Pordenone (IPA: , , Pordenon in veneto e in friulano) è un comune italiano di abitanti del Friuli-Venezia Giulia.
È la principale città del Friuli occidentale, sorta sulla sponda occidentale del fiume Noncello il cui breve corso termina poco oltre nel Meduna, a sua volta principale affluente del Livenza. È sita al centro di un'area urbana di circa abitanti costituita con il comune di Cordenons, a est, e quello di Porcia, a ovest. La sua originaria vocazione portuale si evidenzia nel nome che deriva da Portus Naonis (in latino, "porto del Naone", cioè appunto del Noncello).
Geografia fisica Territorio Il territorio di Pordenone si trova nella bassa pianura friulana della Pianura padano-veneta, a Sud delle Prealpi Carniche. La collocazione del primo insediamento non è casuale: si trovava infatti su un percorso alternativo alla via Postumia, detto "stradalta", che metteva in comunicazione le città romane di Opitergium (Oderzo) e Iulia Concordia (Concordia Sagittaria) con Bellunum (Belluno) e Iulium Carnicum (Zuglio) e la regione del Norico.
Come tutta la bassa pianura friulana, la zona è caratterizzata da abbondanza di acque e dal fenomeno delle risorgive.
Clima
Pordenone appartiene alla zona climatica E.
Storia
Antichità In epoca romana il nucleo urbano era situato nell'alto corso del fiume Noncello, pressappoco nel luogo dove oggi sorge la frazione di Torre. Le origini romane della città trovarono conferma nelle scoperte avvenute nel ventesimo secolo. Il conte Giuseppe di Ragogna, aristocratico possidente del castello di Torre, rinvenne, a seguito di una campagna di scavi (1940-1948, 1950-1952), i resti di una villa romana, adibita anche a sito di lavorazione e stoccaggio di prodotti agricoli e merci (la ricchezza dei reperti ritrovati, quali lacerti di affreschi di mano sapiente e materiale musivo di raffinata fattura, rispecchiano l'elevata agiatezza dei committenti). Il luogo venne scelto probabilmente per la presenza, più a nord, di un ampio guado fluviale, raggiungibile facilmente a piedi dalla "villa", presso la quale probabilmente esisteva anche un piccolo approdo fluviale.Cfr. Diplomatarium Portusnaonense, a cura di Giuseppe Valentinelli, Pordenone, Concordia sette, 1984.
Medioevo Con l'inizio del periodo alto-medievale (dal VI secolo) le vie fluviali assunsero maggiore importanza e il nucleo della città si spostò, di conseguenza, verso valle, in una posizione che permettesse l'approdo di barche di stazza maggiore. La città si sviluppò quindi sulla sponda destra del fiume Noncello, presso una insenatura che approfittava di una motta (collinetta, terrapieno) circondata a ovest dalla roggia Codafora e a nord-est da quella dei Molini.
Come il resto del Friuli fu parte del Ducato del Friuli longobardo e successivamente della Marca del Friuli, anche se tutto il periodo che va dall'epoca romana fino a circa il X secolo è, comunque, poco documentato. Recenti ritrovamenti nell'area del duomo di San Marco, e in particolare nell'area antistante il municipio e sotto il Palazzo Ricchieri, mostrano che Pordenone fu abitata, all'incirca sotto il regno di Berengario, da popolazioni provenienti dalla Carinzia, che all'epoca era di cultura slava (Carantani). Il primo probabile riferimento all'abitato di Pordenone si ha nel 1204 nel diario di viaggio di Wolger, vescovo di Passau, che sarebbe diventato patriarca di Aquileia.
