L'InsubriaTermine da considerarsi appartenente solo alla lingua italiana fino a pochi anni fa. La voce infatti è inesistente nei vocabolari lombardi: Francesco Cherubini, Vocabolario milanese-italiano, Dall'Imp. regia stamperia, Milano, 1840. Giuseppe Banfi, Francesco Cherubini, Vocabolario milanese-italiano ad uso della gioventù, Presso la Libreria di educazione di A. Ubicini, Milano, 1857. Eugenio Cappelletti, Vocabolario milanese-italiano-francese. Dalla Tipografia Boniardi-Pogliani di E. Besozzi, Milano, 1848. Pietro Monti, Vocabolario dei dialetti della città e diocesi di Como: con esempi e riscontri di lingue antiche e moderne, Società tip. de' classici italiani, Milano, 1845. Cletto Arrighi, Dizionario milanese-italiano col repertorio italiano-milanese, Hoepli editore, 1978. è una regione storica non univocamente definita, con cui viene designato il territorio anticamente abitato dagli Insubri, popolazione che si stanziò in epoca protostorica nella regione compresa fra il Po e i laghi prealpini a partire dal IV secolo a.C. o addirittura pre esistente alle invasioni gallo-celtiche e facente parte della cultura di Golasecca, cui Tito LivioTito Livio, Historiae, 5, 34. attribuisce la fondazione di Milano.

Inoltre per Insubria si può anche intendere: il territorio del Ducato di MilanoRenzo Dionigi, Insubres e Insubria saggio bibliografico e antologia di fonti, Nicolini, 2002, ISBN 88-86623-14-3. esistito, con mutamenti territoriali, tra il 1395 e il 1796; l'area in cui si parlano i dialetti occidentali della lingua lombarda; la provincia di MilanoFrancesco Cardinali, Nuova raccolta d'autori italiani che trattano del moto dell'acque, J. Marsigli, 1825, pag. 338. o, per estensione, l'intera Italia settentrionaleStelio Giurleo, Storia di alcune parole della lingua italiana, Brenner, 1988, pag. 114.; la Repubblica cisalpina o parte di essaGaetano Giucci, Storia della vita e del pontificato di Pio VII, 1864, pag. 163.; la Terra dei Laghi - parzialmente coincidente con la Regio Insubrica - che comprende il Canton Ticino, le Province italiane di Verbano-Cusio-Ossola, Novara, Varese, Como, Lecco, e la Valchiavenna.

Storia Gli Insubri

Numerosi altri autori greco-latini parlano dell'antica popolazione degli Insubres, tra cui Polibio, il quale li definisce come il più grande ethnos a nord del Po,Polibio, Storiae, 2,17, Gaio Plinio SecondoGaio Plinio Secondo, Naturalis historia., StraboneStrabone, Geografia, 5-6. Questi autori però, non nominando mai il territorio di questo popolo col nome di Insubria, riportano notizie scarse e spesso in contraddizione tra loro, collocano gli Insubres in varie zone dell'area prealpina, come Polibio, che dice situato nei dintorni delle foci del Po. Anche la Tabula Peutingeriana riporta la scritta Insubres, ma la colloca lontano da Mediolanum, in una zona nei dintorni di Eporedia. In effetti questo territorio era abitato in epoca preistorica e protostorica anche da altri popoli, come gli Orobi, i Comenses, i Leponzi, gli Elvezi, i Reti, i Bergalei, i Levi, i Marici e i Liguri, di cui è possibile stabilire, seppur in maniera approssimativa, le epoche storiche di appartenenza e i confini dei loro rispettivi territori.

È probabile che Tito Livio identificasse negli Insubres un'organizzazione più ampia, un foedus, composta dalle numerose tribù cisalpine di cui conosciamo i nomi che riconoscevano negli Insubri la supremaziaR.Corbella, G.Minella, G.P. Gallinelli, Insubria, le radici di una comunità dai Celti all'Austria Felix, Varese, 2004, edito da Regione Lombardia, Provincia di Varese e Comune di Varese. pag. 2 e segg..

L'archeologia contribuisce ai pochi dati documentali. Nel territorio compreso tra i fiumi Serio ed Adda ad est e quello della Sesia ad ovest e dalle vallate alpine del Toce, del Ticino e della Moesa a nord fino al Po a sud, a partire dal X secolo a.C. si sviluppò una civiltà omogenea chiamata cultura di Golasecca in cui vanno inglobati i Leponzi e gli Insubri. Tra la fine del V e gli inizi del IV secolo una migrazione di nuove popolazioni celtiche transalpine, i Galli portatori della cultura di La Tène, attraversarono le Alpi ed invasero questi territori causando la decadenza della civiltà golasecchiana, inglobando quindi anche Leponzi ed Insubri. Nonostante ciò, il nome degli Insubri rimase a rappresentare il popolo celtico stanziato nella Lombardia occidentale e, insieme a quello dei galli transalpini nuovi arrivati, viene citato in diverse forti storiche come il popolo che resistette fino alla fine alla supremazia romana e che si alleò con Annibale durante la seconda guerra punica.

La romanizzazione Gli Insubri, insieme alle popolazioni galliche, entrarono in conflitto con i Romani (Guerre romano-celtiche) le cui mire espansionistiche si prefiggevano di giungere alla cresta delle Alpi. Nel 225 a.C. la coalizione venne sconfitta prima a Talamone, poi nel 222 a.C. a Clastidium e Acerrae.

Questa occupazione fu molto breve, poiché quattro anni dopo Annibale trovò negli Insubri degli alleati fedeli. Il cavaliere insubre Ducario nel 217 a.C. compì la vendetta del suo popolo uccidendo il console Gaio Flaminio Nepote, colpevole di aver promosso politiche e campagne anti-celtiche. Solo nel 194 a.C., dopo la pausa delle guerre puniche, Roma riportò la vittoria finale contro gli Insubri grazie al console Valerio Flacco.

Da questa data l'Insubria (Ager insubriumM.T. Grassi 1999, I Celti della Cisalpina Centrale: dall'ager Insubrium alla XI Regio Transpadana, in Insubri e Cenomani tra Sesia e Adige, Seminario di Studi (Milano 27-28.2.1998), “Rassegna di Studi del Civico Museo Archeologico e del Civico Gabinetto Numismatico di Milano”, LXIII-LXIV, pp. 101-108), insieme a tutte le terre abitate dai Galli, entrò a far parte della provincia romana della Gallia cisalpina. Nel 42 a.C. la provincia venne infine abolita e integrata nell'Italia romana.U. Laffi, La provincia della Gallia Cisalpina, “Athenaeum”, 80, 1992, pp. 5-23

Il processo di romanizzazione fu lento ma implacabile. La cultura autoctona riuscì a sopravvivere ancora per qualche secolo solo nelle vallate alpine più periferiche lontano dalle principali vie di comunicazioneM.T. Grassi, La romanizzazione degli insubri: celti e romani in Transpadana attraverso la documentazione storica ed archeologica, ET Edizioni, 1995. ISBN 88-86752-00-8 - ISBN 978-88-86752-00-8. L'archeologia mostra che solo nel I secolo d.C. si assiste a una romanizzazione più matura, per cui, per esempio, si rendono più sporadiche le attestazioni dell'identità celtica dei defunti nei corredi tombali, ormai localizzate solo nelle aree alpinein particolare in quella Leponzia, corrispondente all'attuale Verbano e Canton Ticino. Gli Insubri sottoscrissero con i Romani dei foedera aequa, con i quali riconobbero la supremazia dell'occupante e ottennero in cambio l'integrità del loro territorio, non sottoposto a deduzioni coloniali, in cambio garantirono ai Romani la loro assoluta e perenne fedeltà. Inoltre, le strade Postumia ed Aemilia, parti importanti della nuova rete infrastrutturale romana, evitarono il territorio insubreG.Cera, La via Postumia da Genova a Cremona, L'Erma, 2000. Nel periodo augusteo gli insubri erano ancora sepolti con fibule in stile La Tène; ugualmente gli strumenti di lavoro e le ceramiche, mentre si diffonde l'uso di balsamari e anfore di tradizione romanaR.Corbella, G.Minella, G.P. Gallinelli, Insubria, le radici di una comunità dai Celti all'Austria Felix, Varese, 2004, edito da Regione Lombardia, Provincia di Varese e Comune di Varese. pag. 3..

L'alto medioevo Il processo di romanizzazione può essere considerato concluso quando, nel 286 d.C., Milano diventa una capitale dell'Impero romano per nomina di Diocleziano, status mantenuto fino al 402 d.C., anno in cui Onorio trasferisce la sede imperiale a Ravenna.

