Laffare maltese fu una serie di avvenimenti con caratteri politico-militariSentenza-Ordinanza "Priore", capo 5, pag 4717 e Luigi di Stefano, "Il buco", pag 79 e seguenti con protagonisti alcuni stati del mar Mediterraneo, quali Malta, Libia e Italia, avvenuti tra la fine degli anni settanta e l'inizio degli anni ottanta, ma principalmente nell'estate del 1980; questi eventi si inquadrano nel contesto della guerra fredda, con implicazioni quindi di Stati Uniti d'America e Unione Sovietica.Sentenza-ordinanza "Priore", capo 5, pag 4720 e seguenti Alcuni di questi avvenimenti crearono attriti tra Italia e Libia, ma a tutt'oggi risultano poco noti in tutti i loro dettagli. L'espressione "affare maltese" venne usata nella sentenza-ordinanza "Priore" relativa alla strage di Ustica del giugno 1980, nella quale veniva ipotizzato un legame fra alcuni di questi eventi che calamitarono l'attenzione dell'opinione pubblica italiana con la strage di Bologna dell'agosto 1980.Sentenza-Ordinanza "Priore", capo 2, capo 5 tutto e Luigi di Stefano, "Il buco", pag 79 e seguenti
Contesto storico Malta Malta passò sotto il dominio inglese nel XIX secolo, e da allora fu sede di una base militare di enorme importanza strategica per il mar Mediterraneo. Nel secondo dopoguerra la potenza navale britannica si ridusse, venendo sostituita dalla U.S. Navy nel ruolo di potenza navale egemone del Mediterraneo, mentre l'isola, ancora sotto la sovranità inglese, divenne una base navale della NATO. Nel contempo anche Malta fu pervasa da moti indipendentisti, ottenendo prima l'indipendenza in ambito del Commonwealth (1964), e divenendo una repubblica nel 1974.
Nel 1972, minacciando di affittare la base navale alla marina sovietica, il primo ministro maltese Dom Mintoff ottenne di concludere un contratto di affitto della base a 14 milioni di sterline annue, per un periodo di 7 anni con la NATOVedi Peter Calvocoressi, pag 48. Allo scadere del contratto, il premier maltese si orientò verso una politica di forte autonomia che lo portò a chiedere la chiusura della base militare NATO. Gli USA e la Gran Bretagna fecero forti pressioni politiche per poter mantenervi la base navale, ma il governo maltese fu irremovibile e nel 1979 la flotta atlantica lasciò Malta. Il governo maltese proclamò in quella occasione che «La Repubblica di Malta è uno Stato neutrale che attivamente ricerca la pace, la sicurezza e il progresso sociale tra tutte le Nazioni, in virtù dell'adesione a una politica di non allineamento e della non appartenenza ad alcuna alleanza militare; questa condizione comporterà in particolare che nessuna base militare straniera sarà ammessa nel territorio maltese».Gli Aspetti Militari Della «Neutralità» Di Malta in Delimitazione (Glossario del Mare)
Contemporaneamente, il piccolo Stato mediterraneo, desideroso di una politica autonoma, si avvicinò alla Libia, anch'essa perseguitrice della cosiddetta "terza via". Le somme di denaro incassate dall'affitto delle basi militari alla NATO vennero sostituite dal petrolio libico venduto a prezzo di favore, mentre sull'isola era presente personale militare libico con compiti di istruzione e direzione del traffico aereo;Sentenza-ordinanza "Priore", capo 5, pag 4717 in particolare gestivano anche la torre di controllo dell'aeroporto internazionale di Luqa.Sentenza-ordinanza "Priore", capo 5, pag 4718
Libia e Italia
La Libia, già colonia italiana, ottenne l'indipendenza dalla Gran Bretagna (che l'aveva occupata durante la seconda guerra mondiale) nel 1951. Nel 1969, il colonnello Muʿammar Gheddafi ne assunse il potere con un colpo di stato e diede una svolta netta alla politica libica. Le basi militari straniere furono chiuse e molti cittadini occidentali furono privati dei loro beni ed espulsi. L'espulsione in massa di italiani dalla Libia portò le attenzioni italiane a sud, con il pensiero che il nazionalismo arabo fosse stato sottovalutato. L'Italia incominciò una politica di dialogo con i paesi arabi e per via della particolare aspirazione di questi ultimi a intraprendere una politica autonoma dai due blocchi, tale paese divenne presto un partner privilegiato.
