Biografia Originario di una famiglia contadina sulmonese, si diede agli studi di retorica e latino presso il locale seminario, e successivamente si trasferì a Napoli dove compì gli studi di filosofia e di letteratura.

Fu insegnante di greco e latino presso l'Abbazia di Montecassino e in seguito nella sua città natale, divenendo poi affiliato della carboneria e partecipando alle sue attività nel periodo risorgimentale.

Ciò gli costò l'arresto da parte della autorità borboniche e la condanna, il 21 marzo 1854, da parte della Gran Corte Speciale del II Abruzzo Ulteriore a 20 anni di reclusione, scontati nei penitenziari di Montefusco, Montesarchio, Procida (i primi due situati nel Principato Ultra, il terzo nell'omonima isola).

Nonostante la vita in prigione fosse molto dura, lui non smise di dedicarsi alla letteratura, tanto che scrisse un saggio sul "Canzoniere di Dante", proprio in quel periodo, che fu edito postumo dall'amico Leopoldo Dorrucci. Liberato dopo 5 anni, ricevette la grazia in quanto gravemente ammalato di emottisi (1858) e gli fu concesso di restare in esilio in terra abruzzese, in quel di Chieti.

Con l'Unità d'Italia, tornò a Sulmona ma morì a 47 anni per l'aggravarsi della malattia, anche a causa delle angherie patite nel periodo di dura detenzione nelle carceri borboniche. È sepolto nel Complesso della Santissima Annunziata in Sulmona. L'epigrafe funebre fu dettata dall'amico Luigi Tosti.

Opere Fu autore di svariate opere a carattere storico; tra i suoi scritti si segnala un commento al "Canzoniere di Dante Alighieri", l'Album pittorico letterario abruzzese di Chieti (in collaborazione con Francesco Vicoli, 1859-60), "Giornale abruzzese di Lettere, Scienze ed Arti" di Chieti-Napoli, in collaborazione con Pasquale De Virgiliis. Pubblicò la monografia de "Degli Abruzzesi Primitivi".

Gli scritti apparsi nei periodici sono stati riediti in Ezio Mattiocco, "Panfilo Serafini figlio d'Italia", L'Aquila, Deputazione Abruzzese di Storia patria, 2011.

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