Figura storica del socialismo italiano, Terracini fu uno dei protagonisti di quel travagliato processo interno al PSI che portò alla nascita del PCdI, ed in seguito tra i maggiori esponenti della sua incarnazione successiva, il PCI, distinguendosi per la forte "autonomia critica" da lui espressa in svariate occasioni nei confronti della condotta maggioritaria del suo partito.

Nel 1924 fu contrario alla cosiddetta secessione dell'Aventino, ovvero la defezione da parte di tutte le forze d'opposizione antifascista ai lavori parlamentari a seguito dell'assassinio di Giacomo Matteotti. In seguito manifestò in più occasioni all'interno del partito il proprio dissenso nei confronti della politica di Stalin e della sua eccessiva influenza in seno al Comintern, contestando ad esempio la cosiddetta "svolta" segnata dal VI Congresso dell'Internazionale Comunista del 1928, in cui si sancí il principio di non collaborazione con le forze socialdemocratiche e socialiste moderate in ottemperanza alla formula del "socialfascismo". In seguito, criticò aspramente il patto di non aggressione stipulato nel 1939 dalla Germania nazista e dall'URSS, con il quale venivano tra l'altro determinate la spartizione della Polonia e la successiva occupazione sovietica dei paesi baltici. Tali posizioni critiche gli costarono l'isolamento all'interno del partito durante il periodo di confino a Ponza e a Ventotene e successivamente l'espulsione.

Liberato dal confino dopo la caduta del fascismo, fu costretto a rifugiarsi in Svizzera dopo l'8 settembre per evitare i rastrellamenti di ebrei e antifascisti delle truppe naziste. Rientrò in Italia per partecipare alla Resistenza in Piemonte, divenendo Segretario della Giunta di Governo della Repubblica partigiana dell'Ossola. Fu riammesso nel partito il 14 dicembre del 1944. Nel 1946 fu presidente dell'Assemblea Costituente. Negli anni settanta fu fermamente contrario al compromesso storico tra il PCI e la Democrazia Cristiana e, successivamente, si mostrò favorevole a una politica maggiormente aperta alle posizioni di Israele. Ha collaborato con la rivista Il Calendario del Popolo.

Biografia Origini familiari e formazione politica Umberto Terracini nacque a Genova il 27 luglio del 1895 da una famiglia ebraica originaria del Piemonte, secondogenito dei tre figli di Jair Terracini e Adele Segre. I nonni paterni erano commercianti ambulanti di panni, che operavano nei mercati della provincia astigiana. Con il tempo, il lavoro e il risparmio, erano riusciti a sviluppare un'attività abbastanza fiorente da permetter loro di allestire, in un palazzo della vecchia Genova, un grande negozio di tessuti, fornito di ampio magazzino, da loro gestito con la collaborazione dei figli e di alcuni commessi.

In questa famiglia benestante, Jair Terracini aveva cercato di seguire altre strade: unico tra i fratelli, si era laureato in ingegneria civile per dedicarsi alla libera professione, nella quale tuttavia non aveva avuto successo ed era perciò ritornato a curare gli affari della "ditta Terracini". Morì prematuramente nel 1899, lasciando i tre figli, Amadio, Umberto e Margherita, che, insieme alla madre Adele, si trasferirono a Torino, in una casa di via Accademia Albertina, dove la vedova avrebbe potuto contare, in caso di estrema necessità, sull'assistenza della famiglia di origine, appartenente alla borghesia benestante. La loro fu la povertà decorosa e orgogliosa dei buoni borghesi decaduti, salvaguardata dalla modesta rendita della dote di Adele, costituita da titoli di Stato.

Completati gli studi elementari, Umberto frequentò la scuola israelitica di Torino, i cui programmi corrispondevano a quelli ministeriali, salvo l'aggiunta dello studio della lingua e della storia d'Israele: non ricavò, né dalla famiglia, né dalla scuola, alcun interesse religioso, pur frequentando regolarmente la sinagoga. In una casa nella quale i libri erano scarsi e di modesto valore culturale, crescendo, per procurarsi delle letture, incominciò a frequentare la Biblioteca civica, avvicinandosi ai romanzi popolari degli autori che allora godevano di particolare fortuna: Victor Hugo, Edmondo De Amicis, Émile Zola, Eugène Sue.

