Considerato un vero e proprio "cantastorie" e una voce sincera della sua terra, Bertoli fu una figura emblematica della canzone d'autore italiana dagli anni settanta ai primi anni 2000, spaziando dalla musica popolare al rock, con testi diretti e densi di riferimenti sociali e politici. Di lui è stato scritto che «l'immediatezza dei messaggi e la sincerità dell'ispirazione sono la peculiarità delle sue composizioni; la denuncia sociale, ora più meditata ora più aggressiva, connota il suo modo di raccontare l'uomo e il tempo in cui vive. Non ci sono coinvolgimenti nel consumismo del mercato, semmai una rabbia autentica certo non più attuale nel dilagante qualunquismo, frutto anche della maggiore sensibilità che egli ha come portatore di handicap» (venne colpito dalla poliomielite durante l'infanzia).

Pierangelo Bertoli è stato paragonato ai celebri compositori di ballate politiche popolari del passato, erede di una tradizione a cui appartenne, per esempio, l'anarchico Pietro Gori.Giuseppe De Grassi, Mille papaveri rossi. Storia d'Italia attraverso la canzone politica, edizioni FuoriTHEMA, 1991; estratto:MUSICA MECCANICA, antologia: pierangelo bertoli, a muso duro

Biografia Giovinezza ed esordi (1942 - 1976) Nato a Sassuolo, in provincia di Modena, da una famiglia operaia, a dieci mesi fu colpito da una grave forma di poliomielite che lo privò della funzionalità degli arti inferiori e lo costrinse a vivere muovendosi su una sedia a rotelle.

Malgrado l'ingombrante presenza della carrozzella, visse un'infanzia regolare, ma priva di ogni genere di bene superfluo; secondo quanto raccontato dallo stesso Bertoli, in casa non c'era neppure la radio e per questo motivo la passione musicale del giovanissimo Pierangelo venne essenzialmente dall'esterno, anche se non va dimenticato il ruolo decisivo ricoperto dal fratello e dal gruppo musicale di quest'ultimo, che all'inizio degli anni sessanta si riuniva proprio nella cantina di casa Bertoli per suonare insieme.

Bertoli conosceva già la discografia di alcuni cantanti famosi, come per esempio Frank Sinatra, ma non possedeva alcuna nozione di strumenti musicali e tecniche interpretative. Compiuti venticinque anni, alcuni amici gli prestarono una vecchia chitarra e in pochi mesi Bertoli imparò a suonarla, tanto che di lì a poco la chitarra divenne il suo strumento di riferimento. Dopo un anno di esercizi da autodidatta, cominciò a comporre le prime musiche per le canzoni già scritte nella parte testuale, che suonò dapprima di fronte agli amici e poi davanti a platee sempre più vaste, soprattutto in occasione di feste di paese e di partito.

Il legame con la sua terra d'origine, oltre a non allontanarlo dalla sua città natale, gli fece comporre numerose canzoni in dialetto sassolese.

Nei primi anni 1970, Bertoli entrò nel raggruppamento maoista Unione Comunisti Italiani (marxisti-leninisti), che in seguito diventò Partito Comunista (Marxista-Leninista) Italiano, e con altri musicisti militanti del partito (Bartolo Bruno alla fisarmonica e alle tastiere, Leonello Zaquini alla chitarra, Alberto Bocchino al basso e Claudia Montis alla voce) formò il Canzoniere Nazionale del Vento Rosso,Michele L. Straniero (a cura di), Pierangelo Bertoli, Lato Side, 1981, pag. 6 pubblicando con la casa editrice del partito, Servire il popolo, i primi 45 giri tra il 1973 e l'anno successivo: Marcia d'amore/Per dirti t'amo, Scoperta/Marcia d'amore e L'autobus/Matrimonio.Michele L. Straniero (a cura di), Pierangelo Bertoli, Lato Side, 1981, pag. 7 Nel 1974 pubblicò il primo album studio, Rosso colore dell'amore (poi ristampato postumo in CD dalla American Records nel 2006), contenente in tutto dodici brani, comprese tre delle canzoni uscite poco tempo prima in formato singolo: Per dirti t'amo, L'autobus e Marcia d'amore.