Queste circostanze, nonché la determinazione della classe politica italiana nel perseguire una tale politica, portò l'Italia ad avere di fatto negli anni ottanta un ruolo in prima linea a livello politico-economico-militare regionale, ruolo che venne riconosciuto in ritardo e solo davanti all'evidenza dalle classiche potenze occidentali.
Dopo la crisi diplomatica del 1970, i legami tra Italia e Libia si riallacciarono subito e l'Italia divenne il maggiore esportatore d'armi verso la Libia e il suo maggiore acquirente di petrolio. Fiorirono diversi legami economici e la Libia giunse ad acquistare una consistente fetta delle azioni della FIAT. In Italia si era quindi formata una consistente lobby filo-libica.Sentenza-ordinanza "Priore", capo 5, pag 4720
Unione Sovietica
L'unica possibilità di accesso al Mediterraneo per unità navali dell'Unione Sovietica è lo stretto dei Dardanelli; essendo sotto il controllo della Turchia, membro della NATO, sarebbe stato subito bloccato in caso di guerra. Le navi sovietiche che fossero riuscite a forzare il blocco, prima di navigare nel Mediterraneo avrebbero dovuto attraversare il mar Egeo, costellato di isolette appartenenti alla Grecia, altro membro NATO. Di conseguenza, l'unica possibilità per l'URSS di avere unità militari nel Mediterraneo in caso di guerra era che queste si trovassero già nelle sue acque allo scoppio delle ostilità. L'URSS riversò quindi le sue attenzioni sui paesi arabi fin dall'inizio della guerra fredda, prima che in questi paesi si scoprissero ingenti giacimenti petroliferi. L'Unione Sovietica appoggiò subito il nazionalismo arabo che aveva una forte ostilità verso l'occidente, e quando questo andò al potere in alcuni paesi questi si legarono subito con l'URSS.
Il principale alleato sovietico era l'Egitto, che l'URSS appoggiò senza riserve nei confronti dell'attacco militare anglofrancese al Canale di Suez del 1956. Successivamente l'Egitto permise a unità navali sovietiche di ancorare presso il porto di Alessandria. Tuttavia, durante la quarta guerra arabo-israeliana (chiamata guerra del Kippur, dal 6 al 25 ottobre del 1973), le forze egiziane avevano sfondato le linee israeliane, ma una controffensiva di questi ultimi aveva riequilibrato la situazione. Quando poi stava per avvenire una nuova offensiva israeliana, l'Egitto intavolò trattative di pace poiché prevedeva una sua disfatta. Solo le forti pressioni degli USA indussero Israele a concludere le trattative di pace prima di conseguire una vittoria completa sugli egiziani, quando questi avevano i propri soldati ancora sulla penisola del Sinai (allora territorio israeliano). Tali circostanze, legate all'appoggio politico che le maggiori potenze europee avevano dato all'Egitto, fece sì che di fatto l'Egitto fosse politicamente considerato il vero vincitore del conflitto. A quel punto gli USA perseguirono una politica di avvicinamento all'Egitto e successivamente i sovietici persero la possibilità di ancorare ad Alessandria.
Sul finire degli anni settanta, i sovietici erano dunque alla ricerca di un posto sicuro per ancorare le loro unità militari nel Mediterraneo e l'unico paese mediterraneo ben disposto verso l'URSS era la Libia. Tuttavia Gheddafi, geloso della sua autonomia, non era intenzionato ad accreditare consiglieri militari sovietici in Libia e tanto meno a consentire l'allestimento di una base navale sul proprio territorio; poteva però rendere disponibile il territorio di uno Stato vassallo.