Fu la frequentazione del cugino materno Elia Segre, giovane anticonformista, già allievo del Collegio militare dal quale era stato espulso per indisciplina, insignito di due medaglie d'oro al valor civile, socialista e anticlericale - leggeva lAvanti! e la Critica sociale di Turati, ma anche L'Asino di Guido Podrecca - a indirizzare i primi pensieri del giovanissimo Umberto verso temi sociali e politici: «Adesso li capivo i discorsi del cugino Elia, mi commuovevo alla sorte di tanti miseri e mi indignavo contro chi ne aveva la responsabilità».Archivio Umberto Terracini, fascicolo 2119, citato in Lorenzo Gianotti, Umberto Terracini. La passione civile di un padre della Repubblica, 2005, p. 24. Ma ben più importante fu, dopo che nel 1908 Terracini fu iscritto al Liceo Gioberti, l'amicizia con uno studente delle classi superiori, Angelo Tasca: «un incontro decisivo per il mio avvenire [...] Si raccontavano di lui cose mirabili in quanto a prontezza nello studio [...] ma paurose le sue propensioni ideali e politiche».U. Terracini, Intervista sul comunismo difficile, 1978, p. 6. Figlio di un manovale delle ferrovie, aveva il piccolo alloggio, nello stesso palazzo di piazza Carlina dove un giorno andrà ad abitare Antonio Gramsci, stracolmo di libri, di opuscoli e di giornali socialisti, dei quali approfittò anche il giovane Terracini.

Fu così che nel 1911 Terracini, accompagnato da Tasca e senza dire nulla alla madre, andò a iscriversi nel Fascio socialista giovanile del quartiere Centro, in corso Siccardi: le polemiche sulla guerra di Libia erano all'ordine del giorno e Terracini fece le sue prime prove di polemista socialista, contrario alla guerra, nei capannelli che si formavano nei giardini di piazza Carlo Felice o sotto i portici di via Po, controbattendo le ragioni dei «colonialisti». In un partito, come quello socialista, dove allora militavano, nelle città, soprattutto operai, la buona cultura e la possibilità che egli aveva di approfondire, studiando, i temi politici e teorici propri del movimento socialista, resero il giovane Terracini prezioso per tenere conferenze e lezioni nelle sezioni di partito, dove si fece conoscere e apprezzare.

In questo modo, nel 1912, fu eletto segretario della sua sezione e, dopo aver conseguito la maturità nel 1913 ed essersi iscritto alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università torinese, nell'agosto del 1914 veniva eletto segretario provinciale. Era appena incominciata la prima guerra mondiale, per la quale Terracini oppose subito la sua contrarietà a un'eventuale partecipazione dell'Italia e fu proprio un comizio pacifista da lui tenuto il 15 settembre 1916 a Trino Vercellese a costargli l'arresto e la condanna a un mese di carcere, dal quale fu fatto uscire solo per essere arruolato a Bra, come soldato semplice nel 72º Reggimento fanteria. Di qui, nel 1917, venne inviato al fronte, nella zona di Montebelluna, assegnato come autiere in un corpo motorizzato, dove lo raggiunse la notizia che in Russia era avvenuta la prima Rivoluzione socialista della storia.

Alla fine della guerra, senza essere ancora congedato, fu trasferito a Torino, dove si laureò e incominciò, nel dicembre del 1919, a frequentare uno studio legale come praticante. Aveva intanto ripreso i contatti con i compagni di partito, Angelo Tasca per primo, e poi Gramsci e Togliatti. Furono i quattro giovani che progettarono una rivista nuova, che trattasse di politica e di cultura: Tasca trovò i finanziatori, la sede fu ricavata nei locali dell'Avanti! e il 1º maggio 1919 poteva uscire il primo numero de L'Ordine Nuovo. L'impostazione del settimanale, che Tasca aveva concepito come una rivista di cultura indirizzata agli operai, non soddisfaceva gli altri collaboratori, che intendevano privilegiare piuttosto l'analisi politica del movimento socialista italiano e internazionale, con una decisa impronta operaista: dopo due mesi, L'Ordine Nuovo mutò impostazione e, in polemica con la Camera del Lavoro e con la linea politica del Partito socialista, svolse un'intensa propaganda a favore dei Consigli operai, le rappresentanze operaie costituite direttamente nelle fabbriche. Terracini collaborava anche all'edizione piemontese dellAvanti!, dirigeva un altro settimanale socialista, Falce e martello e, con Gramsci, Togliatti, Tasca, Zini, Pastore, Balsamo-Crivelli e altri, teneva lezioni di dottrina socialista nelle sezioni socialiste.

