La contea di Barcellona fu una delle contee che i Franchi dell'Impero carolingio eressero nel IX secolo sul territorio dell'antica Gotia, dopo avere conquistato questo territorio ai Saraceni tra il 752 e l'801. Oltre a Barcellona e ai suoi dintorni, questo territorio feudale comprendeva anche la zona di Terrassa, il Vallès (oggi separato amministrativamente in Occidentale e Orientale), la maggior parte del Maresme ed il Penedès, tutte nell'attuale Catalogna.

La contea nell'ambito dell'Impero carolingio Dal 796, Barcellona era governata dal wali Sa'dun al-Ruayni, che, nel 797, offrì a Carlo Magno la sottomissione della città in cambio di un aiuto nella lotta contro l'emiro di Cordova, Al-Hakam. Fu deciso di inviare a Barcellona il figlio di Carlo, il re d' Aquitania, Ludovico il Pio, e un'armata, capitanata da Rostano di Gerona, Ademaro di Narbona e Guglielmo I di Tolosa, conosciuto come Guglielmo di Gellone. Sa'dun, però, rifiutò di consegnare la città, obbligando l'armata franca a porre l'assedio alla città, che cominciò nell'autunno dell'800. Dato che la popolazione soffriva per la fame, dopo alcuni mesi gli stessi notabili della città, la consegnarono ai Franchi. Berà, figlio di Guglielmo di Gellone, che aveva partecipato all'assedio con il padre, fu investito della contea di Barcellona.

Berà con l'aiuto del re d'Aquitania e delle altre contee limitrofe, nell'intento di portare il confine della marca di Spagna al fiume Ebro cercò, più volte, di conquistare Tortosa, senza mai riuscirci. Comunque allargò i confini della contea sia nei confronti di al-Andalus, che verso le altre contee di confine.

Berà, che propugnava una politica di tregua con l'emirato di Cordova, si trovò in difficoltà, perché venne accusato dal partito avverso, detto dei Bellicisti, capeggiati dal suo fratellastro, Gocelone, conte di Rossiglione e d'Empúries, spalleggiato dal fratello Bernardo di Settimania, di essere il responsabile della sconfitta subita dai Franchi, a Pamplona, nell'817, a causa del suo sostegno della tregua, che a loro giudizio, era deleteria per gli interessi dell'impero dei Franchi

Nell'820 Berà fu convocato ad Aquisgrana, dove il luogotenente di Gocelone, Sanila, formulò contro di lui l'accusa di infedeltà e tradimento; la lite fu risolta con un duello in cui Berà venne sconfitto e pertanto condannato a morte. Ma l'imperatore, Ludovico il Pio, che aveva stima di Berà e non lo riteneva un traditore, commutò la pena in esilio, che dovette scontare nella città di Rouen.

Dopo la deposizione del conte Berà, l'imperatore Ludovico il Pio elesse un franco, che non fosse legato alle due fazioni in lotta tra loro (quella pacifista di Berà e quella bellicista del fratellastro Gocelone, spalleggiato dal fratello, che dividevano la Gotia: Rampò di Barcellona.

Nell'822, assieme, sembra ad Aznar I Galíndez, conte di Cerdagna e d'Urgell e ad Aznar I Sánchez, duca di Guascogna (i due Aznar, probabilmente erano la stessa persona), attaccò i musulmani di al-Andalus in direzione del fiume Segre.

Dopo la morte di Rampò, fu nominato conte, nell'826, il figlio di Guglielmo di Gellone (755-812), e fratellastro di Berà, Bernardo di Settimania, del partito dei Bellicisti, che appena eletto dovette subire una ribellione di partigiani di Berà, aiutati dai musulmani della zona, che ricevettero l'aiuto di un contingente di Mori, guidati dal generale Ubayd Allah, detto Abu Marwan, inviato da Cordova, che, nell'827, pose l'assedio a Barcellona. Solo allora Ludovico il Pio ordinò al figlio, Pipino, re d'Aquitania ed ai conti di Tours e d'Orléans, di allestire un esercito per portare aiuto a Bernardo, che però sconfisse i Mori e i ribelli, prima che l'esercito Franco si fosse mosso.

Nell'829, Bernardo, insignito del titolo di ciambellano e ricevuto il feudo della marca di Spagna, fu chiamato a corte a sostituire il nuovo re d'Italia, Lotario I, nella custodia del figlio minore di Ludovico il Pio, Carlo il Calvo, per cui lasciò i suoi feudi nelle mani del fratello maggiore, Gocelone, denominato per questo "marchese di Gotia".

