Dopo diverse esperienze tra Serie C2, C1 e B, salendo alla ribalta con le maglie di e , ha vissuto la fase più brillante della propria carriera tra le file della , club in cui ha vinto una Coppa UEFA, uno scudetto, una Coppa Italia, una Supercoppa italiana e una UEFA Champions League. Trasferitosi al prima e all' poi, è rientrato in Italia nel 2000, ingaggiato dalla , dove ha nuovamente conquistato scudetto, Coppa Italia e Supercoppa nazionale. Ultratrentenne, ha vestito le casacche di , e nuovamente Perugia, con cui ha chiuso la carriera nel 2005.

Soprannominato Penna Bianca o Silver Fox a causa della precoce canizie assunta dalla sua capigliatura, viene ricordato anche per la particolare esultanza dopo ogni suo gol, da lui personalmente inventata, che consisteva nel coprirsi la testa con la maglia di gioco e continuare a correre con le braccia divaricate.

Vincitore delle classifiche marcatori del campionato di Serie C2 1987-1988 (Perugia), della Coppa Italia 1994-1995 (Juventus) e della Football League Cup 1996-1997 (Middlesbrough), è stato candidato al Pallone d'oro nel 1995 e nel 1996, classificandosi rispettivamente 12º e 16º.

Caratteristiche tecniche Giocatore

Mancino, ma abile anche con il destro, pur non vantando una grande eleganza nei movimenti. – era caratteristica la sua corsa con «quella schiena un po' curva» – spiccava sul terreno di gioco per carattere, dinamismo, forza fisica e senso del gol, oltreché per una notevole propensione alla fase difensiva grazie a costanti ripiegamenti.. Agiva generalmente da seconda punta, ruolo in cui era solito fare da «torre» per i compagni di reparto – sebbene il colpo di testa non fosse il pezzo migliore del suo repertorio –, risultando altresì efficace nella finalizzazione.

A queste doti unì progressivi miglioramenti nella tecnica di base: già molto abile nel dribbling, talvolta si incaricava anche della battuta dei calci di punizione, prediligendo una traiettoria a effetto.

Carriera Giocatore Club Perugia, Avellino, Casertana e Reggiana

Cresce nelle giovanili del principale club della sua città, il , con cui debutta in prima squadra nella stagione 1986-1987, in Serie C2, guadagnandosi sempre più spazio nella parte finale del campionato grazie alla fiducia del tecnico Mario Colautti. L'annata seguente, neanche ventenne, s'impone tra i protagonisti di una compagine ricordata tra le migliori della storia biancorossa, per via dei numerosi record societari stabiliti: in questo contesto Ravanelli mette a segno 23 reti che ne fanno il capocannoniere del campionato, dando un notevole apporto nella vittoria del girone e annessa promozione dei grifoni in Serie C1.

Nel triennio iniziale in Umbria, in cui ha peraltro tra i suoi rifinitori un altro promettente giovane, Angelo Di Livio, che ritroverà in seguito nei vittoriosi anni juventini, l'attaccante realizza un totale di 41 gol, cifra che desta le attenzioni dell', in Serie B, dove approda nell'estate 1989. L'esperienza con gli irpini non è però delle più positive: all'inizio della stagione 1989-1990 ha modo di collezionare appena 7 presenze in maglia biancoverde prima di venire ceduto in prestito, in ottobre, alla dove ritrova parzialmente il feeling con la rete mettendo a referto 12 reti nel campionato di C1.

Tornato ad Avellino nell'estate 1990, si ritrova nuovamente chiuso tra le file dei campani con cui gioca soltanto il precampionato e due gare di Coppa Italia, sicché a settembre è acquistato dai pari categoria della . Qui emerge perentoriamente disputando due buoni campionati di Serie B, in particolar modo il primo, 1990-1991, dove con 16 centri porta gli emiliani a sfiorare quella che sarebbe stata una storica promozione in Serie A, al tempo mai raggiunta prima dal club granata.

