La prefettura del pretorio d'Italia ( e in greco , traslitterato in Hyparchía Praitoríōn Italías) o, più semplicemente, prefettura d'Italia era una delle grandi prefetture del pretorio nelle quali, a partire dalla riforma tetrarchica di Diocleziano, si articolò il tardo impero romano. Fu nota anche come prefettura del pretorio d'Italia, Illirico e Africa (latino: Praefectura Praetorio Italiae, Illyrici et Africae) e come prefettura del pretorio d'Italia e Africa (latino: Praefectura Praetorio Italiae et Africae). La capitale della prefettura fu prima a Milano ed infine a Ravenna.
Assegnata dopo il 395 all'Impero d'Occidente, dopo la caduta di questo nel 476, la prefettura sopravvisse formalmente per conto dell'imperatore d'Oriente, prima nelle mani del re degli Eruli Odoacre, poi in quelle dei sovrani del Regno ostrogoto, da Teodorico a Teia. Al termine della guerra gotica, nel 553, la prefettura venne infine riunita all'Impero d'Oriente, sopravvivendo sino al 584, quando venne trasformata in esarcato d'Italia.
Storia Dalla riforma tetrarchica alla spartizione di Teodosio Nel 293 l'imperatore Diocleziano inaugurò la nuova forma di governo detta tetrarchia, associando al trono un omologo di pari rango con il titolo di augustus ed elevando al rango inferiore di caesares Galerio e Costanzo Cloro. Ciascuno dei quattro imperatori si dotò, di conseguenza, di un proprio prefetto del pretorio per reggere l'amministrazione.
L'omologo di Diocleziano, Massimiano, Augusto d'Occidente, pose la propria capitale a Milano dove insediò il proprio prefetto, incaricandolo di esercitare la propria autorità sui territori direttamente soggetti a Massimiano: Italia, Illirico ed Africa. Tale organizzazione del potere ebbe vita breve. Già la seconda tetrarchia, iniziata nel 305 andò in crisi appena un anno dopo con la morte di Costanzo Cloro; la crisi si concluse nel 326 con l'accentramento di tutto il potere nelle mani di Costantino I.
Attorno al 332 venne temporaneamente creata una prefettura del pretorio d'Africa, comprendente la diocesi d'Africa, che venne dunque sottratta all'autorità del prefetto d'Italia.. Tuttavia l'Africa risultò nuovamente unita all'Italia al momento in cui venne definita la circoscrizione in senso territoriale delle prefetture pretoriane. Questa si ebbe infatti in occasione della spartizione dell'Impero tra i figli di Costantino I, alla morte di questi nel 337. La prefettura d'Italia risultò pertanto suddivisa nelle diocesi di Africa, Italia (a sua volta suddivisa nei due vicariati di Italia Annonaria e di Italia Suburbicaria istituiti da Costantino dopo la sua vittoria su Massenzio), Pannonia, Dacia e Macedonia.
Nel 356 la prefettura d'Italia venne ridotta territorialmente a seguito dell'istituzione della nuova prefettura del pretorio dell'Illirico, che inglobò le diocesi di Pannonia, Dacia e Macedonia; tuttavia la nuova prefettura venne abolita già nel 361 da Giuliano e quindi ripristinata da Graziano nel 375. Il suo territorio fu oggetto di disputa tra le due metà dell'impero fino alla sua spartizione, nel 395, alla morte di Teodosio.
La prefettura e l'Impero d'Occidente
Con la divisione dell'Impero, i territori della prefettura del pretorio dell'Illirico vennero spartiti tra Occidente, cui venne assegnata la diocesi di Pannonia, ed Oriente, cui vennero assegnate le diocesi di Dacia e di Macedonia (che continuarono a far parte di una prefettura del pretorio dell'Illirico dall'estensione ridotta). La diocesi illirica venne di conseguenza accorpata alla prefettura d'Italia, posta sotto l'egida dell'Impero romano d'Occidente, assegnato ad Onorio.
