Prolifico scrittore di idee liberali e anticlericali, spesso anticonformista, fu un esule del governo borbonico a seguito dei moti insurrezionali del 1848. Visse principalmente tra Francia e Inghilterra; la sua attività pubblicistica fu apprezzata e divulgata in diversi paesi europei. Considerato un precursore del giornalismo moderno,Italo de Feo, Venti secoli di giornalismo, Canesi, 1962, p.290 egli inaugurò anche il filone letterario del romanzo parlamentare, che denuncia il malcostume della politica italiana, con I moribondi del Palazzo Carignano.Rodolfo De Mattei, Dal "trasformismo" al socialismo, G. Sansoni, 1940, p.124

Biografia Formazione Figlio di Luigi, medico iscritto alla Carboneria, e Maria Antonia Piccininni, nobildonna di Marsicovetere, il suo nome all'anagrafe era Ferdinando Petruccelli e aggiunse al suo cognome "della Gattina" (denominazione di un podere di sua proprietà, chiamato appunto "la Gattina") per sviare le ricerche della polizia borbonica che lo perseguitava per motivi politici. Sin da piccolo, sviluppò un profondo anticlericalismo. La sua avversione religiosa iniziò a quattro anni, quando venne affidato alla nonna materna, decisamente bigotta.

In adolescenza, lo zio Francesco, medico di Gioacchino Murat e uno dei fondatori delle prime logge massoniche in Basilicata, lo condusse nella pensione dell'arciprete Cicchelli di Castelsaraceno. L'esperienza con Cicchelli, uomo estremamente severo, lo sconvolse ancor di più. In seguito, frequentò il seminario dei gesuiti a Pozzuoli, sotto monsignor Rossini, noto per i suoi metodi educativi molto ferrei. Per la festa di San Luigi, ogni alunno doveva lasciare sull'altare una lettera al protettore degli studenti. Ferdinando lasciò la sua in cui chiedeva di essere liberato dal vescovo. Rossini, dopo aver letto la sua lettera, lo rinchiuse in una camera di isolamento; in seguito, Ferdinando fu cacciato dall'istituto.Emilio Giordano, Ferdinando Petruccelli della Gattina, Edilsud, 1987, p.27

Durante la sua adolescenza, Petruccelli si dedicò assiduamente allo studio del latino, che scriveva correttamente, e del greco. Successivamente, frequentò l'Università di Napoli, conseguendo la laurea in medicina ma la sua vocazione giornalistica gli farà intraprendere nuove strade. Nel 1838 esordì scrivendo alcuni articoli per l'Omnibus e, nel 1840, viaggiò in Francia, Gran Bretagna e Germania come corrispondente per i giornali Salvator Rosa e Raccoglitore fiorentino e aderì alla massoneria. Nel 1843, pubblicò Malina da Taranto, la sua prima opera, in origine denominata Giovanna II. Nel 1846 fu arrestato per essere iscritto alla Giovine Italia e fu mandato sotto sorveglianza nel suo paese natale.

Moti liberali Tornato a Napoli nel 1848, venne eletto deputato al parlamento costituzionale per il distretto di Melfi e assunse la direzione del giornale Mondo vecchio e mondo nuovo, in cui si distinse per le sue parole vivaci ed esplicite. Benché fosse uno dei giornali più diffusi e apprezzati dal pubblico,Salvatore Di Giacomo, Luci ed ombre napoletane, Perrella, 1914, p.102 si guadagnò critiche furenti sia da esponenti filomonarchici (Giacinto de' Sivo lo considerò «un lurido giornalicchio»),Giacinto de' Sivo, Storia delle due Sicilie: dal 1847 al 1861, Volume 1, Brenner, 1868, p.134 sia da alcuni liberali come Vittorio Imbriani che, anni dopo, lo definirà «giornalaccio, che fece infinito male a Napoli»,Alessandro Poerio, Vittorio Imbriani, Alessandro Poerio a Venezia: lettere e documenti del 1848 illustrati da Vittorio Imbriani, Morano, 1884 p.430 ma fu anche ricordato da Luigi Settembrini come «velenosissimo, tra quei giornali che con le loro voci ed ingiurie facevano tremare il Ministero».Gennaro Mondaini, Giuseppe Leti, I moti politici del '48 e la setta dell' "Unità italiana " in Basilicata, Dante Alighieri, 1902, p.64

