Considerata l'ultima grande diva dell'era d'oro di Hollywood per le sue doti recitative e una delle più singolari bellezze cinematografiche, raggiunse l'apice del successo fra gli anni cinquanta e sessanta, durante i quali fu l'attrice più pagata di Hollywood e ricevette enormi consensi da parte della critica. Vincitrice per due volte del Premio Oscar alla migliore attrice a fronte di cinque candidature (nel 1961 per Venere in visone e nel 1967 per Chi ha paura di Virginia Woolf?), nel 1993 vinse l'Oscar Premio umanitario Jean Hersholt per le sue attività di beneficenza, in particolare per la lotta contro l'AIDS.
Oltre ai tre Oscar, la Taylor vinse quattro Golden Globe, un premio BAFTA e tre David di Donatello. Altri suoi celebri ruoli interpretati in età adulta sono quelli nei film Il padre della sposa (1950), Un posto al sole (1951), L'ultima volta che vidi Parigi (1954), Il gigante (1956), L'albero della vita (1957), La gatta sul tetto che scotta (1958), Improvvisamente, l'estate scorsa (1959), Cleopatra (1963), La bisbetica domata (1967), Riflessi in un occhio d'oro (1968), X, Y e Zi (1972) e Assassinio allo specchio (1980).
Nel 1999 l'American Film Institute la inserì al settimo posto tra le più grandi star della storia del cinema, dietro Katharine Hepburn, Bette Davis, Audrey Hepburn, Ingrid Bergman, Greta Garbo e Marilyn Monroe.
Taylor è sempre stata descritta come "la diva dagli occhi viola". Intervistata un giorno a tale proposito, rispose: «I miei occhi sono blu marino, ma hanno delle screziature rosse (per via di alcuni vasi capillari visibili); se illuminati dalla giusta luce appaiono viola».
Biografia Le origini e gli inizi della carriera di attrice bambina
Elizabeth Taylor nacque a Hampstead, Londra, seconda figlia di Francis Lenn Taylor e di Sara Viola Warmbrodt, due statunitensi residenti in Gran Bretagna. Ebbe un fratello maggiore, Howard Taylor (1929-2020). A Elizabeth venne data la nazionalità statunitense e al fratello fu data la cittadinanza britannica. Entrambi i genitori erano originari di Arkansas City, Kansas. Suo padre era un commerciante d'arte e sua madre era un'ex-attrice, famosa con il nome d'arte di Sara Sothern, ritiratasi dalle scene quando si sposò nel 1926 a New York.
Anche se molto spesso ci si riferisce a lei come Liz, Taylor dichiarò sempre di preferire il suo nome proprio per esteso; i suoi nomi di battesimo vennero scelti in onore della nonna paterna, Elizabeth Taylor, nata Elizabeth Mary Rosemond, sposa di Francis Marion Taylor. I nonni materni si chiamavano Elizabeth Ann Wilson e Samuel Sylvester Warmbrodt. Il bisnonno di Elizabeth, Samuel Warmbrodt, era originario della Svizzera.
All'età di tre anni Elizabeth cominciò a prendere lezioni di danza. Dopo l'entrata in guerra del Regno Unito i suoi genitori scelsero di tornare negli Stati Uniti per evitare le ostilità. Elizabeth e il fratello tornarono immediatamente assieme alla madre, mentre il padre, per finire di sistemare gli affari a Londra, li raggiunse poco tempo dopo. La famiglia si trasferì a Los Angeles, dove allora viveva la famiglia di Sara, i Warmbrodts.
Molti conoscenti della famiglia, e addirittura estranei, consigliarono ai suoi genitori di proporre Liz per il ruolo di Diletta in Via col vento (1939) di Victor Fleming, ma la madre rifiutò pensando che per la bambina il ruolo fosse troppo estraneo. All'età di nove anni, la Taylor apparve nel suo primo film, There's One Born Every Minute (1942) di Harold Young, prodotto dagli Universal Studios. Scaduto il contratto con la Universal, che comprendeva solo quella pellicola, venne ingaggiata dalla Metro-Goldwyn-Mayer, dove il suo primo lavoro fu Torna a casa, Lassie! (1943) di Fred M. Wilcox, che la impose all'attenzione del pubblico.
