Considerato come uno dei più forti calciatori italiani della storia, occupa la 90ª posizione nella speciale classifica dei migliori giocatori del XX secolo pubblicata dalla rivista World Soccer e la 42ª posizione nell'omonima classifica stilata dall'IFFHS. Nel marzo del 2004, Pelé lo ha anche inserito nella FIFA 100, la lista dei 125 migliori calciatori viventi, redatta in occasione del Centenario della FIFA. È stato inserito inoltre per otto volte tra i candidati alla vittoria del Pallone d'oro, arrivando a ricoprire nel 1965 la seconda posizione alle spalle di Eusebio. Nel 2006 è stato insignito dalla FIFA del Presidential Award postumo per il contributo offerto al mondo del calcio sia da giocatore che da dirigente. Nel 2018 la rivista France Football lo ha anche inserito nella lista dei 100 giocatori più importanti nella storia dei mondiali, ricordando le sue prestazioni nell'edizione del 1970.

Legò il proprio nome a quello dell', della quale fu giocatore dal 1960 al 1978 – 637 partite e 76 reti – e presidente dal gennaio 2004 al settembre 2006. Con la maglia nerazzurra ha conquistato nove trofei: quattro campionati, una Coppa Italia, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali. Sotto la sua presidenza, l'Inter ha vinto un campionato, due Coppe Italia e due Supercoppe italiane.

Capitano della nazionale italiana dal 1966 al 1977, ha partecipato alla vittoriosa edizione del campionato d'Europa del 1968, primo successo dell'Italia nella competizione. Giocò in tre campionati del mondo (, , ). Fu vicecampione nel 1970 giocando 94 partite; tra il 1971 e il 1981 è stato il recordman per partite disputate in maglia azzurra, prima di essere superato da Dino Zoff.

Biografia Nato nella Bergamasca da padre ferroviere e madre casalinga, aveva scelto di vivere a Cassano d'Adda, nel Milanese. Era legato a Giovanna, dalla quale ha avuto quattro figli: Barbara (divenuta capo delegazione della nazionale femminile italiana al mondiale 2019), Vera, Gianfelice e Luca. All'inizio della sua militanza nell'Inter fu soprannominato Cipe, nomignolo che lo accompagnò per tutta la vita: l'opinione più diffusa è che tale soprannome sia nato in seguito a un errore di Helenio Herrera, che storpiò il cognome di Facchetti in Cipelletti; tuttavia c'è chi ritiene che la sua origine vada attribuita al portiere Lorenzo Buffon e non all'allenatore franco-argentino..

È deceduto il 4 settembre 2006, all'età di 64 anni, a causa di un tumore del pancreas scoperto pochi mesi prima. Sepolto nel cimitero di Treviglio, il suo nome è iscritto nel Famedio del cimitero monumentale di Milano. Le esequie, celebrate nella basilica di Sant'Ambrogio a Milano dal vescovo di Lodi Giuseppe Merisi, conterraneo di Facchetti, hanno visto la presenza di molte autorità sportive e politiche nonché di gente comune.

Caratteristiche tecniche

Terzino sinistro con spiccate propensioni offensive,. tanto da considerarsi un innovatore del ruolo per la sua costante partecipazione al gioco d'attacco, Facchetti mise in mostra tali doti fin dalle giovanili dell'Inter, allenato da Giuseppe Meazza, riuscendo a confermarle anche una volta approdato in Serie A. Nel massimo campionato italiano mise infatti a segno 59 gol (peraltro tutti su azione), stabilendo un record assoluto per un difensore. A detta del giornalista Gianni Mura, tra i motivi della sua prolificità vi era la tendenza a convergere verso il centro per cercare la porta, caratteristica insolita anche per i terzini di spinta.

La sua confidenza con l'azione offensiva era tale che Helenio Herrera lo schierò in alcune occasioni come centravanti, salvo poi accorgersi che il giocatore dava il meglio di sé da fluidificante: ciò anche in virtù della sua abilità in fase difensiva, che a fine carriera, insieme alla bravura nel gioco aereo, gli permise di adattarsi ai ruoli di stopper e libero.

Facchetti era inoltre dotato di notevoli qualità tecniche, fisiche e atletiche:. nel 1958 vinse a Bergamo i campionati studenteschi dei 100 metri con il tempo di 11".

