Lanoressia nervosa (AN) (spesso chiamata semplicemente anoressia) è un disturbo del comportamento alimentare. È caratterizzata dalla insufficiente assunzione di cibo, fino al completo digiuno, e da una percezione alterata del proprio corpo.

Descrizione L'anoressia coinvolge nella sua evoluzione funzioni psicologiche, neuroendocrine, ormonali e metaboliche. Si tratta di una patologia psichiatrica a eziologia multifattoriale che, a differenza di quasi tutte le altre malattie che interessano la psiche umana, nel suo decorso porta anche a compromissioni fisiche.

L'anoressia nervosa presenta svariata sintomatologia, tra cui: la progressiva restrizione calorica, fino in alcuni casi ad arrivare al totale digiuno, la paura ossessiva di ingrassare e una patologica relazione con il proprio corpo, che sfocia nel disturbo dell'immagine corporea, ossia una percezione distorta del proprio corpo e delle proprie forme. Già Hilde Bruch, medico psichiatra del secolo scorso scriveva

Esordio della malattia L'anoressia nervosa è un disturbo alimentare che inizia spesso con l'autogestione della dieta, caratterizzata da una riduzione progressiva delle calorie consumate. Possono manifestarsi comportamenti ossessivi nei riguardi delle quantità di cibo assunte ed il corrispondente apporto calorico di ciascuno di loro.

La malattia si manifesta con un controllo ossessivo del cibo, che diventa sempre più intrusivo e invalidante. I pensieri si intensificano, dando luogo a ossessioni, compulsioni, fobie e comportamenti disfunzionali.

Alcuni esempi di questi comportamenti includono: evitare di annusare o toccare il cibo per paura di assumere calorie; masticare e poi sputare gli alimenti; avere un terrore ossessivo di ingrassare, di certe categorie di alimenti, e di perdere il controllo. La persona può iniziare a restringere ulteriormente l'apporto calorico, mangiare solo a determinate ore, e limitarsi a consumare sempre gli stessi alimenti. Inoltre, potrebbe sentirsi obbligata a usare lo stesso piatto, le stesse posate e a mangiare nello stesso posto. Altri comportamenti includono sminuzzare il cibo, mangiare molto lentamente, masticare a lungo e conoscere a memoria i valori nutrizionali degli alimenti.

In alcune varianti dell'anoressia, come l'anoressia purging, la persona può anche ricorrere a comportamenti compensatori, come il vomito autoindotto o l'uso di lassativi. Spesso è presente in molte pazienti l'iperattività fisica, per bilanciare l'assunzione di calorie. Questi comportamenti possono avere un impatto negativo su tutti gli aspetti della vita della persona affetta.

Conseguenze Le conseguenze, in primo luogo psicologiche e sociali, sono anche, come anticipato, fisiche e molto serie: problemi ormonali, inedia e amenorrea, osteoporosi, compromissione epatica, bradicardia, malnutrizione, rapido calo ponderale e grave sottopeso, a volte indice di stadi della malattia molto avanzati. Inizialmente, si consideravano il calo ponderale e la grave magrezza come primo sintomo; in realtà, negli anni, si è notato come l'anoressia nervosa possa essere presente in persone a qualsiasi peso.

Trattamenti Il trattamento più efficace dell'anoressia nervosa è la psicoterapia, accompagnata e sostenuta da altri percorsi: riabilitazione nutrizionale (figure di riferimento: dietista, nutrizionista, dietologo), rieducazione e riabilitazione all'immagine corporea (figura di riferimento: psicologo e tecnico della riabilitazione psichiatrica, specializzati in trattamento dei disturbi dell'alimentazione e disturbi dell'immagine corporea). Talvolta, può essere necessario il sostegno di una terapia farmacologica, da stabilire con lo psichiatra. Nei casi molto gravi, queste terapie passano in secondo piano perché diventa di primaria importanza salvare e riabilitare la salute fisica. In questi casi, si rivelano necessari, per esempio: il divieto di muoversi per preservare la salute cardiaca, la prescrizione di integratori alimentari proteici o ipercalorici, nutrizione artificiale tramite sonda nasogastrica, flebo, etc. Esistono diversi approcci psicoterapeutici, e per gli adulti le linee guida e la letteratura internazionale non identificano un approccio migliore di un altro, mentre per gli adolescenti il trattamento di elezione è il family-based treatment.

