Il rinascimento del XII secolo è stato un periodo storico caratterizzato da un profondo rinnovamento del mondo della cultura e da una fioritura delle arti e delle lettere che si ebbe in Europa a partire dal XII secolo. Stimolata da un contesto di prosperità demografica ed economica senza precedenti dall'inizio del Medioevo, ma anche da un periodo di "rinascita politica" e dalla riforma della Chiesa, la cristianità andò incontro a un profondo cambiamento nelle sue strutture culturali.

Il mondo monastico tornò a focalizzarsi sulla sua funzione contemplativa favorendo lo sviluppo delle prime università medievali che fiorirono nelle grandi città, come Salerno, Parigi, Napoli, Chartres o Bologna. Le discipline intellettuali trovarono grandi benefici dal proliferare di traduzioni di testi greci e arabi eseguite perlopiù in Spagna e in Italia, permettendo la riscoperta degli antichi classici, come Aristotele, e dei suoi commentatori musulmani. Da ciò derivò un nuovo interesse per le discipline scientifiche e per la dialettica, la teologia dogmatica andò ad affermarsi come base della scolastica (la principale scuola filosofica dell'epoca), mentre nelle regioni mediterranee si iniziò a studiare il diritto e la medicina.

Il XII secolo vide anche l'ascesa di una vera classe, secondo le parole dello storico Jacques Le Goff, di "intellettuali" come Pietro Abelardo, noto per la durezza del suo scontro con Bernardo da Chiaravalle, Giovanni di Salisbury o Pietro Lombardo, tra i maggiori protagonisti di un nuovo umanesimo basato sulla rinascita della cultura antica come ben descritto dall'adagio «nani sulle spalle dei giganti» di Bernardo di Chartres. Alla definizione delle caratteristiche di questo periodo storico hanno contribuito numerosi studi compiuti da diversi storici medievisti, tra cui spiccano quelli di Charles Haskins, Jacques Le Goff e Jacques Verger.

Storiografia

Sembra che l'applicazione del concetto storiografico di "rinascimento" al XII secolo sia dovuto al medievista statunitense Charles Haskins, tuttavia bisogna notare che anche altri autori del XIX secolo avessero già utilizzato tale termine senza però ulteriori specifiche e che la nozione di rinascita sia stata applicata per qualificare anche altri periodi del Medioevo.. Nel 1927, Haskins pubblicò un libro diventato poi un testo fondamentale, The Renaissance of the Twelfth Century, in cui l'approccio da lui adottato fu per il tempo decisamente innovativo: a differenza, ad esempio, di Jacob Burckhardt,Die Kultur der Renaissance in Italien. Eine Versuch, Bâle, 1860 che intendeva dimostrare che il rinascimento del XVI secolo fosse ben radicato già nei secoli precedenti, Haskins cercò di evidenziare un rinnovamento culturale distinto e autonomo, confrontando i due fenomeni sottolineando alcuni tratti comuni (riscoperta dei testi classici e sviluppo delle attività intellettuali al di fuori dell'ambito dalla Chiesa).. Nella sua prefazione, Haskins afferma:

Il successo del libro Haskins rese popolare il concetto di "rinascimento del XII secolo" e da qui molti storici lo utilizzarono per poi ampliarne le caratterizzazioni.. Numerosi studi hanno poi messo in luce le fondamentali e innegabili differenze tra il XII e il XVI secolo, evidenziando come gli uomini del secondo periodo non ebbero lo stesso punto di vista dei primi i quali non avevano la consapevolezza di essere protagonisti di un risveglio dopo secoli di oscurità. Anche le fonti del tempo accreditano tale interpretazione, alcuni autori del XII secolo parlano di una renovatio (rinnovamento) o di una reformatio o restauratio (riforma), vale a dire un ritorno a un precedente momento, piuttosto che a una "rinascita" o una rottura con il passato. Il concetto di rinascimento del XII secolo è comunque entrato nella storiografia tradizionale e, lungi dall'essere abbandonato, viene spesso utilizzato e talvolta applicato a ulteriori periodi del medioevo..

