La storia della Dacia raccoglie gli eventi che hanno caratterizzato le vicende della regione storica corrispondente grossomodo all'attuale territorio della Romania e della Moldavia e abitata dai popoli dei Geti e dei Daci, con capitale Sarmizegetusa Regia.

Dopo essersi scontrati prima con i Macedoni (IV secolo a.C.) e poi con i Traci (III secolo a.C.), nel I secolo a.C. i Daci riuscirono a dar vita, sotto re Burebista, ad uno stabile regno autonomo. Alla morte del grande sovrano, tuttavia, il suo regno si dissolse; ne seguì una situazione di fluidità, con numerosi scontri con l'Impero romano, che nel frattempo era giunto ai confini meridionali della Dacia. Nel 101 d.C., l'imperatore Traiano avviò la campagna di conquista dell'area, conclusa nel 106 con la morte di re Decebalo e l'istituzione di una nuova provincia (vedi Dacia (provincia romana)). Il dominio romano ebbe però già termine nel III secolo, quando il limes fu riportato al Danubio. Invasa in seguito da Goti, Slavi e altre popolazioni nomadi, con il passaggio dall'Antichità al Medioevo la Dacia cessò di essere intesa come una regione unitaria e il suo territorio fu spezzettato tra Transilvania, Valacchia, Moldavia e Bessarabia.

Prime entità politiche della regione (dal VI al II secolo a.C.)

È ad Erodoto che si devono le prime indicazioni sulla popolazione autoctona della Dacia. Egli ha infatti descritto la popolazione dei Geti della Dobrugia, i quali nel 514 a.C. si scontrarono contro le armate di Dario I di Persia.

Nel 334 a.C., i Geti furono attaccati e sonoramente battuti dalle armate macedoni di Alessandro Magno, poiché si erano alleati con i vicini Triballi, che negli anni precedenti avevano compiuto diverse incursioni contro la Macedonia di Filippo, padre del grande condottiero macedone. Alessandro passò il monte Hemo, li inseguì e costrinse i Triballi a battaglia presso la foce del fiume Lyginus nei pressi del Danubio. Una volta battuti, il loro re, Sirmo, trovò rifugio nell'isola lungo il Danubio, di Peuce (oggi Peuke). Il condottiero macedone, deciso a dare a queste genti una dimostrazione di forza, traghettò il fiume Danubio, passò con le sue armate in Oltenia e, scontratosi contro un esercito di 10.000 fanti e 4.000 cavalieri Geti, riuscì a batterle ed a sottomettere queste genti abitanti l'antica DaciaPlutarco, Vite parallele, Alessandro Magno, 11..

Nel 326 a.C. le sorti si invertirono, e questa volta i Geti riuscirono a battere le armate macedoni, comandate dal generale di nome Zopirione, nella steppa getica a sud della Bessarabia. Il generale macedone, mentre rientrava dal fallito assedio alla città Olbia sul Mar Nero, trovò la morte insieme ad un esercito di ben 30.000 armatiEmile Condurachi e Constantin Daicoviciu, Archeologia Mundi: Romania, Roma 1975, pp. 98–99.. I Geti erano riusciti così, otto anni più tardi, a vendicarsi della precedente sconfitta.

Attorno al 300 a.C., il nuovo re dei Traci, Lisimaco (306-281 a.C.), decise di invadere ed annettere i territori geti della Valacchia a nord del Danubio. Affidò le proprie armate al figlio Agatocle, che però fu battuto e fatto prigioniero dal re geta Dromichete, che alla fine si convinse a lasciar libero il figlio del re trace, nella speranza di poter migliorare le relazioni tra i due popoli. Lisimaco, malgrado il gesto distensivo del re geta decise, al contrario, di invadere nuovamente il paese nemico, andando incontro ad un nuovo insuccesso. Il re trace, infatti, fu nuovamente sconfitto e fatto prigioniero e solo grazie all'indulgenza del re dei Geti, fu lasciato in vita e messo in libertà. I Geti, però questa volta riuscirono ad ottenere condizioni vantaggiose nel nuovo trattato di pace stipulato, ottenendo un solido legame tra i due popoli, grazie anche al matrimonio tra Dromichaite e la figlia di LisimacoStrabone, Geografia, VII, 3, 8; VII, 3, 13..

