Ventotène (pron. ; Vientutènë in dialetto locale) è un comune italiano di abitanti della provincia di Latina nel Lazio.
È il comune più meridionale della regione, trovandosi alla medesima latitudine di Napoli. Nel 2021 ha ottenuto il Marchio del patrimonio europeo.
Geografia fisica Territorio Il territorio comunale si estende sull'isola omonima e sulla vicina isola minore di Santo Stefano, entrambe appartenenti all'arcipelago delle isole Ponziane, nel Mar Tirreno. Con una superficie di è per dimensioni il comune più piccolo della Regione Lazio e dell'Italia centrale. L'isola è caratterizzata da conformazioni tufacee.
Il centro abitato si è sviluppato intorno alla roccia che domina il porto romano al quale è unito da una breve e suggestiva rampa realizzata in epoca borbonica. A pochi metri di distanza sorge il porto nuovo, principale punto d'attracco per traghetti e aliscafi. I due porti dividono le due principali cale sabbiose dell'isola: Cala Rossano a nord e Cala Nave a sud. Proseguendo dopo Cala Rossano si trova Punta Eolo, capo settentrionale dell'isola e sede della villa imperiale. A ovest di Punta Eolo si incrocia la cala di Parata Grande, raggiungibile tramite un sentiero e dominata da un promontorio rifugio di numerosi uccelli migratori. Superata Parata Grande, proseguendo verso sud si trova il promontorio del Semaforo, noto così per una postazione antiaerea realizzata in epoca fascista e che oggi ospita il Museo della Migrazione e l'Osservatorio ornitologico. All'estremo sud si trovano Punta Pascone e Punta degli Ulivi. Risalendo la costa orientale si trova a sud-est Cala Battaglia, un tempo raggiungibile dalla terraferma e ora solo via barca a causa del franamento del sentiero.
Santo Stefano dista solo circa dalla costa sud-orientale di Ventotene.
Clima Il clima dell'isola di Ventotene è assai mite, di tipo mediterraneo, caratterizzato da inverni miti e poco piovosi con scarse escursioni termiche giornaliere, e da estati calde e umide sebbene ventilate.
Classificazione climatica: zona C,
Storia
Età antica Le prime tracce della presenza umana sull'isola risalgono al tardo Neolitico quando l'isola diventò un punto di passaggio e di sosta sulle prime navi che solcavano il Tirreno.
Denominata dai Greci Pandoteira e successivamente dai Romani Pandataria, Ventotene cominciò a essere abitata solo quando l’imperatore Augusto decise di costruirvi, sopra l'attuale Punta Eolo, una sontuosa villa per le vacanze che comprendeva anche un porto, piscine termali, cisterne per l'acqua piovana, acquedotti, peschiere.
In questa villa fu poi spedita in esilio la figlia di Augusto, Giulia rea di aver violato la legge sulla moralizzazione pubblica. In seguito vi saranno confinate altre celebri donne romane: Agrippina Maggiore (spedita qui da Tiberio), Claudia Ottavia (cacciata da Nerone) e Flavia Domitilla, esiliata dallo zio Domiziano per la sua conversione al cristianesimo. Sull'isola si sviluppò anche un piccolo villaggio che ospitò anche una comunità cristiana ma agli inizi del VII secolo d.C. Ventotene era definitivamente spopolata.
Interessante l'evoluzione filologica del nome:
Medioevo e Rinascimento
Nel Medioevo ospitò una comunità di cistercensi, probabilmente legati all'abbazia di Santa Maria di Ponza. Dal punto di vista ecclesiastico apparteneva alla diocesi di Ischia già nella prima metà del XIII secolo.Agostino Lauro, Ischia in alcuni documenti pontifici del Duecento, in La Rassegna d'Ischia 2 (2010), p. 44.
È affidata da papa Sisto IV ai Carafa, poi ai conti Petrucci e infine nel 1542 alla famiglia Farnese.
Periodo borbonico Nel 1734 dopo la morte di Elisabetta Farnese passa al figlio Carlo III di Borbone, re di Napoli.
