La chiesa di Santa Maria Incoronata di Canepanova è un luogo di culto cattolico sito in via Defendente Sacchi a Pavia. Il progetto della chiesa è stato recentemente attribuito a Cristoforo Solari, mentre in passato si riteneva che l'edificio fosse opera di Giovanni Antonio Amadeo o, secondo altri, di Donato Bramante.
Storia I lavori di costruzione della chiesa iniziarono nel 1500 e la prima parte fu ultimata nel 1507. Il progetto di costruzione è precedente se è vero che nel 1492 venne fondata la Confraternita di Santa Maria Immacolata di Canepanova, che si occupa della raccolta dei fondi necessari per la sua costruzione. I lavori furono realizzati probabilmente sotto la direzione di Cristoforo Solari. In passato, invece, il progetto della chiesa era stato attribuito a Giovanni Antonio Amadeo. L'architetto pavese, all'apice della sua fama dopo aver eretto il tiburio del duomo di Milano, si trovava a Pavia su incarico del cardinale Ascanio Sforza, fratello di Ludovico il Moro, per dirigere la costruzione del duomo. Lo studioso Bruno Adorni contesta questa attribuzione: secondo la sua tesi, dovuta alla citazione da parte dello storico dell'arte Francesco Malaguzzi Valeri di uno scritto seicentesco che dava presente nel cantiere l'Amadeo nel 1507, l'attribuzione "ha pesantemente condizionato gli studiosi che si sono occupati della chiesa fino ai giorni nostri". Secondo Adorni, così come per Arnaldo Bruschi, invece il progetto della chiesa deve essere attribuito a Bramante.
La chiesa è stata costruita per celebrare un affresco quattrocentesco ritenuto miracoloso dalla tradizione., raffigurante la Madonna del Latte che si trovava sulla facciata di una casa di Viscardo della famiglia nobile dei Canepanova, che sovvenzionò in parte i lavori; da qui il nome della chiesa stessa. A sinistra dell'ingresso della chiesa vi è un dipinto risalente alla prima metà del XVII secolo, raffigurante papa Giovanni XIV che venera l'immagine della Madonna. Il papa è l'esponente più illustre della famiglia Canepanova, assunto al soglio di Pietro dopo essere stato vescovo di Pavia nel X secolo. Sotto l'affresco un'incisione riporta la scritta:
Un’altra versione che non contraddice il riferimento alla devozione all’immagine sacra si riferisce a un voto che “Bona di Savoia o Isabella di Aragona avevano fatto per la guarigione di Gian Galeazzo Sforza, ad un'antica immagine esistente sul muro del palazzo di Canepanova.
In un documento conservato nell'Archivio di stato di Milano è riportata la notizia del taglio della parte di muro su cui era dipinta la Vergine e della cerimonia di fondazione con la processione che accompagnò Viscardo di Canepanova a porre la prima pietra a cui lati vennero poste "due caraffe piene una di olio d'oliva, l'altra di bon vino".
I lavori della costruzione furono interrotti durante i periodi bellici, venendo poi ultimati solo nel XVI secolo con l'arrivo nel dei padri Barnabiti, che completarono la costruzione con l'erezione della cupola. Infatti, la confraternita che aveva gestito originariamente il luogo di culto si viene a trovare in difficoltà nel far fronte agli impegni della gestione e individua nei Barnabiti l'ordine religioso a cui affidare ufficialmente il compito del suo mantenimento oltreché dell'esercizio del culto (14 giugno 1557). Contestualmente venne creato il primo collegio a cui ne seguiranno altri in altre città. I Barnabiti inviarono a Pavia Giovanni Pietro Besozzo, che sarà il primo vicario barnabita di Canepanova, e Alessandro Sauli per iniziare la predicazione soprattutto tra gli universitari, il cui fervore contributi al grande favore con cui i religiosi furono accolti in città. Il Sauli fondò anche nel gennaio 1560 un circolo cattolico universitarioA. Corbellini, ibidem. La chiesa fu, infine, consacrata nel 1564 dal cardinale Ippolito de' Rossi. I Barnabiti acquistarono alcune case nel circondario e ottennero dei permessi edilizi per edificare il proprio collegio, fino al 1620 quando fu creata la piazza antistante con l'abbattimento di alcune case.
