La guerra di Giava (in olandese Java Oorlog, in giavanese Perang Diponegoro o guerra di Diponegoro) venne combattuta sull'isola di Giava fra il 1825 ed il 1830. Essa può essere considerata un ottimo esempio di guerra di controguerriglia combattuta e vinta da un esercito europeo in Asia.

Premesse del conflitto L'occupazione inglese di Giava 1811-1816 Sin dal '600, l'isola di Giava aveva rappresentato la principale base coloniale della Compagnia Olandese delle Indie Orientali. Liquidata questa, il 1º gennaio 1800, essa era passata in diretta proprietà della Repubblica Batava, poi trasformata nel Regno d'Olanda. Annesso quest'ultimo al Primo Impero francese di Napoleone Buonaparte, Giava divenne l'obiettivo di una spedizione inglese, comandata dall'ottimo generale Auchmuty, che si impossessò dell'isola il 28 agosto 1811.

L'amministrazione inglese di Giava Nei cinque anni successivi, l'amministrazione venne affidata a Sir Thomas Raffles, un brillante funzionario della Compagnia Inglese delle Indie Orientali, il quale immaginava che l'isola non sarebbe mai stata resa all'Olanda. Ragion per cui si prodigò per incrementare le entrate fiscali e per fare entrare la popolazione in un circuito monetario: sino a quel momento, infatti, la Compagnia Olandese si era limitata ad acquistare i prodotti agricoli destinati all'esportazione dai diversi signori locali giavanesi, i quali li ottenevano dai contadini come compenso per l'uso delle terre, secondo un sistema simile alla nostra mezzadria. Sir Thomas Raffles, al contrario, impose ai contadini il pagamento di una tassa in denaro: dal momento che questi non ne disponevano, dovettero ricorrere in massa a prestiti usurari, generalmente presso prestatori di origine cinese.

Non solo, nel 1812 Sir Thomas Raffles aveva anche imposto un dazio all'ingresso dei mercati, la cui riscossione veniva, anch'essa, affidata ad appaltatori cinesi.

Il ritorno del governo olandese Tale assetto non mutò nemmeno quando Giava venne resa ai Paesi Bassi, nel 1816 ed ai sensi del Trattato anglo-olandese del 1814. Il restaurato governo olandese necessitava, infatti, di vasti fondi per finanziare la ricostruzione dell'antico monopolio commerciale, messo peraltro in crisi dalla fondazione della nuova colonia britannica di Singapore. Essa aveva portato ad una piccola crisi internazionale, risolta con la firma del Trattato anglo-olandese del 1824: questo, peraltro, garantendo ai Paesi Bassi un'enorme sfera di influenza esclusiva sull'intero arcipelago indonesiano, rese necessari ulteriori investimenti militari, volti a trasformare i diritti in controllo effettivo.

Non solo, più o meno contemporaneamente al Trattato, il governatore generale olandese van der Capellen (un politico, già ministro dell'interno del Regno d'Olanda), aggravò ulteriormente la situazione vietando di affittare direttamente le proprie terre ad Europei e Cinesi. Questi ultimi, infatti, tendevano a sostituire le tradizionali culture alimentari con ben più remunerativi prodotti da esportazione (caffè, pepe, indaco, talora zucchero), creando grande scontento fra i contadini. Tuttavia, veniva così a mancare un'importante fonte di reddito per la nobiltà giavanese, che manifestò un grave malcontento.

La diffusione dello scontento dei Giavanesi In definitiva, verso il 1825 l'amministrazione coloniale era riuscita nel non facile tentativo di scontentare tutti i Giavanesi: i contadini, per le alte tasse ed i dazi, riscossi dai pubblicani Cinesi; l'aristocrazia per il divieto a rendere remunerative le proprie proprietà.

Tale, già grave, contesto venne ulteriormente esacerbato dalla siccità degli anni 1821, 1822 e 1824, nonché dall'epidemia di colera e dalle inondazioni del 1823.

Come risultato, aumentarono vistosamente gli assalti ai pubblicani cinesi e scoppiò pure un'aperta rivolta, a Bagalen nel 1822, che l'amministrazione coloniale fu lesta a reprimere. Ad una più grave conflagrazione mancava solo una guida autorevole e determinata.

