Figlia del matematico Teone, fu una donna di lettere e di scienza, a capo della scuola neoplatonica di Alessandria, all'epoca parte dell'Impero romano d'Oriente, dove insegnò filosofia e astronomia.Cfr., ad es., Mary Ellen Waithe, Encyclopedia of Philosophy, vol. 4, New York, MacMillan, 2005 p. 534 e sgg. e G. J. Toomer, Oxford Classical Dictionary, Oxford University Press, 1970. È la prima matematica la cui vita sia ben documentata.Michael Deakin, «Hypatia», Encyclopedia Britannica, 15 luglio 2024, acceduto il 27 agosto 2024. Nell'Alessandria del IV secolo è attestata un'altra figura di matematico, Pandrosion, che secondo gli studiosi sarebbe una donna, e dunque una matematica attiva prima di Ipazia, della cui opera si è conservata però solo la critica di Pappo ().
Durante la sua vita, Ipazia fu riconosciuta come una rinomata insegnante e saggia consigliera. L'unica fonte che elenca le sue opere, l'enciclopedia bizantina Suda, le attribuisce un commento alla Arithmetica in tredici volumi di Diofanto di Alessandria, che potrebbe essere sopravvissuto in parte venendo incorporato nel testo originale di Diofanto, e un altro, andato perduto, sul trattato di Apollonio di Perga sulle sezioni coniche. Fu anche coinvolta nell'edizione e nel commento del Libro III dellAlmagesto di Claudio Tolomeo portata avanti da Teone.Stando al titolo del Libro III dell'edizione di Teone dellAlmagesto, Ipazia avrebbe curato l'edizione del testo, correggendo gli errori presenti nelle copie; gli studiosi ritengono però che abbia anche contribuito al commento allo stesso Libro (cfr., per esempio, ). Fu in grado di costruire astrolabi e idrometri.
Pur non essendo cristiana, Ipazia era nota per la sua tolleranza nei confronti dei primi cristiani: ebbe molti studenti cristiani, tra cui Sinesio di Cirene, successivamente eletto vescovo di Tolemaide. Fino alla fine della sua vita, Ipazia consigliò Oreste, allora prefetto d'Egitto, che era in aperto conflitto con il vescovo Cirillo di Alessandria. Le voci secondo cui Ipazia avrebbe alimentato il conflitto tra Oreste e Cirillo facendo uso di arti magiche spinsero una folla di cristiani, Cfr. anche, tra gli altri: Christoph Markschie, In cammino tra due mondi: strutture del cristianesimo antico, Milano, Vita e Pensiero, 2003, p. 19; Enrico Pepe, Il santo del giorno, vol. 2, Città Nuova, 2009, p. 254; Claudio Moreschini. Letteratura cristiana delle origini. Greca e latina Città Nuova, 2007 p.128; forse guidati da monaci cristiani parabolani,Cfr. tra gli altri, Julien Ries, Opera Omnia, vol. 1, Milano, Jaca Book, 2006, p. 176; Francesco Romano, Porfirio di Tiro: filosofia e cultura nel III secolo, Parte 3, Università di Catania 1979, p. 52. L'eventuale coinvolgimento dei parabolani, monaci-infermieri alle dirette dipendenze del vescovo di Alessandria Cirillo nonché sua guardia del corpo (cfr. al riguardo Salvatore Pricoco. Da Costantino a Gregorio Magno, in Storia del cristianesimo. Vol. I a cura di Giovanni Filoramo e Daniele Menozzi. Bari, Laterza, 2008, pp. 346–7), chiamerebbe in causa il diretto coinvolgimento del vescovo Cirillo, coinvolgimento evidenziato da Jacques Lacarrière (Die Gott-Trunkenen, 1967, p. 151). nel marzo del 415, ad assassinarla, smembrarla e bruciarne il corpo. In particolare, furono incitati a uccidere Ipazia da un capo spirituale di nome Pietro, sotto l'influenza di Cirillo di Alessandria.Heinrich Fries e Georg Kretschmar affermano che uno degli autori cristiani, Socrate Scolastico, non incolpa Cirillo: «Socrate, che sulla vita di Isidoro era meglio informato di Damascio, non tira in ballo Cirillo nell'assassinio della filosofa neoplatonica Ipazia nel marzo 415, che i cristiani sospettavano di essere forse la consulente astrologica del prefetto. Tuttavia anche se l'arcivescovo era un politico troppo avveduto per lasciarsi compromettere da una impresa tanto esecrabile, resta però il fatto che l'organizzazione del delitto fu, non di meno, l'opera di un suo chierico» (Heinrich Fries e Georg Kretschmar, I classici della teologia, Volume 1, Milano, Jaca Book, 1996, p. 178); si discosta da questa visione Luciano Canfora, il quale afferma che «L’analisi delle parole di Socrate Scolastico a proposito dell’uccisione di Ipazia dimostra che Socrate considera Cirillo mandante morale dell’assassinio. Il dato è confermato da altre fonti, quali Filostorgio e Giovanni Malalas. Pertanto lo sforzo della storiografia cattolica e, in parte, protestante di nascondere tale dato è una falsificazione» ().