Stati Uniti d'America
Durante la guerra fredda, gli Stati Uniti d'America erano i dominatori del Mediterraneo, e l'Italia era la loro piattaforma più importante al riguardo. A Napoli aveva sede il comando della VI flotta e in Sardegna, presso la Maddalena, vi era un'importante base di sottomarini nucleari statunitensi. Vi erano, inoltre, altri alleati quali Turchia, Grecia, Francia e, dal 1982, anche la Spagna.
La disponibilità dei paesi occidentali a far transitare sul loro spazio aereo gli aerei statunitensi destinati a rifornire Israele durante la guerra del Kippur fecero applicare un embargo da parte dei paesi produttori di petrolio nei confronti dell'Europa occidentale; in questo modo, aerei provenienti dagli USA avrebbero dovuto attraversare senza scalo il Mediterraneo da Gibilterra fino a Israele. La presenza di batterie di missili contraerei su Malta avrebbe potuto distruggere tali convogli. Di conseguenza, anche gli USA erano molto interessati a mantenere un controllo militare su Malta; quando nel 1979 dovettero allontanarsi dall'isola, incominciarono a temere la presenza sovietica nel piccolo Stato.
Cause Contrasti tra Libia e Malta Sul finire degli anni settanta nacque l'ipotesi della presenza di ricchi giacimenti petroliferi sottomarini nella zona del mar Mediterraneo. Questi si sarebbero trovati vicino ai cosiddetti "banchi di Medina", un basso fondale situato orientativamente a metà strada tra le coste libiche e quelle maltesi. Libia e Malta furono subito interessati a sfruttare questa possibile risorsa economica. Per Malta sfruttare tali giacimenti significava poter sostituire i ricchi introiti derivanti dagli affitti della presenza della flotta NATO in maniera autonoma, realizzando una vera indipendenza sostanziale. Per la Libia, invece, possedere i suddetti giacimenti significava consacrare la sua influenza su Malta, con tutto ciò che ne conseguiva a livello internazionale.
La posizione dei banchi di Medina non è equidistante dai due paesi, ma anzi è sensibilmente più vicina a Malta. Questa, dunque, a norma delle leggi internazionali, rivendicava la sovranità sulle acque situate fino alla metà della distanza che separava le sue coste da quelle libiche. La Libia, invece, dando un'interpretazione differente delle norme internazionali, reclamava l'estensione delle proprie acque territoriali ben oltre la metà della distanza tra le coste dei due paesi. Secondo questa chiave di lettura, i banchi di Medina si trovavano sotto la sovranità libica.
Entrambi i paesi rivendicarono, dunque, i diritti di sfruttamento minerario dei giacimenti petroliferi individuati e ciò fu causa di consistenti attriti. Tuttavia, i due paesi si rimisero alla Corte internazionale di giustizia de L'Aia, e la vicenda sembrava essere risolta. Per evitare un riacutizzarsi della crisi, inoltre, la Libia e Malta convennero sul non incominciare le perforazioni di esplorazione petrolifera prima che la corte si fosse pronunciata in merito. Tuttavia, mentre Malta si attenne scrupolosamente a questo patto, la compagnia petrolifera di stato libica incominciò a effettuare i suoi rilievi sui banchi di Medina. Malta reagì incaricando l'ENI di incominciare a sua volta i rilievi sui giacimenti petroliferi.
Reazioni internazionali Le due superpotenze del tempo, Stati Uniti d'America e Unione Sovietica non potevano agire direttamente sulla questione. Le forze sovietiche, ad esempio, non avevano alcun titolo per intervenire, così come le forze NATO, in quanto Malta non faceva parte dell'organizzazione e non erano gradite dal governo locale. Un intervento NATO sarebbe stato considerato nella forma e nella sostanza un'aggressione vera e propria che l'Unione Sovietica non avrebbe potuto ignorare, nonostante la "distensione" formalmente ancora in atto tra le due superpotenze.