Dopo un altro paio di pellicole, una delle quali per la 20th Century Fox, apparve nel suo primo film come protagonista, interpretando Velvet Brown, una bambina che allena un cavallo per vincere l'Aintree Grand National, nel film Gran Premio (1944) di Clarence Brown, con Mickey Rooney. La pellicola ottenne un grandissimo successo, con un incasso di oltre 4.000.000$ al botteghino, e le fece guadagnare lo status di "bambina-prodigio". Il successo di pubblico e le ottime critiche spinsero la casa di produzione a proporle un lauto contratto a lungo termine. Durante le riprese del film la dodicenne Taylor ebbe un incidente a cavallo che le procurò una frattura spinale. Da qui seguirono i problemi alla schiena che la afflissero fino a costringerla quasi perennemente su una sedia a rotelle negli ultimi anni di vita.
La transizione verso i ruoli adulti (1949-1954)
Ancora adolescente, la giovane Elizabeth Taylor era riluttante a continuare la carriera di attrice, ma la madre la costrinse a esercitarsi senza sosta per imparare a piangere a comando, controllandola durante le riprese e segnalandole errori. La giovane raramente incontrava persone della sua età sul set e gli impegni di attrice non le permettevano di ricevere una normale istruzione, tanto che aveva bisogno di usare le dita anche per le operazioni aritmetiche di base. A sedici anni disse ai genitori che desiderava lasciare la recitazione per vivere un'adolescenza normale, ma la madre le rispose che era un'ingrata: «Tu hai una responsabilità, Elizabeth. Non soltanto con questa famiglia, ma con il paese adesso, con il mondo intero».
Diversamente da altri bambini prodigio, Taylor riuscì con facilità nella transizione verso i ruoli da adulta. Interpretò la vezzosa Amy March nel film Piccole donne (1949) di Mervyn LeRoy, dopodiché raggiunse l'Inghilterra per le riprese del film Alto tradimento (1949) di Victor Saville. Prima della distribuzione della pellicola nelle sale, un articolo di copertina del Time la definì «un gioiello di grande valore, un vero zaffiro, una stella» e la principale tra le star della nuova generazione di Hollywood, al pari di Montgomery Clift, Kirk Douglas e Ava Gardner. Alto tradimento fu un fallimento al box-office, ma la sedicenne Taylor, che aveva già l'aspetto di una donna adulta e conturbante, riuscì a interpretare in maniera credibile il ruolo di una debuttante ventunenne che sposa, senza saperlo, una spia comunista (interpretata da Robert Taylor): la critica la elogiò per il suo primo ruolo maturo. Anche il successivo film, la commedia La sbornia di David (1950) di Norman Krasna, fu un flop al botteghino, ma per la Taylor fu il primo impegno cinematografico per cui ottenne un compenso di 2.000 dollari a settimana.
Il suo primo grande successo da adulta fu quello nel ruolo di Kay Banks nella commedia Il padre della sposa (1950) di Vincente Minnelli, accanto a Spencer Tracy e Joan Bennett, pellicola che ebbe un notevole riscontro di pubblico e di cui venne realizzato un sequel, Papà diventa nonno (1951), ancora diretto da Minnelli. Ma fu il successivo film, Un posto al sole (1951) di George Stevens, a lanciarla definitivamente verso una fortunata carriera di interprete di ruoli drammatici.
Le riprese di Un posto al sole iniziarono verso la fine del 1949, ma il film fu distribuito nelle sale soltanto nel 1951. Fu acclamata per la sua interpretazione di Angela Vickers, una ricca ragazza viziata che si frappone tra George Eastman (Montgomery Clift) e la sua fidanzata incinta, una povera operaia di una fabbrica (interpretata da Shelley Winters). Il film, basato sul romanzo Una tragedia americana di Theodore Dreiser, rappresentava un atto di accusa al "sogno americano" e alle sue influenze corruttrici.
