I rom (al plurale anche nella forma: roma, in lingua romaní: řom o rrom) sono uno dei principali gruppi etnici della popolazione e relativa lingua "romaní", conosciuti anche come "gitani", "zigani" o "zingari". Sebbene questi termini siano stati usati storicamente, oggi sono considerati offensivi o stereotipati. Si preferisce l’uso dei termini ‘rom’, ‘sinti’, ‘romanì’, a seconda del gruppo specifico.
La caratteristica comune di tutte le comunità che si attribuiscono la denominazione cosiddetta "rom" è che parlano - o è attestato che nei secoli scorsi parlassero - dialetti variamente intercomprensibili, costituenti appunto la lingua romaní, che studi filologici e linguistici affermano derivare da varianti popolari del sanscrito e che trovano nelle attuali lingue dell'India del nord ovest la parentela più prossima.Leonardo Piasere, I rom d'Europa, pag. 17, Laterza, 2004, ISBN 978-88-420-7303-1
I rom propriamente detti sono un gruppo etnico che vive principalmente in Europa, distribuiti in una galassia di minoranze presenti principalmente nei Balcani, in Europa centrale e in Europa orientale, benché la loro diaspora li abbia portati anche nelle Americhe e in altri continenti. La disciplina che si occupa di studiare la storia, lingua e cultura dei popoli romaní è la romanologia.
Storia
Un dato costante della storia del popolo rom va rintracciato nella persecuzione che hanno sempre subito: la riduzione in schiavitù, la deportazione e lo sterminio (antiziganismo).La vergogna e la fortuna: Storie di rom, Bianca Stancanelli, Marsilio Editori spa, ISBN 8831736949. Lungo la storia che li accompagna fino ad oggi si è protratta nel tempo la diffidenza nata al loro primo apparire nel Medioevo europeo: il nomadismo come maledizione di Dio; la pratica di mestieri quali forgiatori di metalli, considerati nella superstizione popolare riconducibili alla magia; le arti divinatorie identificabili come aspetto stregonesco, ecc.Leonardo Piasere, I rom d'Europa, Laterza, 2004. ISBN 978-88-420-7303-1 Di qui la tendenza delle società moderne a liberarsi di tale presenza anche a costo dell'eliminazione fisica. Tutti i paesi europei adottarono bandi di espulsione nei loro confronti, fino alla programmazione del genocidio dei rom, insieme a quello degli ebrei, durante il nazismo in Germania. Porajmos o Porrajmos (in lingua romaní «devastazione», «grande divoramento»), oppure Samudaripen («genocidio») indicano il tentativo del regime nazista di sterminare le popolazioni romaní durante la seconda guerra mondiale.
Dopo la seconda guerra mondiale ha preso forma un movimento che è arrivato in occasione del primo congresso nel 1971 a Londra alla creazione dell'Unione Internazionale Romaní. Questa Unione mira al riconoscimento di un'identità e di un patrimonio culturale e linguistico nazionale senza stato né territorio, cioè presente in tutti i paesi europei.
Si stima che nel mondo ci siano tra i 12 e i 16 milioni di rom. Tuttavia il numero ufficiale di rom è incerto in molti paesi, questo anche perché molti di loro rifiutano di farsi registrare come etnia rom per timore di subire discriminazioni.
In Italia, con compiti di mediazione culturale, è attiva l'associazione (ente morale) Opera Nomadi.
Il termine rom
Oggi, in lingua romaní, rom significa uomo, marito e designa il popolo stesso solamente presso i rom propriamente detti. Come per la storia delle origini delle popolazioni di lingua romaní, anche l'origine del termine rom è aperta a diverse ipotesi dibattute tra gli studiosi.
Rom è l'autonimo che la maggioranza della popolazione di lingua romaní utilizza per denominare il proprio gruppo. Si ritiene che questo termine sia strettamente correlato all'etnonimo Ḍom/Ḍomba, la cui prima apparizione nei testi sanscriti risale al "Sádhanamálá" (VII secolo d.C.), dove viene narrata l'esistenza di un re Ḍom, Heruka.Rombase » Ethnology and Groups » General Topics » Rom / Ḍom in http://romani.uni-graz.at/rombase/ Questa ipotesi si basa sull'analogia tra la popolazione dei ḍomba o ḍomari (in sanscrito ḍoma, ma anche Domaki, Dombo, Domra, Domaka, Dombar e varianti dalla stessa radice), e i dom, un gruppo etnico dalle caratteristiche sedentarie e nomadiche del Medio Oriente. Tra le varie ipotesi, una delle più suggestive indicherebbe nella radice sanscrita Ḍom, onomatopeicamente connessa al suono del tamburo, che in sanscrito corrisponde alla parola Ḍamara e Ḍamaru, l'origine del termine.