Dopo che Bernardo era tornato a Barcellona, per mettere a tacere le voci circa un suo presunto amore per l'imperatrice, Giuditta di Baviera, nell'831, il re Pipino I di Aquitania, con l'appoggio di Bernardo, che non era ancora stato reintegrato nella carica di ciambellano, si ribellò all'imperatore, che li sconfisse (832) e mentre Pipino fu imprigionato, Bernardo fu spogliato di tutti i suoi possedimenti, che furono concessi al conte di Tolosa, Berengario il Saggio, che si era schierato con l'imperatore.

Nell'834, sia il nuovo conte di Barcellona, Berengario che Bernardo si schierarono con Ludovico il Pio contro Lotario I, che, all'assedio di Chalon-sur-Saône, fu sconfitto, per cui Bernardo, chiese di essere reintegrato nei suoi titoli. Ovviamente Berengario si oppose in quanto anche lui era stato artefice della vittoria. Per risolvere la questione, nell'835, Ludovico li convocò entrambi ad un'assemblea nei pressi di Lione; ma durante il trasferimento, Berengario morì per cui Bernardo rientrò in possesso di quasi tutti i suoi domini a cui si aggiunse la contea di Tolosa.

Nell'840, Carlo il Calvo era stato nominato Re dei Franchi occidentali e nonostante Bernardo gli garantisse l'appoggio delle sue contee contro il nuovo re di Aquitania, Pipino II (823-864), Carlo il Calvo, nell'842, decise di destituirlo; Bernardo allora appoggiò Pipino II nella sua ribellione. Dopo la pace (trattato di Verdun 843), che assegnava l'Aquitania, Tolosa e la Settimania, inclusa la contea di Barcellona a Carlo il Calvo, Tolosa fu messa sotto assedio(844) e Bernardo fu catturato, tradotto da Carlo e condannato alla decapitazione, per tradimento.

Le contee di Barcellona, Gerona, Osona, Besalú, Béziers, Narbona e Nîmes, furono concesse al conte d'Urgell e Cerdagna, Sunifredo I, che, nell'842, aveva intercettato e bloccato nella contea di Osona, al confine con la Cerdagna un attacco diretto su Narbona da parte delle truppe dell'emirato di Cordova coordinate con quelle dei Banu Qasi.

Nell'847 l'emiro di Cordova, ʿAbd al-Raḥmān II ibn al-Ḥakam, gli chiese un trattato di pace, che da Sunifredo gli concesse. Probabilmente, tanto Sunifredo (quanto suo fratello Sunyer, secondo alcune fonti) furono fatti assassinare dal conte di Tolosa, Guglielmo di Settimania, figlio di Bernardo di Settimania, che alleato di Pipino II, si era nuovamente ribellato al re dei Franchi occidentali ed anche legittimo re d'Aquitania, Carlo il Calvo, nell'848.

Eliminando Sunifredo e forse Sunyer, Guglielmo entrò in Barcellona, senza difficoltà, e fece valere i suoi diritti (di conquista) su Barcellona.

Nell'estate dell'849 Carlo il Calvo attaccò l'Aquitania e si diresse verso Narbona intitolando Alerano (nipote del conte Oddone d'Orléans, suocero di Carlo il Calvo), conte di Barcellona e duca di Settimania; ed essendo Alerano impegnato a combattere Guglielmo, fu nominato un aiutante: Isembardo, figlio del conte di Autun Garì. Guglielmo, di fronte alle forze di Carlo, nell'850, lasciò Barcellona per chiedere l'aiuto dell'emiro di Cordova ʿAbd al-Raḥmān II e quindi rientrò in Barcellona con un esercito di Mori, guidato da Abd al-Karim ben Mugith e pose l'assedio a Gerona. Carlo inviò immediatamente dei rinforzi che, ribaltata la situazione, sconfissero i Mori e fecero prigioniero Guglielmo, che fu processato e giustiziato dai nobili di Barcellona, partigiani di Carlo.

Aleramo, dopo la cattura di Guglielmo, prese possesso della contea, ma, nell'851, i Mori per vendicare il loro alleato, Guglielmo di Settimania, attaccarono, conquistarono e saccheggiarono Barcellona, dimezzandone gli abitanti e, molto probabilmente, Alerano perse la vita durante il saccheggio della città, ed Isembardo continuò a governare da solo. Dopo la cattura di Pipino II e la ratifica del trattato di pace, Isembardo venne sostituito da Odalrico I.