Nel XVIII secolo Ferdinando IV di Borbone avvia un piano di ripopolamento dell'isola di Ventotene: nel luglio del 1768 vengono iniziati i lavori per la costruzione del borgo. Nel 1769 viene costruita la chiesa di Santa Candida che sarà poi consacrata nel 1774. L'ingegnere Francesco Carpi progetta la realizzazione delle scenografiche rampe d'accesso che collegano la chiesa al porto e il nuovo forte circondato da un fossato. L'isola viene destinata inizialmente a ospitare forzati ed ex cortigiane, poi a partire dal 1772 ospiterà principalmente coloni provenienti da Napoli e dalla penisola sorrentina.
Il 13 ottobre 1770, tramite un decreto legge del re di Napoli, la diocesi di Ischia cedette l'isola di Ventotene all'arcidiocesi di Gaeta.
Parallelamente nel 1795 viene completata la costruzione del carcere sull'isola di Santo Stefano dove vengono rinchiusi gli ergastolani e dal 1813 i prigionieri politici.
Mentre nel 1806 il Regno di Napoli cadeva sotto il governo di Giuseppe Bonaparte, le isole di Ponza e Ventotene restavano sotto controllo borbonico. Solo nel 1808, con l'ascesa al potere di Gioacchino Murat le Isole Ponziane entrarono nel dominio napoleonico. Ciò permise nel 1810 l'istituzione del comune di Ventotene. Il comune verrà confermato anche da Ferdinando IV, tornato sul trono napoletano, nel 1816.
Durante gli anni del Risorgimento a Santo Stefano vengono rinchiusi diversi patrioti che si opponevano al dominio borbonico, fra i quali Luigi Settembrini.
Regno d'Italia e fascismo
Nel 1861 passa al Regno d'Italia, che mantiene la colonia penale di Santo Stefano destinandola agli ergastolani. Qui sconteranno la loro pena il brigante Carmine Crocco e l'anarchico Gaetano Bresci, l'assassino di re Umberto I di Savoia a Monza nel 1900, morto a Ventotene.
Dopo la guerra italo-turca vi vengono confinati i prigionieri di guerra libici. Con il fascismo, a partire dal 1926, Ventotene diventa il confino per molti oppositori del regime. Nel 1927 passa dalla storica provincia di Terra di Lavoro alla provincia di Napoli, per poi confluire nella neocostituita provincia di Latina nel 1934. Nel 1940 a Ventotene vivono 900 confinati, sorvegliati da 300 poliziotti. La presenza sull'isola delle più importanti personalità dell'antifascismo trasforma Ventotene in un vero e proprio laboratorio politico.
Nel 1941 tre confinati (Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni) scriveranno il manifesto "Per un'Europa libera e unita", poi noto con il nome di Manifesto di Ventotene, che in pieno conflitto mondiale chiedeva l'unione dei paesi europei e che poi ispirerà il processo di integrazione europea culminato con la nascita dell'Unione europea nel 1992.
Il 24 luglio del 1943, durante la seconda guerra mondiale, quattro aerosiluranti Bristol Beaufighter, appartenenti al 47º Stormo della RAF e decollati dalla base tunisina di Protville, affondarono la nave postale "Santa Lucia" al largo di Ventotene: nell'attacco persero la vita da 60 a 100 persone e solo cinque furono i superstiti.
Pochi giorni dopo, il 27 luglio, con la caduta del fascismo, i confinati prendono il controllo dell'isola e istituiscono la "Repubblica di Ventotene".
Verso la fine del 1943 l'isola fungeva da avamposto per 114 uomini dell'esercito tedesco che difendevano una stazione radar di vitale importanza per intercettare eventuali attacchi degli Alleati della seconda guerra mondiale. La notte dell’8 dicembre 1943 un’imbarcazione PT boat americana sbarcò nel porticciolo romano di Ventotene con 46 uomini del 509º Battaglione Paracadutisti comandati dal tenente della Marina statunitense (in seguito attore) Douglas Fairbanks Jr., che era anche comandante tattico dei Beach Jumpers, un gruppo che utilizzava qualsiasi tipo di sotterfugio per sconfiggere il nemico. I paracadutisti incontrarono un dissidente politico al confino, grazie al quale riuscirono a persuadere il comandante tedesco alla resa, mentendo sul numero effettivo delle truppe appena sbarcate e su fantomatiche navi che circondavano l’isola. I soldati tedeschi, spaventati, distrussero interamente l’avamposto e le armi in loro possesso, arrendendosi poco prima di accorgersi di essere caduti in una trappola. Ventotene fu così liberata alle 3 di mattina del 9 dicembre 1943 senza necessità di uno scontro armato. La storia è raccontata da John Steinbeck nel suo libro C'era una volta una guerra.
