Lattrazione modale è una formula usata da alcuni grammatici per definire un fenomeno sintattico tipico della lingua latina, per il quale una proposizione subordinata di secondo grado che per la sua natura dovrebbe avere il modo indicativo (come le relative, le temporali, le causali, ecc.) se dipendente da una proposizione subordinata di primo grado già al congiuntivo o all'infinito, può essere "attratta" al modo congiuntivo, a condizione che sia legata grammaticalmente e logicamente alla proposizione reggente.

Esempi di utilizzo

Ad esempio, la frase:

Nota: vidit è un perfetto iterativo.

in dipendenza da un congiuntivo diventa:

Analogamente la frase:

in dipendenza da un infinito diventa:

L'attrazione modale si verifica prevalentemente nelle proposizioni relative (ma anche temporali, causali, ecc.), e ad ogni modo in quelle frasi strettamente legate alla propria reggente, ritenute indispensabili per la comprensione del senso generale del periodo. Tuttavia, è un fenomeno soggetto a scelte stilistiche ed espressive proprie dell'autore. Pertanto, nella lingua latina, non è tanto una struttura obbligatoria o un fatto "meccanico" come la consecutio temporum, ma piuttosto un semplice accorgimento o una scelta stilistica dell'autore per esprimere nella subordinata un fatto presentato come soggettivo, eventuale, possibile o per riferire un discorso diverso dalla persona che sta parlando o scrivendo. Si tende quindi ad interpretare quell'uso del congiuntivo come determinato da altre componenti linguistiche, e secondo alcuni studiosi sarebbe più corretto parlare di congiuntivo eventuale, obliquo o ancora, caratterizzante. Si osservi la differenza tra l'uso dell'indicativo e del congiuntivo in questo esempio:

La frase presenta due sfumature diverse; anzitutto sono presenti due relative: qui... influit e quae... vivant. Nella prima è usato l'indicativo perché è trascritto un dato reale, certo, che si può togliere senza alterare il significato della frase; nella seconda, invece, c'è il congiuntivo perché è riportata una possibilità, un dato eventuale, ossia il pensiero indiretto di Aristotele.

Le proposizioni subordinate in cui si verifica l'attrazione modale seguono la consecutio temporum.A. Ghiselli, G. Concialini, Il libro di latino. Teoria. Laterza, Bari, 1987. pag. 310-315.

Il congiuntivo piuccheperfetto (in luogo del piuccheperfetto indicativo) discessissent si spiega per la presenza dell'infinito interfectos esse nella subordinata di primo grado.

Osservazioni Non si può avere l'attrazione modale nelle subordinate in cui si enuncia una realtà indipendente dal pensiero della reggente, come le incidentali e le relative con valore di perifrasi (cioè equivalenti ad un sostantivo), come: ii qui audiunt, «gli uditori»; qui legunt, «i lettori»; qui spectant, «gli spettatori»; id quod sentio, «la mia opinione».

La relativa indica una realtà oggettiva, svincolata dal pensiero della reggente.

Quod sentio è una perifrasi, corrispondente a meam sententiam, «il mio pensiero» quindi, «ciò che penso».

Note

Voci correlate Consecutio temporum Lingua latina Grammatica latina

Categoria:Grammatica latina