È spesso considerata come la più grande cantautrice francese di tutti i tempi.

È stata una prolifica interprete del filone della chanson, nel periodo dagli anni trenta agli anni sessanta. In molti casi era lei stessa l'autrice dei testi delle canzoni che interpretava.

Nota come Passerotto, come veniva soprannominata per la sua statura minuta, passerotto infatti nel dialetto popolare parigino si dice piaf ma fu soprannominata anche l'ugola insanguinata, che è appunto quella di un passerotto. La sua voce era caratterizzata da numerose sfumature. È altresì definita la mecenate di Parigi, per le frequentazioni di altissimo livello e le amicizie con i più alti esponenti artistici, letterari, musicali, filosofici e culturali del secolo.

Fu lei a lanciare la maggior parte degli artisti che verranno, in seguito, definiti suoi successori, tra cui Yves Montand, Charles Aznavour, Eddie Constantine, Norbert Glanzberg, Gilbert Bécaud, Félix Marten, Georges Moustaki e Théo Sarapo.

Malgrado i numerosi eventi negativi che costellarono la sua vita, Piaf viene ricordata come una personalità solare, estroversa, dalle mille sfaccettature, estremamente acculturata e sensibile.

Biografia

L'infanzia e gli inizi artistici

Nacque con il nome di Édith Giovanna Gassion da una famiglia di umili origini: il padre Louis Alphonse (1881-1944), normanno, era contorsionista e la madre, Annetta Giovanna Maillard (1895-1945) (Anita Maillard, nota come l'artista Line Marsa), era una cantante di strada, nata a Livorno e di origini berbere."Her mother, half-Italian, half-Berber", David Bret, Piaf: a passionate life, Robson Books, 1998, p. 2

Secondo la leggenda, la madre partorì Édith, aiutata da un poliziotto, sul marciapiede davanti agli scalini dell'abitazione che reca il numero civico 72 di rue Belleville, come riporta anche la lastra commemorativa inaugurata qualche anno dopo la sua morte da Maurice Chevalier. Tuttavia gli archivi parigini riportano che Annetta Giovanna Margherita Maillard, detta Jacqueline, sotto lo pseudonimo di Line Marsa, abbia partorito Édith Giovanna Gassion all'Ospedale Tenon, in Rue de Chine 4, nei pressi di Belleville, alle 5:10 di mattina.

Il relativo documento fu redatto il 20 dicembre 1915 dall'infermiera Jeanne Croise, che aveva assistito al parto in presenza dei medici Jules Defleur e Jacques Gairet. Édith era il nome di un'infermiera britannica, Edith Cavell, fucilata dai tedeschi per aver aiutato dei soldati francesi a scappare dalla prigionia tedesca durante la prima guerra mondiale.

Dopo il parto la madre venne sistemata nella Salle Tarnier, e il 24 dicembre madre e figlia furono dimesse dall'ospedale. Non si sa, invece, dove si trovasse il padre al momento della nascita della bambina, benché, secondo la versione raccontata dalla stessa Édith, il padre, andato a cercare un'autoambulanza per soccorrere la madre, alla quale si erano rotte le acque, avrebbe fatto sosta in ogni bistrot che incontrava, per festeggiare il lieto evento e che sia tornato dalla moglie e dalla figlia neonata completamente ubriaco.

Il lavoro dei genitori di Édith non permetteva loro di allevare un figlio; perciò la piccola passò inizialmente la sua infanzia dalla nonna materna, una cabila ammaestratrice di pulci, che abitava molto vicino ai genitori di Édith, in Rue Rébéval 91, alla quale importava ben poco della piccola, benché risulti sua madrina di battesimo, rito che si svolse nella chiesa di San Giovanni Battista a Belleville il 16 dicembre 1917. Fu Édith stessa a sostenere che i suoi biberon venissero riempiti di vino rosso "per uccidere i microbi", come riportato nei suoi Mémoirs.

La bambina rimase presso la nonna materna sino all'età di due anni, quando il padre venne a prelevarla dall'abitazione di Aïcha e, viste le condizioni deplorevoli in cui la neonata versava (scarsa igiene, malattie esantematiche e denutrizione), si trovò costretto ad affidarla alle cure di sua madre, Louise Léontine Descamps, secondo alcune fonti cuoca o tenutaria di una casa di tolleranza a Bernay, nell'Alta Normandia (Eure).

