L'orso (L'ours) è un film del 1988 diretto da Jean-Jacques Annaud.
Basato sul romanzo The Grizzly King (1916) di James Oliver Curwood. La sceneggiatura, di Gérard Brach, vede come protagonista un possente grizzly prendere sotto la sua protezione un cucciolo d'orso, rimasto orfano della madre. Entrambi sono braccati da un gruppo di cacciatori che, una volta compresa la vera essenza degli animali, rinunceranno all'arduo inseguimento.
È una favola ecologica raccontata dal punto di vista di un animale, e che ha lo scopo di mostrare come in natura non esistano assassinio e vendetta, e che la cattiveria può essere portata soltanto dall'essere umano. Brach e Annaud iniziarono a programmare la storia nel 1981, ma il film fu iniziato sei anni più tardi, poiché il regista si impegnò su un altro progetto. Il film è ambientato nella Columbia Britannica del XIX secolo, ma venne girato in Italia, nelle aree delle Dolomiti.
Apprezzato per la sua quasi totale mancanza di dialogo, nonché per la particolare fotografia di Philippe Rousselot e la colonna sonora di Philippe Sarde, L'orso è uno dei film più riusciti del regista Annaud. Alla sua distribuzione nelle sale fu subito un successo di pubblico e venne accolto altrettanto positivamente anche dalla critica. Ottenne una candidatura al premio Oscar per il miglior montaggio e vinse due Premi César, assegnati al regista e alla montatrice Noëlle Boisson.. Malgrado il successo ottenuto Annaud rivelò apertamente, durante il periodo di proiezione del film, di non aver intenzione di realizzare alcun sequel.
Trama Columbia Britannica, 1885. Un cucciolo d'orso soffre la morte accidentale della sua mamma, travolta da una frana mentre scavava alla ricerca di miele. Costretto ad arrangiarsi da solo, si sforza di trovare cibo e rifugio. Altrove in montagna, un enorme orso grizzly maschio è braccato da due cacciatori di trofei. Tom, il cacciatore più giovane e inesperto, appena ne ha l'occasione spara all'animale, ma il proiettile non lo uccide. L'orso, infuriato e ferito, fugge e attacca i cavalli dei cacciatori, uccidendone uno e ferendone un altro che, spaventato, ferisce accidentalmente lo stesso Tom mentre cercava di calmarlo, che si infortuna a un piede.
Poco dopo, il cucciolo, trovatosi di fronte all'orso grizzly e vedendo in lui una figura paterna, tenta di farselo amico: l'altro, leso e innervosito, non si interessa a lui e lo respinge. Il piccolo orso, insistente, gli si avvicina nuovamente e riesce a leccare in modo rasserenante la ferita, mentre l'adulto è sdraiato in una pozza d'acqua nel tentativo di trarne giovamento. L'amicizia tra i due è formata: il grande prende l'orfano sotto la propria protezione e gli insegna a pescare e a cacciare.
Con un cavallo in meno e Tom ferito ma più che mai determinato a trovare il grizzly, i due cacciatori si uniscono ad un terzo uomo, sopraggiunto con dei cani. La caccia riprende ed entrambi gli orsi sono spinti verso un dirupo, inseguiti dai cani. Il grizzly, dopo aver messo al sicuro il cucciolo, li fronteggia, dando inizio ad una vera e propria lotta: ne uccide alcuni (tra cui proprio l'amato cane di Tom, Dixi), dopodiché si allontana rincorso da quelli restanti, che hanno la peggio. Gli uomini, rimasti indietro, catturano il cucciolo e lo portano al loro campo, dove lo legano ad un albero per tendere una trappola al grande; nel frattempo cala la notte e il grizzly scruta di nascosto l'accampamento.
