Dioniso (AFI: , alla latina ; , dialetto attico; in greco omerico: ; in greco eolico: o ) è una divinità della religione greca.
Originariamente fu un dio arcaico della vegetazioneIl Dioniso originario, legato alla vegetazione, rappresentava quell'energia naturale che, per effetto del calore e dell'umidità, portava i frutti delle piante alla piena maturità. Era dunque visto come una divinità benefica per gli uomini da cui dipendevano i doni che la natura stessa offriva tra questi: l'agiatezza, la cultura, l'ordine sociale e civile. Ma poiché questa energia tendeva a scomparire durante l'inverno, l'immaginazione degli antichi tendeva a concepire talvolta un Dioniso sofferente e perseguitato., legato alla linfa vitale che scorre nelle pianteLinfa che si ritrae nel mondo ctonio durante i mesi invernali per poi tornare a scorrere vivida in quelli estivi; infatti erano a lui cari tutti quei frutti ricchi di succo dolce come l'uva, il melograno o il fico (Jacques Brosse, Mitologia delle piante, Rizzoli, 1991, cap. 4).. In seguito fu identificato come dio dell'estasi, del vino, dell'ebbrezza e della liberazione dei sensi; venne quindi a rappresentare l'essenza del creato nel suo perenne e selvaggio fluire, lo spirito divino di una realtà smisurata, l'elemento primigenio del cosmo, l'irruzione spirituale della ζωή greca, ossia l'esistenza intesa in senso assoluto, la frenetica corrente di vita che tutto pervade..
Dio "ibrido" dalla multiforme natura maschile e femminile, animalesca e divina, tragica e comica, Dioniso incarna, nel suo delirio mistico, la scintilla primordiale e istintuale presente in ogni essere vivente; che permane anche nell'uomo civilizzato come sua parte originaria e insopprimibile, e che può riemergere ed esplodere in maniera violenta se repressa e non elaborata correttamente.
Veniva identificato a Roma con il dio Bacco (simile a Dioniso), con il Fufluns venerato dagli Etruschi e con la divinità italica Liber Pater, ed era soprannominato λύσιος lýsios, "colui che scioglie" l'uomo dai vincoli dell'identità personale per ricongiungerlo all'originarietà universale. Nei misteri eleusini veniva identificato con Iacco.
Strettamente legato alle origini del teatro, Dioniso è forse il dio della mitologia greca di maggior fortuna nella cultura contemporanea, in particolare nel Novecento, dopo che il filosofo Friedrich Nietzsche, nella Nascita della tragedia, ha creato la categoria estetica del dionisiaco – emblema delle forze naturali, vitalistiche e irrazionali – contrapponendola a quella dell'apollineo..
Attributi ed epiteti
Solitamente accompagnato da un corteo chiamato tiaso e composto dalle sue sacerdotesse (dette menadi o baccanti, donne in preda a frenesia estatica e sessuale e invasate dal dio), bestie feroci, satiri e sileni. Care al dio erano le piante della vite (da cui il legame con il vino e la vendemmiaIl vino fu dono di Dioniso all'uomo secondo Esiodo, Catalogo delle donne fr. 239 Merkelbach-West; v. anche Le opere e i giorni, 614.) e dell'edera (in particolare alcune specie di edera, contenenti sostanze psicotrope, e che venivano lasciate macerare nel vino)L'edera, peraltro, ha una forma che può ricordare quella della vite, e a volte le veniva attribuito l'appellativo poetico di oinôps o oinōpós (“color del vino”) che indica appunto la sua appartenenza a Dioniso quale dio del vino. In particolare La corrispondenza fra le due piante è illustrata da Walter F. Otto in una pagina classica del suo saggio su Dioniso: «L'edera fiorisce in autunno quando per la vite è tempo di vendemmia, e produce frutti in primavera. Tra la sua fioritura e l'epoca dei frutti sta il tempo dell'epifania dionisiaca nei mesi invernali. Così, in certo qual modo l'edera rende omaggio al dio delle inebrianti feste invernali, dopo che i suoi germogli si sono librati in alto, come se recassero una nuova primavera. Ma anche senza tale trasformazione essa è un ornamento dell'inverno. Mentre la vite dionisiaca necessita il più possibile della luce e del calore solare, l'edera dionisiaca ha un bisogno sorprendentemente limitato di luce e di calore, e fa germogliare la sua freschissima verzura anche all'ombra e al freddo. Nel bel mezzo dell'inverno, quando si celebrano strepitanti feste dionisiache, si stende baldanzosa con le sue foglie frastagliate sul terreno dei boschi o si arrampica sui tronchi quasi volesse, al pari delle Menadi, salutare il dio e circondarlo nella danza. La si è paragonata al serpente, e la natura fredda attribuita a entrambi si ritiene sia il motivo per cui essi appartengono a Dioniso. Effettivamente il movimento con cui l'edera striscia sul terreno o si avvolge agli alberi può ricordare i serpenti che le selvagge accompagnatrici di Dioniso intrecciano nei capelli o tengono fra le mani»... Uno dei suoi attributi era infatti il sacro tirso, un bastone nodoso avvolto da edera e pampini e sormontato da una pigna: altro suo attributo è il kantharos, una coppa per bere caratterizzata da due alte anse che si estendono in altezza oltre l'orlo.