Benché ancora diciassettenne e non fosse del tutto consapevole sia delle implicazioni psicologiche della storia sia delle sue potenti sfumature, la sua interpretazione fu convincente e rappresentò il vero lancio della sua carriera. Il regista George Stevens, a proposito della giovane e bellissima star, disse che «il pubblico avrebbe capito perché George Eastman (Clift) avrebbe ucciso per un posto al sole con lei». La giornalista di Hollywood Hedda Hopper, a cui fu permesso di assistere alle riprese, rimase «a occhi aperti di fronte alla ragazzina di Gran Premio che seduceva Montgomery Clift dinanzi a una macchina da presa». Quando la scena fu conclusa, la Hopper andò da lei e le disse: «Elizabeth, dove mai hai imparato a fare l'amore a quel modo?». La critica acclamò il film come un classico, una reputazione che mantiene tuttora. A.H. Wiler del New York Times scrisse: «La rappresentazione di Elizabeth della ricca e avvenente Angela è lo sforzo più alto della sua carriera», mentre il recensore di Boxoffice affermò: «Miss Taylor merita un Premio Oscar».
Taylor, che nel frattempo aveva frequentato la scuola direttamente negli studi della Metro-Goldwyn-Mayer, si diplomò alla University High School di Los Angeles il 26 gennaio 1950, lo stesso anno in cui, diciottenne, si sposò per la prima volta. Nella prima metà degli anni cinquanta divenne sempre più insoddisfatta dei ruoli che le venivano offerti. Mentre avrebbe voluto interpretare i ruoli da protagonista in La contessa scalza e in Piangerò domani, la MGM continuò a riservarle ruoli stereotipati in film come Marito per forza (1952) di Stanley Donen, Ivanhoe (1952) e Vita inquieta (1953), entrambi di Richard Thorpe, La pista degli elefanti (1954) di William Dieterle, ove subentrò a Vivien Leigh. L'ennesimo ruolo insoddisfacente nel dramma romantico Rapsodia (1954) di Charles Vidor, si rivelò altrettanto frustrante. Interpretò Louise Durant, una bella ragazza ricca innamorata di un violinista (Vittorio Gassman) e di un giovane pianista (John Ericson). Un critico del New York Herald Tribune scrisse: «C'è senza dubbio bellezza nel film, con Miss Taylor che brilla nella scena a ogni inquadratura… ma le pretese drammatiche sono deboli, nonostante le espressioni nobili e graziosi manichini in posa». Il successivo Lord Brummell (1954) di Curtis Bernhardt la vide nel ruolo di Lady Patricia, molto elaborato da un punto di vista figurativo, ma in sostanza splendidamente vuoto, utile solo a fare da sostegno al protagonista del film, Stewart Granger. L'ultima volta che vidi Parigi (1954) di Richard Brooks le offrì invece un ruolo più complesso dei precedenti e la riunì a Van Johnson, con cui aveva girato La sbornia di David. Il ruolo di Helen Ellsworth Willis era basato sulla figura di Zelda Sayre Fitzgerald, giornalista e scrittrice dalla vita spregiudicata e tragica, e Taylor portò a termine il film (il quarto in dodici mesi) nonostante fosse incinta del suo secondo figlio.
La grande popolarità (1956-1979)
Desiderosa di interpretare ruoli più consistenti, nel 1956 ottenne una scrittura più interessante ne Il gigante, epico film di George Stevens, quale protagonista femminile accanto a Rock Hudson (sul set nacque la loro amicizia, durata sino alla morte di quest'ultimo) e James Dean (nel suo ultimo film, prima della tragica scomparsa). Seguirono tre film di successo per i quali ottenne altrettante candidature agli Oscar come miglior attrice protagonista. Nel 1957 girò il film drammatico in costume L'albero della vita di Edward Dmytryk, con Eva Marie Saint e Montgomery Clift, che, proprio durante le riprese di questa pellicola, ebbe il grave incidente stradale che lo sfigurò e lo condizionò per il resto della carriera. Fu proprio lei, sua grande amica, ad accorrere sul luogo e a salvargli la vita, estraendogli dalla bocca i denti spezzati che lo stavano soffocando.