Il giornalista Gianni Brera lo soprannominò Giacinto Magno, a sottolinearne l'elevata statura e l'autorevolezza conquistata in campo.

Carriera

Giocatore Club

Dopo aver iniziato ad allenarsi nell'oratorio di San Martino e aver mosso i primi passi nella squadra di calcio del suo paese natale, la Zanconti, nel 1957 entrò nel settore giovanile della ; qui si distinse nel ruolo di attaccante, tanto da attirare l'attenzione dell'. Dopo aver rifiutato gli orobici per la contrarietà dei genitori,. venne scoperto da Helenio Herrera che lo portò all' per il finale di stagione 1960-1961, trasformandolo in un terzino d'attacco, primo nel suo genere insieme a Vittorio Calvani (anche se quest'ultimo non era avvezzo a realizzare reti). Proprio a Calvani è legato il suo destino: il 14 giugno 1961 l'Inter giocò un'amichevole contro il , e Facchetti, che ben impressionò, venne schierato al posto di Calvani poiché quest'ultimo era alle prese con un fastidioso callo..

L'esordio in Serie A avvenne il 21 maggio 1961, in un -Inter conclusosi con la vittoria dei nerazzurri per 2-0. Facchetti rappresentò l'Inter fino al 1978 vincendo la Coppa dei Campioni nel 1964 e nel 1965 e il campionato italiano nel 1963, 1965, 1966 e 1971. Con la squadra nerazzurra vinse anche due Coppe Intercontinentali ed una Coppa Italia. Con l'Inter in 634 partite realizzò 75 gol: fu nel 1965-1966 il primo difensore a segnare 10 reti nel campionato italiano.

Disputò la sua ultima partita il 7 maggio 1978, a 36 anni, in Inter-Foggia (2-1): la rete degli ospiti scaturì tra l'altro da un suo autogol. L'8 giugno, pur non scendendo in campo nella finale contro il Napoli (Facchetti era in Argentina per accompagnare la spedizione italiana al mondiale), conquistò l'ultimo trofeo della sua carriera, la Coppa Italia.

Si rivelò molto corretto in campo, venendo espulso solo una volta per un applauso al direttore di gara Vannucchi in Inter-Fiorentina (1-0) del 13 aprile 1975.

Nazionale

Facchetti venne convocato per la prima volta in nazionale dal commissario tecnico Edmondo Fabbri, ed esordì il 27 marzo 1963, a 20 anni, nell'incontro valido per le qualificazioni al disputato ad Istanbul contro la in cui l'Italia vinse per 1-0.

Divenne subito titolare, e realizzò il suo primo gol in nazionale il 4 novembre 1964 nella partita Italia- (6-1) disputata a Genova. Partecipò al in Inghilterra, dove l'Italia venne eliminata al primo turno. Dopo il campionato del mondo, a soli 24 anni ereditò la fascia di capitano da Sandro Salvadore.

Con il selezionatore Ferruccio Valcareggi vinse da capitano il ,. alzando la Coppa Henri Delaunay il 10 giugno 1968 allo stadio Olimpico di Roma dopo la ripetizione della finale vinta per 2-0 contro la .

Partecipò quindi al dove, dopo la storica semifinale vinta per 4-3 sulla , l'Italia si arrese solo al di Pelé nella finale disputata allo stadio Azteca di Città del Messico.

Facchetti prese parte da titolare anche al in Germania Ovest, dove gli Azzurri vicecampioni del mondo furono eliminati al primo turno. Successivamente, nonostante l'ampio ricambio generazionale avvenuto sotto le gestioni di Fulvio Bernardini ed Enzo Bearzot, Facchetti mantenne il suo posto e partecipò sia alle qualificazioni al che a quelle per il .

Tuttavia nel maggio del 1978, poco prima della fase finale del mundial in Argentina, comunicò all'allora citì Bearzot la sua intenzione di non partecipare alla rassegna iridata, dato che non si sentiva al meglio fisicamente essendo reduce da un infortunio; con grande spirito di squadra Facchetti partecipò comunque alla spedizione azzurra come capitano non giocatore. Chiuse con 94 presenze e 3 reti in nazionale, stabilendo all'epoca il record di presenze, e la sua ultima partita in nazionale rimase quella disputata il 16 novembre 1977 a Wembley contro l'.

