Nel corso di una lunga carriera, iniziata nel 1969 e spesa quasi interamente in Italia, ha vinto un campionato di Serie C2 (1984-1985) e due campionati di Serie B (1990-1991 e 2011-2012), distinguendosi per un calcio offensivo e spettacolare.
È colloquialmente noto come il Boemo, per via delle sue origini, e Sdengo, il nome italianizzato attribuitogli dal presidente del , Pasquale Casillo.Zdenek, Sidonio e Sdengo: i nomi di un enigma archiviostorico.corriere.it
Biografia
Nasce nel 1947 a Praga, all'epoca capitale della Cecoslovacchia, in un quartiere residenziale sulle rive della Moldava. Il padre Karel è un primario ospedaliero, mentre la madre Květuše Vycpálková è una casalinga. Sarà lo zio materno Čestmír Vycpálek, ex giocatore e allenatore due volte campione d'Italia alla guida della , a trasmettergli la passione per il calcio.
Tra il 1966 e il 1968 parte, con la sorella Jarmila, per Palermo, per passare le vacanze estive insieme allo zio Čestmír, ma, proprio in quegli anni, scoppia l'insurrezione politica che porterà ai moti della cosiddetta Primavera di Praga. Nella notte fra il 20 e il 21 agosto 1968, l'Unione Sovietica invade la Cecoslovacchia: tale instabilità politica lo porta a trasferirsi definitivamente in Italia, di cui ottiene in seguito la cittadinanza. Si laurea all'ISEF di Palermo con una tesi sulla medicina dello sport, con il massimo dei voti; quindi diventa insegnante di educazione fisica presso l'Istituto Gonzaga del capoluogo siciliano. Manierosanero.it
In Sicilia conosce Chiara, sua futura moglie, con la quale avrà due figli tra cui Karel, anch'egli divenuto allenatore con una carriera prettamente nelle serie minori italiane. Aveva conosciuto la donna, in passato una nuotatrice, quando era alla guida della società di nuoto Lauria.
Caratteristiche tecniche Insieme a Luìs Vinicio, Corrado Viciani e Arrigo Sacchi, Zeman è considerato come uno degli importatori del calcio totale di Rinus Michels nel campionato italiano, anche se non completamente, perché il boemo si è ispirato anche al calcio danubiano. tipico della sua terra e generalmente dell'Est Europa. Utilizza il modulo tattico 4-3-3 (anch'esso tipico del calcio cecoslovacco e più in generale dell'Europa orientaleLa storia di Zeman Super-calcio.it) offensivo e spettacolareZeman: "Roma, un giorno tornerò" sport.notizie.it fin dal reparto difensivo che, schierato in linea, si muove a ridosso della linea mediana del campo.I grandi moduli del calcio: il 4-3-3 di Zeman Foggialandia.it I terzini effettuano sovrapposizioni a ripetizione, mentre il centrocampista centrale è in grado di fare sia il regista sia di inserirsi in area di rigore, e anche gli altri due centrocampisti partecipano alla fase offensiva. Le due ali, invece, si muovono liberamente su tutto il fronte d'attacco senza dare punti di riferimento. Questo schema tattico, basato sulla costruzione di triangoli in ogni zona del campo, è abbinato al ricorso a ripetute verticalizzazioni e alla palla giocata bassa. Zeman è noto anche come scopritore di talenti, in quanto nelle squadre che ha allenato ha lanciato e valorizzato molti giocatori che, successivamente, sono stati apprezzati anche a livello internazionale.
Carriera Gli esordi In Cecoslovacchia ha giocato a calcio nelle giovanili dello (squadra di cui è tifoso),,. e a hockey su ghiaccio, nuoto, pallanuoto, pallacanestro, pallamano e pallavolo; tra questi sport, ha proseguito in particolare l'attività pallamanistica anche in Italia, diventando allenatore e giocatore dell'Omeostasi Club. Ha praticato anche l'atletica leggera.
