Farnetta (Castrum Farnectae in latino) è una frazione del comune di Montecastrilli, in provincia di Terni.
Il paese, di origini medioevali, si trova ad una altezza di 385 , su dolci colline umbre, a circa 4 km da Montecastrilli e 3 km da Avigliano Umbro. Secondo i dati del censimento Istat 2001, risulta abitato da 246 residenti, ma nel 2024 erano arrivati a 278.
Origini del nome Farnetta deriva molto probabilmente dal nome di un tipo di albero molto comune nei boschi delle limitrofe campagne: Quercus frainetto. La denominazione di Frainetto fu un errore ortografico fatto al momento della classificazione botanica nel Settecento: il nome corretto doveva essere proprio farnetto. Questo albero dalle grandi foglie, nettamente più grandi rispetto al cerro e alla roverella, ottimo legno da costruzione, è facilmente identificabile nei boschi di Farnetta e nei percorsi naturalistici che li attraversano Nel contesto botanico, il termine "frainetto" rappresenta un errore tipografico nel nome scientifico della quercia Quercus frainetto, che in realtà avrebbe dovuto essere Quercus farnetto, in linea con il nome comune italiano. Questo errore fu introdotto dal botanico Michele Tenore nel 1813 durante la classificazione della specie. Pertanto, "frainetto" è un nome improprio nato da una svista tipografica, mentre "farnetto" è la denominazione corretta e più appropriata..
Un'altra ipotesi sulla provenienza del toponimo Farnetta viene riportata da Pietro Stefanucci che nella sua Della descrizione di tutti li castelli, villaggi del territorio e diocesi di Todi fatta dal nobil uomo Pietro figlio di Pirro Stefanucci antiquario di detta Città scrive: "Farnetta, Castello. È probabile che avesse origine da qualche persona della gente Fannia, detta poi corrottamente dal volgo Farnia in tempo della Colonia".
Storia Il paese esiste sin dall'Alto Medioevo. I primi documenti storici sono due. Uno segnato al numero 1174 del Regesto di Farfa, datato 5 marzo 1112, riporta la volontà del conte Rapizone degli Arnolfi di donare con una certa imprecisione una serie di chiese e fondi al monastero della Vergine Maria di Farfa, con le relative clausole. Un altro, segnato al numero 1175 e datato ancora 1112, riporta i nomi delle chiese e dei fondi donati: qui compare una chiesa di Farnetta e quella di San Lorenzo in Nifili, posta nel territorio di Farnetta.
Farnetta nelle Terre Arnolfe Storicamente è noto che nel 962 Ottone I aveva assegnato ad un suo collaboratore di nome Arnolfo una parte cospicua di territori nell'Umbria meridionale posti tra Terni, Todi e Narni tra cui Farnetta. Fu questa l'origine delle cosiddette Terre Arnolfe che rimasero per secoli un'entità politico-amministrativa indipendente. Nel 1018 le Terre Arnolfe passarono sotto la giurisdizione diretta della Chiesa di cui gli Arnolfi divennero feudatari.
All'inizio del XIII secolo i territori intorno Farnetta vennero conquistati da Todi e Farnetta cessò di far parte delle Terre Arnolfe entrando a far parte del contado di Todi. Farnetta divenne quindi un avamposto di frontiera di Todi verso Amelia e Narni con cui Todi si scontrò duramente nei secoli XII-XV.
Il legame del Castello di Farnetta con Todi Farnetta ha fatto per secoli parte del 'comitatus tudertinus' e della cui diocesi fa tuttora parte. È probabile che già in epoca romana questi territori facessero parte del municipio romano di Todi: infatti le diocesi più antiche venivano a coincedere proprio con le suddivisioni amministrative romane. Nel 1577, il consiglio di Todi ordinò di apporre lo stemma dell'aquila, simbolo della città, sulla porta d'ingresso del paese, il cui territorio si trovava ricompreso nella Pievania di S. Vittorina, una delle 19 pievanie che costituivano il comitatus comunale tuderte. Con il nuovo motu proprio di Leone XII del 21 dicembre 1827 si assiste ad un'importante variazione della situazione amministrativa. Le modifiche sono per il territorio di Farnetta importanti. Il numero delle comunità autonome aumenta notevolmente e si realizza un'ulteriore frantumazione dello Stato Pontificio. Il comune di Montecastrilli ottiene l'autonomia e diviene sede di podesteria, soggetta al governo distrettuale di Terni nella delegazione di Spoleto. Termina così il secolare dominio di Todi sui territori intorno Farnetta, ora per la prima volta soggetti al governo di Terni. Todi è sede di governo distrettuale nella delegazione di Perugia.
