L'occupazione di Nicea del 1081 non fu il risultato di un assedio militare, ma della cessione della città ai Turchi selgiuchidi da parte delle fazioni dell'Impero Romano d'Oriente in lotta per il trono. Sfruttando le guerre civili e la presenza dei propri guerrieri ingaggiati come mercenari, i Selgiuchidi presero il controllo della città senza combattere, facendone la prima capitale del neonato Sultanato di Rum.

Antefatto Dopo la battaglia di Manzicerta del 1071, i Selgiuchidi avevano inizialmente offerto all'imperatore Romano IV Diogene condizioni di pace relativamente moderate, ma la sua deposizione e il disconoscimento del trattato da parte del nuovo sovrano Michele VII Ducas riaprirono le ostilità. La disfatta di un ulteriore esercito inviato nel 1073 e il dilagare di continue guerre civili impedirono qualsiasi riorganizzazione militare, spingendo i vari generali ribelli a cedere direttamente città e fortezze anatoliche ai Selgiuchidi in cambio di contingenti mercenari. Nemmeno l'ascesa al trono nel 1078 di Niceforo III Botaniate riuscì ad arrestare il degrado dell'Asia Minore, poiché le varie fazioni aristocratiche continuarono a barattare pezzi di territorio imperiale pur di ottenere il sostegno turco nelle proprie lotte di potere, lasciando al generale Alessio Comneno — già impegnato a sedare rivolte in Tracia, Epiro e nell'Anatolia residua — il compito quasi impossibile di contenere il collasso dei confini dell'Impero Romano d'Oriente.

La cessione di Nicea La città di Nicea, era uno dei maggiori centri di forza dei Bizantini, quindi non fu semplice per i Selgiuchidi conquistare questa città. Tra il 1077 e il 1078, la città di Nicea fu molte volte conquistata e riconquistata tra i due contendenti, finché la situazione precipitò nel 1080 con la ribellione di un altro aristocratico, Niceforo Melisseno. Per contrastare Botaniate, Melisseno si alleò a sua volta con Suleiman, capo dei selgiuchidi in asia minore, cedendogli formalmente il controllo delle guarnigioni di diverse città anatoliche, tra cui la stessa Nicea, in cambio di contingenti militari. Suleiman, sfruttando le divisioni interne dei Romani d'Oriente, smise di agire come semplice mercenario e prese il controllo effettivo della città. Entro il 1081, si proclamò Sultano e fece di Nicea la prima capitale del neonato Sultanato di Rum.

Conseguenze

La perdita di Nicea fu un colpo devastante per l'Impero Romano d'Oriente. La città, sede dei grandi concili ecumenici e roccaforte ritenuta inespugnabile, non era mai caduta in mano straniera (avendo resistito vittoriosamente sia ai Persiani nel VII secolo, sia ai durissimi assedi arabi dell'VIII secolo). Situata ad appena 100 km da Costantinopoli, la sua perdita portò la minaccia turca a ridosso della capitale. Quando Alessio I Comneno salì al trono nel 1081, ereditò uno Stato al collasso e accerchiato. Non potendo concentrarsi subito su Nicea, dovette prima combattere i Normanni di Roberto il Guiscardo che avevano invaso i Balcani e le incursioni dei Pecheneghi a nord. L'Anatolia rimase così temporaneamente abbandonata al controllo selgiuchide.La vicinanza dei selgiuchidi a Costantinopoli fu uno dei motivi principali che spinsero Alessio I a chiedere aiuti militari all'Occidente, ponendo le premesse per la Prima Crociata. Nel giugno del 1097, grazie alla cooperazione strategica tra l'esercito crociato e la flotta dell'Impero Romano d'Oriente, Nicea fu posta sotto assedio e negoziò la resa direttamente con Alessio I, tornando sotto la sovranità imperiale dopo 16 anni.

Note

Nicea (1077) 1077 Categoria:Guerra nel 1077 Categoria:Guerre bizantino-selgiuchidi