L'album venne stampato anche in Germania Ovest, a cura del Kommunistische Partei Deutschlands, e ciò comportò una tournée di Bertoli che toccò, tra le altre, Monaco di Baviera, Francoforte, Colonia, Düsseldorf e Zurigo.Michele L. Straniero (a cura di), Pierangelo Bertoli, Lato Side, 1981, pag. 12 Il tour continuò poi in Italia, in una forma di teatro canzone che alternava i brani musicali con i monologhi di Bertoli.

Han gridato scioperiamo è un altro album pubblicato in quel periodo, sempre a nome del Canzoniere Nazionale del Vento Rosso (con una formazione cambiata, con Silvana Zigrino e Ciccio Giuffrida al posto di Bartolo Bruno), in cui Bertoli suona e partecipa ai cori senza essere accreditato; inoltre è autore di tre canzoni, tra cui una prima versione di Eppure soffia con un testo diverso e intitolata Mario LupoMichele L. Straniero (a cura di), Pierangelo Bertoli, Lato Side, 1981, pagg. 13-14 (anche se sulla copertina del disco come autore del brano è segnalato, stranamente, il solo Giuffrida). Con modifiche di prospettive dell'organizzazione il Canzoniere del Vento Rosso terminò d'esistere; nel 1975 Bertoli radunò alcuni amici musicisti come Marco Dieci, Francesco Coccapani e Gigi Cervi e realizzò un nuovo disco, Roca Blues prodotto dal presidente della squadra di calcio della Sassolese, Carlo Alberto Giovanardi.Michele L. Straniero (a cura di), Pierangelo Bertoli, Lato Side, 1981, pagg. 24-26

Il contratto discografico con la CGD (1976 - 1980) Un amico musicista di Bertoli, Alete Corbelli, chitarra solista negli anni sessanta di Caterina Caselli, fece ascoltare l'album Roca Blues alla cantante, moglie di Piero Sugar, che convinse il marito a proporre un contratto con la CGD a Bertoli: e proprio quest'etichetta pubblicò nel 1976 l'album Eppure soffia, che iniziò a far conoscere il cantautore presso un pubblico più vasto, grazie alla title track, inno all'ecologismo, nella versione musicata da Alfonso Borghi, con cui inizia a collaborare.

Come raccontò il cantautore, le registrazioni iniziarono il 4 ottobre 1976, e il 5 novembre, giorno del suo compleanno, Bertoli si recò a rinnovare la carta d'identità, che venne inserita sulla copertina del discoMichele L. Straniero (a cura di), Pierangelo Bertoli, Lato Side, 1981, pag. 30. In questo terzo album venne accreditato come P. Angelo Bertoli, nome che appare sul documento.

L'anno successivo la Caselli decise di aprire una casa discografica propria, distribuita dalla CGD, per dedicarsi all'attività di talent-scout: nacque così la Ascolto, che pubblicò il nuovo album di Bertoli, Il centro del fiume, che contiene una versione ridotta di Rosso colore, già incisa nel primo disco; nella busta interna del disco venne inserita inoltre una presentazione di Bertoli scritta da Giancarlo Governi.

Nel 1978 realizzò un album che racchiudeva esclusivamente canzoni in dialetto modenese: S'at ven in meint (Cosa ti viene in mente) ospita anche la voce di Caterina Caselli nel brano L'Erminia temp adree. Una versione diversa di tale brano si trova nel CD di canzoni sassolesi I giaraun d'la luna (I sassi della luna), sempre con le voci di Bertoli e della Caselli. In questo CD (R&S&C2), distribuito nel 1995 solo in Emilia, Bertoli canta da solo o in duetto con Nek, Marco Dieci e altri anche in Chi ha pruvee una volta, C'sa vot ch'am inveinta, Turner indree; mentre è l'autore di altre canzoni quali Annalisa la valisa, Fa finta ed gnint, Vladimiro, Da la me fnestra, Te stà lè, Peinsa te e Al mester d'l'orchestra. Altri brani dialettali saranno inclusi negli album Certi momenti e Sedia elettrica.

Il 1979 è l'anno di A muso duro, uno dei suoi album più noti e il primo a conoscere un riscontro su vasta scala, contenente la canzone omonima, vero e proprio manifesto di uomo e artista, che esalta anche la funzione sociale e aggregativa del mestiere del cantante.