In ogni caso, il percorso psicoterapico più indicato sarebbe quello portato avanti con uno specialista formato sulla cura dei disturbi alimentari. Le cure psicofarmacologiche attuali, invece, possono dare solo parziale beneficio alla persona, non agiscono direttamente sul disturbo, ma aiutano a contenere l'intensità del sintomo e svolgono la loro azione per lo più sulle patologie correlate, come depressione, disturbi d'ansia, disregolazione emotiva, sintomatologia ossessivo-compulsiva, etc.

Storia L'anoressia nervosa è comunemente considerata una malattia del "mondo industrializzato", anche se i primi casi accertati e riconosciuti si riferiscono a epoche antecedenti. Le sue origini nosografiche sono molto antiche.

Nel Medioevo

Nel periodo medievale, in cui i valori religiosi erano ben radicati, una condotta simile a quella che in epoca moderna si sarebbe potuta definire come anoressia, era accompagnata da un'ampia accettazione sociale e vista come un traguardo spirituale da raggiungere; si parlava infatti di "digiuni ascetici", e spesso si cercava il perseguimento di virtù spirituali attraverso la mortificazione del corpo.

Secondo lo storico Rudolph Bell, tra coloro che potrebbero aver sofferto di tali disturbi vi sarebbero anche alcune donne successivamente venerate, tra le quali santa Caterina da Siena e beata Angela di Foligno.

In epoca moderna Anche se fu probabilmente un medico genovese, Simone Porta, il primo a studiare e descrivere nel 1500 il quadro clinico dell'anoressia nervosa,Paolo F. Peloso, Modelli della mente e del corpo nell'opera medica di Pompeo Sacco, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, 1996. pag 109 è tradizione diffusa far risalire la scoperta della malattia al 1689, quando fu pubblicato per opera del medico britannico Richard Morton il primo resoconto di due pazienti - un ragazzo minorenne e una ragazza di 18 anni - che, in assenza di patologie manifeste, rifiutavano di alimentarsi. Morton definì tale disturbo "emaciazione nervosa":

Nel 1860 Louis-Victor Marcé descrisse un "disordine dello stomaco" con una predominanza nel sesso femminile, concetto che fu ripreso e identificato quasi contemporaneamente nel 1870 da Charles Lasègue come anoressia isterica a Parigi, e da William Gull come anoressia nervosa a Londra. Fu lo stesso Lasegue a fornire la prima descrizione approfondita del nucleo psicopatologico centrale del disturbo; a Gull e Lasegue si deve quindi il merito di aver posto l'attenzione sull'origine non organica di tale disturbo, oltre all'intuizione del ruolo importante svolto dalla famiglia nello sviluppo dell'anoressia.

Negli anni compresi tra il 1889 e il 1911 si ritrovano lavori in merito di neurologi come Jean-Martin Charcot e Gilles de la Tourette. Nel corso dell'anno 1903 lo psicologo francese Pierre Marie Félix Janet, nel suo scritto "Les Obsessions et la Psychasthénie", descrisse le caratteristiche della malattia dandole un'altra definizione: psicoastenia. Lo psicologo pensava che fosse dovuta a un rifiuto da parte della donna della sua sessualità.

Nel 1914, il fisiologo Morris Simmonds suggerì l'ipotesi dell'insufficienza pituitaria grave (ossia uno scompenso dell'ipofisi) come base della patologia, impostando così per gli anni successivi un approccio endocrinologico all'anoressia nervosa. La categoria diagnostica dell'anoressia nervosa è apparsa nel DSM (Manuale Diagnostico Statistico dei disturbi mentali) sin dalla sua seconda edizione (DSM-II), del 1968; da allora il disturbo è rimasto presente nel DSM attraverso tutte le edizioni e revisioni, fino all'attuale DSM-5.

Sigmund Freud riguardo alla malattia affermò che «la nota anoressia nervosa delle giovani donne mi sembra, dopo attenta osservazione, essere una melanconia dove la sessualità non è sviluppata».

