San Giorgio Ionico è un comune italiano di abitanti della provincia di Taranto in Puglia. Esso, come tutti i comuni del versante sud-orientale della provincia di Taranto, fa parte della sub-regione geografica del Salento.

Geografia fisica Territorio La città è ubicata a 75 metri sul livello del mare e ha una superficie territoriale di . La densità di popolazione è di 689,6 abitanti per km². Confina con i Comuni di Monteiasi, Monteparano, Carosino, Roccaforzata, Faggiano e Taranto. È situata a al sud-ovest di Grottaglie. All'interno del territorio del Comune di San Giorgio Jonico non è consentito l'insediamento di centrali nucleari né lo stazionamento o il transito di ordigni bellici nucleari e scorie radioattive'.Statuto del Comune di San Giorgio Jonico, art. 4, comma 4

Aspetti del suolo

San Giorgio Ionico sorge sulle pendici di un affioramento calcareo della Serra Belvedere, ultima propaggine delle murge tarantine, parzialmente ricoperta da pineta, che prosegue verso Roccaforzata (Serra di Sant'Elia o Monte Doro) e si estende fino a San Crispieri. Anticamente questa serra era conosciuta con il nome di colline dell'Aulone, tanto decantate dal poeta Orazio.Quinto Orazio Flacco, Ode a Settimio, Libro IIBiagio Fedele, Gli insediamenti preclassici lungo la via Appia antica in Puglia, p. 51 In direzione nord-nordovest, nella zona compresa tra l'ex tronco ferroviario “Circum Mare Piccolo Taranto” e il borgo San Giovanni, il territorio presenta una conformazione altimetrica lievemente digradante. Notevole è la vallata che si estende tra San Giorgio Ionico e la vicina città di Grottaglie, come estesa è la pianura che giunge fino a Pulsano e Leporano. Nel complesso, il paesaggio mostra quei tipici lineamenti delle coste originatesi dal sollevamento geologico che hanno ampie superfici pianeggianti situate ad altezze che variano dai 20 agli sul livello del mare. Dal punto di vista geologico e litologico, il suolo è costituito da aree dove la successione stratigrafica dei luoghi si compone, dal basso verso l'alto, di: Calcare di Altamura (di età senoniana, superpiano del Cretaceo superiore) basamento dell'intera Puglia; Calcareniti di Gravina (di età Pliocene superiore); Argille subappennine (Argille del Bradano, di età calabriana); Calcareniti di Monte Castiglione (di età post-calabriana).Cfr. Dipartimento Difesa del suolo, Servizio Geologico d'Italia, Organo Cartografico dello Stato Carta Geologica dell'Italia

Zona Sismica Secondo la nuova classificazione sismica dei comuni italiani il territorio di San Giorgio Ionico, rientra nella "Zona sismica 4".Carta della sismicità in Italia dal 2000 al 2012 Zona con pericolosità sismica molto bassa, dove le possibilità di danni sismici sono basse e l'accelerazioneValore dell'azione sismica utile per la progettazione, espresso in termini di accelerazione massima su roccia (zona 1=0.35 g, zona 2=0.25 g. zona 3=0.15 g, zona 4=0.05 g). con probabilità di superamento del 10% in 50 anni è di ag < 0,05g.Rischio sismico di San Giorgio Ionico, rischio molto basso

Clima Il clima è quello tipico mediterraneo, caratterizzato da inverni miti ed estati calde e secche. Le precipitazioni atmosferiche sono in genere scarse e mal distribuite e principalmente concentrate nel periodo autunno-invernale; assolutamente rare sono le precipitazioni a carattere nevoso. I venti dominanti sono quelli di tramontana, maestrale e scirocco. Le caratteristiche termiche sono quelle dei Lauretum, 2º tipo, sottozona calda. Medie mensili elaborate in base alle rilevazioni termometriche relative al periodo 1972-2001:

Classificazione climatica: Zona climatica C; Gradi giorno 1.258.

Origini del nome Esistono due teorie ben strutturate circa l'origine del toponimo San Giorgio: la prima è collegata ai monaci basiliani, fuggiti dalla persecuzione iconoclasta dell'imperatore bizantino Leone III Isaurico e arrivati sulle coste ioniche e nel Salento (754-775 d.C.); la seconda legata al flusso migratorio dei popoli albanesi al seguito del condottiero Giorgio Castriota Scanderbeg, principe d’Epiro situato al castello di Croia.Cfr. De Marco, Cosimo, Vicende storiche di San Giorgio Jonico, Manduria, Tiemme, 1983 Entrambe le teorie hanno in comune l'Oriente e la devozione al santo martire di Lidda, San Giorgio. Entrambe le teorie sono messe in discussione da alcuni storici.

