Per cannone si intende una bocca da fuoco che spara a tiro diretto (nel primo arco della parabola), quindi deve avere una velocità alla bocca relativamente elevata. Questo comporta, morfologicamente, che la canna del cannone deve avere una lunghezza maggiore di quella di un obice.

La classificazione delle armi di artiglieria in cannoni e obici risale a Jean-Baptiste Vaquette de Gribeauval, che definì come cannoni le armi che sparavano palle di cannone ed obici quelle che invece usavano granate.

Storia L'età antica

Nacque come evoluzione della lancia da fuoco, un'arma composta da un tubo riempito di polvere da sparo che nell'antica Cina veniva utilizzato come lanciafiamme. L'arma era a volte caricata con frammenti di vari materiali che sarebbero stati sparati con lo scopo di massimizzare il danno provocato dall'arma.

Uno dei modelli più antichi di cui si abbia notizia, funzionante senza l'uso della polvere da sparo, venne progettato da Ctesibio d'Alessandria nel III secolo a.C., tuttavia ben poco si sa di questa primitiva invenzione in quanto molti documenti riguardanti le invenzioni di Ctesibio sono andati perduti.

Dal medioevo all'età moderna In Europa la composizione della polvere da sparo viene menzionata per la prima volta nell'opera De nullitate magiae, di Ruggero Bacone, pubblicata ad Oxford nella prima metà del XIII secolo. Nel suo libro Opus majus, del 1248 è invece presente una ricetta per la preparazione, e viene anche riconosciuto un suo uso militare. Si ha la conferma che vennero usati dai musulmani dei cannoni arcaici, nel 1262 per attaccare la città di Niebla durante l'omonimo assedio, che durò 9 mesi e che vide vincitrici le forze del re di Castiglia, Alfonso X. Questi cannoni, piccoli e portatili, furono usati principalmente per dare fuoco di supporto ai balestrieri. Se si fa eccezione per l'uso di alcune piccole artiglierie da parte dei Merinidi marocchini di Abu Yusuf Ya'qub ibn 'Abd al-Haqq, nel corso dell'assedio di Sijilmasa del 1274, nel mondo islamico le novità comportate dall'uso in battaglia delle artiglierie furono appieno apprezzate dagli Ottomani che, al contrario dei Mamelucchi e di altre dinastie musulmane coeve, organizzarono fin dal XIV secolo fonderie in grado di fabbricare ottimi cannoni, sfuggendo alla maggior parte dei problemi comportati da una poco sviluppata arte di fondere il ferro.

Fu grazie all'impiego delle artiglierie, in bronzo e ferro, in grado di scagliare proietti con elevata energia e di evitare i problemi dell'eccessivo riscaldamento del metallo e dell'inevitabile deformazione delle canne - quand'anche non della loro rottura, spesso catastrofica per gli addetti ai pezzi - che la fanteria d'élite dei Giannizzeri - a lungo la sola a fruire delle artiglierie al seguito - si mise presto in mostra in Europa per efficienza tattica e superiore capacità di fuoco, trionfando in moltissime delle battaglie in cui era stata impegnata.

È noto l'impiego di batterie di cannoni, per un totale di 68 grandi bombarde (topa tutmak), nel corso del vittorioso assedio di Costantinopoli di Mehmet II Fatih del 1453,William Johnson, "The Sultan's Big Guns", su Dragoman, vol. 1, no. 2 grazie alle superiori capacità di fonditore dell'ungherese Urban,Volker Schmidtchen, "Riesengeschütze des 15. Jahrhunderts. Technische Höchstleistungen ihrer Zeit", in Technikgeschichte 44 (3), 1977, pp. 213–237 (alle pp. 226–228) che tuttavia sembra sia morto nell'esplosione di una bombarda di eccezionale grandezza (calibro 889 mm, lunga 8 metri e del peso di 48 tonnellate). Non per questo gli Ottomani rinunciarono alla fabbricazione e all'impiego di grandi artiglierie. Un esempio è il cannone dei Dardanelli, impiegato nella Operazione Dardanelli del 1807, nel quadro della guerra anglo-turca (1807-1809).