Finalmente la piccola cominciò a ricevere adeguate attenzioni, conducendo una vita normale come ogni bambina della sua età. Dopo poco tempo fu colpita da una malattia agli occhi, la cheratite. La nonna la portò a Lisieux, dove era sepolta santa Teresa del Bambin Gesù, in modo che la bimba potesse pregarla in cambio della guarigione, che effettivamente avvenne dopo qualche tempo. Da quel momento in poi Édith fu devotissima a santa Teresa.

Una volta guarita, Édith frequentò la scuola elementare comunale di Bernay (la Paul Bert) sino all'età di 8 anni, quando il padre, sotto consiglio del curato e con l'assenso della nonna, si riprese la bambina e la portò con sé.

A 17 anni conobbe Louis Dupont a Romainville, nella banlieue di Parigi, suo primo uomo e padre della sua unica figlia, che Édith partorì nel 1933: Marcelle Carolina Gassion, nata l'11 febbraio 1933, e in seguito, una volta che il padre la riconobbe, Marcelle Carolina Dupont. La coppia si stabilì con la bambina all'Hotel de l'Avenir, a Belleville, poi al 105 di Rue Orfila, ove Marcelle passò i suoi primi mesi di vita. A un certo punto, dal momento che il ménage familiare iniziava a non funzionare più, Édith decise di riprendere a cantare per le strade portando la bambina con sé. Il disaccordo di P'tit LouisLouis Dupont si faceva chiamare P'tit Louis. non tardò ad arrivare e fu proprio in quel periodo che Édith si trasferì con la figlia e l'amica Momone a Pigalle, tra Rue André Antoine e Villa De Guelma, accanto al Bouleverd de Clichy, all'altezza della Place Blanche, presso l'Hotel Régence. In quel periodo la Piaf si esibiva presso il Petit Jardin, La Taverne du Clair de Lune, il cabaret Nouvelle Athènes e Le Rat Mort. Dopo più un anno di vita itinerante, Louis decise di portare la figlia a sua madre e di levarla a Édith. Per quanto armato di buona volontà, però, Louis era molto giovane e non fu in grado di badare adeguatamente alla neonata, che lasciava spesso a casa da sola: la piccola morì di meningite a soli due anni, il 7 luglio 1935, all'ospedale Necker-Enfants Malades. La morte della figlia fu il primo e forse il più grande dolore di Édith, la quale affermerà più tardi di portare dentro di sé un sordo rimorso: la vita stroncata della sua bambina.

Già duramente provata, Édith venne scoperta a 20 anni dall'impresario Louis Leplée e, dopo un'audizione al "Le Gerny's", cabaret vicino agli Champs Elysées, esordì nel 1935 sotto lo pseudonimo, scelto dall'impresario, La Môme Piaf. Molti erano i personaggi famosi che accorrevano per ascoltare la sua voce: uno fra tutti Maurice Chevalier, ma anche Mistinguett, Jean Mermoz, Jacques Cannetti (direttore artistico di Radio Cité, che le proporrà un contratto in radio per la sua trasmissione della domenica pomeriggio) e Raymond Asso, che in seguito diventerà il suo impresario, pigmalione e confidente. Leplée verrà, poi, trovato assassinato presso la sua abitazione, per via di un importante furto. In un primo momento si diede adito a un eventuale coinvolgimento di amicizie della giovane Môme Piaf, la quale, dopo 48 ore di interrogatorio, venne giudicata innocente e il caso venne archiviato per mancanza di prove. Questo evento è protagonista di un periodo molto buio della Piaf, la quale perse gran parte dei suoi amici e dei contatti in tutti gli ambiti. La fonte numero sette riporta un video storico di una intervista dopo gli interrogatori a Edith Piaf. Di seguito la trascrizione tradotta.

"-Signorina Piaf, perché ha fatto alla polizia i nomi di alcuni suoi amici?

-Ma io non ho accusato nessuno, signore! Sono stata costretta a dire chi erano i miei amici. Dovevo fare i loro nomi. Se non avessi detto nulla, sarebbe parso ch'io stessi coprendo qualcuno. Io ho solo detto la verità, ma non ho accusato nessuno!

-Conosce bene Leplée signorina piaf?