Per un breve periodo in cui la città fu parte integrante della Patria del Friuli, all'inizio del XIII secolo, probabilmente dopo il 1221, i Babenberg, duchi di Austria e di Stiria e già signori di Cordenons, ottennero dai signori di Castello, vassalli del Patriarca, il dominio su Pordenone. È curioso osservare che i reali di Spagna, da ultimo Filippo VI di Spagna, si fregiano tutt'oggi del titolo di signori di Pordenone, duca di Carinzia e Stiria. I Babenberg diedero in concessione a signori locali, tra cui i signori di Ragogna, i compiti di amministratori ed esattori. Con l'estinzione nel 1246 della famiglia dei Babenberg, i loro possedimenti tornarono all'imperatore Federico II.
Pordenone venne conquistata da re Ottocaro II di Boemia durante la sua occupazione dei ducati d'Austria, di Stiria, Carinzia e Carniola tra il 1257 e il 1270. Nel 1270 Ottocaro si proclamò "dominus Portusnaonis", sottolineando l'importanza che dava al dominio pordenonese. Quando nel 1276 Ottocaro, sconfitto, fu costretto a restituire all'imperatore Rodolfo I d'Asburgo tutte le terre austriache e i domini vicini, anche Pordenone torna in mani imperiali, tanto che nel 1282 Pordenone divenne patrimonio personale della Casa d'Austria, rappresentando de facto un'enclave dell'arciducato d'Austria nel territorio del patriarcato di Aquileia.
Il castello di Torre e il piccolo territorio circostante, dopo le incursioni di Gregorio da Montelongo nel 1262, divennero invece proprietà dei patriarchi di Aquileia, che, successivamente, li concedono in feudo ai nobili di Prata e poi permutati con i signori di Ragogna.
Il villaggio di Vallenoncello appartenne per un lungo periodo al vescovo di Salisburgo.
Tra il XIII e il XIV secolo la frammentazione politica della zona si accentuò ulteriormente perché Corva (attuale frazione di Azzano Decimo) venne data ai di Prata che acquisiranno anche alcune parti di Fiume Veneto.
Nel 1291 il duca Alberto I d'Asburgo concede alla città un primo statuto che rimase in vigore fino al 1438, quando fu steso un nuovo statuto più adeguato alle nuove necessità del comune. Questo secondo testo rimase in vigore fino all'inizio del Cinquecento. Nel XIV secolo l'insediamento di Pordenone si ingrandì notevolmente grazie ai fiorenti traffici commerciali fluviali e, nel 1314, le venne conferito lo status di città. Il 23 agosto 1318 un furioso incendio devastò la città che fino ad allora era costruita quasi completamente in legno. Dopo questo disastro fu presa la decisione di ricostruire la città con edifici in pietra. Nel 1347 fu inaugurato il campanile, edificato accanto al duomo di San Marco. Il pordenonese rimase sempre un territorio di interesse per i Patriarchi, che più volte tentarono di conquistarlo. L'attuale stemma della città venne concesso all'inizio del 1400 da Guglielmo I d'Asburgo. Lo stemma è quasi uguale a quello che era stato concesso in precedenza da Ottocaro.
Durante l'invasione veneziana del 1420 che portò all'annessione dello stato patriarcale di Aquileia alla repubblica di Venezia i possedimenti asburgici non verranno toccati. Pordenone continua quindi a essere un'enclave austriaca. Nel 1499 il Friuli subì la peggiore invasione turca della sua storia. I turchi (che erano in realtà soprattutto bosniaci) seminarono morte e devastazione anche nei dintorni di Pordenone, mentre la città stessa riuscì a salvarsi grazie alle sue mura. I turchi infatti non erano in grado di sostenere un assedio.