Le prove offerte a Reggio Emilia fanno convergere su Ravanelli le attenzioni della Juventus che, a più riprese, cerca di portarlo in Piemonte già nella seconda parte del 1991, rimandando poi il trasferimento all'estate seguente sia per l'opposizione della società granata, restìa a privarsi del proprio attaccante a campionato in corso, sia per la prospettiva di prelevarlo in scadenza di contratto, quindi con un minor esborso economico, stante i parametri UEFA che in epoca pre-Bosman regolavano il mercato degli svincolati.

Tale querelle di mercato finisce tuttavia per porre il giocatore, che nel frattempo si era esposto pubblicamente circa la volontà di vestire la maglia bianconera, in aperto contrasto con la tifoseria della Regia, influendo negativamente sul rendimento in campo nell'annata 1991-1992 in cui dimezza il bottino sottoporta.

Juventus 1992-1994 Nell'estate 1992 Ravanelli approda come da programmi alla , squadra per cui ha sempre tifato fin da bambino, che lo acquista per 3 miliardi di lire. portandolo così a esordire in Serie A. Inizialmente relegato dall'allenatore bianconero Giovanni Trapattoni a quinta scelta in un parco attaccanti che gli vede davanti elementi quali Roberto Baggio, Casiraghi, Möller e Vialli, nella sua prima stagione a Torino ha comunque modo di contribuire con gol importanti alla vittoria della Coppa UEFA, conquistata dopo aver sconfitto nella doppia finale i tedeschi del .

Ciò gli vale la riconferma per l'annata seguente in cui, anche sfruttando la sopravvenuta cessione di Casiraghi, aumenta via via minutaggio e reti pur senza riuscire, fin qui, a convincere appieno l'ambiente juventino che lo vede ancora come un «buon gregario» e nulla più.

La svolta avviene nell'estate 1994 quando sulla panchina dei piemontesi, nel frattempo profondamente rinnovatisi a livello societario e di organico, arriva Marcello Lippi. Il nuovo tecnico, in coincidenza con l'inizio del primo torneo di massima serie a vedere assegnati i tre punti a vittoria, sceglie di varare un offensivo modulo a tre punte:. «l'idea partiva dalla constatazione che, ceduto Dino Baggio, non avevamo centrocampisti abili nell'inserimento da dietro. Le tre punte potevano essere una buona soluzione [...] Tre attaccanti veri, di ruolo. Vialli, il sottoscritto e Baggio o Alex Del Piero». Tale impostazione tattica, che prevede grande dispendio atletico e spirito di sacrificio – «potevamo garantire molte soluzioni d'attacco ed eravamo i primi a difendere» –, esalta le doti del «panzer» umbro il quale si afferma definitivamente ad alti livelli, confermando il suo altruismo a tutto campo ma riscoprendosi anche prolifico sottorete.

1994-1996

La stagione 1994-1995, la più usurante della carriera con 53 partite giocate, lo vede sfondare quota 30 gol, bottino che aiuta la Vecchia Signora a fare proprio il double composto dallo scudetto, tornato sulle casacche bianconere dopo nove anni, e dalla Coppa Italia; l'attaccante è assoluto protagonista nelle sfide contro il , nel dualismo sportivo che monopolizza il calcio italiano ed europeo dell'annata, siglando ai ducali una doppietta in campionato sia all'andata sia al ritorno – gara, quest'ultima, che il 21 maggio 1995 consegna matematicamente ai bianconeri il tricolore –, e realizzando loro un'altra rete il successivo 11 giugno, nella finale di ritorno che porta i torinesi a fregiarsi della coccarda tricolore.

Con la Juventus raggiunge inoltre nel 1995 la sua seconda finale in Coppa UEFA, stavolta persa contro i rivali parmensi; nella stessa competizione, il precedente 27 settembre 1994 aveva messo a referto una cinquina nel 5-1 interno ai bulgari del , record per un giocatore bianconero nelle coppe europee e, all'epoca, 8º di sempre a timbrare un pokerissimo nella storia della manifestazione.