Il casus belli

Il principe Diponegoro Essa venne offerta da una delle più illustri case reali dell'isola: quella dei sultani di Yogyakarta: una città che disponeva di una corte interamente giavanese retta dal sultano 'Sri Sultan Hamengku Buwono III'. Figlio maggiore del sultano era il principe Diponegoro. Questi era persona rispettata e matura (era nato l'11 novembre 1785), ma aveva alcun diritto di succedere al padre, in quanto la madre non era regina, ma solo la concubina del sultano.

Diponegoro era cresciuto lontano dalla corte, nelle terre di famiglia, ed ebbe come precettori dei maestri che gli impartirono un'istruzione rigidamente islamica. Un fatto abbastanza curioso a corte, ufficialmente musulmana ma fattualmente pervasa, come l'intera isola, da un vivace sincretismo religioso che non trascurava l'antica religione pagana giavanese. Lo stesso Diponegoro, d'altra parte, dichiarò di essersi convinto del proprio destino manifesto a seguito di un incontro, fra il 1805 ed il 1808, sulle coste dell'Oceano Indiano, con la Dea del Mare, Kangjeng Ratu Kidul: questa gli avrebbe vaticinato un futuro da re di Giava, identificandolo con Ratu Adil, una figura della mitologia indigena corrispondente ad una messianica "Giusta Guida".

Morte del padre sultano Nel 1814 a Yogyakarta era morto il padre naturale di Diponegoro, Hamengku Buwono III, e gli era succeduto un figlio legittimo, Hamengku Buwono IV. Il potere effettivo era esercitato dalla di lui madre, Ratoe Iboe, e dal di lei protetto, Danoeredjo. Essi adottarono uno stile di vita maggiormente all'europea e diedero appoggio alla politica del residente olandese, Nahuys van Burgst giunto nel 1816, interessato a favorire l'affitto dei possedimenti reali ad Olandesi e Cinesi per svilupparvi coltivazioni commerciali. Il loro potere venne definitivamente assicurato nel dicembre 1822, con la morte del giovane sultano, sostituito dal figlio Hamengku Buwono V, un bambino di tre anni.

Diponegoro era contrario alla politica degli affitti e si dichiarava scandalizzato dell'abbandono dei tradizionali costumi giavanesi. Trovò, forse, un segno di approvazione ultraterrena, nell'eruzione del vulcano Merapi. Mancava, ancora, il casus belli.

La scintilla Esso venne offerto dalla decisione del nuovo residente olandese a Yogyakarta, lo Smissaert, di realizzare una "strada postale" (Postweg) fra Yogyakarta e Magelang. Caso volle che il tracciato prescelto attraversasse certi terreni di proprietà del Principe, presso Tegal Rejo (o Tegalredja). Il responsabile dei lavori era il protetto della regina madre, Danoeredjo: tanto ostile al principe Diponegoro da ordinare, in segno di scherno, di tracciare la strada al di sopra delle tombe di taluni dei suoi avi.

Inevitabilmente si ebbero degli scontri, a seguito dei quali Diponegoro si rifugiò nella sua tenuta e mandò a chiedere allo Smissaert di licenziare il rivale Danoeredjo.

Il primo scontro Smissaert rifiutò di accogliere la richiesta, ma mandò a negoziare lo zio del Diponegoro, il principe Mangkoeboemi. Questi anziché portare a termine la missione, si unì al nipote. A quel punto Smissaert fu lesto a reagire, muovendo una colonna sulla residenza del principe a Tegal Rejo. Qui giunti, il 20 luglio 1825, essi posero un breve assedio, presero la residenza e le diedero fuoco. Ma Diponegoro era fuggito con la famiglia ed aveva potuto rifugiarsi a Selarong, cinque chilometri ad ovest di BantulSasana Wiratama museum / Diponegoro monument, ..

Prima fase della guerra: movimenti di masse Consenso popolare alla rivolta All'inizio le truppe del principe Diponegoro ebbero grande successo: la metà della nobiltà giavanese e la popolazione giavanese sosteneva la causa del principe, anche perché il principe cominciò ad essere identificato con il mitico Ratu Adil. In ogni caso egli lasciò credere di essere stato scelto dal potere divino per condurre una guerra santa: e si comportò di conseguenza, atteggiandosi a 'capo musulmano' e prendendosela con gli "infedeli" maggiormente indifesi: i Cinesi, conosciuti come commercianti ed esattori, che vennero massacrati in gran numeroThe Java War and the start of the culture system, indahnesia.com, op. cit...