Nel corso del III-II secolo a.C., le notizie si fanno più scarse. Sappiamo di alcuni conflitti tra i re dei Geti e la colonia greca di Histria sul Mar Nero (a sud della foce del fiume Danubio), dove quest'ultima ne pagò duramente le conseguenze dello scontro, tanto da essere costretta a pagare un regolare tributo ai re dei Geti (episodi del 250 a.C. e del 180 a.C.Emile Condurachi e Constantin Daicoviciu, Archeologia Mundi: Romania, Roma 1975, pp. 99–100.). Ed ancora nel 168 a.C., Perseo di Macedonia, tentò di assoldare ben 10.000 fanti ed altrettanti cavalieri tra i Geti. Ma il costo esagerato richiesto dai mercenari transdanubiani, di complessivi 150.000 pezzi d'oro, privarono l'esercito del re macedone di una forza alleata notevole e fondamentale ai fini dell'imminente scontro con i Romani presso PidnaAppiano, Affari di Macedonia, XIX..

Le fonti letterarie cominciano a menzionare i Daci, come popolazione abitante, a partire dal principio del II secolo a.C., l'interno dell'arco montuoso dei Carpazi. Un certo Pompeo Trogo narra, infatti, del conflitto che portò l'allora re dace, Oroles, a battere e respingere un'incursione di germani Bastarni, che avevano tentato di penetrare da oriente, nelle fertili pianure del medio corso del fiume MureșPompeo Trogo, Historiae Philippicae.. Un nuovo conflitto con i Bastarni si verificò nel 112-109 a.C., ma anche questa volta furono respinti, non riuscendo ad indebolire la potenza dei Daci, che al contrario aumentò, tanto da scorgere proprio in questo periodo lo spostamento del centro di potere dei daco-geti dalla pianura della Valacchia al cuore della Transilvania.

Il regno di Dacia nel I secolo a.C.: Burebista ed i Romani

È con l'inizio del nuovo secolo che i Romani, impegnati a combattere, Scordisci e Dardani, arrivarono a scontrarsi anche con i loro alleati: i Daci. Floro narra, infatti, che nel 74 a.C.AAVV, I Daci: mostra della civiltà daco-getica in epoca classica, Roma dicembre 1979-gennaio 1980, p.31., il governatore di Macedonia, un certo Gaio Scribonio Curione, dopo aver battuto i Dardani (per la cui vittoria meritò un Trionfo), "giunse fino in Dacia, ma si ritirò spaventato davanti alle fitte ombre delle sue foresteFloro, Epitome di storia romana, I, 39, 6.". Fu forse il primo tra i generali romani a penetrare in Dacia, una volta passato il Danubio.

Nella prima metà del I secolo a.C., sul territorio dell'antica Dacia, sorse uno stato il cui centro principale si trovava nei Carpazi meridionali della Transilvania, nella zona del massiccio di Orăștie, arrivando ad inglobare nel momento della sua massima espansione tutta la stirpe daco-getica. La formazione di questo primo stato dacico fu potenziata soprattutto sotto la guida illuminata del re Burebista, contemporaneo di Gaio Giulio Cesare, il quale ristrutturò l'ordinamento interno, riorganizzò completamente l'esercito (che Strabone riferisce potesse mettere in campo fino a 200.000 armatiStrabone, Geografia, VII, 3, 13.), tanto da sollevare il morale di queste genti, ed ampliò i limiti del regno fino al loro apice massimo.

Questo progresso portò ad un notevole aumento demografico della popolazione dace, tanto che il numero degli abitati crebbe con grande rapidità ed una serie di nuovi abitati nacquero proprio in questo periodo: da Popești a Cetățeni, Piatra Neamț, Pecica, Piatra Craivii, Capilna, Costești, fino a Tilișca. Di questi abitati di nuova costituzione, Costești, Piatra Craivii e Capilna, erano fortificati e si trovavano proprio al centro del nuovo stato di Burebista. Altri siti più antichi, come Răcătău e Slimnic ampliarono la loro superficie e ricchezza della popolazione, grazie a recenti ritrovamenti archeologici di utensilerie varieHadrian Daicoviciu, Lo stato dacico, in I Daci: mostra della civiltà daco-getica in epoca classica, Roma dicembre 1979-gennaio 1980, p. 29..

