La storia dell'odierna Tanzania è fortemente denotata dall'incontro e dalla sovrapposizione, nel tempo, di diverse culture e influenze; inoltre, la storia della Tanzania continentale è stata in gran parte disgiunta (sebbene non indipendente) da quella dell'isola di Zanzibar, unitasi politicamente al resto del paese solo nel 1964. In corrispondenza del medioevo europeo e oltre, tutta la regione conobbe l'influenza determinante degli arabi e dei persiani; in epoca coloniale, essa fu controllata (con diverse connotazioni formali) prima da portoghesi, poi dai tedeschi e infine dagli inglesi. Dopo l'indipendenza (ottenuta fra il 1961 e il 1963) vi fu un periodo di amministrazione monopartitica, conclusosi nel 1995 con le prime elezioni democratiche multipartitiche del paese.

Preistoria

In Tanzania sono stati ritrovati alcuni dei più antichi reperti archeologici relativi all'evoluzione dell'uomo. La Gola di Olduvai, nella parte settentrionale del paese, viene spesso indicata come "la culla dell'uomo" da quando i celebri scavi di Louis Leakey iniziarono a portare alla luce il grande patrimonio di fossili umani nascosti negli strati rocciosi della gola. A Olduvai sono stati ritrovati, tra l'altro, ossa di Paranthropus di età stimata intorno ai due milioni di anni, e impronte di un antenato dell'uomo risalenti a circa 3,6 milioni di anni fa..

Fra le culture preistoriche della Tanzania si possono citare quelle paleolitiche acheuleana, sangoana e lupembana, di cui sono stati trovati importanti reperti nella zona delle cascate Kalambo, al confine con lo Zambia.

Si ritiene che circa 10.000 anni fa la Tanzania fosse popolata da comunità di cacciatori-raccoglitori, forse di ceppo linguistico khoisan. Fra 5000 e 3000 anni fa sopraggiunsero nell'area dal nord popolazioni di lingua cuscitica, che gradualmente assorbirono le originarie popolazioni khoisan. Questi gruppi portarono l'agricoltura e l'allevamento.

Circa 2000 anni fa nuove migrazioni portarono in Tanzania, dall'Africa occidentale, gruppi bantu, che a loro volta assorbirono le popolazioni preesistenti introducendo nuove tecnologie (in particolare la lavorazione del ferro) e una diversa organizzazione sociale e politica. In seguito, la popolazione della Tanzania fu anche arricchita dal continuo interscambio con le popolazioni di pastori nilotici del nord.Phyllis Martin and Patrick O'Meara. Africa. 3rd edition. Indiana University Press, 1995.

Antichità

La regione costiera ha visto la presenza di commercianti e di influenze straniere fin dai tempi antichi.

Rhapta, antica città commerciale situata a metà strada tra la regione del Tanga e il delta del fiume Rufiji, nel sud dell'antico territorio di Azania, era un emporio familiare per i mercanti di epoca romana, provenienti soprattutto dalla Grecia, dall'Egitto, dalla Fenicia.. Ma è con i mercanti della Penisola arabica, del Golfo Persico e dell'India che le relazioni sono state più forti. Le navi, i famosi dau che venivano guidati dai venti monsonici, arrivavano a Zanzibar verso dicembre dall'India e dalla penisola arabica. Nei mesi di marzo-aprile, ripartivano grazie agli alisei che soffiavano da sud-est.

I commercianti antichi sfruttarono presto i benefici di questa costa africana per l'approvvigionamento di oro, avorio, legni preziosi, pelli, cera e forse già schiavi. La regione costiera e le isole erano abitate all'epoca dalle tribù Bantu africane e le interazioni tra queste popolazioni indigene coi mercanti persiani e arabi sembravano fiorenti. Un manuale greco per marinai del I secolo, il Periplo del Mar Eritreo, menziona già questi mercanti che parlano la lingua locale e sono sposati con donne africane.

