale edificio religioso situato nei sobborghi della città apparteneva alla cattedrale di Reggio, condizione poi confermata in un successivo atto dell'890 dell'imperatore Lodovico II. Fa specie notare come fra la peregrinazione del santo e la dedicazione del primitivo fabbricato siano intercorsi circa due secoli, segno di un ricordo vivo e di una eventuale stanza nel luogo in cui sorse l'oratorio. Successivamente re Berengario conferma la presenza di questo luogo di culto con l'appellativo di chiesa, segno che probabilmente il fabbricato fu soggetto a un ampliamento. Un recapito delle Riformazioni risalente al 1586 fa risalire la fondazione della primitiva cappella all'anno 830. In quel documento l'allora amministratore dell'oratorio, tale chierico Alfonso Isacchi, chiede al Comune di Reggio una elargizione (poi concessa) per abbellire e ampliare l'edificio, descritto come piuttosto fatiscente e inadeguato. La medesima lettera riferisce che l'ultimo intervento architettonico significativo all'oratorio era stato realizzato nel 1332.

Età moderna Un documento del 1588 informa che annesso alla chiesa di san Pellegrino era attivo un eremitaggio. Questo testimonia altresì che la chiesa non fu demolita durante la cosiddetta Tagliata del 1551, la grande opera urbanistica di abbattimento degli insediamenti posti a ridosso delle mura cittadine per motivi bellici ordinata dal duca d'Este Ercole II, dovuta alle mutate tattiche di guerra.

Sino al XVIII secolo la chiesa funzionò come edificio religioso per gli abitanti dei Borghi di Porta Castello sussidiario alla parrocchia di Santa Maria Maddalena, situata in città sul plateatico dell'attuale Piazza Fontanesi. Soppressa questa, il 26 ottobre 1769 il vescovo Castelvetri elevò San Pellegrino al rango di parrocchia annettendovi dal punto di vista pastorale tutto il territorio a sud della città un tempo appartenuto a Santa Maria Maddalena e la vicinia (o consorzio) della chiesa soppressa di San Raffaele. L'erezione ufficiale della parrocchia si concluse nel 1776. L'attuale chiesa fu realizzata dopo una quasi totale demolizione del precedente fabbricato nel 1782. Di lì a pochi anni, per mano del duca Ercole III d'Este, sarebbe stata realizzata la più grande trasformazione urbanistica della villa da secoli: lo stradone nuovo di San Pellegrino. L'obiettivo era quello di mettere in comunicazione la città al Palazzo Ducale di Rivalta. Fu così che nel 1788 fu affidato l'incarico di progettare questa nuova infrastruttura all'architetto ducale Lodovico Bolognini che l'anno successivo avrebbe realizzato il celebre ponte sul Crostolo, utilizzato ancora oggi e sopravvissuto agli ingenti danni dell'esercito tedesco in fuga durante la ritirata della Seconda guerra mondiale.

Fra i rivolgimenti avvenuti fra gli ultimi anni del potere ducale e il periodo napoleonico il primo parroco di San Pellegrino don Domenico Bigliardi riporta nelle cronache parrocchiali di ribellioni a taglieggiamenti, balzelli e requisizioni da parte prima della camera ducale e successivamente delle truppe napoleoniche e, quindi, di quelle austriache da parte degli abitanti della villa. In questo periodo, nell'allora territorio di San Pellegrino, grazie all'editto di Saint Cloud furono eretti il cimitero suburbano cittadino, oggi monumentale, e il cimitero israelitico: a differenza delle altre ville del contado, infatti, San Pellegrino non ebbe mai un proprio cimitero bensì poteva avvalersi di quello della città, officiato fino agli anni '30 del '900 dal sacerdote titolare della parrocchia.

