Il Foro di Cesare è una piazza monumentale edificata nel I sec. a.C. nel cuore di Roma per volere di Giulio Cesare. È il primo dei cinque Fori Imperiali ad essere stato realizzato con lo scopo di ampliare gli spazi del centro politico, amministrativo e religioso della città della tradizionale piazza pubblica del Foro RomanoStrabone, Geografia, V, 3,8..
Fu una delle pochissime opere del programma urbanistico che Cesare inaugurò, sebbene ancora incompleto, il 26 settembre del 46 a.C., l'ultimo giorno della celebrazione dei suoi quattro trionfi, uno per ciascuna campagna militare che aveva con successo portato a termine: quella di Gallia, quella in Egitto, quella nel Ponto contro Farnace II e quella in Africa. Il foro fu completato sotto il principato di Augusto.
Storia L'area, sulla quale in seguito sorse il complesso, tra il XII-XI secolo a.C. era stata utilizzata come necropoli, come testimonia il ritrovamento di tombe a pozzetto. In epoca repubblicana vi erano sorti numerosi edifici per lo più privati, di cui sono stati rinvenuti solo pochi resti, come un pozzo del VI secolo a.C. con resti di intonaci e dipinti riferibili ad una domus tardo repubblicana.
Da una lettera di Cicerone all'amico Attico, siamo informati che già nel 54 a.C. Cicerone e Gaio Oppio erano stati incaricati da Cesare di acquistare terreni in un'area adiacente al Foro romano per la realizzazione di una piazza, la cui area doveva arrivare fino all'edificio pubblico dellAtrium Libertatis. Solo l'acquisto dei terreni venne a costare la cifra enorme di 60 milioni di sesterzi, ma altre fonti riportano anche una cifra maggiore, pari a circa 100 milioni di sesterzi, forse riferibile a un ulteriore ampliamento del progetto.
I lavori veri e propri dovettero iniziare verso il 51 a.C. e nel 48 a.C., con la vittoria della battaglia di Farsalo, venne decisa la dedica del tempio a Venere Genitrice, alla quale il dittatore aveva fatto voto prima della battaglia.
La contemporanea ricostruzione della Curia, affidata a Cesare dopo l'incendio del 52 a.C., ne consentì lo spostamento dal tradizionale orientamento rituale secondo i punti cardinali, ad una nuova posizione, con il medesimo orientamento della nuova piazza, di cui diveniva architettonicamente una sorta di dipendenza.
Nel 46 a.C. vi fu l'inaugurazione del tempio e della piazza, che tuttavia doveva essere ancora in parte incompleta e venne terminata solo con nuovi lavori eseguiti ad opera di AugustoRes Gestae 20., dopo la morte di Cesare.
In seguito all'eliminazione della sella montuosa tra Campidoglio e Quirinale, progettata e iniziata sotto Domiziano e realizzata sotto Traiano per la costruzione del suo nuovo Foro, fu necessaria una ricostruzione del tempio di Venere Genitrice, il cui lato di fondo si era in precedenza addossato al pendio. Per la sistemazione del taglio venne inoltre risistemato un secondo piano di taberne alle spalle del portico occidentale della piazza, affacciate sul clivo Argentario che correva a livello più alto sulle pendici del Campidoglio, e venne realizzato un edificio a pilastri in blocchi di tufo, noto come Basilica Argentaria. L'eliminazione della sella montuosa comportò inoltre la scomparsa dellAtrium Libertatis, sede dell'archivio dei censori, le cui funzioni vennero assunte da una delle absidi della Basilica Ulpia nel nuovo foro traianeo.
Nuovi lavori di sistemazione della piazza furono eseguiti da Diocleziano, in seguito all'incendio di Carino del 283, che distrusse anche la Curia e diversi edifici nel Foro Romano. La facciata del tempio venne inglobata in una parete laterizia di rinforzo, collegata alle strutture che sorgevano a lato di esso per mezzo di arconi, e i portici laterali della piazza vennero ricostruiti, con fusti di colonna in granito di reimpiego, più piccoli di quelli originari e innalzati su piedistalli per raggiungerne la medesima altezza.