Alle prime luci del giorno i cacciatori prendono posizione, aspettando la loro preda. Tom, andato a fare scorta d'acqua presso una sorgente e sprovvisto del suo fucile, ha un inaspettato confronto ravvicinato con l'orso, che sembra avere tutta l'intenzione di ucciderlo e, dopo averlo terrorizzato ringhiandogli ferocemente contro quasi a rimproverarlo per aver invaso il suo territorio, gli risparmia la vita e recede. L'uomo coglie l'occasione per recuperare la sua arma e sparare ma, sentendosi in debito verso l'animale, spara in aria facendo credere al suo amico, il più anziano ed esperto Bill, di averlo colpito. Quando il vecchio si accorge che è ancora vivo e vegeto prende la mira per colpirlo, ma Tom gli impedisce di sparare mettendo fine all'estenuante caccia. I cacciatori se ne vanno con Tom che si rifiuta di rivelare a Bill il motivo del suo gesto, non prima di aver liberato il piccolo orso. Il cucciolo, rimasto solo e indifeso, ha un brutto incontro con un puma, che lo insegue attraverso un torrente e lo ferisce; quando il puma sembra avere la meglio, improvvisamente interviene il grizzly, che con dei poderosi ringhi intimidisce il felino, il quale decide di rinunciare al pasto e fugge via. I due sono nuovamente insieme e con l'avvicinarsi dell'inverno si rintanano in una grotta per andare in letargo.
Produzione Regia e sceneggiatura
Dopo il successo commerciale dei precedenti film di Jean-Jacques Annaud, Bianco e nero a colori (1976) e La guerra del fuoco (1981), il produttore Claude Berri si offrì di produrre il successivo progetto del regista, senza preoccuparsi del costo,. che per questa pellicola si aggirò intorno ai 120-160.000.000 di franchi.
Il regista francese aveva già chiara l'idea di voler realizzare un altro film, dopo La guerra del fuoco, che includesse la comunicazione attraverso il comportamento, piuttosto che la lingua: «L'essenziale in un film - spiega il regista - non consiste tanto nel dialogo, nella parola, quanto nel linguaggio dei comportamenti. C'è una specie di vocabolario della gestualità, della mimica, che è più efficace di qualsiasi linguaggio parlato.» Divenne particolarmente interessato, però, a fare di un animale il protagonista di un dramma psicologico,. ciò che non era stato ancora approfondito da alcun regista. Riflesse inizialmente sull'idea di rimanere sul tema primitivo e di realizzare un film sulle scimmie, ma si ricredette, in quanto - come lui stesso affermò - le scimmie "somigliano così strettamente agli uomini che si finisce col prendere il loro comportamento come una caricatura." Pensò allora alle tigri, dalle quali era sempre rimasto affascinato (tra l'altro, l'occasione di realizzare un'opera avente delle tigri come protagoniste non mancò, difatti nel 2004 diresse Due fratelli), ma pensò che l'orso gli avrebbe dato forse una migliore identificazione, e che avrebbe fornito un'identificazione più immediata anche dal pubblico, visto che gli orsi, secondo Annaud, sono molto simili agli uomini per quanto concerne la struttura dello scheletro e le gestualità.
Il romanzo The Grizzly King, pubblicato nel 1916, si basava sulle reali esperienze avute dallo scrittore James Oliver Curwood, che richiama sé stesso come protagonista nel libro, col nome di Jim.. Il film, ispirato al libro, presenta naturalmente molte similitudini, come ad esempio la sequenza in cui l'orso risparmia la vita al cacciatore: è ciò che successe a Curwood, che dichiarò a suo tempo di essere andato a caccia, come di consueto, e di aver fatto cadere il fucile giù da una rupe quando improvvisamente un enorme orso lo fronteggiò, ma per motivi ignoti gli risparmiò la vita.. Poco tempo dopo la pubblicazione del romanzo, Curwood divenne un sostenitore della conservazione della fauna selvatica. «Appena letto il libro - dichiarò Annaud - mi sono immediatamente immedesimato nell'orso ed è per questo che, mentre il romanzo esprime il punto di vista dei personaggi umani, io ho privilegiato il punto di vista dell'animale, cioè dell'orso.» Il regista parlò del progetto con un suo fidato collaboratore, lo sceneggiatore Gérard Brach. Nel commissionargli la sceneggiatura, chiarì fin da subito l'importanza del cast animale e i ruoli di contorno dei cacciatori (che erano soltanto coinvolti nella storia), e indicò, a lui e al produttore Berri, i punti basilari della vicenda: un orsacchiotto orfano; un grande orso solitario; due cacciatori nella foresta; punto di vista dei due orsi. La guerra del fuoco fu girato come una specie di reportage fra gli uomini delle caverne, cioè dando la sensazione che la macchina da presa fosse collocata in quei posti e in quell'epoca; L'orso, invece, il regista volle girarlo secondo i principi del cinema tradizionale, vale a dire secondo un tipico film a soggetto con intervento di attori. Questo perché non voleva dare assolutamente la sensazione di fare un documentario sul comportamento dell'animale.
