Pauly & C. - CVM - Compagnia Venezia Murano è una vetreria artistica di Murano fondata nel 1866. La denominazione nasce dalla fusione avvenuta nel 1919 tra Pauly & C., fondata nel 1902, e la Compagnia di Venezia e Murano, fondata nel 1866. L'azienda incorpora anche il marchio della storica MVM Cappellin & C, azienda acquisita nel 1932 insieme ai disegni ed i cataloghi. Nel 1990 la Pauly & C. - CVM - Compagnia Venezia Murano ha acquisto anche la vetreria Toso Vetri d'Arte.
Nelle sue vetrerie si sono formati due generazioni di maestri vetrai, alcuni dei quali, dopo aver imparato l'arte del vetro ed aver sviluppato le proprie qualità, in tempi diversi, se ne distaccarono per fondare proprie vetrerie e le principali firme del vetro di Murano: quali Barovier, Seguso, Toso.
Storia dell'azienda: le origini La più antica "CVM - Compagnia di Venezia e Murano” fu fondata nel 1866 dal diplomatico ed archeologo inglese sir Austen Henry Layard, dallo storico ed antiquario inglese sir William Drake e dall'avvocato vicentino Antonio Salviati, che ne assunse la direzione. Nell'estate dello stesso anno la società aprì il suo primo showroom a Londra, al 431 di Oxford Street.
Inizialmente chiamata Salviati & C, nel 1872 la società cambiò nome in “The Venice and Murano Glass and Mosaic Company Limited”.
La “Compagnia di Venezia e Murano”, sotto la direzione di Antonio Salviati e l'impulso di Layard, fu l'artefice della rinascita del vetro artistico di Murano. Grazie ai capitali inglesi, di cui altre vetrerie non disponevano, si concentrò ed investì sul recupero delle antiche tecniche di produzione e lavorazione del vetro.
Nel 1877 Austen Henry Layard liquidò Antonio Salviati, il quale, una volta uscito dalla società, fondò la ditta Salviati Dott. Antonio, che dopo varie trasformazioni è l'attuale "Barovier & Toso".
Fine Ottocento: la rinascita del vetro veneziano Austen Henry Layard e la “Compagnia di Venezia e Murano” mossi dalla volontà di recuperare tecniche abbandonate da tempo, investirono ingenti capitali in ricerca e sperimentazione avvalendosi sia della collaborazione dei migliori tecnici compositori dell'epoca, quali Luigi Dalla Venezia, Andrea Rioda, Vincenzo Moretti, sia del talento de migliori maestri vetrai, quali Antonio Seguso, Isidoro Seguso, Giovanni Barovier e Giuseppe Barovier, sia delle capacità di consulenti artistici chiamati da fuori e specializzati in altre arti, quali i fratelli romani Alessandro ed Augusto Castellani, orafi e collezionisti di antichità, il pittore francese Giuseppe Devers o l'incisore romano Attilio Spaccarelli.
Al pittore Giuseppe Devers fu affidato il ruolo di maestro di smalti e doratura a fuoco sul vetro ed a lui si deve il recupero della decorazione a smalti fusibili. Nel 1870 Giuseppe Devers ed il maestro Antonio Seguso riuscirono a riprodurre, dopo più di 400 anni, la cosiddetta “Coppa Barovier” che fu decorata dal pittore a smalto Leopoldo Bearzotti.
Il grande desiderio di Austen Henry Layard era, però, quello di recuperare la tecnica di produzione dei vetri romani e pre-romani a mosaico, "le cronache dell'epoca raccontano di un instancabile Austen Henry Layard, non più giovane, che passava giornate intere tra i fumi delle fornaci insieme ai tecnici ed ai maestri controllandone i risultati e stimolandone il lavoro di ricerca".
Nel 1872, dopo dieci anni di sforzi e tentativi, Vincenzo Moretti, affiancato dai fratelli Alessandro ed Augusto Castellani, dopo quasi duemila anni, recupera l'antica tecnica e riproduce i vetri romani che saranno conosciuti in tutto il mondo col nome di murrine.
Nel 1878 la “Compagnia di Venezia e Murano” presentò le murrine all'Esposizione universale di Parigi. Il successo fu tale che le murrine divennero il simbolo della produzione vetraria muranese e veneziana.