I monaci basiliani La violenta persecuzione senza precedenti perpetrata contro i monaci, colpevoli secondo l'imperatore Leone III di abusare delle immagini sacre, alla stregua degli idolatri, portò in Puglia un flusso di religiosi costretti a nascondersi in luoghi solitari come grotte, foreste e sulle pendici delle colline, che divennero luogo d'alloggio e di preghiera. Laddove non poterono adattare grotte naturali, scavarono nella roccia più friabile, creando rifugi simili a pozzi. Tracce di questi insediamenti si trovano in alcune cave di tufo, nel calcare della Serra Belvedere (tra San Giorgio Jonico, Faggiano e San Crispieri), dove sono presenti alcune cripte. Come è ben noto, la devozione a San Giorgio fu diffusa agli ordini monastici da san Teodoro il Siceota, del cui culto fu propagatore durante tutta la vita.Raymond Janin, Bibliotheca Sanctorum, Pontificia Università Lateranense, 1969, pag. 264 Terminata la persecuzione iconoclasta i monaci abbandonarono a mano a mano i loro rifugi e innalzarono, nei paesi più importanti, chiese e monasteriLeopoldo Cassese, Pergamene del Monastero Benedettino di S. Giorgio: 1038-1698, Archivio di stato - Sezione di Salerno, 1950. di rito grecoPietro Pompilio Rodotà, professore di lingua greca nella Biblioteca Vaticana, Dell'origine progresso, e stato presente del rito greco in Italia osservato dai greci, monaci basiliani e albanesi, Roma, 1760 per lo più dedicate alla Madre di Dio, la Theotókos, la Madonna di Costantinopoli, San Basilio, Sant’Antonio Abate e San Giorgio. Questi luoghi divennero ben presto importanti centri culturali e sociali: si occupavano dell'istruzione dei fanciulli e degli adulti, insegnavano le tecniche della pesca e dell'agricoltura, dissodavano la terra, rendevano fertili le paludi e le affidavano alla gente del posto per coltivarle. Dunque il nome di San Giorgio, al piccolo agglomerato agricolo, sarebbe stato dato dai monaci basiliani. La scomparsa dei monaci, avvenuta non oltre il secolo XIV, provocò la graduale distruzione dell'insediamento primitivo. Durante il periodo normanno, il sito di San Giorgio venne donato ai monaci benedettini, diventando uno dei tanti possedimenti cavensi, amministrato dall'abate Orsi del Monastero di Taranto.Questa notizia commentata dallo storico Adiuto Putignani sarebbe 'un'inesatta interpretazione di un documento del 1072 conservato nell'archivio del monastero della SS. Trinità di Cava. Cfr. Pietro Dalena, Insediamenti albanesi nel territorio di Taranto (secc. XV-XVI): Realtà storica e mito storiografico, Miscellanea di studi storici VII, p. 65.

I profughi albanesi Le migrazioni storiche degli albanesi verso l'Italia si sono susseguite lungo un arco di tre secoli, ossia dalla metà del XV secolo alla metà del XVIII secolo.Gabriella Amiotti e Alessandro Rosina, Identità e integrazione: passato e presente delle minoranze nell'Europa mediterranea, Milano, FrancoAngeli, 2007, ISBN 978-88-464-8245-7, pp. 85-86. I primi arrivi, lungo le coste ioniche sarebbero avvenute tra il 1399 e il 1409, la maggior parte si concentrò in Calabria nel periodo delle aspre lotte tra feudatari. La seconda ondata si ebbe tra il 1416 e il 1442, quando il nobile albanese Demetrio Reres, avendo reso alcuni servigi ad Alfonso I di Aragona, ottenne in ricompensa alcuni terreni in Calabria e in Sicilia. La terza migrazione si ebbe dal 1461 al 1470, quando Giorgio Castriota Scanderbeg venne in aiuto di Ferrante I d'Aragona nella guerra contro i baroni alleati degli Angioini. Al principe di Croia furono concessi come compenso dei territori pugliesi, tra questi anche alcune terre della murgia tarantina. Altre migrazioni avvennero tra il 1470 e il 1478 e tra il 1533 e 1534. L'origine del nome di San Giorgio Ionico sarebbe legata a Scanderbeg. Uno scrittore e religioso albanese, ecclesiastico di Scutari, Marino Barlezio, nel 1510 influenzerà la cultura delle comunità Arbëreshe, con la storia, forse inventata, del sogno di Scanderbeg e dell'apparizione del megalomartire Giorgio difensore dell'Albania. Secondo il Barlezio: "Scanderbeg diceva a tutti che San Giorgio, difensore dell'Albania, gli era apparso in splendide vesti e gli aveva consegnato una spada di fuoco, con la quale sterminare i nemici della cristianità".Cfr. Marinus Barletius, Historia de vita et gestis Scanderbegi, Epirotarum principis, Roma, 1508-10, cit. La fantasia popolare di quel tempo ha poi ricamato sulle gesta del valoroso cavaliere albanese un abito leggendario, confondendo queste gesta con quelle del santo cappadoceo.

San Giorgio sotto Taranto e San Giorgio Jonico La presenza dell'antico casale di San Giorgio è comunque attestata in un documento angioino del 1272Luigi Carducci, Storia del Salento: la terra d'Otranto dalle origini ai primi del Cinquecento: società, religione, economia, cultura, Congedo, 1993, p. 340. che attribuisce la proprietà del feudo ad un duca di origine francese, Simone de Belvedere (o di Bellovidere) giustiziere della Terra di Bari sotto Carlo I d'Angiò, il quale gli assegnò quel feudo nel 1272. Altri documenti del 1522 riportano il nome di San Giorgio (casale di San Giorgio).Pastore, Michela, Scritture delle università e feudi (poi comuni) in Terra d'Otranto, estratto da Archivio Storico Pugliese, XXIX (1971), 3-4, pp. 242-311.Lorenzo Giustiniani, Dizionario geografico-ragionato del Regno di Napoli [Napoli, Vincenzo Manfredi, poi Stamperia di Giovanni de Bonis, 1797-1816], rist. anast. Bologna, Forni, 1969-1971, 13 voll. Dal 1522 al 1862 San Giorgio Ionico mantenne il toponimo di San Giorgio. Dal 1862 al 1926 si chiamò San Giorgio sotto Taranto,Regio decreto 13 novembre 1862 n. 994. dal 1926Ai sensi del decreto 27 ottobre 1926 n. 1955. fino ad oggi San Giorgio Jonico (con la lettera J).

Storia

La preistoria, i Greci e l'età romana Testimonianze per lo più incomplete e frammentarie, costituite da reperti venuti alla luce nel corso di scavi eseguiti in diversi tempi e in diversi luoghi, permettono di ricostruire, seppur con molta approssimazione, il passato della cittadina ionica.