Brach iniziò a scrivere la sceneggiatura verso la fine del 1981, mentre Annaud si impegnò contemporaneamente su un altro progetto: diresse un adattamento cinematografico del libro di Umberto Eco, Il nome della rosa, film che alla sua uscita riscosse un grande successo internazionale. La sceneggiatura completa de L'orso venne presentata a Claude Berri nei primi mesi del 1983.. Brach e Annaud decisero di ambientare il film nel XIX secolo, al fine di rendere più verosimile la storia con quella del romanzo da cui è tratta, creando una percezione di vero deserto, soprattutto per i personaggi umani,. mantenendo così l'idea di una natura incontaminata.
Annaud ebbe modo di ammirare i dipinti di Albert Bierstadt al Metropolitan Museum of Art di New York, girò quindi molte zone dell'America alla ricerca dei paesaggi raffigurati nelle tele del pittore, paesaggi che sarebbero stati consoni al film; molti erano cambiati dai tempi dell'artista (vissuto nel 1800) e quelli rimasti intatti erano stati fin troppo utilizzati dal cinema statunitense, e il cineasta era invece alla ricerca di qualcosa di nuovo e originale. Visitò dunque invano anche l'Australia, la Nuova Zelanda e la Cecoslovacchia, fino a quando scoprì che ciò che cercava si trovava sulle Alpi, che visitò nell'ottobre del 1986 in occasione di un viaggio promozionale per Il nome della rosa, e che ne rimase subito colpito. Dopo un'attenta ricerca, portata avanti dallo scenografo Toni Lüdi, fu trovato il luogo adatto tra le montagne delle Dolomiti.
Cast
Durante la fase di pre-produzione della pellicola, il regista visitò molto i giardini zoologici, al fine di ricercare e comprendere il comportamento animale per poterlo quindi emulare nella pellicola, e anche per la ricerca di un cast per il film; fece fare difatti provini a molti orsi, prima di scoprire Bart (nel film ribattezzato col nome di Kaar), un orso kodiak di 1.500 libbre (680 Kg) e che misurava, ritto sulle zampe posteriori, 290 cm di altezza, allevato e ammaestrato dal suo padrone Doug Seus. L'animale aveva però bisogno di controfigure, furono perciò ingaggiati anche altri orsi, in particolare uno di nome Doc, che fu il sostituto principale di Bart. Anche l'orso Griz venne selezionato per un ruolo nel film; era un maschio, ma fu scelto per interpretare la parte di una femmina. L'addestramento degli orsi era già incominciato nel 1982, a Bart fu insegnato principalmente a zoppicare e a simulare una lotta coi cani. Griz ricevette una preparazione particolare, in quanto doveva accentuare e rendere più femminili le sue movenze ed espressioni.
In uno zoo francese il regista scovò due puma del Nord America, un maschio e una femmina, entrambi di cinque anni, che li scritturò per il film. Al maschio sarebbe spettato il ruolo principale, la femmina sarebbe stata invece un sostituto. Vennero affidati a Thierry Le Portier, al tempo noto per l'ammaestramento di leoni, tigri, pantere, giaguari e puma per spot pubblicitari e lungometraggi. Inizialmente, l'addestratore dovette tenere i puma nella sua tenuta per due mesi, in modo che si abituassero a lui, per poi cambiare successivamente ambiente e trasferirsi sulle Dolomiti, dove vennero addestrati per circa tre mesi.