Lo scavo del Foro di Cesare avvenne tra il 1930 e il 1932 rimettendo in luce la metà del complesso verso il Campidoglio, senza tuttavia comprendere il lato di ingresso verso il Foro di Nerva. Tre delle colonne del lato ovest del tempio, sormontate dalla relativa trabeazione, vennero rialzate sul podio rimesso in luce, con blocchi originari e completamenti in mattoni.
Gli scavi giubilari a partire dal 2000, hanno rimesso in luce la parte del complesso verso il lato di ingresso, ottenendo nuovi dati sulle fasi precedenti e successive della storia dell'area. Il complesso monumentale è stato inoltre ulteriormente indagato tra il 2019 e il 2021.
Profilo architettonico e significato
Il Foro di Cesare era costituito da una piazza porticata con il lato di fondo chiuso da un tempio, pianta che costituì il modello di partenza per i successivi Fori Imperiali. A differenza del Foro Romano, si trattava di un progetto unitario: una piazza lunga e stretta (160 × 75 metri), con duplice porticato su tre lati e con al centro del lato di fondo il tempio dedicato a Venere, madre di Enea e progenitrice della gens Iulia. Al centro della piazza vi era la statua equestre di CesarePlinio, Naturalis Historia XXXIV, 18.. L'impianto, fortemente assiale e centralizzante, era focalizzato sul tempio.
Dal punto di vista architettonico, il foro riprendeva le caratteristiche delle piazze forensi edificate nelle colonie romane, dotate di portici con tabernae sul fondo, con diversi edifici pubblici annessi, tra i quali basiliche civili e curie per le riunioni dei decurioni, e spesso dominate dal capitolium, il tempio dedicato alla triade capitolina.
Su questa tradizione, si innestarono elementi legati a scopi di propaganda personale e di ricerca di consenso, propri della tradizione architettonica dei regni ellenisticiContemporaneamente alla costruzione del foro cesariano, . Il culto dedicato ad un personaggio politico divinizzato sarebbe stato del tutto inaccettabile a Roma e qui la figura del dittatore venne raffigurata al centro con la statua equestre, mentre il fulcro religioso era dedicato alla divinità tutelare, comunque anch'essa strettamente legata a Cesare come mitica progenitrice della sua famiglia. Queste suggestioni erano probabilmente frutto di una precisa volontà dello stesso Cesare: Svetonio nella Vita di Cesare narra come un giorno il dittatore ricevette il Senato, ignorando ogni norma dell'etichetta repubblicana, seduto al centro del podio del tempio di Venere Genitrice, come una divinità vivente. Un aneddoto simile è ricordato anche per Caligola ed ha come palcoscenico il tempio dei Castori., già in parte assimilati a Roma, come ad esempio con i portici costruiti intorno ai templi che i più importanti ed influenti uomini politici dell'ultimo secolo dell'epoca repubblicana avevano edificato nel Campo Marzio, e in particolare nella zona del Circo Flaminio.
Descrizione Del Foro di Cesare è oggi visibile oltre metà della superficie originaria del complesso, tagliata in senso longitudinale. In seguito alle vicende degli scavi, i suoi resti sono suddivisi in diverse aree.
L'angolo meridionale, a diretto contatto con la Curia, è inserito nell'area archeologica del Foro Romano.
Il lato sud-occidentale verso il lato di fondo, per poco più della metà della larghezza complessiva originaria, era stato scavato negli anni trenta, e comprendeva gran parte del podio del tempio di Venere Genitrice, con tre delle colonne rialzate insieme alla loro trabeazione (pertinenti al rifacimento traianeo), i resti della Basilica Argentaria (ancora traianea), un tratto del portico occidentale con le colonne rialzate della ricostruzione dioclezianea e le retrostanti taberne della fase cesariano-augustea, sormontate da un secondo piano di ambienti di epoca traianea affacciati sul clivo Argentario.