Durante il suo governo Odalrico dovette combattere contro l'emiro di Cordova, Muḥammad I ibn ʿAbd al-Raḥmān, ma partecipò soprattutto alle lotte di successione del regno di Aquitania, che vedeva coinvolti, Carlo il Calvo, l'ex re di Aquitania Pipino II, fuggito di prigione, e Ludovico III il Giovane, figlio di Ludovico II il Germanico, che portarono, nell'855, all'incoronazione a nuovo re d'Aquitania del figlio di Carlo il Calvo, Carlo il Bambino, a cui probabilmente presenziò anche Oldarico. Nell'856 l'emiro Muhammad I, riconciliato con Musa ben Musa dei Banu Qasi, organizzò una spedizione contro la contea di Barcellona, che portò alla distruzione di diversi castelli e la perdita del castello di Tarrasa.

Nell'857, persa la fiducia di Carlo il Calvo, Odalrico appoggiò Pipino II, che nel frattempo si era alleato con i Vichinghi e forse si unì ai ribelli con i maggiori feudatari di Neustria, per cui all'inizio dell'858, fu destituito e rimpiazzato con Unifredo.

Nell'858, ricevuto il titolo di conte di Barcellona, Unifredo negoziò un trattato di pace con Abd al-Rahman, governatore di Saragozza, che garantì la pace sulla frontiera sud-occidentale dell'impero. Ciò gli permise di raggiungere Carlo il Calvo in Francia, per aiutarlo nella guerra contro i Normanni, e contro Ludovico il Germanico che aveva invaso il regno di Francia, ma Unifredo, raccolte le sue forze, batté Ludovico a San Quintino il 15 gennaio 859. I Mori, però, con il nuovo emiro Muhammad I ibn Abd al-Rahman, ruppero il trattato di pace e nell'861 posero l'assedio a Barcellona. Unifredo riuscì a farli ritirare, rinnovando il trattato di pace.

Nell'862 Carlo il Calvo insediò il figlio Carlo il Bambino sul trono d'Aquitania. Ciò incontrò l'opposizione dei nobili, che non gradivano un re troppo giovane. Carlo il Calvo ritenne che Unifredo fosse a capo della ribellione e lo depose da tutti i suoi titoli. Ma Unifredo non accettò ed in quello stesso anno attaccò Tolosa, spodestando il conte Raimondo. Tra la fine dell'864 e l'865, Carlo il Calvo, ripreso il controllo in Aquitania e Settimania, procedette alla divisione dei titoli e dei domini dei rivoltosi. Unifredo, allora, nell'865, lasciate le due contee, si rifugiò in Italia.

Bernardo di Gotia, tra l'864 e l'865, ricevette dal re dei Franchi Occidentali, Carlo il Calvo, le contee di Barcellona, Osona, Rossiglione, Narbona, Béziers e Nîmes. Tra l'869 e l'870, morirono il conte di Urgell e Cerdagna e quello di Gerona e Besalú; Gerona e Besalú andarono a Bernardo, mentre Urgell e Cerdagna furono affidate a Goffredo il Villoso, figlio di Sunifredo I, conte di Barcellona dall'844 all'848.

Nell'877 partecipò alla ribellione contro Carlo il Calvo, assieme a Bosone di Provenza, Bernardo Piede di Velluto, di Tolosa ed Alvernia e Ugo l'Abate di Neustria.

Carlo il Calvo morì nel corso dell'anno, ma la ribellione continuò contro il figlio di Carlo, Luigi il Balbo, che, incoronato re di Francia, nell'878, decretò la deposizione di Bernardo di Gotia e l'assegnazione delle contee di Barcellona, Osona, Gerona, Besalú e Rossiglione a Goffredo il Villoso, già conte di Urgell e Cerdagna, che aveva sedato la ribellione di Bernardo di Gotia.

Inizio di indipendenza della Contea

La data dell'investitura di Goffredo, 11 settembre 878, è ancora oggi commemorata in Catalogna poiché il dominio di Goffredo si estendeva dai Pirenei al mare, unificando per la prima volta, territori che andavano da Urgell e Cerdagna a Barcelona e Girona. Goffredo organizzò, in quegli anni una forte ondata migratoria di gente proveniente dalle regioni pirenaiche di Pallars, Urgell, e Cerdagna ove si erano rifugiati nel secolo precedente, dopo il collasso del regno visigoto, in cerca di protezione dalle continue guerre.