La regione venne prima integrata nel regno di Odoacre, poi passò ai Visigoti e infine tornò di nuovo sotto il controllo romano, con la conquista della regione da parte dei generali bizantini durante la guerra gotica.

Nel 568, con la discesa dei Longobardi, l'assetto politico e giuridico romano subì una profonda mutazione, che portò a costituire una nuova identità più vasta, a designare l'intera Valle Padana nel suo complesso, desunta dal quella del nuovo popolo germanico: Langbard, o LombardiaG.Rohlfs, Studi e ricerche su lingua e dialetti d'Italia, Sansone, Firenze, 1972, pagg. 3-5. Le successive frammentazioni politiche del RegnumS.Gasparri, Prima della nazione. Popoli, etnie e segni fra Antichità e Medioevo, pag. 225 ridussero il concetto stesso di Lombardia al suo territorio più centrale.

Il Ducato di Milano

In seconda battuta il nome Insubria può essere riferito al territorio del Ducato di Milano (1395-1796)Marco Formentini, Il Ducato di Milano, 1877, pag. 364 e seguentiGustavo Chiesi, Luigi Borsari, Giuseppe Isidoro Arneudo, La patria: geografia dell'Italia. Cenni storici, costumi, topografia, 1894, pag. 7 e seguenti.

Nel periodo di massima espansione, all'inizio del Quattrocento sotto Gian Galeazzo Visconti, comprendeva tutta la Lombardia (ad esclusione di Mantova); nell'attuale Piemonte: Vercelli, Novara, Alessandria ed Asti; in Veneto: Verona, Vicenza e Belluno; in Trentino i soli territori di Riva del Garda; in Emilia-Romagna: Piacenza, Parma, Reggio Emilia e Bologna; in Toscana: Pisa, Lucca e Siena; in Liguria: SarzanaG. Piccinni, Il Medioevo, 2004, pag. 236. e in Svizzera: il Canton Ticino e la parte dei Grigioni di lingua italiana (Val Mesolcina, Val Bregaglia, Val Poschiavo e Val Calanca)Renzo Dionigi, Insubres e Insubria nella cartografia antica, Nicolini, Varese, 2002.

Dal XIV al XVII secolo, presso i letterati della corte ducale milanese, i termini Insubres e Insubria furono utilizzati per conferire la coscienza di una unità e identità nazionale superiore alle ancor vive autonomie comunali.

Insubria definì così il cuore dell'allora vasto Ducato di Milano, come testimoniato negli scritti di Benzo di Alessandria, Giovanni Simonetta, Bernardino Corio e Andrea Alciato. Ma anche dopo il tramonto dell'indipendenza milaneseavvenuta nel 1535 col terminare della linea maschile legittima dei Duchi di Milano dopo la morte di Francesco II Sforza nel 1535. Il titolo fu pertanto ritornato all'imperatore Carlo V d'Asburgo, l'identità insubre non scomparì. A metà del Settecento, Gabriele Verri ne ribadì l'importanza con l'espressione, posta in testa alle sue opere: "Insubres sumus, non latini"De Ortu et progressu juris Mediolanensis prodromus, 1747. In F. Venturi, Settecento riformatore: da Muratori a Beccaria si afferma che Gabriele Verri con questa formula era riuscito ad esprimere in modo particolarmente efficace quel senso di distacco dalla tradizione classica che permeò le nazioni italiane in quegli anni, nella gelosa e chiusa difesa della loro storia e individualità..

Nel 1766 la compositrice milanese Maria Teresa Agnesi Pinottini scrisse il dramma in due atti L'Insubria consolata: componimento drammaticoL'opera fu scritta in onore delle nozze che affermarono Governatore di Milano l'arciduca Ferdinando d'Asburgo-Este, unitosi a Maria Beatrice d'Este il 15 ottobre 1771 nel Duomo di Milano.

La Repubblica cisalpina Pochi anni dopo, nel 1797, in occasione della nascita della Repubblica cisalpina, Napoleone fa battere dalla zecca di Milano una medaglia celebrativa con la dicitura sul dritto "All'italico" e sul retro "All'Insubria Libera" e un'allegoria della Repubblica francese, raffigurata come donna elmata, assistita, alla sua destra, dalla Pace che pone il berretto frigio sul capo della nuova repubblica: questa è condotta da un genietto e ai suoi piedi ha una cornucopia.