I ribelli all'offensiva Sul piano militare, il Principe debuttò con un ambizioso tentativo di recuperare l'intero territorio del sultanato del padre: assunse rapidamente il controllo della parte centrale di Giava e giunse ad assalire la stessa capitale del piccolo Sultanato del defunto padre, Yogyakarta. Qui il residente olandese Smissaert e la piccola scorta di 220 soldati olandesi, riuscirono, a mala pena, a mettere in salvo il nuovo sultano ed il suo tesoro nella fortezzaLe circostanze dell'arroccamento, vengono descritte in un dispaccio urgente dello Smissaert, scritto il 10 agosto 1825. Cfr.: The Java War and the start of the culture system, op. cit... Mentre la nuova autorità si affermava nel contado, incendiando gli edifici olandesi ed alle fattorie (in giavanese desa) dei notabili indigeni ostili alla ribellione. Le piccole guarnigioni coloniali non erano in condizione che di asserragliarsi e restare sulla difensiva.

Gli Olandesi attribuiscono il comando al generale de Kock

In quella primissima fase, le autorità coloniali olandesi si mostrarono incerte: mancavano di una strategia coerente e non erano certi della serietà delle intenzioni del Principe. Avevano, però, a disposizione un buon ufficiale, Hendrik Merkus de Kock, che già aveva servito a Giava: nel 1808 era divenuto responsabile della parte orientale della colonia e, nel 1809 era stato promosso brigadiere generale della divisione di Semarang. Dopo la riconsegna delle colonie nel 1816, venne nominato comandante delle forze olandesi nelle Indie Orientali: cominciò pacificando le Molucche, per poi vincere il sultano di Palembang, nel 1822. Venne allora promosso tenente-generale e ebbe la responsabilità delle truppe su Giava.

Al sopraggiungere della notizia della rivolta, il 26 luglio 1825, egli venne nominato dal van der Capellen commissario governativo per i possedimenti reali, che costituivano il principale motivo del contendere.

Gli Olandesi sbloccano le città assediate Dapprincipio de Kock non era in grado di assumere alcuna iniziativa, dal momento che il grosso dell'esercito coloniale, al comando del maggiore-generale J.J. van Geen, era impegnato in una spedizione contro il porto di Bone, nel nord di Célèbes.

Essa rientrò appena in tempo per marciare su Semarang, che stava per essere investita da 10 000 armati ribelli. Di seguito, il 25 settembre 1825, anche il forte di Yogyakarta poté essere liberato dall'assedio.

De Kock tenta un accordo con Diponegoro E, subito, licenziò il residente Smissaert: una prova che l'inizio della rivolta era legata, essenzialmente, ad una causa politico-dinastica, che gli Olandesi avrebbero potuto assai meglio gestire. Cosa che il De Kock aveva, evidentemente, in animo di fare, tanto che inviò messi a Diponegoro, invitandolo ad un negoziato. Ma ne ebbe un rifiuto.

Fallito tentativo di incontrare Diponegoro in una grande battaglia A quel punto, de Kock decise di chiudere la partita: muovendo un fortissimo contingente su Selarong, il rifugio di Diponegoro. Qui giunto non incontrò che contadini in fuga ed un villaggio appena dato alle fiamme. Né gli fu possibile catturare nessun ribelle od ottenere alcuna informazione.

Seconda fase della guerra: guerriglia Diponegoro opta per una guerra di guerriglia L'episodio fu il debutto di una lunga guerra di guerriglia: Diponegoro conduceva imboscate e bloccava i rifornimenti ai presidi olandesi, una sequela di piccoli scontri che non permettevano all'esercito coloniale di dispiegare la propria superiorità bellica. Ciò che, anzitutto, ne produceva il progressivo logoramento, amplificando gli effetti del colera e delle malattie tropicali. Inoltre rendeva manifesto all'intera isola di Giava che gli Olandesi non erano invincibili.

Cattura e massacro di alcuni principi giavanesi