Il lato di ingresso sud-orientale, che ha unificato le due aree precedenti, è caratterizzato da un tratto con pavimentazione in marmi colorati rifatta in epoca dioclezianea, e un tratto del colonnato con fusti e capitelli in posizione di caduta.
Piazza e portici
La piazza vera e propria era costituita da un rettangolo sviluppato in senso longitudinale, circondato su tre lati da un doppio portico, rialzato su tre gradini.
Sul lato di ingresso sud-orientale il portico era in origine aperto sullArgiletum, ma in seguito all'erezione del Foro di Nerva, il colonnato verso la strada venne inglobato nel muro di recinzione del nuovo complesso. Una struttura muraria in laterizio sull'angolo sud è stata interpretata come il muro di delimitazione col Foro di Augusto.
Sul lato sud-occidentale il portico è stato in parte rialzato dopo gli scavi degli anni trenta nella sua fase dioclezianea, con fusti in granito e capitelli di reimpiego rialzati su piedistalli, ma in origine doveva presentare ritmi diversi nel colonnato di facciata e in quello interno, come sembrano dimostrare le tracce delle basi più antiche rinvenute negli scavi recenti. In origine il portico terminava contro il terreno in pendio in corrispondenza della facciata del tempio e la testata era decorata da una nicchia absidata schermata da un ordine colonnato, di cui resta in situ una base di pilastro, mentre altri elementi architettonici sono esposti nel Museo dei Fori Imperiali. Dopo l'eliminazione della sella montuosa alla quale il complesso si appoggiava e la costruzione della Basilica Argentaria, tale nicchia decorativa venne nascosta dalla nuova struttura.
Al centro della piazza, come ricorda Stazio, si trovava la statua equestre di Cesare, su un cavallo con le zampe anteriori a forma "di piedi umani", caratteristica propria anche del celebre Bucefalo, il cavallo di Alessandro Magno, al quale in questo modo il dittatore veniva assimilato. Non è chiaro se si tratti della statua di Cesare loricata (cioè con corazza) citata da altre fonti o se sia un'altra effigie.
Nella piazza vennero collocate numerose statue, di cui restano per lo più solo i basamenti con iscrizioni. Una statua di un personaggio in abiti militari, acefala, l'unica conservata, è esposta nel Museo dei Fori Imperiali. Tra le basi iscritte una riporta una dedica a Vibia Sabina, moglie di Adriano, del 138 da parte degli abitanti della città africana di Sabratha. Un'altra venne dedicata all'imperatore Arcadio da Virio Nicomaco Flaviano nel 408.
Si trovava qui anche la statua colossale di Tiberio, dedicatagli da quattordici città dell'Asia Minore in ringraziamento degli aiuti provvisti dopo i terremoti del 17 e del 23 d.C. La base era decorata dalle personificazioni delle città, della quale esiste una copia in scala minore rinvenuta a Pozzuoli, e oggi conservata nel Museo archeologico nazionale di Napoli.
Taberne dei portici e ambienti del piano superiore Sul lato sud-occidentale dietro i portici si aprivano una serie di botteghe, tra le strutture meglio conservate del complesso, risalenti alla più antica fase cesariano-agustea. Questi ambienti avevano profondità variabile, in dipendenza della presenza della roccia naturale del Campidoglio. La muratura era in blocchi di tufo e di travertino per i punti staticamente più sollecitati, e la copertura doveva essere in origine in legno. La facciata, sul fondo del portico, si presentava come una serie di aperture su tre livelli, separate da piattabande in blocchi e coronate da un arco a tutto sesto.
Nella trasformazione di epoca traianea le taberne vennero coperte da volte a botte in cementizio e vi fu sovrapposto un secondo piano di ambienti in opera laterizia, che avevano accesso direttamente dal Clivo Argentario. Per motivi statici alcune delle aperture superiori in facciata vennero tamponate. Tra gli ambienti vennero inserite scale che permettevano l'accesso alla piazza direttamente dalla strada al livello soprastante.