In questo periodo conobbe Bruna Pattacini, che diventò sua moglie e da cui ha avuto quattro figli: Lorna, Emiliano, a cui è dedicata la canzone Dietro me, Petra (alla quale intitolò l'album omonimo) e Alberto Bertoli; quest'ultimo ha seguito le orme del padre, facendo il cantante di professione, oltre a prendere parte ai concerti-tributo a lui dedicati.

Per un certo periodo simpatizzò per la sinistra extraparlamentare, andando spesso ospite di Radio Tupac, una radio libera di Reggio Emilia, chiusa dalla polizia (che ne distrusse le apparecchiature e la sede, come accaduto anche a Radio Alice) dopo due anni per "apologia di reato", in quanto i conduttori, denunciati, facevano trasmissioni contro le gravi condizioni in cui vivevano nelle carceri italiane i detenuti politici, a cui manifestavano solidarietà. Tra le conoscenze personali del cantautore nei primissimi anni '70, vi erano anche importanti persone dell'ambiente extraparlamentare, come il futuro brigatista Alberto Franceschini, prima che quest'ultimo entrasse a far parte della lotta armata. Questa amicizia riprenderà in seguito. Quando Franceschini venne scarcerato in licenza premio nel 1987, Bertoli fu una delle prime persone che lo andarono a trovare.

Certi momenti e i lavori successivi (1980 - 1991) Tale successo venne consolidato con Certi momenti del 1980, la cui title track affronta con coraggio la tematica dell'aborto schierandosi contro la Chiesa cattolica: quest'album contiene inoltre la canzone Pescatore, cantata con una ancora semisconosciuta Fiorella Mannoia; racconta di una donna che, soffrendo la lontananza del marito, lo tradisce salvo poi pentirsene, e il duetto si snoda tra il racconto del tormento interiore di lei e della fatica di lui nel combattere contro il mare sperando in una pesca fruttuosa.All'interno della copertina dell'album c'è uno scritto a firma di Michele L. Straniero intitolato Confessioni e battaglie di un emiliano di ferro. Tale scritto inizia così: "Il 5 novembre 1943, un anno e due mesi dopo l'Otto Settembre, nasceva a Sassuolo, in provincia di Modena, primo di una manciata di figli, Pierangelo Bertoli...". È evidente l'errore sull'anno di nascita dell'autore, che in realtà è il 1942, ed è altresì evidente che sbagliando l'anno di nascita, di riflesso, si sbaglia anche la storica data dell'armistizio anticipandola all'8 settembre del 1942. Non è dato sapere se Bertoli e la produzione si siano, o meno, accorti dell'errore.

I tre album successivi, da Album del 1981 a Dalla finestra del 1984, confermarono la popolarità di un Bertoli non più considerato come fenomeno di folklore.

Nel 1984 esce Dalla finestra, contenente Varsavia, un duro atto d'accusa contro il totalitarismo del blocco dei paesi dell'est Europa e la repressione del generale Jaruzelski in Polonia (1981-1983), e che

È di quegli anni anche l'album Canzone d'autore (1987), in cui Bertoli reinterpretò alcuni classici, alternandoli a composizioni inedite di altri autori misconosciuti: in questo album spiccano le sue versioni di Bartali di Paolo Conte, Vedrai vedrai di Luigi Tenco, Un giudice di Fabrizio De André e Sfiorisci bel fiore di Enzo Jannacci.

La sua attività discografica non conobbe interruzioni nonostante un sensibile calo nelle vendite, ritrovando un ritorno di fiamma nel 1990 in occasione di Oracoli, primo album con etichetta Dischi Ricordi, scritto a quattro mani con il cantautore Luca Bonaffini, che farà da apripista al suo esordio sanremese. Nel frattempo vinse nel 1989 un telegatto per uno spot televisivo a favore della "Lega per l'emancipazione dell'handicappato", al quale prese parte nel ruolo di un avventore che non riusciva a chiamare la Polizia per segnalare un incidente, in quanto le cabine telefoniche non erano in grado di far passare la sua sedia a rotelle.

Il 1º aprile 1989 registrò, assieme a molti altri artisti italiani importanti, il 45 giri Per te Armenia, il cui ricavato viene interamente devoluto alla ricostruzione della regione asiatica, colpita da un forte sisma nel dicembre del 1988.