I dom medio-orientali hanno una ricca tradizione orale ed esprimono la loro cultura e la loro storia attraverso la musica, la poesia e la danza. (Nell'XI secolo Al Biruni, in uno dei suoi scritti, fa menzione dei Ḍom come musicisti.) Nel nord-ovest dell'India, ancora oggi, numerosi Jati sono chiamate con il termine Ḍom, il che induce a ritenere che abbia avuto in passato lo status di un etnonimo. L'esistenza, inoltre, di rovine di antiche fortezze, chiamate "Ḍomdigarh", costituirebbe una prova che sia effettivamente esistito il regno dei Ḍom/Ḍomba, in seguito distrutto dalla dinastia Gupta, evento che avrebbe provocato la perdita dello status etnico dei Ḍom e la loro riduzione in Jati di infimo ordine. In base agli studi e le ricerche effettuate sui Ḍom/Ḍomba di oggi (sulla loro cultura, religione, etc.) si ritiene che essi appartengano a una popolazione che aveva abitato l'India prima dell'invasione degli Arii (nel 1500 a.C. circa).
Le prime ipotesi sulla correlazione tra il termine "rom" e i Ḍom/Ḍomba furono formulate dall'orientalista tedesco Hermann Brockhaus nel XIX secolo, e in seguito riprese dall'indologo tedesco August Friedrich Pott (pubblicate in un testo che è considerato la base dei moderni studi sui rom ("Die Zigeuner in Europa und Asien", 1845). Hermann Brockhaus trovò il termine Ḍom/Ḍomba in due importanti testi di letteratura sanscrita bramina: nel Kathasaritsagara ( "Oceano di Storie", una famosa collezione di leggende indiane scritta da Bhatta Somadeva nell'XI secolo) e nel "Rajatarangini" ("Il Fiume dei Re" una collezione scritta da Kalhana, considerato il primo storiografo kashmiri). In entrambi questi testi i Ḍom/Ḍomba appartengono alla casta più bassa mentre gli autori appartenevano alla più alta casta, che considerava le popolazioni non arie come estranee al sistema Hindu, che era stato vittorioso sulle popolazioni dell'India.
In alcune regioni dell'India di oggi (ad esempio a Benares), sono i Ḍom/Ḍomba che esercitano la funzione di cremare i morti, attività considerata degradante e "sporca". Diversamente nel Rajasthan, nel Punjab e nell'Uttar Pradesh, molti Ḍom esercitano il mestiere tradizionale di musicisti e alcuni membri di questo gruppo sono considerati influenti. In India, gruppi simili ai Ḍom/Ḍomba, per condizioni sociale e caratteristiche professionali, sono i gaḍe lohars (gaḍí: carro; lohár: fabbro), fabbri ambulanti; i Badis (tra i rom Badi/Bodi è uno dei cognomi più diffusi) suonatori di musica e acrobati; i Badjos (Badžo è un cognome molto diffuso tra i rom dell'Europa dell'est) musicisti; i Banjaras che sono mercanti fuori casta.
Principali gruppi rom
I gruppi principali sono suddivisi in centinaia di sottogruppi o comunità romanès ("endaïa"). Ogni sottogruppo ha una propria specificità culturale, una propria etica e codice morale e un proprio dialetto della lingua romanì. Non esistono criteri di classificazione antropologici uniformi e le comunità romanès hanno assunto nel tempo etnonimi sulla base di diversi criteri: i mestieri e alle attività esercitati,Roma and Travellers Division - Committee of Experts on Roma and Travellers, https://www.coe.int/T/DG3/RomaTravellers/Default_en.asp - Roma and Travellers Glossary il dialetto, la regione di residenza o di provenienza, la confessione religiosa, o un patronimico. A ogni sottogruppo si fa seguire un'ulteriore divisione per nazionalità (nátsija), quindi per discendenza (vítsa) prendendo il nome del capostipite, quindi per famiglia, per arrivare all'individuo.