-Non ho più amici. Oramai non mi è rimasto più nessuno. Dovete lasciarmi in pace!"

Di seguito Edith è scoppiata in lacrime.

Nasce il mito dell'"usignolo" Dopo la morte di Leplée, Édith perse l'allure di Môme che tanto le era stato congeniale sino a quel momento. Dopo vani tentativi presso music hall parigini di minore prestigio del Gerny's (ingaggiata da un giovane Bruno Coquatrix, che nel 1955 diventerà il direttore artistico dell'Olympia), la giovane ancora Môme Piaf andò alla volta del Belgio per una serie di concerti organizzati da Fernard Lumbroso, senza riscuotere il successo desiderato. Dopo un periodo di inattività artistica, la giovane Édith decise di rivolgersi all'impresario Raymond Asso, che compose i primi testi del vero e proprio repertorio della ex Môme Piaf, armonizzati dalla celebre Marguerite Monnot, cui Piaf restò legata per diversi anni e che firmò la maggior parte delle partiture musicali delle sue canzoni.

Dopo una tournée di prova in provincia e dopo esser passata in "vedette americane" allo spettacolo di Marie Dubas, per la Môme venne il trionfo all'ABC, dove si concretizzerà il vero e proprio passaggio dal nome artistico "Môme Piaf" a "Édith Piaf", così come consigliato dall'editore Breton, cui Édith resterà legata per il resto della sua vita.

Édith Piaf si divideva tra tournée per la Francia e serate a Parigi. La cantante si legò a diversi personaggi di spicco dell'arte, della musica, della filosofia e della letteratura francese, tra cui si ricordano lo stesso Raymond Asso, Michel Emer, Paul Meurisse, Jean Cocteau, Norbert Glanzberg, Yves Montand, Charles Aznavour, Georges Moustaki e molti altri. Molti di loro, esponenti del mondo dello spettacolo e della musica, furono aiutati dalla Piaf a ottenere successo, non dimostrandosi poi riconoscenti nei suoi confronti.

Dopo essersi allontanata da Asso, il suo impresario divenne Louis Barrier, che le fu vicino non solo professionalmente, ma anche sentimentalmente.

Jean Cocteau si ispirerà a lei per un lavoro teatrale, Le bel indifférent, di cui gli Archivi Francesi conservano numerose foto e riprese. Nel 1940 Michel Emer scriverà per lei La fille de joie, che lei reintitolerà L'Accordéoniste: il brano diverrà uno dei suoi cavalli di battaglia.

Gli anni di guerra e l'impegno nella Resistenza Dopo aver lasciato Asso, Édith andò a convivere con Paul Meurisse in Rue Anatole de la Forge, in prossimità dell'Étoile. Fu proprio in quel periodo, e con Meurisse come partenaire, che Piaf reciterà una pièce per lei scritta da Jean Cocteau, Le bel indifférent, di cui gli Archivi Francesi conservano numerose foto e riprese. Édith è ormai una diva affermata: i suoi ingaggi sono alti e può permettersi una sistemazione e una vita lussuosa. È proprio in questo periodo che inizia a implementare la propria biblioteca personale e riunisce ogni sera, presso la sua abitazione, grandi esponenti dell'arte, della letteratura, della musica e della filosofia francese, abitudine che conserverà per il resto della sua vita. Viene presto definita il Mecenate di Parigi per le frequentazioni di alto livello.

Durante la seconda guerra mondiale, Paul viene presto chiamato al fronte e Édith, una volta avvenuta l'occupazione di Parigi, in seguito al susseguirsi di una serie di eventi e situazioni che le renderanno impossibile proseguire a vivere a Rue Anatole de la Forge (i tedeschi le toglievano acqua corrente e gas), si vede costretta a traslocare presso una mansarda di un palazzo di Rue de Villejust, il cui pianterreno era occupato da Madame Billy e dalla sua casa di tolleranza.

Benché Parigi fosse occupata dai tedeschi, Édith continua a cantare, subendo spesso pesanti pressioni da parte del Kommandantur, che le oscura e le sopprime determinate canzoni dal suo repertorio. Lei, ciononostante, si esibisce col tricolore alle spalle, cantando inni patriottici come "Où sont-ils mes petits copains", esibizione che le procurerà diversi problemi, diverse accuse dall'occupante e il pagamento di una pesante ammenda.