Il suo omicidio e il coinvolgimento di Cirillo l'hanno resa per alcuni autori una martire della libertà di pensiero.Cfr. ; Jules Barni, Les martyrs de la libre-pensée, Parigi, 1880, p. 58 ss. Per una disamina della circostanze culturali in cui Ipazia è considerata una martire, si veda . Un ultimo studio pubblicato nel 2025Si veda di Armando Girotti, Femminicidio, indagine storico-filosofica su Ipazia: assassinata per il suo insegnamento?, Diogene Multimedia, Bologna 2025. propone una diversa lettura dei motivi che indussero Cirillo a osteggiare Ipazia. Riprendendo lo spunto dal volume di Dzielska,Maria Celina Dzielska, Hypazia of Alexandria, Harvard University Press, Cambridge 1996. Armando Girotti si chiede quale potesse essere l’insegnamento di Ipazia che infastidisse così profondamente il papas Cirillo di Alessandria; lo trova negli studi di Porfirio utilizzati da Ipazia. La filosofa insegnava i fondamenti del neoplatonismo servendosi delle traduzioni di Porfirio il quale aveva pure pubblicato Contro i cristiani, testo che esacerbava il vescovo in quanto esponeva le contraddizioni, le contrapposizioni, le inconciliabilità, le fratture proprie del primo cristianesimo. Cirillo, che chiamò Porfirio, il padre della impudente loquacità contro di noi,Cirillo di Alessandria, Contre Julien (Tome I, Livres I et II), introduction, texte critique, traduction et notes par Paul Burguière et Pierre Évieux, Les Éditions du Cerf, Paris 1985, tomo 1, libro I, p. 87. non avrebbe mai accettato un’istruzione contraria alla sua ortodossia per cui Ipazia gli fu invisa, tra i vari motivi, pure in quanto docente del neoplatonismo di Porfirio che incitava al libero pensiero e alla libera critica. Tuttavia, non c’è alcuna prova nelle fonti contemporanee che Ipazia abbia mai attaccato il cristianesimo. Al contrario, il suo sincretismo filosofico le permetteva di accogliere studenti cristiani senza conflitti.
Biografia
Ipazia nacque ad Alessandria d'Egitto,«Ella nacque, crebbe e ricevette la sua istruzione ad Alessandria», Suda, IV 644, 3. nella seconda metà del IV secolo. Il suo anno di nascita preciso è oggetto di discussione: il lessico della Suda riporta che ella «fiorì durante il regno d'Arcadio»,Suda, IV 644, 3. ossia tra il 395 e il 408, che comporterebbe una data di nascita oscillante dal 355 al 370 circa.Si vedano Robert J. Penella, When was Hypatia born?, in «Historia», XXXIII, 1984, pp. 126-8 e per gli argomenti a favore del periodo 355–68; si veda, per esempio, , John M. Rist, Hypatia, in «Phoenix», 19, 1965 o Karl Praechter, Hypatia in «Real Enzyklopädie der Altertums», IX, Stuttgart 1914 per una data posteriore, attorno al 370 circa. In base a un modello probabilistico, l'anno più probabile per la sua nascita è il 355 (con circa il 14,5% di probabilità) e, più in generale, come intervallo di anni più probabile quello compreso fra il 350 e il 360 (con circa il 90% di probabilità).
