Dal punto di vista economico la Puglia è riuscita a coniugare le proprie tradizioni, la propria storia e le vocazioni produttive con l'innovazione e la tecnologia. Ha raggiunto, infatti, buoni livelli di specializzazione in numerosi comparti industriali.
Caratteristiche generali Diverse politiche con l'obiettivo di sviluppare processi di innovazione insieme ad una vasta disponibilità di incentivi agli investimenti, hanno fatto sì che il sistema produttivo locale crescesse e che si attirassero oltre 40 gruppi industriali internazionali appartenenti ai settori aerospaziale, automobilistica, chimico e ICT.
Il sistema regionale della ricerca conta oltre 5.000 ricercatori e vanta competenze scientifiche specializzate in ambiti interdisciplinari: settori biologia, ICT e nanotecnologie, che hanno contribuito alla nascita e consolidamento di tre distretti tecnologici: biotecnologie, alta tecnologia e meccatronica.
La regione dispone inoltre di un capitale umano altamente qualificato e specializzato che conta oltre 103.000 studenti universitari e quasi 15.000 nuovi laureati l'anno.
La posizione geografica, divenuta strategica grazie al recente protagonismo delle economie orientali e mediterranee, la discreta dotazione infrastrutturale e la solidità dei rapporti culturali e degli scambi commerciali con il bacino del Mediterraneo fanno sì che la Puglia sia una regione con elevate potenzialità economiche.
Per quanto concerne i nodi portuali e aeroportuali, buoni sono i collegamenti marittimi grazie alla presenza di tre grandi porti: Bari, Brindisi e Taranto, quest'ultimo il terzo in Italia per dimensioni e volume di traffico merci, mentre quello di Bari è il primo porto passeggeri dell'Adriatico. Gli aeroporti passeggeri più importanti sono l'aeroporto internazionale di Bari Karol Wojtyla di Bari e l'aeroporto internazionale del Salento di Brindisi.
Rendimento macroeconomico Nel 2024 il tasso di disoccupazione è al 9,3% (quello nazionale è al 6,5%), scendendo per la prima volta sotto il 10%.
La Puglia spicca, però, nel confronto con le altre regioni meridionali (Abruzzo escluso): i dati macroeconomici pugliesi sono infatti più vicini a quelli nazionali e in qualche caso perfino migliori. Nel decennio 1995-2004, infatti, il valore aggiunto in media per abitante, calcolato a prezzi correnti, ha conosciuto un aumento del 46%Rapporto dell'Osservatorio regionale banche-imprese di economia e finanza sul prodotto interno lordo della Puglia 1995-2004. (quello nazionale è stato il 41%). I risultati migliori sono stati registrati dalle province di Taranto, Lecce, Foggia e Bari (rispettivamente il 50, 49, 47% e 46%), meno quella di Brindisi (35 %). Emerge quindi il fatto che la regione dal 1995 è cresciuta e che ha recuperato, sia pure in parte, il divario rispetto al resto del PaeseSecondo Federico Pirro, docente di Storia dell'Industria all'Università di Bari ed editorialista del «Corriere del Mezzogiorno».
Di seguito la tabella che riporta il prodotto interno lordo ed il valore aggiunto pro capite.
2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 200820092010201120122013201420152016201720182019Prodotto Interno Lordomiliardi di € 55,00 58,348 60,173 61,632 63,706 64,864 67,368 70,319 71,0068,52469,40370,65971,04368,93269,19870,76071,93773,29175,05075,769 PIL ai prezzi di mercato per abitante(Euro) 13.825,2 14.504,5 14.962,2 15.284,0 15.694,4 15.971,0 16.504,6 17.264 17.513
Dati PIL procapite: 2019 (Istat)
provincia di Taranto provincia di Bari provincia di Brindisi provincia di Lecce provincia di Foggia provincia di Barletta-Andria-TraniPIL procapite € 16.669 22.945 16.725 15.703 16.773 14.782
Di seguito la tabella che riporta il prodotto interno lordoFonte ISTAT, prodotto in Puglia ai prezzi correnti di mercato nel 2006, espresso in milioni di euro, suddiviso tra le principali macro-attività economiche: Macro-attività economica PIL prodotto % settore su PIL regionale % settore su PIL italianoAgricoltura, silvicoltura, pesca € 2.322,9 3,46% 1,84%Industria in senso stretto € 8.848,4 13,17% 18,30%Costruzioni € 4.923,5 7,33% 5,41%Commercio, riparazioni, alberghi e ristoranti, trasporti e comunicazioni € 12.476,7 18,57% 20,54%Intermediazione monetaria e finanziaria; attività immobiliari ed imprenditoriali € 14.313,4 21,3% 24,17%Altre attività di servizi € 16.292,8 24,25% 18,97%Iva, imposte indirette nette sui prodotti e imposte sulle importazioni € 8.007,6 11,92%% 10,76%PIL Puglia ai prezzi di mercato € 67.185,4
Addetti per settore +AnnoFonteSettore primarioSettore secondarioSettore terziario1971Treccani37%32%31%1981Treccani25%30%45%1992Treccani16%25%59%2007Treccani8,8%26%65%2010Giorgio Sonnante3,6%22,6%73,8% Da questa tabella si vede come la percentuale di addetti al settore primario sia diminuita con il passare del tempo, anche se nel 1992 l'agricoltura occupava un bel po' di addetti. Solo nel 2007 tale percentuale è scesa sotto il 10% fino ad arrivare al 3,6% nel 2010.
