Tra gli anni sessanta e gli anni settanta, fu uno dei maggiori teorici del marxismo operaista. Dagli anni ottanta in poi, si dedicò allo studio del pensiero politico di Baruch Spinoza, contribuendo, con Louis Althusser e Gilles Deleuze, alla sua riscoperta teorica. In collaborazione poi con Michael Hardt, ha scritto libri di teoria politica contemporanea.
Accanto alla sua attività teorica, ha svolto una intensa attività di militanza politica, come cofondatore e teorico militante delle organizzazioni della sinistra extraparlamentare Potere Operaio e Autonomia Operaia. Fu incarcerato e processato, all'interno del processo 7 aprile, con l'accusa di aver partecipato ad atti terroristici e d'insurrezione armata. Venne, tuttavia, assolto da queste imputazioni, venendo poi condannato a 14 anni di carcere per associazione sovversiva e concorso morale nella rapina di Argelato.
Attività politica e vicende giudiziarie Inizialmente vicino ai movimenti del cattolicesimo sociale, poi per lungo tempo iscritto al PSI (presso cui militava in seno alle sue frange di sinistra interna), e per il quale ricoprì anche diversi ruoli organizzativo-amministrativi e cariche istituzionali a livello comunale e provinciale per la propria regione natia, Negri fu poi tra i fondatori di Potere Operaio (1969) e successivamente di Autonomia Operaia, due importanti gruppi operaisti della sinistra extraparlamentare, dei quali fu uno dei massimi teorici ed ideologi.
A causa delle sue teorizzazioni politico-sociali e per il sostegno intellettuale mostrato più volte nei confronti della lotta armata e della violenza di classe, soprattutto se inscritte nel più ampio contesto degli anni di piombo e poste in relazione alle sue vicende giudiziarie, fu ripetutamente additato quale «cattivo maestro» per i giovani da parte di molti dei suoi detrattori. Nel 1979, già affermato docente universitario di filosofia, venne indagato, arrestato e - dopo quattro anni e mezzo di carcerazione preventiva - processato per «complicità politica e morale» con il gruppo terroristico delle Brigate Rosse in una controversa e discussa inchiesta giudiziaria chiamata giornalisticamente processo 7 aprile, per la quale era indicato in pratica come il cervello in capo a tutto il mondo della sinistra eversiva in Italia. Sarà condannato in via definitiva a 12 anni di carcere, ai quali ne vennero aggiunti successivamente altri negli anni novanta, per i reati di associazione sovversiva e concorso morale in rapina, scontandone in totale dieci, di cui gli ultimi quattro in semilibertà.
In merito a ciò, Negri proclamò sempre la propria innocenza, dichiarandosi vittima di errore giudiziario o asserendo d'essere stato condannato per un reato d'opinione.
Amnesty International, organizzazione non governativa impegnata nella difesa dei diritti umani nel mondo, criticò alcuni aspetti del cosiddetto "7 aprile". In particolare, criticò l'eccessiva lunghezza della carcerazione preventiva e della lunga attesa degli imputati prima di essere sentiti dal giudice. Alcuni di loro, rilevò lAmnesty, attesero fino a 44 mesi l'inizio del processo.
Francesco Cossiga, all'epoca del processo Ministro dell'interno, oltreché autore di quelle stesse leggi in base alle quali Toni Negri venne sottoposto a processo e condannato, ebbe in seguito a dichiarare: «Nei confronti di Toni Negri fu condotta un’azione giudiziaria che ricorda, mutatis mutandis, Mani pulite. I classici teoremi dei magistrati di sinistra (...) l'arresto di Negri «fu un'ingiustizia (...), (...) si sarebbe meritato una piccola condanna per aver incitato qualche studente (...), ha pagato un prezzo sproporzionato alle sue responsabilità» e «fu una vittima del giacobinismo giustizialista».