Nulla si sa della madre e il fatto che i saluti rivolti a Ipazia e agli altri familiari nelle lettere del suo allievo Sinesio non la citino mai, fa ritenere che, almeno nel 402, ella fosse già morta.Sinesio, Epistolae 5 e 16, in Opere di Sinesio di Cirene, Torino 1989. Le due lettere sono del 400 circa e del 413. Si sa di un fratello di nome Epifanio, dedicatario sia del Piccolo commentario alle Tavole manuali di Tolomeo,Theon, Le Petit commentare de Théon d'Alexandrie aux Tables faciles de Ptolomée, tr. da A. Tihon, Città del Vaticano, 1978. che del IV libro del Commento all'Almagesto,Theon, Commentaria in Ptolomaei syntaxin mathemathicam III-IV, Città del Vaticano, 1943. del padre Teone.
Dubbia è la possibilità che avesse un altro fratello di nome Atanasio; nelle lettere in cui Sinesio saluta Ipazia: «Abbraccia per me la venerabilissima e piissima filosofa, il beato coro che gode della divina voce, ma soprattutto il beatissimo padre Teotecno e il compagno nostro Atanasio»Sinesio di Cirene, Epistola 5. e «stammi bene e salutami i compagni felici, cominciando dal padre Teotecno e dal fratello Atanasio»,Sinesio di Cirene, Epistola 16. l'ipotesi che Teotecno – Teone è effettivamente il diminutivo di Teotecno – e Atanasio indichino rispettivamente il padre e il fratello di Ipazia,Avanzata in ; Guido Bigoni, Ipazia Alessandrina, Venezia, 1887, considera Teotecno il padre di Ipazia, ma ritiene che Atanasio sia un allievo della matematica alessandrina. non ha la maggioranza dei consensi dei commentatori.Maria Dzielska («Ipazia e la sua cerchia intellettuale», Paganism in the Later Roman Empire and in Byzantium, Cracovia, 1991) ritiene Atanasio un sofista di Alessandria, allievo di Ipazia; tuttavia anche Denis Roques, in La famille d'Hipatie (Sinésios, epp. 5 et 16), 1995 e in Theoteknos, Fils de Dieu, 1998, identifica Teotecno e Atanasio con il padre e un fratello di Ipazia, contestato da Olivier Masson, in Theoteknos, Fils de Dieu, 1997, e da Tassilo Schmitt, Die Bekehrung des Synesios von Kyrene, 2001, che nega che Atanasio sia fratello di Ipazia, non ritiene possibile che Sinesio abbia confuso Teone con il gruppo degli allievi di Ipazia e pensa che il beatissimo padre possa essere un sacerdote cristiano.
Noto è invece il padre, «Teone, il geometra, il filosofo d'Alessandria»,Suda, cit. che studiava e insegnava ad Alessandria, dedicandosi in particolare alla matematica e all'astronomia – osservò l'eclisse solare del 15 giugno 364 e quella lunare del 26 novembre – e che sarebbe vissuto almeno per tutto il regno di Teodosio I (378–395).Suda, II 702, 10–16. Teone era a capo di una scuola chiamata “Mouseion”, esclusiva, altamente prestigiosa e dottrinalmente conservatrice: Teone rifiutava gli insegnamenti di Giamblico e forse era orgoglioso di insegnare un neoplatonismo puro e plotiniano.. Sebbene all'epoca fosse considerato un grande matematico,... il lavoro matematico di Teone è stato considerato, secondo gli standard moderni, essenzialmente “minore”, “banale”, e “completamente non originale”. Il suo risultato principale fu la produzione di una nuova edizione degli Elementi di Euclide, in cui corresse gli errori di scrittura che erano stati commessi nel corso di quasi 700 anni di copiatura; L'edizione di Teone degli Elementi di Euclide divenne l'edizione più diffusa del libro testo per secoli. e soppiantò quasi completamente tutte le altre edizioni. Che Ipazia sia stata allieva prima e collaboratrice del padre poi è attestato dallo stesso Teone il quale, in capo al III libro del suo commento al Trattato matematico di Tolomeo,Codice Laurenziano 28.18 L. scrive che l'edizione è stata «controllata dalla filosofa Ipazia, mia figlia». Non è chiaro il tipo di controllo esercitato da Ipazia: se si sia trattato di una semplice revisione del commento paterno,Così il Rome, curatore dell'edizione del III libro, Città del Vaticano, 1943. di integrazioni al testoWilbur R. Knorr, Textual Studies in Ancient and Mediaeval Geometry, Boston, 1989. ovvero di modificare ed emendare l'intero testo di Tolomeo.Alan Cameron, Isidore of Myletus and Hypatia: on the Editing of mathematical Texts, «Greek Roman and Byzantine Studies», 31, 1990.
Astronoma e matematica