Il successo di questo concetto è stato confermato da alcune importanti conferenze internazionali e da pubblicazioni di rilievo. Lo storico Jacques Verger dedicò al rinascimento del XII secolo una piccola opera di sintesi, pubblicata prima in italiano. poi in francese, in cui osserva come la visione essenzialmente culturale proposta da Haskins sia stata aggiornata grazie al progresso della ricerca e in particolare al contributo di monografie locali, studi economici e politici, oltre che da una conoscenza più approfondita dei movimenti di riforma religiosa. Il XII secolo, per l'Europa, è stato per molti versi un fresco e vigoroso periodo. Oltre alle Crociate, alla crescita delle città e alla nascita dei primi stati burocratici dell'Occidente, questo periodo vide anche l'apogeo dell'arte romanica e l'inizio del gotico, l'emergere della lingua vernacolare, la riscoperta dei classici latini, della poesia latina e del diritto romano, della scienza greco-romana arricchita dai contributi islamici, e della nascita delle prime università in Europa. L'XII secolo ha lasciato il segno nell'istruzione superiore, nella filosofia scolastica, negli ordinamenti giuridici europei.. Nel tempo, inoltre, si è allargata la visione degli storici estendendo le aree geografiche maggiormente considerate da Haskins e l'intervallo temporaneo (cioè il nord dell'Italia e della Francia e dal 1100 agli inizi del XIII secolo) arrivando a dimostrare che quasi tutto l'Occidente fosse stato in qualche misura coinvolto in tale processo e le cui origini risalgono in realtà all'ultimo terzo del XI secolo; alcuni storici hanno anche suggerito l'esistenza di una vera e propria continuità con la cosiddetta rinascita ottoniana o addirittura con il rinascimento carolingio..

Contesto Sviluppo economico e politico dell'Occidente

Sebbene il termine "rinascimento del XII secolo" indichi in primo luogo un movimento intellettuale e culturale, grazie alle maggiori conoscenze di tale periodo rispetto ai secoli precedenti, è possibile inquadrare meglio il contesto generale in cui si verificò, un contesto caratterizzato da una prosperità economica e da alcuni profondi cambiamenti sociali e politici. Il fiorire del mondo occidentale nel corso del XII secolo fu il risultato di diversi fattori come la crescita demografica, il progressivo disboscamento per lo sviluppo degli insediamenti urbani, i progressi nel commercio, il rafforzamento dell'economia monetaria, e infine, la ripresa dell'ampliamento territoriale da parte dei regni occidentali per la prima volta nel Medioevo, dopo secoli di ripiegamenti e di invasioni.. Questi fattori interagirono tra loro, ed è quindi difficile distinguere il loro effetto singolo e attribuirne una preminenza..

Crescita demografica

La debolezza quantitativa e qualitativa delle fonti a disposizione, nonostante il sostanziale contributo dell'archeologia, rende difficile quantificare accuratamente a quanto ammontasse la popolazione del Medioevo; tuttavia, anche senza precisi dati analitici, una serie di indici permettono di affermare che fino al XIII secolo l'Occidente sperimentò una crescita demografica durata qualche secolo.Georges Duby, L'Économie rurale et la vie des campagnes dans l'Occident médiéval, 2 vol., Paris, Aubier-Montaigne, 1962Robert Fossier, Enfance de l'Europe. Aspects économiques et sociaux, 2 vol., Paris, PUF, coll. «Nouvelle Clio», 1982

A dimostrazione di ciò si può osservare l'estensione dei territori abitati e coltivati in Francia (soprattutto nell'Île-de-France e in Normandia), nella Germania centro-orientale, le bonifiche effettuate nelle Fiandre e nella pianura padana in Italia, la nascita di nuovi borghi e fattorie lontano dai villaggi esistenti. Tali fenomeni ebbero il loro apice intorno al XII secolo.

La crescita demografica fu una realtà che contraddistinse anche le principali città di origine più antica, nonostante si fosse osservata soprattutto in poche aree: il nord Italia e le Fiandre con una serie di insediamenti urbani che superarono i diecimila abitanti. Ulteriori grandi città più isolate, come Parigi, Londra, Colonia, Montpellier e Barcellona, crebbero sostanzialmente..