Arabi e persiani

A partire dai primi secoli del I millennio, i commercianti arabi e persiani iniziarono a stabilire insediamenti sulla costa orientale della Tanzania. L'incontro con la cultura locale portò alla nascita della lingua e della cultura swahili, che uniscono elementi bantu, arabi e islamici. Questa cultura ebbe un grandissimo impatto sulla storia dell'Africa orientale, e la sua influenza si estese fino al Madagascar, alle Comore, all'Africa centrale, ai Regni dei Grandi Laghi e allo Zimbabwe. Nel VII secolo arabi e persiani costruirono numerose città sulla costa e sulle isole di Zanzibar e Kilwa. Fra il XIII e il XV secolo queste città conobbero un periodo di grande sviluppo, alimentato da un fiorente commercio di avorio, oro e altri beni, che arrivavano a essere venduti fino ai mercati di India e Cina. Complessivamente, questa epoca di ricchezza viene indicata con il nome di epoca shirazi.Shirazi significa letteralmente "nativo di Shiraz", una città dell'odierno Iran, e in Africa orientale si riferisce al gruppo etnico costituito dai discendenti dei mercanti persiani (in alcuni casi, lo stesso termine include genericamente tutte le popolazioni di origine e cultura araba e islamica della costa e delle isole). Nei primi anni del XIV secolo, Ibn Battuta, un viaggiatore berbero che aveva visto gran parte del mondo allora conosciuto, annoverava Kilwa fra le città più belle e ricche del mondo.

Nel 1498 l'esploratore portoghese Vasco da Gama raggiunse la costa orientale dell'Africa avendo doppiato il Capo di Buona Speranza. Allo scopo di consolidare i propri commerci in oriente, nel giro di pochi decenni i portoghesi conquistarono il controllo di gran parte della costa, dal Mozambico alla Tanzania. La colonizzazione portoghese in Tanzania fu complessa e cruenta; i mercenari che giungevano sulle coste insieme ai coloni sono ricordati per la loro efferatezza, ma non riuscirono comunque a ottenere la completa sottomissione dei bantu. Nel XVIII secolo, gli arabi del sultanato di Oman iniziarono a interessarsi alla regione, e sostennero gli indigeni nella lotta contro i portoghesi, che dovettero ritirarsi dai possedimenti a nord del fiume Ruvuma. Nel 1840, il sultano di Oman Majid bin Said spostò la propria capitale a Zanzibar. Il nascente sultanato di Zanzibar estendeva il proprio controllo su buona parte delle coste orientali dell'odierna Tanzania.

Majid bin Said e i suoi successori diedero inizio a un nuovo periodo di sviluppo economico della zona, creando rotte commerciali che mettevano in comunicazione le zone interne del lago Tanganica e dell'Africa centrale con l'Estremo Oriente. Fu in questo periodo che Zanzibar divenne una delle capitali della cosiddetta rotta orientale della tratta di schiavi africani. Gli arabi introdussero anche la produzione di chiodi di garofano, che valse a Zanzibar e ad alcune isole vicine l'appellativo di "isole delle spezie". Questo nuovo periodo di dominazione araba, seguito all'epoca shirazi, contribuì a rafforzare il carattere medio-orientale della cultura di Zanzibar e della costa orientale della Tanzania.

Dall'esplorazione al colonialismo

Se la costa orientale della Tanzania era nota agli europei fin dal tempo della colonizzazione portoghese, la zona dei Grandi Laghi e in generale l'entroterra della regione furono esplorati molto solo a partire dalla metà del XIX secolo. Quando gli europei iniziarono a spingersi verso l'interno del continente, la regione era suddivisa in un gran numero di piccoli regni come Karagwe e Buzinza, che a loro volta erano in un rapporto di vassallaggio con i più potenti regni di Ruanda, Burundi e Buganda.