Nel 412 all'Italia venne sottratta nuovamente la diocesi d'Africa, che venne ricostituita in prefettura autonoma. Si era infatti all'indomani del Sacco di Roma da parte dei Visigoti di Alarico I e in un'epoca in cui Vandali, Alani, Suebi e Burgundi imperversavano nei territori della prefettura delle Gallie, penisola iberica compresa: la diocesi d'Africa rimaneva pertanto l'unico territorio ancora sicuro d'Occidente. Nel 429 tuttavia, anche l'Africa venne travolta dall'invasione dei Vandali guidati da re Genserico, che nel 435 vennero riconosciuti dall'imperatore come foederati. I Vandali, tuttavia, anziché sottomettersi, si diedero ad esercitare la pirateria sulle coste della Sicilia, conquistando infine Cartagine il 19 ottobre 439. Nel 442 tuttavia i Vandali restituirono all'Imperatore le province della Mauretania, la Tripolitania e una parte della Numidia, tenendosi per sé il resto dell'Africa romana. Per ancora un decennio dunque i Romani poterono mantenere il possesso su parte dell'Africa, anche se le sue province più prospere erano sotto il controllo dei Vandali. Dopo la morte di Valentiniano III, nel 455, i Vandali si impossessarono delle Mauritanie, della Tripolitania, della Sardegna, della Corsica e delle Isole Baleari, saccheggiando ripetutamente la Sicilia e le coste dell'Italia meridionale. Le province della prefettura del pretorio d'Italia sotto l'effettivo controllo romano si ridussero così alle province dell'Italia propriamente detta, alla Dalmazia e alla Sicilia.
La prefettura dopo la caduta dell'Impero d'Occidente
Malgrado la caduta dell'Impero d'Occidente, nel 476, i successivi regni romano-barbarici in Italia, continuarono a mantenere e utilizzare l'amministrazione romana, conservando la struttura dell'antica prefettura. Il re degli Eruli, Odoacre, dopo aver deposto nel 476 l'Imperatore d'Occidente Romolo Augusto (considerato un usurpatore dalla pars orientis), inviò le insegne imperiali all'imperatore d'Oriente Zenone, che in cambio lo nominò patricius e riconobbe il suo governo sull'Italia, sotto l'autorità nominale dell'Imperatore d'Occidente Giulio Nepote, che si trovava allora nell'Illirico. Morto nel 480 l'ultimo pretendente al trono imperiale di Ravenna, Odoacre estese il proprio controllo anche su quell'ultimo lembo della prefettura. In segno di continuità il sovrano nominò prefetto Cecina Basilio Massimo, figlio di Cecina Decio Basilio, prefetto d'Italia sotto gli imperatori Maggioriano e Libio Severo. Nel 483 Basilio Massimo partecipò in qualità di prefetto e come inviato regio all'elezione di papa Felice III.
Il crescente potere di Odoacre spinse tuttavia nel 489 l'imperatore Zenone ad inviare contro di lui il re degli Ostrogoti, Teodorico, il quale sconfisse Odoacre a Verona e quindi definitivamente a Ravenna nel 493, rendendosi nuovo signore d'Italia. Il nuovo regno ostrogoto instaurato da Teodorico continuò a mantenere, come già in precedenza, l'organizzazione provinciale e statale romana.
La riunificazione all'Impero d'Oriente Nel 535, l'imperatore Giustiniano I (527-565) avviò un'imponente serie di campagne militari volte alla riconquista dell'Occidente ed in particolare dell'Italia. Dopo aver infatti sottomesso i Vandali in Africa, Sardegna e Corsica e aver riconquistato la Sicilia, l'imperatore diede inizio alla lunga e sanguinosa guerra gotica per la riconquista della penisola. Gli inizi furono coronati da successo: nel 540 fu infatti riconquistata Ravenna, capitale dei Goti e sede prefettizia, ed i Bizantini presero a nominarvi propri prefetti. La guerra si concluse però solo con la spedizione risolutiva di Narsete del 552-553.