Candidato dal Partito Radicale per le elezioni politiche del 1983, quale loro simbolico portabandiera per la riforma dell'istituto dell'immunità parlamentare e la modifica delle cosiddette "leggi speciali" emanate in quegl'anni turbolenti che consentivano, tra le altre, la carcerazione preventiva di oltre dieci anni, Negri fu eletto alla Camera dei deputati e, potendo perciò usufruire dell'immunità, uscì di prigione. Successivamente, il giorno antecedente quello del voto alla Camera per l'autorizzazione a procedere nei suoi confronti (a cui s'astennero a suo svantaggio proprio i radicali), decise di recarsi in Francia. Lì poté beneficiare della dottrina Mitterrand, che negava l'estradizione e concedeva asilo per i reati che il governo di Parigi riteneva "a sfondo politico", e vi prese a insegnare presso l'Università di Parigi 8, la Sorbona, l'École Normale Supérieure e il Collegio Internazionale di Filosofia.
Nel 1997, dopo un patteggiamento, tornò in Italia, dove scontò una pena ridotta, parzialmente in carcere (fino al 1999), poi in semilibertà, fino alla scarcerazione e alla fine pena nel 2003.
Nel 2002 pubblicò uno dei suoi maggiori saggi, internazionalmente noto., Imperosottotitolo: Il nuovo ordine contro la globalizzazione, scritto assieme a Michael Hardt e fortemente critico della globalizzazione liberista e del moderno imperialismo, e che egli rilegge come una nuova occasione di rivoluzione.
Biografia Toni Negri nacque a Padova il 1º agosto del 1933 da una famiglia cattolica laica, per Romano Alquati «di estrazione sociale piuttosto umile», mentre, per Pino Buongiorno, alquanto benestante. Suo padre, originario di Bologna, proveniva da una famiglia operaia di fede comunista, prese attivamente parte alla fondazione del Partito Comunista d'Italia e perì durante il secondo anno di vita di Toni, lasciandolo, assieme alla sorella e al fratello maggiori, alle cure della sola moglie. Secondo il parere della moglie e del padre di lui, egli morì a causa delle violenze inflittegli da degli squadristi fascisti (lo stesso Negri ne ipotizza quale possibile concausa anche la malaria contratta durante la Grande Guerra). Sua madre, un'insegnante originaria di Poggio Rusco (in provincia di Mantova), proveniva invece da una famiglia di piccoli proprietari terrieri fascisti, politicamente quasi totalmente neutrale, che lo indirizzò allo studio come mezzo per uscire dalla miseria. Suo nonno, col quale trascorse diversi anni della sua gioventù a Bologna, era un operaio, anch'egli comunista, che, secondo lo stesso Negri, gli «fece capire cosa fosse la fatica fisica, portare ogni giorno quintali e quintali che ti buttano sulle spalle».
Negri è l'ultimogenito di tre figli. La sorella Anna Maria, futura docente di psicologia fisiologica presso la facoltà di Magistero dell'Università di Padova, nacque nel 1922., e si sposò con un giovane partigiano comunista, Luciano Dell'Antonio, al quale la loro famiglia aveva dato asilo nell'inverno del 1943-1944, dopo che la sua brigata era stata sterminata in montagna, e che, assieme al nonno paterno, fu il suo mentore politico. Suo fratello Enrico, invece, nacque nel 1927 e, all'età di sedici anni, s'invaghì dell'idea nazionalista, arruolandosi nella brigata bersaglieri Mussolini, trovando così la morte il medesimo anno in Jugoslavia, pochi giorni prima dell'armistizio di Cassibile. Secondo altre fonti, morì invece in uno scontro a fuoco con dei partigiani, mentre, secondo altre ancora, si tolse la vita pur di non cadere prigioniero in mano nemica.