L'interesse spiccato per le tecniche di fusione dei cannoni indusse lo stesso Mehmet II a far costruire, nelle immediate adiacenze del quartiere istanbuliota di Galata, una grande fonderia (Tophane) che ha dato poi il nome all'intera area. I locali sono ancora oggi esistenti e destinati ad ospitare mostre ed altri eventi culturali di rilievo.

Con l'età moderna divenne importante l'evoluzione delle artiglierie, con particolare importanza nel passaggio dai cannoni in bronzo a quelli in ferro che resero più economica la fabbricazione delle artiglierie. In Italia i primi cannoni in ferro furono realizzati a Sarezzo in Val Trompia, nel territorio della Serenissima, per opera del fonditore Tiburzio Bailo.

Dall'epoca napoleonica alla seconda guerra mondiale

Spesso fino ad allora i cannoni erano costituiti da una bocca da fuoco dotata di due protuberanze laterali dette "orecchioni", tramite le quali essa veniva "incavalcata" sull'affusto. L'affusto era dotato di apposite ruote per i pezzi "da campagna" destinati alla guerra di movimento. Gli orecchioni erano disposti all'incirca sul baricentro della bocca da fuoco per ovvi motivi di stabilità. Questa disposizione permetteva una scarsa escursione in elevazione che però era sufficiente al tiro diretto a corta distanza, unica possibilità di allora.

Nel corso del XIX secolo i cannoni ebbero un'evoluzione che li portò alla morfologia attuale, in pratica si trattò di tre modifiche che, nei confronti dei cannoni dell'inizio del secolo, furono rivoluzionarie:

miglioramento dei materiali: da bronzo e ferro ad acciaio e ghisa e successivi affinamenti dell'acciaio passaggio dall'avancarica alla retrocarica passaggio dalla canna ad anima liscia alla canna rigata

Questi tre fattori, assieme a decisivi miglioramenti delle polveri da sparo, ebbero come conseguenza:

maggiore gittata maggiore celerità di tiro maggiore precisione del tiro

Il primo cannone in acciaio Krupp risale al 1851. D'altra parte, oltre alla bocca da fuoco propriamente detta, anche l'affusto ebbe un'evoluzione notevole, passando dall'affusto rigido dei cannoni all'inizio del XIX secolo all'affusto dotato di organi elastici, che permetteva il rinculo della sola bocca da fuoco e non di tutto il pezzo.

L'importanza dell'artiglieria, già notevole durante le guerre napoleoniche, aumentò a dismisura durante il primo conflitto mondiale. Nel corso della prima guerra mondiale l'artiglieria giocò un ruolo dominante nella guerra di trinceaL'artiglieria italiana nel corso della guerra passò da circa 2000 pezzi d'artiglieria (512 batterie) a 9021 pezzi, La grande guerra sul fronte italiano dalle immagini del Servizio Fotografico Militare, a cura dell'USSME, Ermanno Albertelli Editore, Parma (2006), pag 27 e pag 139, tuttavia bisogna ricordare che, considerando la situazione tattica, erano più richieste le armi a tiro curvo (obici, mortai e bombarde) che i cannoni. Vennero usati anche piccoli cannoni per la lotta diretta tra trincee (cannoni da trincea).

Il Regio Esercito Italiano ebbe in uso principalmente cannoni da 149 mm. In data 23 ottobre 1917, ovvero prima della ritirata al Piave, erano in servizio 410 cannoni da 149, oltre a diversi altri calibri meno numerosi (L'Esercito Italiano nella Grande Guerra Vol.IV - Tomo 1° - Ufficio Storico del Ministero della Guerra- Roma, 1940). Nel periodo fra le due guerre e nel corso della seconda guerra mondiale il cannone ebbe un nuovo sviluppo, inizialmente come arma contraerei o controcarri e, specialmente dopo il 1941, come arma principale per i carri armati. In tutte queste applicazioni tattiche era richiesto l'uso di armi a forte velocità iniziale, quindi a tiro teso. La morfologia dei supporti dei cannoni controcarri e contraerei era differente, per permettere ai contraerei di sparare con massimo angolo, pur potendo utilizzare la medesima bocca da fuoco. Per questi motivi per i cannoni contraerei (che dovevano avere angolo di elevazione fino a 90° ed angolo di tiro a 360°) generalmente furono incavalcati su affusti a piedistallo e crociera (generalmente a quattro bracci, ma, in alcuni casi, particolarmente nei tedeschi 2 cm FlaK e 3,7 cm FlaK, fu preferita la crociera a tre bracci). Oltre a questi nuovi sviluppi il cannone continuò ad essere usato come artiglieria pesante come i Long Tom statunitensi o i cannoni ferroviari da 280 mm tedeschi. Un ulteriore sviluppo del cannone nel corso della guerra fu l'impiego su scafi semoventi, usato soprattutto per cannoni anticarro (cacciacarri), ma anche per cannoni contraerei (Flakpanzer IV Wirbelwind 20 mm) e artiglieria pesante (M40 GMC statunitense).