Epidemiologia

I vari studi sull'epidemiologia dell'anoressia nervosa non concordano. Se parte di essi tende a evidenziare un preoccupante aumento dei casi, altri ne sottolineano l'andamento costante, senza alcuna variazione. Un altro studio di tipo meta-analitico, che ha esaminato l'evoluzione storica della malattia nel passato (1995), ha dimostrato come negli anni novanta la percentuale di popolazione colpita sia rimasta costante.

Secondo i dati ricavati dalla letteratura, la prevalenza (numero totale dei casi nella popolazione) dell'anoressia si attestava attorno allo 0,3% nel 2003, mentre l'incidenza (numero di nuovi casi nella popolazione in un determinato periodo di tempo) è di 8 casi per soggetti in un anno. La percentuale poi è stata aggiornata a 0,42% nel 2006 da studi condotti in Italia. In seguito, nel 2007, la prevalenza si sarebbe leggermente alzata, attestandosi attorno allo 0,5% o, come suggerisce più pessimisticamente un altro studio, avrebbe superato il 2%. Per quanto riguarda l'età di esordio, questa si situa fra i 12 e i 25 anni (anche se si sono verificati negli ultimi anni diversi casi che superano i 30 anni), con il momento più critico fra i 15 e i 19 anni. Altri studi hanno trovato picchi di incidenza in corrispondenza dei 14 e 18 anni d'età. La malattia quindi colpisce soprattutto gli adolescenti, ma ultimamente si stanno sempre più registrando casi negli adulti e anche tra gli anziani.

Altra caratteristica tipica dell'anoressia è quella di essere un disturbo prettamente femminile: circa il 90% dei casi, infatti, si sviluppa in pazienti di sesso femminile.Lask B, and Bryant-Waugh, R (eds) (2000) Anorexia Nervosa and Related Eating Disorders in Childhood and Adolescence. Hove: Psychology Press. ISBN 0-86377-804-6.Morris J, Twaddle S. (2007). Anorexia nervosa. BMJ. 2007 Apr 28;334(7599):894-8 Il problema però non riguarda solamente le donne. È stato stimato, infatti, che sul totale degli ammalati risultano essere presenti dal 5% al 10% di casi riguardanti ragazzi adolescenti e maschi adulti.Il rapporto uomini-donne secondo alcune ricerche è di 1:10; altri studi hanno rilevato una differenza minore fra i sessi, arrivando anche a 1:8. La percentuale di maschi anoressici sembra in aumento, ma ciò potrebbe derivare dal semplice fatto che oggi un maggior numero di uomini si rivolgono ad un medico per curare tale disturbo.Nel sesso maschile è maggiormente espresso un altro problema collegato all'immagine del corpo (cfr. Anoressia riversa o bigoressia), per cui l'ideale non è quello di apparire magri ma il più muscolosi possibile. (In questo caso si parla di dismorfia muscolare, che è stata considerata come un fenotipo dell'anoressia. Anche se gli studi in passato sono stati pochi, è stato riscontrato negli uomini anoressici una diminuzione del desiderio sessuale. Poiché in passato ritenuta malattia quasi esclusivamente femminile l'interesse accademico circa l'incidenza dell'anoressia nel mondo maschile si è sviluppato solo di recente; ciò fa sì che siano diffusi stereotipi quali l'anoressia come "malattia da donne", o l'associazione della sua manifestazione maschile a condizioni quali l'effeminatezza, la bisessualità o l'omosessualità. Diversi studi dimostrano come la malattia si manifesti indipendentemente dall'orientamento sessuale del soggetto (l'80% degli anoressici maschi sarebbero eterosessuali).Cindy Crosscope-Happel (1999). . p.27.Molti sono i caratteri comuni tra i due sessi, compresa la prognosi.

Nel mondo

Uno studio effettuato su una raccolta di diverse pubblicazioni di varie nazionalità, sia occidentali sia orientali, ha evidenziato che l'anoressia nervosa sembra essere più diffusa nei paesi più progrediti economicamente, portando alla definizione di "sindrome culturale".

Nella seguente tabella sono riportati alcuni dati raccolti in determinati paesi del mondo: