Il Vangelo secondo Giovanni è uno dei quattro vangeli canonici contenuti nel Nuovo Testamento della Bibbia cristiana.

Esso si presenta come la trascrizione da parte di autori anonimi della testimonianza del «discepolo che Gesù amava» (cfr. ; allo stesso risultato si perviene anche confrontando con ), che la tradizione identifica con Giovanni l'evangelista, figlio di Zebedeo. Oggi gli studiosi fanno comunque spesso riferimento anche a una scuola giovannea nella quale sarebbe maturata la redazione del vangelo e delle lettere attribuite all'apostoloBruno Maggioni, Introduzione all'opera giovannea, in La Bibbia, Edizioni San Paolo, 2009..

Scritto in greco, è composto da 21 capitoli e come gli altri vangeli narra il ministero di Gesù. Il Vangelo secondo Giovanni è notevolmente diverso dagli altri tre vangeli, detti sinottici, anche se sembra presupporre la conoscenza almeno del Vangelo secondo Marco, di cui riproduce talvolta espressioni peculiari. Mentre i sinottici si basano sulla predicazione del Regno di Dio da parte di Gesù, il quarto vangelo approfondisce la questione dell'identità del Cristo, inserendo ampie digressioni teologiche.

In particolare, Gesù viene identificato con il Logos divino, preesistente alla formazione del mondo. Il concetto di "logos" era stato utilizzato in vario modo nella filosofia greca già da alcuni secoli; ne scrivono ad esempio Eraclito, Cleante e altri filosofi stoiciA. Debrunner et al., voce: λέγω in: G. Kittel / G. Friedrich (a cura di), Grande lessico del Nuovo Testamento, vol. IV, Brescia, Paideia, 1970, coll. 199-380.. Giovanni, però, se ne distacca, sottolineando ripetutamente anche l'umanità di Gesù, che, per esempio, scoppia in lacrime per la morte di Lazzaro.

Composizione L'autore del quarto vangelo Giovanni di Zebedeo L'ipotesi tradizionale, che identificava l'anonimo autore del vangelo - il discepolo che Gesù amava -, con l'apostolo Giovanni, è attestata a partire dalla fine del II secoloL'identificazione del "discepolo che Gesù amava" con Giovanni sembra peraltro per diversi studiosi tuttora spiegare al meglio i dati a nostra disposizione. Cfr. la recensione del prof. Giuseppe Segalla al libro di J. Klüger, Der Jünger, dn Jesus liebte in Rivista Biblica Italiana, 39(1989/3) pp. 351-363 e anche Evangelo e Vangeli, p. 379.. Ireneo, vescovo di Lione, fu il primo ad attribuirgli quel quarto vangelo che circolava nelle comunità dei nazareni. Infatti verso il 180 scrisse:

Eusebio di Cesarea, che riporta questa notizia, ritiene che Ireneo si basasse sulle testimonianze di Policarpo vescovo di Smirne (morto martire a Roma nel 155), il quale avrebbe conosciuto personalmente Giovanni (stavolta l'apostolo) essendone stato discepolo.

Questo è anche confermato da Ireneo medesimo, che nella sua lettera a Florino ricorda il suo incontro con Policarpo di Smirne, e il fatto che Policarpo «raccontava della sua dimestichezza con Giovanni e con le altre persone che avevano visto il Signore» (Storia ecclesiastica V, 20, 4). Ireneo ricorda anche che Policarpo fu eletto vescovo di Smirne dagli apostoli, e Tertulliano asserisce che egli fu fatto vescovo proprio da Giovanni.

Anche il Canone muratoriano, documento risalente al 170 circa, riporta che il quarto vangelo è opera di Giovanni, discepolo di Gesù. Lo scritto di Giovanni, secondo quanto scritto nel canone, sarebbe stato redatto con l'aiuto di tutti i suoi discepoli, tra cui l'apostolo AndreaCanone muratoriano, testo latino: [...] quarti euangeliorum Iohannis ex discipulis. cohortantibus condiscipulis et episcopis suis dixit Conieiunate mihi hodie triduum, et quid cuique fuerit reuelatum alteratrum nobis enarremus. eadem nocte reuelatum Andreae ex apostolis, ut recognoscentibus cunctis, Iohannes suo nomine cuncta describeret [...].