Dopo l'occupazione alleata, con la liberazione del 25 aprile 1945, Ventotene torna all'Italia.
Dal secondo dopoguerra Nel 1965 viene definitivamente chiuso il carcere di Santo Stefano. Gli anni del dopoguerra sono caratterizzati da una forte emigrazione, mentre la popolazione isolana cala sensibilmente. Nel 1986 nel piccolo cimitero viene sepolto, su sua espressa volontà, Altiero Spinelli. A destra, accanto alla lapide di Spinelli, vi è quella del federalista Luciano Bolis, morto nel 1993. Sul lato sinistro vi è inoltre la lapide di Antonio Saggio, avvocato generale alla Corte di Giustizia Europea e presidente del tribunale di prima istanza alla Corte di Lussemburgo (primo e finora unico italiano che sia stato tale). Nel 1997 viene istituita l'area naturale marina protetta Isole di Ventotene e Santo Stefano.
Nel maggio 2006 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano compie a Ventotene la sua prima visita istituzionale, in occasione dei vent'anni dalla morte di Altiero Spinelli.
Nell'estate del 2016 l'isola ospita un vertice internazionale fra il presidente del Consiglio Matteo Renzi, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese François Hollande.
Monumenti e luoghi d'interesse
Architetture religiose Chiesa e convento di Santa Candida La chiesa in stile neoclassico fu consacrata alla patrona dell'isola il 22 settembre 1774. Ospita una pittura raffigurante la santa patrona e attribuita a Sebastiano Conca e una serie di statue in legno. Accanto alla chiesa si trova il convento dei Cappuccini che ressero la parrocchia fino agli inizi del XIX secolo e oggi sede della canonica, dei locali parrocchiali e delle suore Adoratrici del Sangue di Cristo. Nel 1768, proveniente dalla diocesi di Ischia, che ne esercitava la giurisdizione, giunge a Ventotene il primo sacerdote, don Leonardo Castaldi, originario della frazione di Panza.
Architetture civili Porto romano Il Porto romano di Ventotene, rimaneggiato in epoca borbonica, è interamente realizzato in tufo. Sotto la roccia che oggi ospita il paese furono scavate delle grotte-magazzino, oggi utilizzate come negozi, e scavando nel tufo fu realizzato anche il cosiddetto Pozzillo, una piccola caletta dove oggi sostano le barche dei pescatori. Lo scoglio del Faro, con la relativa spiaggia rocciosa, separa il Porto da Cala Nave.
Architetture militari Castello Il castello sorge sulla piazza principale e aveva inizialmente funzione di caserma militare, concepita anche per resistere agli assalti dei pirati che nel Settecento ancora infestavano le coste italiane. Circondata da un fossato fu poi carcere e ampliata in epoca fascista. Oggi ospita gli uffici del Comune e il Museo Archeologico
Altro Il borgo borbonico Il borgo borbonico fu realizzato alla fine del XVIII secolo per ospitare i coloni. Sorge sulla roccia tufacea che domina il porto romano ed è collegato a quest'ultimo tramite due vie scenografiche: la strada che sale al castello, di forma circolare e concentrica e la strada che sale alla chiesa, formata da una breve serie di rampe ben visibili anche dal mare. Il borgo sorge su tre livelli ciascuno caratterizzato da stretti vicoli, case a uno o due piani e rampe di scale che uniscono i tre livelli. Ha due piazze: piazza Castello e piazza De Gasperi, dove si affaccia la chiesa principale. Al centro di piazza Castello è situato il monumento ai caduti della prima guerra mondiale, eretto dall'ingegnere Luigi Jacono, realizzato con una colonna in marmo lunense ricavata dal peristilio di Villa Giulia.
Siti archeologici Villa Imperiale (o villa Giulia)