Le sue prime esperienze come allenatore in Italia avvengono in squadre dilettantistiche siciliane (Cinisi, Bacigalupo su segnalazione di Marcello Dell'Utri, Carini, Esakalsa e Misilmeri). Ottiene il patentino di allenatore professionista a Coverciano nel 1979 e, grazie anche all'intercessione dello zio, è chiamato ad allenare le giovanili del , dove resta fino al 1983 allenando Giovanissimi e Primavera. Qui viene soprannominato il muto da parte di Franco Marchione, all'epoca accompagnatore delle squadre giovanili rosanero. Nel marzo del 1981 l'allenatore della prima squadra del Palermo, Fernando Veneranda, viene esonerato, ma Zeman non può subentrargli poiché qualche giorno prima era stato squalificato per aver alzato la voce durante una partita della squadra Primavera; in panchina, in occasione della partita vinta per 3-1 sul , va Erminio Favalli, ma la gara viene comunque preparata tatticamente proprio da Zeman. Proprio in quel periodo, il Palermo viene definito la piccola Olanda rosanero, visto il gioco spettacolare espresso già da allora, sul modello dell' e della nazionale olandese..
Dopo tre buone stagioni a Licata, dove nel 1984-85 ottiene la vittoria del campionato di Serie C2, portando così la squadra gialloblù, definita "la nazionale siciliana" perché aveva in rosa solo giocatori siciliani e in gran parte palermitani,. per la prima volta nella sua storia in Serie C1, nel 1986 viene ingaggiato prima dal in Serie C1, venendo esonerato alla 27ª giornata (dopo la sconfitta 5-0 in casa del ) e sostituito dal secondo Roberto Balestri, e poi dal in Serie B, dove nel precampionato sconfigge il Milan allenato da Arrigo Sacchi nella fase a gironi di Coppa Italia, dopo i tiri di rigore, per poi essere esonerato il 25 ottobre dopo la sconfitta per 3-1 nel derby emiliano contro il al Dall'Ara. Esaurita la breve esperienza nella città ducale, Zeman torna in Sicilia alla guida del , chiudendo all'ottavo posto con il miglior attacco del campionato di Serie B 1988-1989 e lanciando Salvatore Schillaci, laureatosi capocannoniere a fine stagione.
Il Foggia dei miracoli Dopo l'unica stagione in riva allo stretto, viene ingaggiato nuovamente dal Foggia, neopromosso in Serie B, di cui è proprietario e presidente l'imprenditore del settore cerealicolo Pasquale Casillo, coadiuvato dal direttore sportivo Giuseppe Pavone. Nasce quindi, nel 1989, il Foggia dei miracoli, caratterizzato da un 4-3-3 spiccatamente offensivo e da un gioco spumeggiante. La squadra, dopo aver vinto il campionato di Serie B 1990-1991 con il miglior attacco del campionato – grazie al contributo determinante del trio delle meraviglie composto da Francesco Baiano (capocannoniere del campionato), Giuseppe Signori e Roberto Rambaudi (i primi due sono riusciti anche a giocare qualche partita in nazionale maggiore durante il periodo trascorso a Foggia) –, si è salvato per tre stagioni nella massima serie, ottenendo come migliori piazzamenti due noni posti maturati nell'edizione 1991-1992, con il secondo migliore attacco del torneo (dietro al Milan campione d'Italia), e, nonostante la sopravvenuta cessione del trio delle meraviglie, nell'annata 1993-1994, in quest'ultimo caso mancando l'accesso in Coppa UEFA solo perché sconfitto (0-1) dal , diretta concorrente per lo slot europeo, all'ultima giornata di campionato.
In queste stagioni ha lanciato nel calcio ad alti livelli anche Luigi Di Biagio, che ha ritrovato alla (Di Biagio, durante le stagioni in giallorosso, è riuscito anch'egli a conquistare la nazionale maggiore), Francesco Mancini e i due russi Igor' Kolyvanov e Igor' Šalimov.
Le esperienze con Lazio e Roma Per il campionato di Serie A 1994-1995 viene ingaggiato dalla , in cui ritrova come giocatori Giuseppe Signori e Roberto Rambaudi, che ha anch'esso successivamente raggiunto la nazionale maggiore. Con la squadra biancoceleste il tecnico boemo centra subito un terzo posto in campionato, finendo dietro il pari punti Parma per classifica avulsa, seppure entrambe ampiamente staccate dalla campione d'Italia; anche stavolta la squadra di Zeman risulta quella con il miglior attacco del campionato, merito soprattutto delle goleade con (8-2) e Foggia (7-1), oltre alle vittorie altrettanto nette contro Napoli (5-1), Milan (4-0), (4-1) e Juventus (3-0), che si alternano a sconfitte come lo 0-3 incassato nel derby di andata contro la Roma. La compagine romana arriva fino ai quarti di finale di Coppa UEFA persi col , mentre in Coppa Italia si ferma in semifinale, eliminata da una doppia sconfitta con la Juventus.