Gli articoli di Petruccelli erano pieni di invettive contro la dinastia borbonica, accusata di malgoverno sia in politica interna che estera ma anche nei confronti di alcuni liberali come Vincenzo D'Errico, Pasquale Amodio, Gerardo Branca, Pasquale Scura e Gaetano Manfredi. D'Errico fu il suo bersaglio principale, poiché questi, dopo la promulgazione della Costituzione, volle dedicare un monumento al re Ferdinando II nella piazza di Potenza. Per Petruccelli, non bastava solamente la concessione dei diritti costituzionali ma avvertiva anche la necessità di un diverso approccio ideologico ai problemi politici del momento.Emilio Giordano, Ferdinando Petruccelli della Gattina, Edilsud, 1987, p.70 Dopo aver cambiato nome diverse volte (Un altro mondo, Il Finimondo, Così va il mondo) e, per i frequenti attacchi alla corona, il giornale fu soppresso dalla magistratura.

Con la sospensione della costituzione da parte del re, Petruccelli (che lo definì «pulcinella sanguinario»)Ferdinando Petruccelli della Gattina, La rivoluzione di Napoli del 1848, Moretti, 1850, p.25 fu tra i partecipanti della sommossa napoletana del 1848, i cui avvenimenti vennero da lui concretizzati nell'opera La rivoluzione di Napoli del 1848 (1850). Inoltre, guidò i moti dello stesso anno in Calabria, insieme a Costabile Carducci e partecipò alle lotte contadine con Benedetto Musolino. Fallite le rivolte e ricercato con una taglia di 6.000 ducati, visse in clandestinità per circa un anno tra Calabria, Basilicata e Cilento, dopodiché decise di rifugiarsi in Francia. Fu processato in contumacia, condannato alla pena capitale e alla confisca dei beni.

Esilio e rientro Il soggiorno francese contribuì ad allargare la sua formazione politico-culturale, grazie ai contatti con molti pensatori liberali. Frequentò corsi alla Sorbona e al Collège de France, si dedicò alla letteratura francese e inglese e soprattutto al giornalismo, facendosi conoscere ed apprezzare. In Francia venne chiamato affettuosamente Pierre Oiseau de la Petite Chatte,Federigo Verdinois, Profili letterari, F. Le Monnier, 1949, p.151 traduzione approssimata del suo nome. Le amicizie con Jules Simon e Daniele Manin (il quale apprezzò l'interventismo appassionato di Mondo vecchio e Mondo nuovo a favore della Repubblica di San Marco), lo aiutarono ad entrare nel mondo giornalistico francese.

Svolse attività di corrispondente per varie testate francesi e belga come La Presse, Journal des débats, Indépendance Belge, Liberté, Paris Journal, Revue de Paris, Revue française, Libre recherche, Courrier Français, Cloche, Petite Presse, Courrier de Paris. Fu elogiato da Alphonse Peyrat, direttore de La Presse, il quale disse: «Ci è impossibile non esprimere la meraviglia, che sempre proviamo nel vedere uno straniero scrivere la nostra lingua con naturalezza, chiarezza e facilità, rare anche tra noi».Prefazione di Achille Macchia in Ferdinando Petruccelli della Gattina, I suicidi di Parigi, Bideri, 1915, p.12

Nel 1851 riprese la lotta politica, combattendo assieme ai repubblicani francesi contro il colpo di stato di Luigi Napoleone Bonaparte (il futuro imperatore Napoleone III) ma, sfumata l'insurrezione, fu espulso dalla Francia. Anni dopo, Petruccelli ricorderà la sua esperienza rivoluzionaria nell'opera Memorie del colpo di stato del 1851 a Parigi (1880). Lasciata la capitale francese si spostò a Londra, dove entrò in contatto con Giuseppe Mazzini, Louis Blanc, Lajos Kossuth e altri esuli democratici. In Gran Bretagna continuò l'attività giornalistica, lavorando per il The Daily News di Charles Dickens e altri giornali come The Daily Telegraph e Cornhill Magazine. Nel 1859 fu corrispondente della Seconda guerra di indipendenza, seguendo le truppe di Napoleone III.