Uno dei primi esploratori dell'entroterra dell'Africa orientale fu il missionario tedesco Johannes Rebmann, che viene ricordato come il primo europeo ad aver visto il Kilimanjaro, nel 1848. Nel 1857 Richard Burton e John Speke giunsero sulle sponde del lago Tanganica. Nel 1866 partì da Zanzibar David Livingstone, che si spinse nell'entroterra alla ricerca delle sorgenti del Nilo; Livingstone stabilì la sua ultima base a Ujiji, sulle sponde del Tanganica, e poi perse per diversi anni i contatti con il mondo esterno. Dato per disperso, fu ritrovato nel 1871 da Henry Morton Stanley, che proprio sulle sponde del Tanganica pronunciò le celebri parole: Il dottor Livingstone, suppongo?

Nel 1877 ebbero inizio una serie di spedizioni belghe, che portarono alla creazione di due insediamenti sul Tanganica: Kigoma sul lato orientale e Mpala su quello occidentale. Nel 1884, l'entroterra era abbastanza conosciuto da consentire al tedesco Karl Peters di condurre una serie di negoziati con i capi locali per convincerli ad accettare la protezione della Germania, gettando le basi per la successiva creazione di una vera e propria colonia.

Mentre gli esploratori si spingevano nell'entroterra continentale, i diplomatici e i politici soprattutto britannici stringevano rapporti sempre più stretti con il sultanato di Zanzibar. Tra l'altro, gli inglesi cercarono di far pressioni sul sultano nel contesto del loro sforzo per l'abolizione della schiavitù. Nel 1876 il sultanato acconsentì a vietare formalmente la tratta di schiavi, e nel 1890, Zanzibar e la vicina isola di Pemba divennero protettorato britannico con il Trattato di Helgoland-Zanzibar, lo stesso con cui la Germania ottenne il controllo del Dito di Caprivi. Anche a Zanzibar gli inglesi applicarono una formula di governo indiretto, lasciando al sultano una larga autonomia sulle questioni locali. Nonostante qualche occasionale sommovimento indipendentista (come quello che condusse alla brevissima guerra anglo-zanzibariana del 1896, il controllo britannico su Zanzibar proseguì senza sconvolgimenti fino a dopo la seconda guerra mondiale.

Africa Orientale Tedesca

Alla Conferenza di Berlino (1884), in cui le potenze europee e la Turchia si accordarono sulle regole commerciali da rispettare nell'area, si decisero probabilmente le sorti della Tanzania continentale. Il Sultanato di Zanzibar non intervenne alle trattative, e rimase formalmente indipendente. Sull'entroterra avanzavano pretese il Belgio, il Regno Unito e la Germania. Il Belgio si ritirò dalla contesa una volta assicuratosi il controllo del bacino del fiume Congo. Tedeschi e inglesi fissarono nei dettagli i rispettivi confini fra il 1886 e il 1890, ma già del 1885 era nata formalmente la colonia dell'Africa Orientale Tedesca, amministrata dalla Compagnia dell'Africa Orientale Tedesca di Karl Peters su mandato del Kaiser. Nel 1886 il sultano di Zanzibar vendette la striscia di costa antistante l'isola alla Compagnia, che vi collocò i propri centri amministrativi: prima a Bagamoyo e poi a Dar es Salaam, che divenne capitale della colonia nel 1891.

I tedeschi portarono in Africa orientale molte innovazioni, costruendo ferrovie, strade e città, e introducendo numerosi nuovi tipi e tecniche di coltivazione. Allo stesso tempo, la loro amministrazione fu molto dura verso le popolazioni locali. Il primo tentativo di scacciare i tedeschi fu la rivolta del popolo hehe guidato dal capo Mkwawa (fra il 1891 e il 1894), brutalmente repressa dai tedeschi. Mkwawa si diede alla macchia e per alcuni anni cercò di opporsi ai tedeschi con la guerriglia; nel 1898 il suo gruppo di resistenti fu definitivamente sconfitto e Mkwawa si suicidò.