La Macchia di Farnetta Fin dal medioevo, gli abitanti di Farnetta (Communitas Castri Farnectae) possedevano vasti appezzamenti di bosco in proprietà collettiva. Il 17 ottobre 1828 la "macchia di Farnetta", delle dimensioni di circa 93,50 ettari, fu concessa su rogito di Vincenzo Petti in enfiteusi perpetua al Comune di Montecastrilli, su autorizzazione della Congregazione del Buon Governo di Roma, che nel frattempo ne era giunta in possesso, dietro il pagamento di un canone annuo di 8 scudi romani.
La proprietà di questi terreni passò successivamente dalla Congregazione del Buon Governo ai Carmelitani Scalzi di Roma. Il Comune di Montecastrilli vendette, nel 1858, tale enfiteusi perpetua a Pasquale Fratini, dietro pagamento di un canone di 10 scudi romani annui, che successivamente fu di nuovo venduta dallo stesso Fratini (subenfiteusi). Ai farnettani fu concessa la servitù di pascolo (ius pascendi) e di raccolta della legna secca nel bosco (ius legnandi) (cioè la raccolta di «ramuncolos siccos et prostratos») per dieci mesi l'anno (fatta eccezione per i mesi di ottobre e novembre) pur essendo questi territori appartenuti ancora in precedenza alla Comunità di Farnetta, come dal Catasto del 1744. Nel 1888 su rogito del notaio Foglietti i farnettani si accordarono con gli ultimi subenfiteuti (divenuti proprietari sulla base delle leggi di affrancazione) che rinunciarono alla servitù di pascolo e legnatico in cambio della proprietà esclusiva di un quarto della macchia.
Erano gravati di servitù non soltanto questi 93,50 ettari di terreno boschivo (nei vocaboli Il Castagno, La Cesa, Strapponi, Sodaretti), ma anche altri 40 ettari circa di bosco, ricadenti nel territorio di Avigliano (presso i vocaboli La Rena, La Pola, La Cerreta, Tavoleto). È significativo osservare che in passato il castello di Farnetta deve aver avuto una maggiore importanza, in considerazione dei possedimenti (anche fuori di quello che oggi è il proprio territorio, che in precedenza doveva essere ben maggiore) e del numero di abitanti.
Economia Il turismo e l'agricoltura rappresentano la risorsa principale di sostentamento. Autori latini come Varrone e Columella ricordano questo territorio per la particolare disciplina e cura delle coltivazioni, oltre che per l'elevata qualità delle produzioni agricole. Numerosi sono gli agriturismi e i locali tipici (trattorie e ristoranti) che operano nei territori intorno Farnetta.
Il Quercus frainetto Questo tipo di quercia è molto diffuso nei boschi di Farnetta (Bosco dei Castagni, Tavoleto, Sodaretti, Strepponi), ma di esso non v'è traccia negli altri luoghi umbri. Evidentemente, già in antico qualcuno aveva notato la presenza del Quercus frainetto che si distingue dal più diffuso Quercus cerris (il cerro), per il colore chiaro della corteccia, il fusto irregolare e contorto, l'accrescimento lento. Doveva essere sicuramente nota anche la maggiore durabilità che il legno di Quercus frainetto presenta nell'utilizzo, come materiale da costruzione per solai e coperture. La presenza nelle campagne di Farnetta di popolamenti quasi puri di Quercus frainetto in associazione talvolta con Quercus pubescens e Sorbus domestica è di notevole interesse. Il Quercus frainetto non è un albero raro o in via di estinzione: tuttavia l'areale del farnetto non si spinge più a nord del Lazio. La specie, diffusa nei climi caldi, è presente solo in Italia meridionale.