Dopo la seconda guerra mondiale Dopo la seconda guerra mondiale i cannoni lentamente persero rilevanza tattica, in quanto sostituiti in tutti e tre gli impieghi che li avevano visti in funzione nella seconda guerra mondiale (contraerei, controcarri ed artiglieria pesante) dai missili, specialmente a partire dagli anni 1970, quando gli sviluppi dell'elettronica permisero di teleguidare i missili stessi. Attualmente i cannoni controcarri sono praticamente scomparsi, mentre i cannoni contraerei restano solo per i calibri minori (fino a 30 mm). Invece l'artiglieria pesante continua a rimanere montata sui semoventi cingolati, con calibri che si sono standardizzati (per i cannoni) sui 150 mm, ed ha il vantaggio rispetto ai lanciarazzi mobili di avere un ricaricamento più rapido e una maggiore precisione e concentrazione di tiro.

L'altro campo di impiego dei cannoni, cioè l'uso come arma principale dei carri armati è invece continuata e lo sviluppo è stato notevole. Negli ultimi anni (a partire dagli anni 1980) si è affermata la tendenza ad utilizzare cannoni ad anima liscia, eliminando così la rigatura. Questo perché, dato che lo scopo principale del carro armato da combattimento è di impegnare veicoli similari, vengono usati principalmente proiettili anticarro ad energia cinetica o ad energia chimica. Questi ultimi sono soprattutto di tipo HEAT, quindi a carica cava: se messi in rotazione dalla rigatura della canna riducono il loro effetto all'atto dell'impatto con il bersaglio, dato che la forza centrifuga dissipa il getto di fiamma su una superficie più vasta. Anche i più moderni e usati proiettili anticarro a energia cinetica (APFSDS, stante per Armour Piercing Fin Stabilized Discarding Sabot) hanno maggiore stabilità in volo se non vengono sottoposti alla rotazione che gli imprime la rigatura della canna: infatti tali proiettili sono diventati molto lunghi e sottili (vengono appunto chiamati "a freccetta") e sono più stabili in volo se sparati da una canna ad anima liscia e stabilizzati tramite alette fisse. Per questo motivo la tendenza per i MBT è di utilizzare cannoni ad anima liscia, stabilizzando il proiettile nella sua traiettoria con alette che fuoriescono all'atto dell'abbandono della canna (nel caso di proiettili HEAT).

Tipologie Cannone automatico

Un cannone automatico è un'arma costituita da una bocca da fuoco atta a sparare proiettili di calibro tra i 20 ed i 30 mm in rapida sequenza con un meccanismo di ricarica automaticaRiccardo Busetto, Dizionario militare, Zanichelli, 2004, ISBN 88-08-08937-1, pag. 174.

Cannone da carro armato

Un cannone da carro armato è l'armamento principale di un carro armato. I moderni cannoni da carro sono pezzi di grosso calibro ad alta velocità alla volata, capaci di sparare munizioni a APFSDS, HEAT e, in alcuni casi, missili anticarro. Alcuni carri montano cannoni antiaerei.

Cannone da campagna

Un cannone da campagna è un tipo d'artiglieria progettata specificamente per fornire, grazie alla sua mobilità e potenza di fuoco, il supporto sul campo di battaglia alle unità di fanteria.

Cannone d'accompagnamento

Un cannone d'accompagnamento è un pezzo di artiglieria progettato ed utilizzato per aumentare la potenza di fuoco delle unità di fanteria, alle quali è organicamente assegnato, secondo le esigenze tattiche del comandante delle unità stesse.

Cannone d'assalto