A seguire, alcuni degli epiteti con cui il Dio era chiamato: Bromio – da , "fragore", "fremito" e usato anche da Euripide ne Le Baccanti, secondo il mito il dio era stato generato in mezzo ai fragori del tuono dalla madre Semele colpita dal fulmine, o perché l'ebbrezza del vino produce fremito e furore; Lysios o Lieo – "colui che scioglie"; Bassareo, soprannome di Bacco derivato secondo alcuni da Bassaro, un borgo della Lidia ove aveva un tempio, secondo altri da una lunga veste chiamata "Bassara" (o "Bassaris") fatta di pelli di volpi originaria della Tracia che Bacco portava, o da un calzare detto "Bassaro". La sacerdotessa di Bacco si chiamava Bassarida; Cretogeno – nato a Creta; Ctonio – in quanto figlio della regina del mondo sotterraneo; Zagreo () – in quanto figlio di Zeus e PersefoneOvidio, Met. VI 114.; Bacco.
Esiste poi una particolare manifestazione iconografica, in cui il dio è raffigurato come un uomo maturo, barbato e togato anziché come un giovinetto nudoSardanapallos - Enciclopedia - Treccani. Tale rappresentazione, diffusa in età ellenistica a Roma, richiama dei modelli di scuola prassitelica (V-IV secolo a.C.); in un'iscrizione praticata su un esemplare conservato ai Musei Vaticani si legge Σαρδανάπαλλος: è quindi plausibile che la statua, priva di attributi iconografici (come il tirso che doveva stringere nella mano destra, mancante in tutti gli esemplari) sia stata ritenuta nell'antichità un ritratto del re assiro Assurbanipal, detto anche Sardanapalo. Nonostante già nel XIX secolo Ennio Quirino Visconti abbia proposto la corretta identificazioneVisconti, Mus. Clem. II:290-304, noted by J.J. Pollitt, in Olga Palagia, J. J. Pollitt, Personal Styles in Greek Sculpture :8f., tale raffigurazione è tuttora chiamata Dioniso/SardanapaloK.A. McDowall, "The so-called 'Sardanapalus'", Journal of Hellenic Studies, 1904; Bernard Ashmole, "The so-called 'Sardanapalus'", The Annual of the British School at Athens, 1919..
Mitologia Origini
L'origine del nome Dioniso è suggerita dal genitivo (di Zeus) e da , quindi il nysos (nuovo, giovane): il "giovane figlio di Zeus"Filippo Càssola. Inni omerici. Milano, Mondadori/Fondazione Lorenzo Valla, 2006, pag. 5.. Per altri studiosi, l'etimologia è invece legata al monte Nisa, dove il dio venne allevato (theos-Nyses, il dio di Nisa)R. Gordon Wasson, Albert Hofmann, Carl A. P. Ruck, Alla scoperta dei misteri eleusini, Urrà-Apogeo Edizioni, 1996.; e c'è anche chi propende per il significato di "dio notturno" (theos-nykios)Umberto Curi, Endiadi. Figure della duplicità, Cortina Raffaello 2015.. Il poeta Apollonio Rodio invece propose il significato di "nato due volte" (da di-genes) o "il fanciullo dalla doppia porta"Apollonio Rodio, IV, 1137..