Età contemporanea

Dalla Restaurazione all'unità d'Italia Di lì a poco, con la Restaurazione, sarebbe emersa anche in loco la carboneria e le idee patriottiche legate all'irredentismo italiano e al liberalismo: proprio nell'osteria di Baragalla, allora territorio di San Pellegrino, il primo martire del Risorgimento don Giuseppe Andreoli teneva le sue riunioni clandestine. In quegli anni tumultuosi, a cavallo dei moti del 1831, in una villa oggi abbattuta situata in via Antonio Cassoli, a San Pellegrino, la patriota risorgimentale Giuditta Bellerio Sidoli, moglie del possidente carbonaro di Montecchio Emilia Giovanni Sidoli e successivamente compagna nella vita privata e politica di Giuseppe Mazzini, teneva assemblee segrete con militanti mazziniani.

Nel periodo intercorso fra il Congresso di Vienna e l'Unità di Italia si ha notizia di diverse ribellioni della popolazione di San Pellegrino che, composta in maggioranza da braccianti e mezzadri, viveva in condizioni di sofferenza e di miseria. A non migliorare la vita della popolazione, inoltre, si era abbattuta sulla città la terribile epidemia di colera del 1855: proprio nella villa di San Pellegrino, in proprietà Spalletti, era localizzato un Lazzaretto per i casi sospetti e di convalescenza, giunto alle cronache per "problemi di disciplina interna e controllo dei costumi". L'ultima ribellione avvenne nel 1859 in concomitanza con la cessazione dello stato estense e la partenza del duca Francesco V d'Austria-Este per l'esilio di Vienna.

Dalle società di mutuo soccorso al periodo fascista Fra la fine dell'800 e i primi anni del '900 anche a San Pellegrino si diffusero gli ideali socialisti e proprio qui nacque una delle prime cooperative di consumo del Reggiano, la Società cooperativa Buona Armonia di Villa San Pellegrino probabile emanazione della locale società di mutuo soccorso ed esistente già nel 1884. Le cronache parrocchiali del tempo parlano di una forte divisione all'interno della comunità fra chi aveva aderito agli ideali socialisti e coloro che continuavano a far riferimento alla Chiesa cattolica. Lo scoppio della prima guerra mondiale vede addirittura partire per raggiungere il 15º reggimento Artiglieria di Campagna l'allora parroco don Ettore Spaggiari, che era già stato ufficiale dell'esercito durante il servizio di leva.

Gli anni fra le due guerre furono segnati da importanti trasformazioni urbanistiche e da un'intensa espansione edilizia della città, Già a partire dagli anni 1910 prese il via una dirompente espansione extra mœnia della città, in particolare fra porta Castello e Strada Alta, ossia viale Ettore Simonazzi, la strada per Scandiano. L'allora territorio di San Pellegrino arrivava a est fino all'attuale via Cialdini e via Terrachini e a ovest sino al lato sud di viale Magenta, confinando con i viali di circonvallazione e inglobando tutto il quartiere Gattaglio: nel 1936 arrivò così a superare i abitanti e i duecento nati. In quel periodo le porzioni della villa prospicienti le antiche mura furono aggregate alle parrocchie urbane e venne realizzato il nuovo asse di viale Risorgimento, che collega tuttora la chiesa di San Pellegrino a porta San Pietro. In piena epoca fascista iniziarono a sorgere nuove strutture ospedaliere che avrebbero poi successivamente definito un'area di servizi sanitari ad alta specializzazione comprendente: il dispensario antitubercolare della previdenza sociale, l'ospedale pediatrico di profilassi infantile, l'ospedale sanatoriale Lazzaro Spallanzani e, dal 1965, l'arcispedale Santa Maria Nuova. A servizio degli abitanti di San Pellegrino furono realizzate la scuola elementare Matilde di Canossa, in viale Umberto I, e l'asilo infantile parrocchiale, inaugurato il 1º gennaio 1935 dopo 9 anni di raccolte fondi provenienti, oltre che dai fedeli, da un legato della marchesa Marianna Saporiti e con l'aiuto finanziario dell'amministrazione comunale e della Prefettura.

La Seconda guerra mondiale e la Resistenza