Alla base di questo sviluppo vi era certamente il progresso nella lavorazione del ferro, ma anche l'utilizzo della pietra squadrata come materiale edilizio, il progresso agricolo (con i vomeri in ferro per gli aratri), le estrazioni minerarie (oro e argento in particolare), la falegnameria (con il disboscamento di aree nei pressi dei centri abitati) e la ceramica (per la quale fu introdotto il tornio). Insieme con lo sviluppo delle forze produttive del nuovo stato dace, si intensificarono anche gli scambi commerciali con i paesi limitrofi, in particolare furono importati numerosi oggetti finemente lavorati di stampo ellenistico, dalle vicine colonie greche del Mar Nero, come vasi, specchi in metallo, oggetti di bronzo, anfore, ecc., e si intensificò la coniazione di monete di stampo geto-dace (tra il 200 e l'80 a.C.).

Burebista, dopo aver riorganizzato internamente lo stato, riformò l'esercito, creando una complesso e solido sistema di fortificazioni nelle montagne di Orăștie, attorno alla capitale, Sarmizegetusa Regia, ed al centro del nuovo stato. L'aumento demografico della popolazione e l'accresciuta forza militare determinarono, inoltre, tutta una serie di campagne condotte negli anni 60-48 a.C. circa: nel 61-60 a.C., il re dace si rivolse verso l'Illiria e sottomise il popolo degli Scordisci della bassa valle del fiume Sava. nel 60-59 a.C. sottomise l'intera piana del fiume Tisza, portando le sue armate fino al lago Balaton nell'attuale Ungheria, e forse anche fino al fiume Morava, sottomettendo i territori della Pannonia e mettendo in fuga i popoli celti dei Boi e dei TaurisciStrabone, Geografia, VII, 3, 11.. Il risultato fu che nel 58 a.C. i Boi, fuggiti dopo la disfatta, si accodarono alla migrazione degli Elvezi verso occidente, che Gaio Giulio Cesare riuscì a bloccare in Gallia, mentre i Taurisci furono costretti a migrare nel NoricoCesare, De bello Gallico, I 5,2-5. I Boi erano stati costretti a migrare ad occidente, dalla forza devastatrice dei Daci di Burebista, che li avevano cacciati dai loro territori ad ovest del Lago Balaton. Alcuni si erano rifugiati in Boemia, altri si erano riversati nel Norico, assediando ed espugnando l'antica città di Noreia, altri infine avevano percorso il fiume Danubio fino al territorio degli Elvezi, a cui si erano uniti.. attorno al 55 a.C. rivolse le sue armate ad oriente e dopo aver battuto ripetutamente i germani Bastarni, riuscì ad occupare le colonie greche delle coste del Ponto Eusino, a partire da Olbia sul fiume Bug, successivamente cadde Tyras sul fiume Nistro, in seguito Histria (in Dobrugia), Tomi, Odessos, Mesembria ed Apollonia. verso gli anni 50-48 a.C. Burebista allargò le sue conquiste fino ai piedi dei monti BalcaniHadrian Daicoviciu, Lo stato dacico, in I Daci: mostra della civiltà daco-getica in epoca classica, Roma dicembre 1979-gennaio 1980, pp. 30–31.

Si racconta che durante la guerra civile tra Cesare e Pompeo, egli abbia tentato di approfittare della situazione, inviando ambasciatori a Pompeo, a cui avrebbe promesso il suo aiuto militare, in cambio probabilmente del riconoscimento delle sue conquiste lungo la riva destra del Danubio. Ma prima che potesse allearsi ufficialmente con quest'ultimo, Cesare riuscì a battere Pompeo a Farsalo nel 48 a.C., vanificando ogni possibile alleanza del re dace. Al contrario mise in luce quanto pericoloso poteva essere per Roma il nuovo regno formatosi in Transilvania.

I Daci, infatti, dopo i successi dell'ultimo decennio, apparvero così formidabili agli occhi dei Romani, che lo stesso Cesare aveva programmato una spedizione contro di loroSvetonio, Vite dei Cesari, Cesare, 44. (forse anche per vendicarsi dello sgarbo subito durante la Guerra Civile), che non ebbe, però, luogo a causa della morte del dittatore romano alle Idi di marzo del 44 a.C.