Nel 1884 l'incisore Attilio Spaccarelli realizzò dei vasi, dalla tecnica complessa, a due strati vitrei di colore diverso, incisi a rilievo ad imitazione dei vetri a cammeo romani del I secolo a.C. e del I secolo d.C.; due esemplari unici sono ancora oggi conservati al Museo del vetro.
“La Compagnia di Venezia e Murano”, negli stessi anni, ripropose i "Fenici", i calici draghi o serpenti ispirati al Seicento, i “lattimi”, le “filigrane”, i vetri opalescenti ed era in grado di preparare vetri di rara qualità, come “avventurina”, “calcedonio”, “rosso rubino”, i suoi maestri superarono in perizia i loro predecessori e resero impossibile distinguere la nuova produzione da quella antica.
La produzione musiva “La Compagnia di Venezia e Murano” sul finire dell'Ottocento realizzò nel mondo mosaici di rilevante importanza. Al mosaicista romano Enrico Podio fu affidata la gestione e l'organizzazione del laboratorio musivo di “Palazzo Barbarigo”, sede della società.
Esempi, ancora oggi visibili, dell'importanza storico artistica e delle capacità musiva della “Compagnia di Venezia e Murano” sono: il mosaico della cappella del Gonville and Caius College a Cambridge realizzato nel 1870; il mosaico della libreria del Palazzo del Congresso di Washington disegnato realizzato su cartoni disegnati dal pittore statunitense Vedder Elihu; il ciclo musivo per la chiesa di San Paolo dentro le Mura a Roma, disegnato dall'artista inglese Edward Burne-Jones e realizzato nel 1880; i mosaici realizzati per il Victoria and Albert Museum, per l'Albert Memorial in Londra disegnati da John R. Clayton ed i mosaici della Cattedrale di Westminster sempre a Londra; i mosaici della Council House, i mosaici realizzati nel 1880 per il Chamberlain Memorial di Birmingham ed il complesso ciclo musivo di Palazzo Barbarigo (sede della Compagnia) realizzato su disegni del pittore Giulio Carlini ancora oggi visibile attraversando il ponte dell'Accademia verso San Marco.
Di particolare rilievo storico il ritratto a mosaico del presidente Abraham Lincoln donato da Antonio Salviati e prodotto dalla “Compagnia di Venezia e Murano” nel 1866 agli Stati Uniti ancora oggi esposto nelle stanze del Senato degli Stati Uniti.
Di notevole interesse anche i ritratti, sempre in micromosaico, conservati al museo vetrario di Murano, tra cui quelli di Giuseppe Garibaldi, Vittorio Emanuele II, di Camillo Benso di Cavour, di Antonio Salviati, dell'Abate Vincenzo Zanetti, fondatore dello stesso museo, e di Dante Alighieri. Altri ritratti sono presenti a Genova, nel rinascimentale Palazzo Tursi, sede del comune, dove sono esposti quelli di Cristoforo Colombo e Marco Polo, recanti iscrizioni inneggianti all'unità d'Italia.
Le grandi esposizioni di fine Ottocento La fine del secolo è contraddistinta dalla nascita delle grandi esposizioni internazionali dove la “Compagnia di Venezia e Murano” fu sempre presente, vincendo, grazie ai suoi artisti e maestri vetrai, innumerevoli premi per le proprie opere.
Nel 1867, un anno dopo la fondazione, partecipò all'Esposizione Universale di Parigi dove mise in mostra un vasto assortimento di oggetti in vetro soffiato: bicchieri, calici, anfore, cruets, vasi. Per le proprie opere vinse una medaglia d'oro, tre medaglie d'argento ed ebbe quattro menzioni. In quella occasione il governo prussiano ordinò per il suo Museo Industriale una copia di tutti i più bei vetri della “Compagnia di Venezia e Murano”.
Nel 1871 partecipò all'Esposizione Marittima di Napoli ed alla Esposizione di Trieste presentando un numero consistente di opere classiche.
Nel 1873 all'Esibizione Internazionale di Vienna la “Compagnia di Venezia e Murano” ed i suoi maestri vetrai trionfarono vincendo 13 premi nel settore delle arti decorative.
Nel 1878 all'Esposizione Universale di Parigi arrivò la consacrazione internazionale grazie alla presentazione al pubblico delle prime “murrine”, che divennero negli anni a venire il simbolo dell'arte vetraia muranese e veneziana.
