Le api apprendono e comunicano al fine di trovare cibo e risorse per l'alveare.

Forme di comunicazione meccaniche I giri di perlustrazione

Si potrebbe pensare che ogni ape si specializzi dalla giovinezza in una determinata funzione, che può essere quella di nutrice, di costruttrice oppure di bottinatrice. In realtà non è così. Ogni operaia svolge in successione ciascuna delle varie attività necessarie alla comunità. Nel far questo l'ape segue, per così dire, un programma che stabilisce i suoi compiti in funzione dell'età. Immediatamente dopo la nascita la giovane ape compie, per circa tre giorni, lavori di pulizia delle celle; in seguito viene arruolata nella schiera delle nutrici. Dal decimo al sedicesimo giorno di vita si occupa di lavori di costruzione; successivamente, per pochi giorni, sovrintende al ricevimento del nettare e allo stivaggio del polline. Diventa guardiana dell'alveare dopo circa venti giorni e, dalla terza settimana fino alla fine della sua vita, lavora nei campi come bottinatrice.

La regolazione della temperatura all'interno di un alveare Le api hanno sviluppato i meccanismi di regolazione della temperatura al più alto grado riscontrabile in qualsiasi comunità di insetti. Infatti esse mantengono nel nido di covata una temperatura costante tra i 34.5 e i 35.5 °C, indipendentemente dalla temperatura esterna. Evidentemente esse devono avere a loro disposizione dei mezzi che permettono loro di riscaldare o di raffreddare l'alveare e questo può essere fatto solo con una comunicazione sociale. Le api generano calore raggruppandosi sul nido di covata e facendo vibrare i muscoli; coprono così le celle con una calda, vivente coperta di lana.

I metodi usati per raffreddare sono più complicati. Quando fa troppo caldo le api ottengono un primo risultato muovendo le ali come piccoli ventilatori; se la temperatura esterna all'alveare supera, poniamo, i 34 °C il solo movimento delle ali non è più sufficiente, per cui si sfrutta il principio di evaporazione dell'acqua. Questa viene trasportata nell'alveare e distribuita sulle celle in sottili goccioline che vengono depositate soprattutto all'entrata delle celle di covata aperte, su cui possiamo osservare un gran numero di api che srotolano continuamente avanti e indietro la loro proboscide. Ogni volta che questo movimento viene fatto, si ha come conseguenza la trasformazione delle singole gocce d'acqua in sottilissime pellicole, con conseguente aumento della superficie d'evaporazione. Quando l'acqua evapora la proboscide viene ritirata e l'operazione ricomincia.

Gli effetti di raffreddamento ottenuti con questo metodo sono stupefacenti. Ad esempio in occasione di un esperimento di questo tipo a Salerno, in Italia, le api sono riuscite a mantenere la temperatura interna dell'alveare a 35 °C, nonostante all'esterno si misurassero oltre 70 °C (l'alveare era stato lasciato esposto al sole adagiato su una roccia di origine lavica).

Questa regolazione termica nell'alveare richiede una stretta collaborazione tra le raccoglitrici d'acqua, che la portano dall'esterno, e quelle che la distribuiscono nell'alveare per l'evaporazione. Si deve considerare che la situazione è qui abbastanza differente da quella che si ha nella raccolta del nettare, in quanto l'acqua non può essere portata in continuazione nell'alveare, non può essere immagazzinata e, appena termina il surriscaldamento, deve cessare ogni forma di approvvigionamento idrico. Inoltre c'è da notare che la raccolta dell'acqua non può essere iniziata troppo tardi e che la regolazione della temperatura non può cessare bruscamente.

Si potrebbe pensare che ciascun'ape esca in cerca d'acqua appena si rende conto di una situazione di surriscaldamento, ma non è così. Infatti non tutte le api sono capaci di raccogliere l'acqua: solo le bottinatrici esperte (28-30 giorni), con una buona conoscenza della zona, possono svolgere questa mansione. Nella divisione tra raccoglitrici d'acqua e “spruzzatici” c'è quindi un preciso vantaggio, dato che ciascun individuo compie il lavoro che sa svolgere bene: le bottinatrici esperte vanno a prendere l'acqua all'esterno e le giovani inesperte la distribuiscono all'interno dell'alveare.

In questo caso esiste una speciale forma di comunicazione, per mezzo della quale le raccoglitrici ricevono le istruzioni dalle api dell'alveare su quando devono iniziare la raccolta d'acqua e sul momento in cui devono smettere.

Cominciamo col descrivere un caso semplice. Supponiamo che sia ancora in corso la raccolta dell'acqua e che le bottinatrici debbano essere informate se necessita o meno dell'altra acqua. Per trasmettere questa informazione le api dell'alveare approfittano del breve momento in cui si incontrano con le raccoglitrici, cioè quando l'acqua viene ceduta alla porta d'ingresso. Fintanto che dura il surriscaldamento le bottinatrici sono sollevate dai loro carichi con grande bramosia: tre o quattro api possono precipitarsi simultaneamente incontro ad una bottinatrice carica d'acqua e le succhiano via la goccia. Questa richiesta così violenta informa le raccoglitrici che c'è un grande bisogno d'acqua. Se invece la temperature comincia a calare le distributrici all'interno dell'alveare dedicano sempre meno tempo alle compagne che lavorano all'esterno, informandole quindi della scarsa necessità d'acqua. In sostanza si arriva alla situazione in cui nessun'ape libera le raccoglitrici dal loro carico, che esse quindi abbandonano fuori e riprendono la loro occupazione.

Il tempo di consegna è quindi alla base della comunicazione in questo caso. Grazie a precisi esperimenti si è potuto appurare che se i tempi di passaggio d'acqua sono molto bassi (sotto i quaranta secondi) le raccoglitrici esperte eseguono anche una danza di reclutamento per stimolare altre api ad agire come ausiliarie e a seguirle fino alla sorgente d'acqua. In qualunque caso i sessanta secondi sono il tempo limite entro cui la raccolta prosegue fervidamente. Dopo questo limite infatti l'attivismo delle api all'interno decresce rapidamente, e quando la consegna avviene sopra i tre minuti di tempo la raccolta praticamente cessa.

È importante adesso sottolineare quale grande conquista sociale sia il fatto che le api si impegnano nella raccolta d'acqua al posto della soluzione zuccherina. In quanto visitatrici di fiori, le api sono normalmente fortemente attratte dalle cose dolci. In condizioni normali le api possono essere distolte dal raccogliere una soluzione zuccherina di concentrazione 1 semplicemente offrendogli come alternativa una soluzione con il doppio della concentrazione. Questa è una scelta logica rigorosamente in linea con la struttura sociale dall'alveare, in quanto la seconda soluzione permette un tempo di raccolta minore.

Tuttavia nel caso in cui la società abbia bisogno d'acqua si può notare come queste raccoglitrici si comportino in maniera antinaturale, dirigendosi sulla fonte meno zuccherina. In quei rari casi in cui si è riscontrata una raccolta di soluzione zuccherina invece che di acqua durante un periodo di surriscaldamento, si è notato come questa venga rifiutata all'ingresso dell'alveare, costringendo le api raccoglitrici a cambiare il loro obiettivo. In definitiva si può constatare come la scelta del cibo sia determinata dall'accettazione o dal rifiuto delle api dell'alveare.