Monumenti e luoghi d'interesse Chiesa di San Lorenzo (X secolo). Risale al X secolo ed è posta nella antica parrocchia di Farnetta, da cui dista circa 2,5 km; San Lorenzo era (ed è) al centro di un grande tenimento agricolo di circa 50 ettari di proprietà della parrocchia di Farnetta (ora Istituto di Sostentamento del Clero di Todi) che per secoli ha reso la parrocchia di Farnetta ricca e ambita. La chiesa è situata lungo un importante diverticolo romano della Via Amerina che collegava Roma con Amelia, Todi ed il nord. Questo percorso assunse una significativa rilevanza in epoca alto-medioevale a seguito del controllo longobardo della vicina Via Flaminia. La chiesa, di piccole dimensioni, è costruita con blocchi di pietra, di diversa grandezza, di reimpiego romani. In facciata, alcuni blocchi presentano pregevoli decorazioni floreali. Una cornice in pietra corre lungo entrambe le pareti laterali e per un breve tratto piega anche verso la facciata; probabilmente su essa si innesta la volta a botte della copertura interna. L'interno è a navata unica con volta a botte, preceduta da un piccolo atrio anch'esso voltato a botte, dove si notano tracce di antichi affreschi. Il passaggio tra l'atrio e la navata avviene attraverso un varco sovrastato da un arco a tutto sesto, definito da una decorazione di mattoncini posizionati a dente di sega. La zona del presbiterio (rivolta verso est), rialzata con due gradini, ospita l'altare a cippo, che ha un'iscrizione risalente all'anno Mille. L'abside è di forma semicircolare ed ha un semicatino superiore. La parete interna, opposta a quella dell'altare, presenta degli affreschi (XV secolo) ancora in buono stato. Le pareti laterali, oltre ad avere tracce di affreschi, sono caratterizzate da cornici di pietra di varie forme, poste ad altezza diversa. Nell'intonaco sono inoltre visibili segni di aperture rimaneggiate nel tempo. La casa colonica limitrofa, che un tempo inglobava parte della chiesa, è attualmente in rovina.
Chiesa di San Nicolò (XV secolo-XIX secolo), artisticamente illuminata di notte. La chiesa di S. Nicolò di Farnetta è più recente rispetto a quella di S. Silvestro ed è stata eretta dopo il 1467. Nella nuova chiesa di S. Nicolò fu trasportata un'immagine di San Silvestro, che vi rimase fino al XVIII secolo. Per tutto il XV, XVI e XVII secolo la chiesa di Farnetta era riportata sotto il titolo di San Silvestro e San Nicolò.Chiese moderne ed introdotte dopo il 1467: S. Nicolò a Farnetta. Si pone questa chiesa lasciata addietro tra l'altre chiese (le chiese moderne sono riportate nell'ultimo capitolo del libro) della quale nella visita apostolica si trova Rettore-Parroco Bartoluccio di Antonio da Viepri (G. B. Alvi, 1546). In chiesa, alla parete destra, è una tela con lUltima Cena di Andrea Polinori.Liliana Barroero, Andrea Polinori, Presentazione di Maria al tempio, in Liliana Barroero, Vittorio Casale, Giorgio Falcidia, Fiorella Pansecchi, Giovanna Sapori e Bruno Toscano (a cura di), Pittura del Seicento. Ricerche in Umbria, catalogo di mostra, Venezia, 1989, pag. 195.
Palazzo Nevi (XVIII secolo), con l'annessa cappella gentilizia: antica dimora di una famiglia notabile, caratterizzata da stalle e antiche cantine al piano terra. Cappella di santa Lucia (XVIII secolo), piccola cappella seicentesca appena fuori il castello, con un bel dipinto ad olio antico, recentemente restaurata. Torre di avvistamento della Palombara: antica torre del XVI secolo, oggi in stato di abbandono appena fuori il castello di Farnetta per controllare le vie di comunicazione tra Todi e Amelia. Trasformata in colonia agricola nel settecento. Mura medioevali del Castello di Farnetta, costruite nel quattrocento, con 2 torrioni medioevali, di cui uno trasformato in campanile.
Antica chiesa di San Silvestro