Con Tarcisio Burgnich, Facchetti ha formato il duo difensivo più longevo nella storia della nazionale: undici anni, dal 1963 al 1974; insieme disputarono 58 partite. È stato inoltre il più longevo capitano della nazionale (undici anni, dal 1966 al 1977) e il primo giocatore degli Azzurri a disputare due mondiali consecutivi da capitano (Messico 1970 e Germania Ovest 1974).

Dirigente Subito dopo il suo addio al calcio, prese parte come dirigente accompagnatore alla spedizione della nazionale italiana al , vista la stima e la vicinanza con il commissario tecnico e i giocatori che erano stati suoi compagni fino a poche settimane prima.

Dopo esser divenuto rappresentante all'estero per l'Inter, divenne vicepresidente dell'Atalanta nel 1980, per poi tornare ai meneghini dal 1995, in coincidenza con l'inizio della presidenza di Massimo Moratti, col il ruolo di direttore generale prima e di direttore sportivo poi.

Nominato vicepresidente della Beneamata nel novembre 2001, poco prima della morte di Giuseppe Prisco, assunse l'incarico presidenziale nel gennaio 2004 dopo le dimissioni di Moratti. Fu l'unico ex calciatore dei nerazzurri a rivestire tale carica dirigenziale, mantenendola fino alla morte.

Durante il periodo di presidenza ha vinto uno scudetto (assegnato a tavolino alla società interista per effetto delle sentenze di Calciopoli), due Coppe Italia e altrettante Supercoppe italiane.

Calciopoli e la relazione Palazzi È rimasto oggetto di dibattito il ruolo di Facchetti all'interno delle vicende di Calciopoli. Presidente, nell'estate 2006, della società interista beneficiaria delle decisioni della giustizia sportiva, tuttavia nel luglio 2011 il procuratore federale Stefano Palazzi presentò una relazione sull'inchiesta Calciopoli bis, originata da fatti emersi nel relativo procedimento penale di Napoli – per opera dei difensori dell'ex direttore generale della , Luciano Moggi, tra i condannati di Calciopoli – e a suo tempo giudicati non rilevanti nel processo sportivo di cinque anni prima, in cui, tra gli altri, si contestava a Facchetti la violazione dell'articolo 6 dell'allora Codice di Giustizia Sportiva, configurando un illecito consistente in «una rete consolidata di rapporti, di natura non regolamentare, diretti ad alterare i principi di terzietà, imparzialità e indipendenza del settore arbitrale», azioni «certamente dirette ad assicurare un vantaggio in classifica all'Inter».

La sopraggiunta prescrizione circa gli eventuali atti commessi indusse lo stesso Palazzi a dichiarare l'impossibilità nel procedere al deferimento, stante anche l'avvenuto decesso di Facchetti.

Nel merito della vicenda, già nel 2010 Moggi aveva pubblicamente accusato Facchetti di simili condotte illecite. Querelato per diffamazione da Gianfelice Facchetti, figlio di Giacinto, nel 2015 il tribunale di Milano assolse in primo grado Moggi rimarcando, nelle motivazioni, di avere riscontrato «con certezza una buona veridicità» nelle sue affermazioni e che, seppure le condotte di Facchetti fossero «certamente meno gravi» di quelle di Moggi, di avere comunque rilevato l'esistenza di «una sorta di intervento di lobbying da parte dell'allora presidente dell'Inter nei confronti della classe arbitrale», significativo «di un rapporto di tipo amicale» e «preferenziale» con «vette non propriamente commendevoli». La sentenza venne confermata in appello nel 2018 e passò in giudicato l'anno seguente.

Riconoscimenti postumi

In seguito alla sua morte, l'Inter ha deciso di ritirare la maglia numero tre. Qualche settimana dopo, Facchetti è stato insignito dalla Federazione Internazionale del Calcio (FIFA) del Presidential Award postumo per il contributo offerto al mondo del calcio sia da giocatore che da dirigente.

Per omaggiare i grandi valori etici e sportivi espressi nel corso di un'intera carriera, la Lega Nazionale Professionisti ha deciso di intitolare a suo nome il Campionato Primavera, mentre La Gazzetta dello Sport ha istituito un omonimo riconoscimento internazionale onde promuovere e premiare i comportamenti all'insegna della correttezza e dei valori.