Nel 1881 all'Esposizione nazionale di Milano la Compagnia di Venezia e Murano espose i primi vetri “fenici” realizzati con soffiatura ma imitanti i vetri a nucleo friabile pre-romani.
Nel 1893 all'Esposizione colombiana di Chicago, trasportò, da Venezia, circa duemila opere e sulla Midway Pleasance ricreò una fornace per mostrare al pubblico americano la tecnica della produzione del vetro soffiato. I critici americani descrissero così l'esposizione della “Compagnia di Venezia e Murano”: “le opere della - The Venice and Murano Glass and Mosaic Company Limited - in mostra, rappresentano l'intera storia vetraria di tutti i popoli e di tutti i tempi”.
Nel 1895 la “Compagnia di Venezia e Murano” partecipò alla prima Biennale di Venezia: esponendo nelle varie sezioni esemplari di stile artistico molto elaborati. Nella sezione dei soffiati esibì “graffiti” e “fenici” del maestro Giovanni Serena, di Isidoro Seguso, un reliquiario di Giovanni Nason. Vincenzo Moretti venne premiato per i “murrini” e per le composizioni delle paste vitree con cui erano foggiati i modelli archeologi, mentre il romano Attilio Spaccarelli vide riconosciuta la sua abilità di intagliatore per i vasi a cammeo.
Alla Biennale di Venezia del 1903 la “Compagnia di Venezia e Murano” arredò la sala stampa e l'annesso fumoir dove vennero disposti dei vetri realizzati su disegno del pittore Raffaele Mainella: vetri soffiati di forme classicheggianti e lampadari, uno costituito da un insieme di sei cesendelli cilindrici vagamente orientaleggianti e l'altro, simile, con una struttura metallica a corono da cui scendevano dei globi poliformi che ottennero un enorme successo.
I primi del Novecento: la fondazione di Pauly & C. e la fusione con la Compagnia di Venezia e Murano Nel 1902 venne fondato da Emilio Pauly, Alessandro Hirscber Hellman, Vittorio Emanuele Toldo ed Ernesto Graziadei lo "stabilimento", si definivano così i grandi showrooms veneziani dell'epoca, “Pauly & C." in Palazzo Trevisan Cappello vicino a San Marco, accessibile dal Ponte dei Consorzi e che fu la sede della società fino al 2007, prima di essere chiusa per restauri. Nel 1907 titolari dello stabilimento rimasero solo Alessandro Hirscber Hellman e Vittorio Emanuele Toldo.
La “Compagnia di Venezia e Murano” nel 1900 venne ceduta dai soci inglesi, eredi dei fondatori, al veneziano Testolini, commerciante che possedeva i negozi in piazza San Marco, che ancora oggi sono le vetrine veneziane dalla “Pauly & C. | CVM - Compagnia Venezia Murano”.
Nel 1909 “Compagnia di Venezia e Murano” cessò la produzione a Murano, mantenendo l'attività commerciale degli showrooms dei negozi.
Nel 1919 sia la “Pauly & C” sia la “Compagnia di Venezia e Murano” furono acquistate dalla Società Anonima Sanitaria di Milano che nel 1920 le cedette al commendatore milanese Gaetano Ceschina, che le fuse con dando alla società l'attuale denominazione “Pauly & C. Compagnia Venezia Murano” mantenendo sia i negozi in piazza San Marco sia l'esposizione di Palazzo Travisan Cappello, mentre l'antico Palazzo Barbarigo fu trasformato nella residenza privata della famiglia Ceschina.
Gli anni Venti Nel 1925 lo stabilimento “Pauly & C. | CVM - Compagnia Venezia Murano” riaprì la propria vetreria a Murano, in piazzale della Colonna, nella zona antistante l'approdo dei vaporetti. Era una fornace “dimostrativa”, ma non tanto piccola in realtà e quindi in grado di dare luogo ad una normale produzione. Nella fornace si producevano lievi soffiati di grandi dimensioni di stile classico. Ripresero le collaborazioni, da allora mai interrotte, con artisti ed i migliori maestri vetrai di Murano. In quegli anni Guido Balsamo Stella, pittore ed incisore di fama internazionale disegna e produce, su commissione per “Pauly & C. - Compagnia Venezia Murano” opere di notevole pregio. Nasce la collaborazione con l'artista, designer ed arredatore Umberto Bellotto, con cui la “Pauly & C. - Compagnia Venezia Murano” si presenta alla Triennale di Monza del 1925.