Nel Seicento fu realizzata la decorazione barocca dell'interno con pitture e stucchi.
Nel 1810, con il decreto del 25 aprile di Napoleone e la soppressione delle congregazioni religiose, i Barnabiti dovettero abbandonare il convento, che era già adibito a scuola e che fu acquisito il 18 luglio 1811 dal Comune. La chiesa diventa quindi, fino all'arrivo dei francescani, la sede della Confraternita di San Sebastiano. I locali dell'originario convento ospitano, invece, il Liceo classico che nel 1865 venne intitolato a Ugo Foscolo e la chiesa divenne sussidiaria della parrocchia di San Francesco. Il 6 dicembre del 1915 la chiesa venne affidata ai Frati Minori che costruirono a fianco il nuovo convento, i cui lavori, affidati a Carlo Morandotti, si protrassero dal 1935 al 1937.
Il 30 maggio 1926 il cardinale e arcivescovo di Milano Eugenio Tosi, presiede al rito dellIncoronazione della Vergine
Nel 1961 il vescovo di Pavia Monsignor Carlo Allorio dichiara la chiesa “santuario cittadino” a sottolineare il legame dei cittadini pavesi con questa immagine mariana.
Il 22 gennaio 2012 è stata presentata la conclusione dei lavori che hanno riguardato un integrale progetto di restauro. Descrizione Seguendo l'ipotesi di attribuzione all'architetto Amadeo, lo stesso riprese il suo stile costruttivo ad quadratum derivante dal suo maestro Guiniforte Solari, già utilizzato tra il 1470 e 1476 per realizzare la famosa cappella Colleoni a Bergamo: si tratta di un volume cubico impostato sul quadrato, su cui poggiano un tiburio ottagonale e quattro piccoli campanili. È la tipologia di tempio a pianta centrale diffuso all'epoca in Lombardia, i cui esempi più insigni furono San Magno a Legnano, l'Incoronata di Lodi e Santa Maria della Croce a Crema, da molti ritenuti di ascendenza bramantesca.
All'effetto di compattezza prodotto dall'apparato esterno quasi completamente privo di aperture e di decorazioni, fa da contrappunto la movimentata disposizione dell'interno. Lo spazio a pianta centrale è generato dagli otto lati della cupola, proiettati entro il perimetro quadrato della chiesa; la figura così inscritta crea una successione di nicchie sostenute da un arcone per ciascuna delle facce dell'ottagono.
Esterno e facciata Agli angoli della chiesa sorgono quattro torri. Quella a destra della facciata ha un orologio, mentre l'altra sullo stesso lato, a est, ha sulla sommità la cella campanaria. La seconda torre della facciata a sinistra è interrotta al livello della facciata stessa, anche se è ben riconoscibile dalla rifinitura del basamento.
La facciata è incompiuta ed è intonacata nella parte inferiore. Nella parte sud è presente una decorazione molto particolare di forme circolari tra loro tangenti, racchiusa da una cornice in cotto. All'altezza del matroneo la decorazione è interrotta da un architrave in pietra. Sul motivo per cui sia stato inserito questo particolare costruttivo, che interrompe la continuità stilistica della parete laterale, sono state avanzate diverse ipotesi. Aula quadrata La decorazione interna fu realizzata all'inizio del Seicento da importanti pittori di scuola barocca. L'aula centrale presenta una forma quadrata, su cui si innesta nella parte superiore una ripartizione ottagonale che ricalca quella della cupola. Nelle pareti laterali dell'aula si aprono due cappelle, a sinistra quella di sant'Anna e a destra quella di san Giuseppe. Nei quattro angoli sono esposte a coppie le grandi tele del ciclo delle eroine bibliche.
Sopra il portale, la cantoria con il pregevole organo "Angelo Amati 1853"È uno dei quattro organi Amati che si trovano nelle chiese di Pavia, gli altri sono nella chiesa dei Santi Gervasio e Protasio (del 1822), nella chiesa di San Luca (del 1830), e nella basilica di San Michele (del 1840)., che viene suonato nei giorni festivi e in occasione di concerti. L'organo ha una tastiera di 58 note e una pedaliera di 18; è stato restaurato nel 1992.