La città subì - come quasi tutte le città del tempo - anche molte pestilenze ed epidemie (nel 1444, 1485, 1527, 1556 e 1576), la peggiore delle quali avvenne nel 1630, quando morì quasi la metà della popolazione. Età moderna
Il 20 aprile 1508 il capitano di ventura Bartolomeo d'Alviano "guida le armi venete alla conquista di Pordenone", togliendola agli Asburgo per conto della Repubblica di Venezia. Venezia mantenne la città solo per un biennio poiché nel 1509 la perse nuovamente per conto delle truppe asburgiche. Tuttavia, nel 1514, lo stesso Bartolomeo d'Alviano la riportò definitivamente sotto il controllo della Serenissima. Il passaggio definitivo dagli Asburgo a Venezia, tuttavia, avvenne solo con la Dieta di Worms del 3 maggio 1521. Nonostante ciò, Venezia non governò direttamente la città, poiché preferì concedere la città in feudo a Bartolomeo d'Alviano, il quale la resse come piccola signoria. Alla sua morte, avvenuta nel 1515, gli succedette la consorte Pantasilea Baglioni, sorella del capitano di ventura Giampaolo Baglioni, e quindi il figlio Livio (notevole il suo presunto ritratto a opera del Pordenone nel duomo della città), morto in battaglia nel 1537. In quell'anno Pordenone e i territori limitrofi passarono sotto il diretto controllo della Repubblica di Venezia e vi rimasero per più di due secoli e mezzo. La Serenissima mantenne gli statuti della città e ne riconobbe, per lo meno su carta, i privilegi già acquisiti durante la signoria degli Asburgo; provvide inoltre a riattivare l'economia pordenonese realizzando un nuovo porto fluviale e potenziando le attività manifatturiere. Pordenone divenne, inoltre, un centro di produzione lignea: i territori limitrofi alla città erano ricchi boschi che producevano la legna necessaria per la costruzione di navi. La produzione lignea veniva trasportata in laguna grazie al fiume Noncello.
Età contemporanea Situata tra Udine e Venezia, collegata alla linea ferroviaria e stradale Venezia-Pordenone-Udine e Gorizia, Pordenone nei secoli diciottesimo e diciannovesimo trovò un perfetto equilibrio fra una cultura conservatrice tradizionale di impianto veneto e un soffio innovatore arrivato dal mondo francese e da quello austro-ungarico: il fronte dei conservatori, pur ammiccando al progresso di altre Nazioni, manteneva uno stretto rapporto sociale e culturale con Venezia e il mondo della tradizione tramandato, mentre dal lato opposto i progressisti cercavano di staccarsi dal passato per abbracciare le nuove idee arrivate in particolare con la campagna napoleonica del 1797.. Nello stesso anno della campagna napoleonica in Italia, a Pordenone giunsero le truppe francesi, le quali abbatterono le mura storiche che circondavano la città.
Con la caduta di Venezia, Pordenone subì un primo ritorno all'Austria, seguito dalla parentesi napoleonica. A seguito della capitolazione di Bonaparte e delle decisioni prese nel congresso di Vienna la città ritornò a fare parte dell'Impero d'Austria e fu aggregata con il resto del Friuli e del Veneto al regno Lombardo-Veneto: fu così inclusa dagli austriaci nella provincia del Friuli che aveva come capoluogo Udine. La realizzazione della strada Pontebbana e della linea ferroviaria (1855) Venezia-Pordenone-Udine condusse, da una parte, a un'inesorabile decadenza del porto e del percorso fluviale, ma, dall'altra parte, diede inizio all'affermarsi dell'industria. A partire dagli anni 1840 sorsero numerosi cotonifici che affiancarono le già numerose cartiere e la fabbrica della Ceramica Galvani. Nell'ottobre del 1852 la città fu visitata dall'Imperatore Francesco Giuseppe.
Dopo l'annessione al regno d'Italia, avvenuta nel 1866, l'introduzione dell'energia elettrica nel 1888 consentì la modernizzazione degli impianti e un incremento nella produzione industriale. Dal 1º novembre 1915 la città ospitò la sede del Gruppo comando supremo che, il 15 aprile 1916, divenne IV Gruppo e che poi restò fino al maggio 1917.Il 10 aprile 1917 nacque anche l'XI Gruppo che rimase fino alla battaglia di Caporetto.