L'annata successiva, l'ultima delle quattro trascorse a Torino, Penna Bianca è ormai uno dei senatori dello spogliatoio juventino, indossando all'occorrenza anche la fascia di capitano ogni qual volta non è in campo Vialli (come «nel ventre di un Bernabéu stracolmo, contro il », nei quarti di Champions League); sempre a livello personale, sintomo di una sopraggiunta notorietà ormai internazionale, sul finire dell'anno solare si classifica inoltre al 12º posto nel Pallone d'oro della rivista francese France Football e al 9º nel World Player of the Year dell'inglese World Soccer.

Nel gennaio 1996 partecipa alla vittoria della Supercoppa italiana, l'ultimo trofeo nazionale che ancora mancava alla bacheca bianconera, conquistata nuovamente a spese del Parma. Soprattutto, a fine stagione è tra i protagonisti della squadra vincitrice della UEFA Champions League: nella finale di Roma contro i detentori del trofeo, gli olandesi dell', Ravanelli realizzò da «posizione impossibile» il gol del momentaneo vantaggio – «avevo notato che i due fratelli De Boer spesso erano leggerini, per non dire presuntuosi, quando giocavano con il portiere. Me lo sono ricordato quando vidi quel pallone in area. Con la suola del sinistro me lo sono portato avanti e ho calciato con il destro. [...] La porta era strettissima. Silooy tentò un salvataggio in scivolata, ma non servì» –, poi pareggiato da Litmanen, in una partita infine vinta dai piemontesi ai tiri di rigore.

Alla fine di questa stagione, che gli varrà una seconda candidatura al Pallone d'oro (16º), avviene tuttavia la brusca interruzione del rapporto con la squadra torinese: «successe tutto all'improvviso, dopo la finale. La Juventus aveva deciso di cedermi. Non ci potevo credere. Per me fu una pugnalata. Mi sono sentito tradito [...] Penso di aver ricevuto meno di quanto ho dato [...] Mi sentivo il futuro di quella squadra». Ravanelli sveste la maglia bianconera dopo 160 partite e 68 reti, e aver messo in bacheca tre titoli nazionali e due internazionali.

Middlesbrough e Olympique Marsiglia

Nell'estate 1996, per la somma di 18 miliardi di lire,. pur con qualche titubanza iniziale Ravanelli si trasferisce in Inghilterra, nell'ambizioso di Bryan Robson, dove l'italiano, in quel momento il calciatore più pagato della Premier League, va a formare un'affiatata coppia d'attacco con il brasiliano Juninho Paulista. Questo tandem offensivo contribuisce a portare il Boro a traguardi mai toccati nei precedenti centoventi anni di storia del club, raggiungendo nella stagione 1996-1997 le finali delle due coppe nazionali, la Football League Cup e la FA Cup, tuttavia perse, rispettivamente, contro il (alla ripetizione, dopo che Ravanelli aveva aperto le marcature nei supplementari della prima gara, rete resa vana dal pari di Heskey) e il .

Le succitate fatiche infrasettimanali si ripercuotono negativamente sul cammino in campionato dove, inaspettatamente, il Middlesbrough retrocede nonostante i 16 gol in 33 partite dell'attaccante italiano – compresa la tripletta nella prima giornata al , il 19 agosto 1996, che gli varrà poi, nel 2008, il premio di miglior esordio nella storia della Premier League da parte del tabloid The Sun –; sul piano personale è la miglior annata sottoporta per Fabulous Fab il quale, con altri 15 centri nelle coppe, raggiunge le 31 reti totali.

Con i rossi di North Yorkshire relegati in First Division, i rapporti fra il club e Ravanelli si raffreddano sicché, anche per ottenere maggiore visibilità in chiave azzurra causa il prossimo , nell'ottobre 1997 il giocatore approda in Francia, nelle file dell' che lo acquista per 15,5 miliardi di lire. In Provenza ha un avvio turbolento causa incomprensioni con la classe arbitrale e ancor più con l'ambiente calcistico d'Oltralpe, tifosi e mass media, che gli affibbiano la poco edificante nomea di «simulateur» dopo la vittoriosa sfida di cartello dell'8 novembre 1997 al Parco dei Principi contro il (2-1), in cui si guadagna un calcio di rigore apparso inesistente: l'episodio è ricordato tra i più discussi nella storia del Classique.