La scuola giovannea Diversi autori moderni mettono però in discussione l'attribuzione del testo a GiovanniDelbert Burkett, An Introduction to the New Testament and the Origins of Christianity, Cambridge University Press, 2002 e preferiscono fare riferimento a una Scuola giovannea sorta intorno alla figura e alla testimonianza del "discepolo che Gesù amava" citato nel VangeloPrefazione a "Vangelo secondo Giovanni", La Bibbia, Edizioni San Paolo, 2009. Lo stesso tema è ripreso, nello stesso volume, da Bruno Maggioni (Introduzione all'opera giovannea) secondo il quale il quarto vangelo appartiene "a una sorta di "scuola", che è partita dalla grande personalità di Giovanni ed è rimasta costantemente fedele all'impronta che questi vi impresse"..

L'ipotesi di una scuola giovannea si basa su un approccio storico-sociologico che mette in relazione questa esperienza con quella delle scuole dell'antichità classicaMichele Mazzeo, Vangelo e Lettere di Giovanni. Introduzione, esegesi e teologia, Edizioni Paoline, 2009.. Secondo Bruno Maggioni, tale comunità dovette confrontarsi con le sfide poste dalla religiosità ellenistica, che sosteneva la contrapposizione del divino e dell'umano, e dalla politica intransigente di Domiziano.

Dibattito La diversità del vangelo di Giovanni rispetto ai sinottici aveva portato una parte della critica moderna a disconoscere il testo e la sua storicità, considerandolo una ricostruzione teologica tarda. Le radicali datazioni tardive furono però abbandonate dopo la scoperta di alcuni papiri egizi, tra cui il papiro 52, che mettevano in chiaro come il vangelo doveva necessariamente essere stato scritto nel I secolo. Tra coloro che influirono sull'esegesi del quarto vangelo ci furono Rudolf Bultmann e Martin Hengel. Mentre il primo definiva "l'idea dell'incarnazione del redentore di origine gnostica", il secondo confutava questa tesi: "Non esiste sul Redentore alcun mito gnostico cronologicamente pre-cristiano, attestabile sulla base delle fonti". Tuttavia l'indagine moderna sul vangelo di Giovanni ci dice che il quarto vangelo poggia su conoscenze precise dei luoghi e dei tempi, e pertanto può essere opera di qualcuno che aveva familiarità con la Palestina dei tempi di Gesù. È inoltre divenuto evidente che il vangelo ragiona e argomenta a partire dall'Antico Testamento, ed è profondamente radicato nel giudaismo dell'epoca di Gesù.

Il vangelo afferma di risalire ad un testimone oculare delle vicende narrate, evidentemente colui "che stava presso la croce" e che era "il discepolo che Gesù amava" . In questo discepolo viene menzionato come autore del vangelo, e compare anche in , in , in , e forse in e in . Alcuni esegeti concordano su Giovanni di Zebedeo autore del quarto vangelo: "Giovanni figlio di Zebedeo sembra rispondere a molti dei requisiti fondamentali per l'identificazione. Egli non solo era uno dei dodici ma, insieme a Pietro e Giacomo, uno dei tre discepoli costantemente scelti da Gesù per stare con lui. La combinazione di prove interne ed esterne che associano il quarto vangelo con Giovanni figlio di Zebedeo fa di questa ipotesi la più robusta". Tale esegeta, dopo averla ammessa, ha comunque abbandonato tale ipotesi (cfr: Raymond E. Brown, The Birth of the Messiah, Doubleday, 1993, pp. 27, 573, ISBN 0-385-47202-1; ) Altri studiosi avanzano dubbi su questa identificazione: ad esempio si è dubitato di come Giovanni, figlio di un pescatore, potesse avere la profondità teologica per scrivere il quarto vangelo e su come potesse avere accesso al tempio ed essere noto addirittura al sommo sacerdote. Tuttavia, l'esegeta francese Henri CazellesCazelles si è appoggiato a sua volta agli studi di Jean Colson, Jacques Wimamdy, Marie-Emile Boismard ha ribattuto, con una ricerca sociologica sul sacerdozio del tempio prima della distruzione di Gerusalemme, che l'identificazione dell'autore del quarto vangelo con l'apostolo Giovanni rimane plausibile: le classi sacerdotali prestavano infatti il loro servizio per una settimana due volte l'anno, per poi tornare nella propria terra. E non è da escludere che tali sacerdoti esercitassero una propria professione per guadagnarsi da vivere: emerge infatti dallo stesso Vangelo che Zebedeo, padre di Giovanni, non era un semplice pescatore, ma dava da lavorare a vari giornalieri. Zebedeo quindi può essere un sacerdote e avere al contempo una proprietà in Galilea.