La conclusione del conflitto non sembrava aver portato i benefici che i sostenitori dell'intervento avevano sperato: alle centinaia di migliaia di vittime e di invalidi si erano aggiunti i disoccupati gettati sulla strada dalla lentezza della riconversione industriale, le difficoltà provocate da salari insufficienti, i reduci che non riuscivano a reinserirsi nella vita civile, i nazionalisti esasperati da una vittoria che consideravano «mutilata» dalle promesse di guadagni territoriali non mantenute, i timorosi di un'ondata rivoluzionaria proveniente dalla Russia. Gli squadristi di Mussolini cercavano di inserirsi in questi contrasti sociali presentandosi come i garanti dell'ordine e della proprietà, assalendo e devastando le sedi del Partito socialista, dei suoi giornali, delle Camere del Lavoro.

Tra i fondatori del PCd'I Il 28 settembre 1920 la direzione del PSI si divide tra chi aderisce all'idea di Terracini e chi invece proclama l'esigenza di mantenere unito il partito pur accettando alcuni punti proposti dall'Internazionale Comunista. La divisione, ormai divenuta insanabile, porta nel 1921, al termine del XVII Congresso del Partito socialista, alla formazione del Partito Comunista d'Italia, cui Terracini aderisce diventandone un personaggio di rilievo (fa parte, del primo Esecutivo, assieme ad Amadeo Bordiga, Bruno Fortichiari, Ruggero Grieco, Luigi Repossi).

Eletto deputato nel 1921 e nel 1924, nel settembre 1926 fu arrestato a Milano insieme ai compagni Rosolino Ferragni e Aladino Bibolotti e nel 1928 fu processato dal Tribunale Speciale (con i massimi esponenti del PCd'I tra cui Antonio Gramsci e Giovanni Roveda). Il 4 giugno 1928, dopo le richieste di condanna del pubblico ministero, il Tribunale concesse la parola a Terracini affinché parlasse a nome di tutti gli imputati; Terracini approfittò dell'occasione per elevare un atto di accusa contro la dittatura fascista:

Fu condannato a 22 anni e 9 mesi di carcere. Dopo averne scontati 11 a Roma, nel 1937 venne inviato al confino prima a Ponza e poi a Santo Stefano,Commissione di Roma, ordinanza del 5.4.1937 contro Umberto Terracini (“Dirigenti comunisti - alcuni di primissimo piano come Terracini, Scoccimarro e Frausin - e l'anarchico Vatteroni, coinvolto nell'attentato Lucetti, sono confinati dopo aver scontato lunghe pene detentive”). In: Adriano Dal Pont, Simonetta Carolini, L'Italia al confino 1926-1943. Le ordinanze di assegnazione al confino emesse dalle Commissioni provinciali dal novembre 1926 al luglio 1943, Milano 1983 (ANPPIA/La Pietra), vol. IV, p. 1402-1403Commissione di Littoria, ordinanza del 13.3.1942 contro Umberto Terracini (“Al termine della pena precedente riassegnati per la loro pericolosità politica”). In: Adriano Dal Pont, Simonetta Carolini, L'Italia al confino 1926-1943. Le ordinanze di assegnazione al confino emesse dalle Commissioni provinciali dal novembre 1926 al luglio 1943, Milano 1983 (ANPPIA/La Pietra), vol. IV, p. 1305 dove fu liberato dai partigiani nel 1943.Su un tentativo, fallito, della Santa Sede di propiziarne la liberazione - mediante lo scambio di lui e Gramsci con due sacerdoti detenuti in URSS - cfr. Andreotti, Giulio, "Un passo della Santa Sede a favore di Gramsci e Terracini" in Rivista di Storia della Chiesa in Italia, 43, no. 1 (June 1989): 169-172.

Dalla critica al Patto Molotov-Ribbentrop alla Repubblica partigiana dell'Ossola