La seconda stagione sulla panchina biancoceleste segue la falsariga della prima, con risultati come il 4-0 inflitto alla Juventus di Marcello Lippi, che permettono alla Lazio di giungere ancora al terzo posto, con il miglior attacco del campionato e Signori capocannoniere. In Coppa Italia viene eliminata dall'Inter ai quarti di finale, mentre in Coppa UEFA non va oltre i sedicesimi, eliminata dai francesi dell'.
Alla terza stagione, dopo la cessione di giocatori chiave come Bokšić, Di Matteo e Winter, la Lazio non riesce a esprimersi bene durante il girone di andata, venendo al contempo eliminata in Coppa Italia ai quarti dal , poi finalista dell'edizione, e in Coppa UEFA ai sedicesimi dal . Dopo la sconfitta interna subìta da parte del Bologna per 1-2, il 26 gennaio 1997, il tecnico boemo viene esonerato e sostituito da Dino Zoff; questo, nonostante le proteste della tifoseria biancoceleste in contrasto con la decisione societaria.. In quest'esperienza ha comunque contribuito all'affermazione di Alessandro Nesta, promosso dal settore giovanile, e del neoacquisto nonché connazionale Pavel Nedvěd, oltre a lanciare il promettente Marco Di Vaio, anch'esso proveniente dal vivaio laziale.
Nell'annata successiva (1997-1998) il proprietario e presidente della Roma, Franco Sensi, gli offre la panchina giallorossa; Zeman accetta di passare nella sponda opposta del Tevere per rilanciare una squadra che nel campionato precedente aveva inaspettatamente rischiato la retrocessione fino a poche giornate dal termine. Dopo una rivoluzione sul mercato e prestazioni in risalita, a fine stagione i giallorossi chiudono al quarto posto in classifica.
L'anno successivo la Roma continua a proporre un buon calcio, ma peggiora il suo piazzamento finale, chiudendo quinta, sicché il tecnico non viene confermato per la stagione seguente, reo di aver fallito la qualificazione ai preliminari di Champions League.
Nel corso del biennio sulla panchina romanista, sono autori di notevoli prestazioni gli attaccanti Marco Delvecchio e soprattutto Francesco Totti, elemento simbolo della squadra giallorossa, diventatone capitano per la prima volta proprio in quel periodo; con il suo gioco sono, inoltre, andati in gol anche difensori come Vincent Candela..
Il Fenerbahçe e le esperienze campane Dopo una breve esperienza di soli tre mesi nel campionato turco, precisamente nella prima serie locale con il , in cui da subentrato conquista tre vittorie, cinque pareggi e due sconfitte, si dimette e ritorna in Italia per allenare il Napoli neopromosso in Serie A. Dopo due punti conquistati in sei partite, tuttavia, viene esonerato dal neopresidente Giorgio Corbelli; a fine stagione la squadra azzurra, affidata nel frattempo a Emiliano Mondonico, è comunque retrocessa in Serie B.
L'anno successivo Zeman torna nei cadetti, sempre in Campania, prima con la (raggiungendo un sesto posto con Fabio Vignaroli vice-capocannoniere del campionato e venendo esonerato nel campionato successivo con una squadra formata da giocatori presi da categorie inferiori, tra cui un giovane Gennaro Sardo) e successivamente, nella stagione 2003-2004, con l', dove ritrova come presidente Pasquale Casillo e come direttore sportivo Giuseppe Pavone. Con gli irpini lancia l'attaccante bielorusso Vitali Kutuzaŭ e il difensore Matteo Contini, facendo inoltre esordire da titolare il giovane centrocampista Antonio Nocerino, al primo anno da professionista. A fine campionato la squadra retrocede in Serie C1 e il boemo lascia la panchina biancoverde.
La prima esperienza al Lecce