Gli studiosi dell'interconfessionale Bibbia TOBBibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, p. 2414, ISBN 88-01-10612-2. sottolineano, invece, in merito a una redazione di tale vangelo fatta dallo stesso apostolo Giovanni, come "la maggior parte dei critici esclude questa eventualità". Gli esegeti della École biblique et archéologique française (i curatori della Bibbia di Gerusalemme)Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, p. 2511, ISBN 978-88-10-82031-5. osservano, inoltre, che "simile identificazione, per quanto venerabile, non resta esente da difficoltà. Alcuni grandi esegeti, dopo averla ammessa, l'hanno abbandonata. Certamente sono stati indotti da seri motivi. Ci si può domandare perché l'apostolo Giovanni abbia omesso di raccontare alcuni episodi ai quali aveva assistito, episodi importanti come la risurrezione della figlia di Giairo (Mc 5,37), la trasfigurazione (Mc 9,2), l'istituzione dell'eucaristia (Mc 14,17), l'agonia di Gesù al Getsèmani (Mc 14,33)". Inoltre, in merito alle indicazioni contenute nello stesso vangelo di Giovanni, gli studiosi del "Nuovo Grande Commentario Biblico". rilevano che "l'autore di Gv21 chiaramente non identifica il discepolo prediletto, che sta all'origine della tradizione giovannea, con Giovanni figlio di Zebedeo. Gv 21,2 parla de «i (figli) di Zebedeo», mentre 21,7-20 parla del discepolo prediletto" e "un'altra difficoltà per l'affermazione che Giovanni, il figlio di Zebedeo, sia l'autore del quarto vangelo, viene da quanto presuppone Mc 10,39: tutti e due i fratelli avrebbero sofferto il martirio. Gv 21,20-23 asserisce abbastanza chiaramente che il discepolo prediletto non morì martire come Pietro". Anche Raymond BrownRaymond E. Brown, The Birth of the Messiah, Doubleday, 1993, pp. 27, 573, ISBN 0-385-47202-1. - concordemente a molti altri studiosi, come l'esegeta John Dominic CrossanJohn Dominic Crossan, Who killed Jesus?, HarperOne, 1995, pp. 16-26, ISBN 978-0-06-061480-5., tra i cofondatori del Jesus Seminar, e lo storico e biblista Bart EhrmanBart Ehrman, Jesus apocalyptic prophet of the new millennium, Oxford University Press, 1999, pp. 41-48, ISBN 978-0-19-512474-3. - ritiene che il vangelo secondo Giovanni e i sinottici siano di autori ignoti e sottolinea altresì che tali autori non furono neppure testimoni oculari.

La formazione del testo Se allo stato attuale della ricerca il quarto vangelo è ricondotto a un nucleo giovanneo, la complessità della redazione del testo solleva ulteriori domande. Eusebio di Cesarea riferisce di un'opera in 5 volumi del vescovo Papia di Ierapoli, morto nel 130 circa, in cui egli afferma di non aver conosciuto personalmente gli apostoli, ma di aver ricevuto la dottrina da persone loro vicine. Papia parla di altri che sarebbero stati a loro volta discepoli di Gesù, e cita "Aristione" e un “presbitero Giovanni”, tracciando una chiara distinzione tra quest'ultimo e l'apostolo Giovanni figlio di Zebedeo.Eusebio, Storia della Chiesa, III, 39

Papia, in sostanza, conferma che a Efeso esisteva una sorta di scuola giovannea in cui militava anche il “presbitero Giovanni”, che compare in modo chiaro nella Seconda e nella Terza lettera di Giovanni “come mittente e autore del testo semplicemente con il titolo de ‘il presbitero'. Evidentemente non coincide con l'apostolo, così che in questa parte del testo canonico incontriamo la misteriosa figura del presbitero”. È probabile che dopo la morte dell'apostolo fu il “presbitero Giovanni” ad essere considerato pieno detentore della sua eredità. Allo stesso modo è plausibile che i contenuti del quarto vangelo risalgono a Giovanni figlio di Zebedeo, mentre il “presbitero si è visto come il suo trasmettitore e portavoce”.