Secondo Detienne, Dioniso è il dio straniero per eccellenza, poiché proveniva dalla Tracia. Le ricerche più recenti, in effetti, hanno messo in rilievo l'esistenza di elementi comuni nel culto greco di Dioniso e nei culti della Tracia, con possibilità di rapporti reciproci, uniti forse a influssi dall'Asia Minore (già autori antichi, come Euripide, sostenevano l'origine frigia di Dioniso, che presenta forti affinità col dio Sabazio)Tim Unwin, Storia del vino, Donzelli 2002.. Questa tesi ben si accorda al fatto che diversi elementi attestano l'antichità del culto di Dioniso in terra greca: in particolare la presenza del nome sulle tavolette micenee in lineare B, il carattere orgiastico dei culti della vegetazione della religione minoica, nonché la credenza, diffusa a Creta, che il toro rappresenti una forma di epifania divina (e Dioniso venne talvolta invocato con l'appellativo di "toro").
Le notizie relative alle modalità della nascita di Dioniso sono intricate e contrastanti. Sebbene il nome di suo padre, Zeus, sia indiscusso, quello di sua madre è invece oggetto di numerose interpretazioni da parte degli autori mitografi. Alcuni dicono che il dio fosse frutto degli amori del dio con Demetra, sua sorella, oppure di Io, o ancora di Lete; altri ancora lo fanno figlio di Dione, oppure di PersefoneScolii a Pindaro, Pitica III, 177.Plutarco, Simposio VII, 5..
Quest'ultima versione, nonostante non sia accettata dalla maggior parte dei mitografi, non è comunque stata scartata del tutto dalla tradizione letteraria. In alcune leggende orfiche la madre di Dioniso è infatti definita "la regina della morte", il che fa appunto pensare a Persefone. Zeus stesso, innamoratosi di sua figlia, che era stata nascosta in una grotta per volere di Demetra, si tramutò in serpente e la raggiunse mentre era intenta a tessere. La fecondò e la fanciulla partorì così due bambini, ZagreoNonno di Panopoli, Dionisiache VI, 269. e lo stesso Dioniso.
Genealogia (Esiodo) Figlio di Zeus e di Semele, sposò Arianna che lo rese padre di Enopione, Stafilo, Toante, Pepareto, Eurimedonte (Igino chiama Dionosio 'Liber') ed Iacco (che potrebbe essere un'identificazione dello stesso Dionisio).
Nascita di Dioniso
La versione generalmente più conosciuta è quella che vuole come madre Semele, figlia di Armonia e di Cadmo, re di Tebe: d'altra parte il suo nome può significare "la sotterranea", se non si riferisca a Selene, la dea Luna, che ribadisce così all'immagine della Terra intesa come grembo oscuro, ma stranamente fecondo, che sottrae la vita alla luce e l'assorbe per riprodurla, in un eterno ciclo di morti e resurrezioni. Anche sulle versioni del concepimento di Dioniso le tradizioni non concordano: secondo alcuni Zeus, dopo avere raccolto ciò che rimaneva del corpicino del diletto figlioccio Zagreo, generato dal fratello Ade e dalla nipote Persefone e ucciso dai Titani, cucinò il cuore del fanciullo in un brodo che fece bere alla giovane Semele, sua amante. Oppure il padre degli dei stesso, innamorato perdutamente di Semele, assunse l'aspetto di un mortale per unirsi a lei nel talamo, rendendola incinta di un bambinoPseudo-Apollodoro III, 4-3..
L'ennesimo tradimento di Zeus con una mortale non restò oscuro a Era, che si poteva ritenere l'unica moglie legittima del dio. Infuriata, e non potendo vendicarsi sul marito, la dea ispirò nelle tre sorelle di Semele invidia per la sorella, che nonostante fosse in età da nubile poteva vantare già un amante e anche una gravidanza. La povera Semele subì le crudeli beffe di Agave, Ino e Autonoe, le quali criticavano non solo il fatto che fosse già incinta, ma anche che nonostante il concepimento il padre del bambino non si fosse ancora deciso a venire allo scoperto e a dichiararsi.