Sviluppo agricolo e delle campagne

La conquista di nuovi suoli mediante la bonifica e il drenaggio delle paludi, osservata in tutto l'Occidente cristiano, consentì un aumento della produzione agricola. Ciò venne facilitato anche dal perfezionamento di alcune tecniche: la metallurgia permise il miglioramento delle attrezzature (strumenti come l'ascia, il forcone, la vanga, la zappa), di perfezionare l'aratro, di ferrare i cavalli (che divennero più efficienti sia nel lavoro sia in battaglia) e l'introduzione del giogo che rese più produttivo il lavoro dei buoi. Tutto ciò, insieme a un ottimo periodo climatico, iniziato tra la fine del IX e l'inizio del X secolo, consentì un notevole miglioramento delle rese agricole, in particolare nelle grandi pianure limose del nord Europa, dove la rotazione divenne triennale, riducendo la parte lasciata a maggese. La produzione, quindi, aumentò e ci fu una maggiore diversificazione: i cereali poveri lasciarono il posto a cereali migliori (grano per gli uomini, avena per i cavalli), i legumi ormai consociati (fagioli, fave, piselli) diversificarono la dieta, le coltivazioni di vite si espansero e le aree incolte rimasero in estensione sufficiente per ospitare le mandrie..

Tale miglioramento nella produzione, oltre a limitare la penuria alimentare (e quindi contribuire alla crescita demografica), consentì la formazione di eccedenze che, vendute sul mercato, integrarono i ricavati delle campagne favorendo lo sviluppo di una economia monetaria. Questo meccanismo consentì profitti, certamente fragili e disuguali, ma abbastanza ingenti per la i signori fondiari che così poterono contribuire a finanziare nuove costruzioni come i castelli ma anche chiese e abbazie), opere d'arte (sculture e oreficerie), studi di scriptorium e gestione di scuole. Inoltre, le famiglie arricchite dovettero confrontarsi con i problemi legati alla divisione dell'eredità, comportando un controllo più stretto sulle politiche matrimoniali delle figlie femmine e dei maschi più giovani che spesso furono costretti a un celibato prolungato e quindi a scegliere la carriera ecclesiastica. Di conseguenza la Chiesa si riempì di eminenti chierici che dettero un contributo fondamentale alla rinascita culturale..

Società urbana

L'ascesa delle città occidentali non riguardò solamente la demografia; si deve infatti considerare che la popolazione urbana rimase comunque piuttosto ridotta rispetto ad altre epoche passate e che la sua crescita risultò inferiore a confronto di quello che avvenne per la popolazione rurale.. Le stime sul numero degli abitanti di Parigi, la più popolosa città occidentale del tempo e che svolse un ruolo importante nella rinascita culturale, sono molto difficili da definireJohn Baldwin, Paris, 1200, Aubier, 2006, p. 51-52 ma dovrebbero attestarsi a non più di abitanti alla fine del XIII secolo, probabilmente circa il doppio di quanti doveva contarne agli inizi del secolo.Raymond Cazelles, Paris, de la fin du règne de Philippe Auguste à la mort de Charles V, Nouvelle histoire de Paris, t. IV, Paris, 1972, p. 131-140 Il XII secolo mostrò comunque una società urbana matura e fu proprio al suo interno che fiorì la rinascita culturale: a differenza di quanto era avvenuto nei secoli precedenti, le attività intellettuali si concentrarono principalmente nelle città e non nei monasteri isolati.

In ogni caso, la crescita urbana fu caratterizzata da una rapidità sufficiente ad animare un vero e proprio "progetto urbano", secondo l'espressione utilizzata dallo storico Jacques Le Goff,. che descrive sia le opere edilizie intraprese, sia i profondi cambiamenti sociali e politici che stavano avvenendo. La società urbana andò a diversificarsi, la funzione economica si rafforzò portando a una maggiore divisione del lavoro, alla comparsa di mestieri e classi sociali distinte, con un'élite mercantile sempre più ricca.