Sull'altare della cappella di sant'Anna è posta la tela attribuita a Gianbattista Tassinari, pittore pavese degli inizi del Seicento. Il dipinto raffigura la Madonna con il Bambino e, alle sue spalle in piedi, sua madre sant'Anna con ai lati san Pietro e san Paolo, che è anche patrono dei Barnabiti. Davanti alla Vergine in ginocchio sono ritratti san Giacomo e santa Margherita d'Antiochia. In origine nella cappella erano sepolti i nobili pavesi Jacopo Menocchio e il nipote Enrico, come risulta dalle epigrafi murali presenti sulle pareti laterali. Originariamente la cappella era stata dedicata a sant'Alessandro Sauli in occasione della sua beatificazione, come si può vedere dalla mitria vescovile dipinta sulla volta. Il dipinto con il santo è stato spostato in sacrestia con l'avvento dei francescani, mentre la cappella è stata riconsacrata a sant’Anna.
Sull'altare della cappella di san Giuseppe è posta la tela che rappresenta la Natività: vi sono figure di santi e altre figure adoranti (a destra sant'Antonio di Padova). Ultimamente la tela è stata attribuita alla mano di Simone Peterzano. Il papa raffigurato è Giovanni XIV Canepanova, mentre il vescovo sarebbe Ippolito de'Rossi.
Il ciclo delle eroine bibliche Agli angoli dell'aula si trova un ciclo di otto tele ritraenti eroine bibliche dipinte nel primo quarto del secolo XVII . Il ciclo intende presentare, attraverso le vicende dei personaggi femminili del Vecchio testamento, le virtù che sono proprie della Madonna. Sotto a ogni tela si trova una cornice sorretta da due angeli/putti che assumono posture diverse.
A sinistra dell'ingresso due tele del bolognese Camillo Procaccini: Rebecca al pozzo disseta il servo mandato da Abramo a chiederla in sposa per il figlio Isacco (1620-1623), “allude alla Madonna dispensatrice di Grazia”Questa e le successive citazioni sono tratte da Luisa Erba, ibidem Miriam esulta dopo il passaggio del Mar Rosso (1620-1623), “evoca l'esultanza del Magnificat”. Miriam, sorella di Mosè balla con altre donne e con i cantori per festeggiare la riuscita della fuga mentre intona il canto “Cantate al Signore. Perché ha mirabilmente trionfato: ha gettato in mare cavallo e cavaliere!” (Esodo, 15,21)
A sinistra del presbiterio due tele del 1620 di Giulio Cesare Procaccini, fratello minore di Camillo: Debora ordina a Barac di affrontare in guerra il nemico, “prelude alla Vergine che guida e conforta il suo popolo” Rachele con Giacobbe che rimuove il coperchio del pozzo, “fa pensare alla Madonna che conduce all'incontro con il Salvatore”
A destra del presbiterio, di Alessandro Tiarini, il pittore meno dotato tra gli autori del ciclo: Ester sviene al cospetto di Assuero, “evoca il ruolo della Vergine che intercede presso Dio” GiudittaPer un approfondimento sul significato religioso della figura di Giuditta anche in riferimento ad altre figure femminili bibliche si veda ad esempio il testo della biblista Mercedes Navarro Puerto, “Giuditta la salvatrice” in Osservatore Romano del 2 novembre 2016. http://www.osservatoreromano.va/it/news/giuditta-la-salvatrice dopo aver decapitato Oloferne, “sta a significare la vittoria sul demonio”
A destra dell'ingresso due tele del 1616 del piemontese Guglielmo Caccia detto il Moncalvo: Abigail offre doni a Davide per placarne l'ira, “allude alla Vergine che placa l’ira divina” Giaele uccide Sisara, “prefigura l'Immacolata che schiaccia il capo del drago-demonio”. Giaele impugna nella sua mano destra il martello con il quale ha appena conficcato un picchetto della tenda in testa a Sisale, generale che era appena stato sconfitto da Debora e Barac in battaglia. Il generale del re Cazor, nemico del popolo di Israele, si era rifugiato nella tenda di Eder, marito di Giaele, pensando fosse un suo alleato. La mano sinistra di Giaele indica il corpo di Sisale che giace a terra. (Libro dei Giudici 4,17-22)
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