Tornò in Italia durante l'impresa dei Mille, seguendo Giuseppe Garibaldi, sempre come corrispondente, attraverso la Calabria fino all'ingresso trionfale a Napoli. Proclamato il Regno d'Italia, si candidò in politica e, nel 1861, fu eletto deputato nel collegio di Brienza. In questo periodo, egli dichiarò sul giornale Unione che la figura di Carlo Poerio (tra l'altro detestato da Petruccelli) venne sfruttata per ingigantire le accuse nei confronti di Ferdinando II in modo da screditarlo agli occhi di tutta l'Europa, sostenendo che persino il politico inglese William Gladstone avesse esasperato le condizioni delle prigioni napoletane per rovinare la sua reputazione all'estero.Carlo Alianello, La conquista del sud, Rusconi, 1972, p.25

Eletto deputato, si trasferì a Torino, allora sede del parlamento italiano, sedendo ai banchi della sinistra radicale fino al 1865. Rimase, tuttavia, molto amareggiato per come fu concepita la nuova Italia e perse l'entusiasmo che l'aveva caratterizzato inizialmente. Questo rammarico si tradurrà ne I moribondi del Palazzo Carignano (1862), uno dei suoi componimenti più famosi, considerato da Luigi Russo «un piccolo capolavoro di arte e di critica politica»Luigi Russo, I narratori (1850-1950), G. Principato, 1951, p.64 e da Indro Montanelli «la perla della nostra memorialistica del tempo». Nell'opera l'autore delineò, in chiave ironica e sarcastica, i profili dei suoi colleghi parlamentari ma espresse, soprattutto, la sua frustrazione nei confronti della nuova classe politica che, secondo il suo pensiero, aveva tradito i valori patriottici dedicandosi esclusivamente al soddisfacimento della propria cupidigia.

Dal 1874 al 1882 fu deputato del collegio di Teggiano (SA). La sua attività politica fu contrassegnata sempre dal suo spirito caustico e irrequieto. Non approvò la formula “Vittorio Emanuele II re d'Italia per grazia di Dio”, né quella di Cavour “Libera Chiesa in libero Stato”. Tra le sue attività parlamentari va ricordata la ferma opposizione alla Convenzione di settembre siglata dall'allora primo ministro Marco Minghetti e da Napoleone III, che prevedeva il ritiro dell'esercito francese dallo Stato Pontificio, il quale non sarebbe stato attaccato dal Regno d'Italia bensì protetto dal governo italiano in caso di minacce esterne.

Petruccelli bollò la politica estera italiana con la Francia come una «politica di ciambellani»;Niccolò Rodolico, Storia del Parlamento italiano, Volume 5, S.F. Flaccovio, 1968, p.187 accusò il monarca francese di titubanza nei confronti del papa e del regno d'Italia,Niccolò Rodolico, Storia del Parlamento italiano, Volume 5, S.F. Flaccovio, 1968, p.196 invitando il governo a fare guerra contro la Santa Sede con tutti i mezzi e rivolgendo anche parole drastiche a Pio IX. Le sue posizioni suscitarono forti polemiche da parte degli organi di stampa pontifici, come La Verità e La Civiltà Cattolica, che lo giudicò un "bestemmiatore" e uno «scrittore di romanzacci immorali».La Civilta Cattolica Anno Ventesimoprimo VOL.XI Della Serie Settima, 1870, p.216

Petruccelli non è tuttavia da considerare in toto anticlericale: egli non trascurò l'emancipazione del basso clero, sostenendo la necessità di garantirgli pari diritti a quelli di un comune cittadino, come il matrimonio e la libertà professionale, e di renderlo indipendente dalle gerarchie ecclesiastiche.Giuseppe Santonastaso, Edgar Quinet e la religione della libertà, Dedalo, 1968, p.121 Inoltre sostenne la laicità dell'insegnamento, pene severe contro il briganti (ma, allo stesso tempo, provvedimenti che alleviassero la miseria delle popolazioni del Mezzogiorno), lo sviluppo ferroviario nelle zone meridionali e lo del traffico commerciale con l'Oriente, individuandone in Bari il punto strategico.Giuseppe Santonastaso, Edgar Quinet e la religione della libertà, Dedalo, 1968, p.124

Tra Francia e Italia