Ora però è necessario specificare come viene comunicato alla prima ape bottinatrice che deve occuparsi della raccolta d'acqua. Questa prima informazione relativa a una carenza d'acqua nell'alveare non può venire dalle api riceventi. Se si crea una necessità d'acqua nell'alveare a causa di un improvviso surriscaldamento, in un momento in cui nessun'ape è dedita alla raccolta dell'acqua, la comunicazione reciproca alla porta di ingresso non parte. Tuttavia il sistema di raffreddamento non crolla. Le api spruzzatici d'acqua, troppo giovani per volare all'esterno alla ricerca di una fonte, ricorrono a una soluzione di emergenza: esse sfruttano il contenuto della loro borsa melaria (che contiene la loro riserva di cibo) in sostituzione dell'acqua. Infatti questa borsa non contiene miele concentrato, bensì una soluzione al 60% disciolta in acqua. Grazie ad un rigurgito le api adoperano questa sostanza in maniera simile all'acqua favorendo il raffreddamento della zona interessata. Si può osservare così, dopo appena pochi minuti dall'inizio del surriscaldamento, un aumento consistente della concentrazione di miele nella borsa melaria delle api presenti nell'area coinvolta. Succede allora che esse si rivolgono alle api più vicine a loro ancora in grado di fornire del liquido poco concentrato, e si assiste all'inizio di un mutuo trasferimento che si allarga dal centro del surriscaldamento alla periferia. In questo incredibile modo l'intera riserva di liquido disponibile si trasferisce verso il centro dell'alveare, e contemporaneamente aumenta la concentrazione zuccherina alla periferia, dove le api bottinatrici che portano il nettare di maggior qualità, maggiormente concentrato vengono respinte. Invece le raccoglitrici con il cibo più diluito vengono lasciate passare e in questo modo le api all'esterno capiscono che devono orientare la loro ricerca verso una fonte d'acqua più pura possibile.

Certamente questo metodo di comunicazione per la regolazione della temperatura è ancora molto semplice, ma è certamente ad un livello superiore di quello descritto in precedenza per la divisione del lavoro; qui si tratta veramente di una mutua comunicazione per mezzo della quale le api dell'alveare riescono a dare sia l'informazione relativa alla richiesta sociale, sia l'ordine di continuare o interrompere la raccolta d'acqua.

Conclusioni Si sono trovati due elementari mezzi di comunicazione nella comunità delle api: I giri di ricognizione delle singole api, che fanno sempre capo a un'attività sociale e assicurano la possibilità di comunicare i bisogni sociali, relativamente alla divisione del lavoro. Il mutuo elemosinaggio e la trasmissione del cibo come mezzo per la regolazione delle riserve d'acqua.

È utile ricordare come questo mezzo di comunicazione ricopre nella vita sociale delle api un ruolo molto più importante di quanto non potrebbe sembrare a prima vista. Infatti con tale metodo avviene anche la richiesta d'acqua da parte delle nutrici della covata che devono preparare il cibo liquido per le larve. Questo spiega la pesante richiesta di acqua delle comunità d'api in primavera, mentre in inverno esse dipendono interamente dalle riserve di miele altamente concentrato.

Con questo metodo non viene regolata soltanto la raccolta dell'acqua, ma è anche possibile informare ogni giorno i vari gruppi di bottinatrici sull'esistenza di una sorgente migliore di nettare che può essere stata rinvenuta. Le foraggiere che provengono da una sorgente di cibo di qualità relativamente inferiore sono accolte male nel momento in cui depositano il loro raccolto nell'alveare, e in tal modo l'intero potenziale di raccolta viene indirizzato verso la miglior sorgente di cibo disponibile al momento. Questo è un incredibile esempio di come la struttura organizzata dell'alveare riesca a bilanciare i suoi bisogni grazie semplicemente a delle reazioni a catena che non necessitano di un linguaggio sensoriale complesso.

La danza delle api

Oltre alle forme di comunicazione più elementari come quelle viste nei paragrafi precedenti, le api dispongono di un altro potente mezzo per comunicare fra di loro: la famosa “danza”. Questo speciale mezzo di trasmissione è impiegato soprattutto per la ricerca di un nuovo posto per un nido e per la raccolta del cibo.

La danza delle api nella raccolta di cibo