Il 13 agosto 554, con la promulgazione a Costantinopoli da parte di Giustiniano di una Pragmatica sanctio (pro petitione Vigilii) (Prammatica sanzione sulle richieste di papa Vigilio), l'Italia rientrava, sebbene non ancora del tutto pacificata, nel dominio romano.. Con essa Giustiniano estese la legislazione dell'Impero all'Italia, riconoscendo le concessioni attuate dai re goti fatta eccezione per l'"immondo" Totila, e promise fondi per ricostruire le opere pubbliche distrutte o danneggiate dalla guerra, garantendo inoltre che sarebbero stati corretti gli abusi nella riscossione delle tasse e sarebbero stati forniti fondi all'istruzione.. Narsete avviò inoltre la ricostruzione di un'Italia in forte crisi dopo un conflitto così lungo e devastante, riparando anche le mura di diverse città ed edificando numerose chiese. Fonti propagandistiche parlano di un'Italia riportata all'antica felicità sotto il governo di Narsete.; Liber Pontificalis, p. 305 («Erat tota Italia gaudiens»); Auct Haun. 2, p. 337 («(Narses) Italiam romano imperio reddidit urbes dirutas restauravit totiusque Italiae populos expulsis Gothis ad pristinum reducit gaudium») Secondo la storiografia moderna tali fonti sono però esageratamente ottimistiche, in quanto, nella realtà dei fatti, Roma faticò, nonostante i fondi promessi, a riprendersi dalla guerra e l'unica opera pubblica riparata nella Città Eterna di cui si ha notizia è il ponte Salario, distrutto da Totila e ricostruito nel 565.. Nel 556 Papa Pelagio I si lamentò in una lettera delle condizioni delle campagne, «così desolate che nessuno è in grado di recuperarle.». Anche il declino del senato romano non fu fermato, portando al suo scioglimento agli inizi del VII secolo.
Narsete, rimasto in Italia con poteri straordinari, riorganizzò anche l'apparato difensivo, amministrativo e fiscale. A difesa della penisola furono stanziati quattro comandi militari, uno a Forum Iulii (vicino al confine con Norico e Pannonia), uno a Trento, uno in Insubria ed infine uno presso le Alpi Cozie e Graie.. L'Italia fu organizzata in prefettura e suddivisa in due diocesi, a loro volta suddivise in province. Secondo quanto riporta Paolo Diacono nel libro II della Historia Langobardorum, la prefettura del pretorio d'Italia alla vigilia dell'invasione longobarda del 568 era costituita dalle seguenti province:Paolo Diacono, Historia Langobardorum, II, 14-24. Paolo Diacono riporta in realtà tra le province dell'Italia anche la Rezia I e II, che tuttavia all'epoca erano sotto il controllo dei Barbari e non erano state affatto riconquistate da Narsete, la Sicilia (che tuttavia non faceva parte della prefettura del pretorio d'Italia, ma dipendeva direttamente da Costantinopoli), la Sardegna e la Corsica (queste ultime due facevano parte in realtà della prefettura del pretorio d'Africa). L'elenco che segue è stato tratto da . Alpes Cotiæ (Piemonte e Liguria) Liguria (Lombardia e Piemonte orientale) Venetia et Histria (Veneto, Trentino, Friuli e Istria) Aemilia (Emilia) Flaminia (ex Ager Gallicus) Picenum Alpes Apenninæ (gli Appennini settentrionali) Tuscia (Toscana) Valeria (Umbria e Sabina) Campania (Lazio litoraneo e Campania litoranea) Samnium (Abruzzo e Molise) Apulia (Puglia e Irpinia) Lucania (Cilento, Basilicata e Calabria)