Sulla base dei mestieri (ergonimico) - denominazioni utilizzate soprattutto tra i rom dell'Europa centro- e sud-orientale: Lavoratori dei metalli: Argintari (argentieri), Zlatari o Aurari (orafi), Costarari (lattonieri), Kurpaći (ramai), Salahori (costruttori di carri), Ungaritza (armaioli e fabbri) Kovaći (fabbri) Rom Calderari o Kotlari, dediti alla lavorazione del rame, dell’ottone o del ferro e alla fabbricazione di pentole o utensili di metallo; in Italia si suddividono in tre comunità familiari estese: Ciucuresti, Doresti e Zurkaja. Rom Lautari, suonatori di lăuto (liuto o cordofono affine) e, per estensione, musicisti professionisti designati per l'intrattenimento di feste, matrimoni e ricorrenze; Rom Lovari, allevatori di cavalli, dall'ungherese lòb - o Graśtari, dal romanès graśt, cavallo; soprattutto in Bulgaria Rom Ursari, ammaestratori di orsi, anche detti Rićhkara dal romanès rićh (orso); Rom Keramidara, fabbricanti di mattoni e ceramiche, dal romeno keramida; Rom Setara o sepeči, produttori di setacci e cesti in vimini (dal turco sepetçi); Rom Bugurdži, "che fanno i trapani" (dal turco bugurcu); Rom Ćurara, affilatori di coltelli, (dal romaní čurín = coltello); Rom Colara, venditori di tappeti; Rom Maćhvaja, cantastorie e chiromanti Rom Rudari intagliatori, ortodossi dalla Serbia, di Lingua romaní
Sulla base della confessione religiosa: Rom Dasikané o Gagikané (serbi ortodossi) Kanjarja: Mrznarja, Busniarija e Bankulesti Rom Rudari (romeni ortodossi) o Boyashi, Lingurari (intarsiatori del legno) Rom Khorakhané (musulmani dei Balcani); anche korane, korhane, xoraxane Śiftarija o Arnùta (albanesi) Mangiuppi (dal Kosovo) Crna Gora (dal Montenegro), lavoratori del rame Cergarija (da cerga , tenda), dalla Bosnia (Sarajevo, Mostar, Vlasenica). Kaloperi ("piedi neri") Kheraći (da kher, casa) Rundaśa Gurbet Arlije (da yerli, insediato) ʒambaśa
Su base geografica: Rom italiani di antico insediamento (XIV-XV secolo): Rom abruzzesi, di religione cristiana provengono dall'Abruzzo e dal Molise; arrivati via mare nell'Italia meridionale fra la fine del XIV e l'inizio del XV secolo dalle coste dei territori ellenofoni e slavi. Rom Harvati, da Istria e Croazia, in Italia sin dagli anni '20 Rom sloveni, anche detti Vend o Vendico Rom Rom di Romania (Vlax o Vlačiko Rom), dai territori valacchi della Romania, sono Kalderaśa, Ćurara e Maćhvaja Rom russi (Ruska Roma o Rom Rusurja) Rom Servitka, in Ucraina Rom polacchi (Polska Roma) Rom Bergitka o Rom dei Carpazi Rom slovacchi Romungri, dall'Ungheria Rom Grékurja, in Grecia Rom Leàsi, in Argentina Romanisæl in Scandinavia Romanichal in Gran Bretagna e Irlanda Cascarot (Kaskarotuak) nei Paesi Baschi francesi: storicamente vivevano in ghetti, come a Ciboure, o in interi villaggi, come a Ispoure.Alford, Violet (1929) French Basques: Cascarots and Cavalcades. in Music and Letters 10 Erromintxela nei Paesi Baschi spagnoli
Su base di patronimico: Rom Jonesti (da Joni) Lalleri (da Boemia e Moravia)
I rom vanno invece distinti da altri popoli romaní quali: i kalé/gitanos che hanno perduto l'uso della Lingua romaní e vivono soprattutto in Spagna (Andalusia); i sinti/manush (o sinte), tra i quali si possono distinguere i sinti piemontesi e lombardi, la cui lingua è largamente influenzata dall'italiano e dal piemontese, e i sinti del Nord, la cui lingua è influenzata dal tedesco e dall'alsaziano. Essi si definiscono sinti e sono chiamati manouches dai francesi: Sinti Estrekhàrja (austriaci) Sinti Gàćkane: tedeschi di origine slava, arrivati in Italia attraverso la Francia (Alsazia) agli inizi del XX secolo; molti sono di confessione ortodossa; Sinti Krasàrja (del Carso) Sinti Eftavagarja (delle sette carrozze), in Friuli-Venezia Giulia Sinti Mucini Sinti Rozengre (dal termine romanès per "Firenze"), in Toscana gli Ashkali del Kosovo, gruppi albanofoni che rimarcano fortemente le proprie differenze etniche con il resto delle popolazioni rom locali.