L'Università Dopo la maturità, conseguita nel 1952 al liceo classico Tito Livio., si iscrisse al corso di laurea in filosofia dell'Università di Padova, dove fu tra gli allievi prediletti di Enrico Opocher, al quale nel 1977 Negri dedicò il libro La forma Stato. All'università patavina s'inserì negli ambienti della goliardia e fu direttore, nel 1956, del giornale universitario Il Bò (dal nome del palazzo dell'ateneo) e militante e dirigente, per Paolo Ungari (sarà anch'egli allievo dell'Istituto Italiano per gli Studi Storici di Napoli, il "Croce") che lo conobbe dall'Unuri «esponente massimo», dell'Intesa CattolicaO Intesa Democratica? (cfr. ) padovana (GDIU).Angelo Ventura: docente di storia contemporanea a Padova nelle facoltà di lettere e scienze politiche che, nel settembre 1979, subì un attentato per opera di due giovani esponenti del Fronte comunista combattente i quali gli si avvicinarono in scooter e lo colpirono, sparandogli, a un alluce; lui essendo armato di un revolver reagì sparando verso gli aggressori l'intero caricatore. Vedi: • e •. Il 14 luglio 1956 discusse con Umberto Padovani, docente di filosofia morale, la sua tesi di laurea su Dilthey, Meinecke, Weber e Troeltsch intitolata Saggi sullo storicismo tedesco. Dilthey e Meinecke, di cui la prima parte fu pubblicata subito dopo, nel 1958, dall'Istituto Feltrinelli.
Nel 1956 vinse una borsa di studio di un anno presso l'Istituto italiano per gli studi storici di Napoli., dove fu presentato dallo storico delle religioni Raffaele Pettazzoni. L'istituto era diretto da Federico Chabod, il quale fu per Negri «un primo grosso contatto, soprattutto per capire che cosa era effettivamente il politico». Conclusa quest'esperienza, si trasferi in Francia, all'École normale supérieure, dove lavorò con Jean Hyppolite alla tesi – «completamente e fondamentalmente lukácsiana» (dirà anche che al termine dell'università era «[...] praticamente un lukácsiano») – sul giovane Hegel: Stato e diritto nel giovane Hegel: studio sulla genesi illuministica della filosofia giuridica e politica di Hegel.. Successivamente, dopo aver seguito corsi in varie università straniere dal 1953, nel 1958, a 25 anni, superò l'esame di libera docenza e fu nominato libero docente dell'Istituto di filosofia del diritto della facoltà di giurisprudenza (per Negri «facoltà particolarmente reazionaria»), ove fu assistente straordinario del rettore della facoltà.
Di quell'esperienza dirà: «[...] guadagnavo niente, vivevo facendo traduzioni di libri gialli e bollettini editoriali, tutto questo lavoro assolutamente precario, era quello che mi dava da vivere.» In quel periodo fu aiutato da Opocher e indi compose, fondamentalmente sui fondi Ravà e Martinetti, un testo (che fu pubblicato nel 1962) molto accademico e con rigide basi filologiche sul formalismo post-kantiano: Alle origini del formalismo giuridico: studio sul problema della forma in Kant e nei giuristi kantiani tra il 1789 e il 1802; il testo fu letto anche in Germania tra gli studiosi del periodo post-kantiano. Nel frattempo tradusse anche per Laterza Gli scritti minori di filosofia e diritto di Hegel.
Nel 1967 ottenne la cattedra di filosofia politica. presso la facoltà di scienze politiche dell'Università di Padova, nella quale divenne direttore dell'Istituto di Dottrina dello StatoA differenza della di Leo () per Giorgio Roverato: «[...] ordinario di Dotrina dello Stato [...]» .. Fu il più giovane professore ordinario d'Italia. Poco dopo l'"attentato dinamitardo" a Opocher nel 1969, fu aggredito e picchiato al Liviano da una squadra di fascisti, e il rettore intervenne fermamente a sostegno della libertà d'insegnamento. Negli anni sessanta-settanta trasformò il suo istituto in una base per la lotta di classe operaia. Gianni De Michelis, in un'intervista del 2002, disse che ci fu «una specie di 1968 prima del 1968; alcuni anni prima del 1968 Toni Negri cominciò a organizzare il lavoro studentesco clandestino, così clandestino che nessuno se lo ricorda più, perché il contesto interno non era favorevole, ma che gettò le premesse all'esplosione che portò, con il 1968, alla nascita di cose che oggi sono molto più note: "Lotta Continua", "Potere Operaio" e così via.».