Anche la percentuale di addetti al settore secondario è generalmente diminuita, con un lieve aumento solo tra il 1992 e il 2007. Al 2010, tale percentuale era del 22,6%.
Infine, la percentuale di addetti al terziario è aumentata fino a raggiungere il 73,8% nel 2010.
Settore primario Agricoltura
La Puglia è una delle regioni in cui l'agricoltura riveste un ruolo preminente nel contesto economico. Si tratta di un'agricoltura prevalentemente intensiva e moderna che permette alla regione di essere ai primi posti in Italia per la produzione di molti prodotti. È il caso del grano duro e del pomodoro in provincia di Foggia, oltre che alla produzione di olio di oliva, che con i suoi stimati 50 milioni di alberi di olivo mette la Puglia al primo posto, nonché di uva da tavola. Compete inoltre per il primato del pomodoro, destinato alla produzione industriale soprattutto nella provincia di Salerno (situata però in Campania). Detiene ruoli capitali anche per quanto riguarda la lattuga, il carciofo, il finocchio, il cavolo, il sedano. La Puglia deteneva inoltre un antico primato nella produzione di mandorle, poi tramontato nonostante i tentativi di costituire mandorleti moderni sul modello californiano. Aree specifiche registrano il successo di colture frutticole quali il pesco e il kiwi.Antonio Saltini, Mezzogiorno agricolo che cambia. Viaggio tra Tavoliere e Aspromonte, Edagricole, Bologna 1985.
Problemi Anche l'agricoltura pugliese, altamente specializzata, è però penalizzata dai problemi, i quali sono piuttosto gravi.
Scarsità d'acqua Il più grave e importante tra di essi è la scarsità d'acqua, problema con il quale i contadini si sono dovuti scontrare fin dai tempi più antichi. È stato calcolato che l'agricoltura pugliese potrebbe produrre di più se risolvesse questo problema e la conseguente scarsa irrigazione dei terreni: infatti, nel 2017, a causa della siccità, la produzione agricola è diminuita del 50%, con stima di oltre 200 milioni di euro di danni.
Nel 2021, su 149 progetti idrici approvati dal Mipaaf, solo uno proviene dalla Puglia. Nonostante la regione sia tra le maggiormente esposte a rischio desertificazione e tra quelle con la minore disponibilità d'acqua per essere usata dagli agricoltori per irrigare i campi, ha avuto solo 2 milioni di euro per la manutenzione degli impianti idrici, a fronte di 1,6 miliardi di euro di tutta l'Italia. Attualmente, per quanto riguarda la Puglia centrale e meridionale, la risorsa idrica è garantita dalle acque provenienti dalla Basilicata.
Questo problema è stato parzialmente risolto con la costruzione dell'Acquedotto Pugliese, a cui si aggiunge, seppure in parte, la captazione dei bacini-serbatoi della Basilicata. Resta comunque il fatto che tale problema deve essere risolto per intero, in quanto penalizza tutta l'economia pugliese, e non solo l'agricoltura.
Altri problemi La scarsità d'acqua, come si è detto, è il problema più grave e importante per l'agricoltura pugliese; ci sono però altri problemi che questa attività agricola deve affrontare e, se possibile, risolvere:
da migliorare l'integrazione con il sistema industriale e commerciale, al fine di guadagnare significative posizioni nei mercati internazionali il suolo della regione è in gran parte di natura calcarea. A partire dal 2013, il batterio della Xylella fastidiosa ha penalizzato la coltura dell'olivo: si stima che dal 2013 al 2022 circa 21 milioni di olivi sono morti o sono stati abbattuti per non far diffondere la malattia. Attualmente, 8 mila chilometri quadri di territorio in Puglia (circa il 40% del territorio regionale) sono stati colpiti da questo batterio, con la stima di quasi 3 miliardi di euro di danni per la produzione di olio extravergine del Salento, la perdita di posti di lavoro in agricoltura e agricoltori senza reddito da diversi anni.
Allevamento
Nonostante l'antica vocazione zootecnica di mote aree (in primis il Tavoliere delle Puglie legato alla tradizione della transumanza), l'allevamento è poco sviluppato. Si allevano in larga prevalenza ovini e si cerca di incrementare. Nel Gargano si pratica l'allevamento delle mucche podoliche, una razza di origine ucraina introdotta con l'invasione dei Barbari, che forniscono un latte dalle buone qualità organolettiche. I monti della Daunia, grazie all'abbondanza di querceti e faggeti e al clima più fresco e umido, si prestano invece all'allevamento di suini, che però risulta praticato intensamente soltanto nell'alta Valmaggiore (da cui proviene il noto prosciutto di Faeto).
Pesca
La pesca è un'attività notevole per la Puglia, che può contare sulla più lunga estensione costiera tra le regioni non insulari. Le marinerie maggiori sono quelle di Taranto, Manfredonia, Molfetta, Mola di Bari, Monopoli, Gallipoli e Castro, le quali praticano tanto la pesca sottocosta nei mari che lambiscono la regione, quanto quella l'alto bordo. Di recente introduzione è anche l'acquacoltura, ossia l'allevamento ittico in mare. Tradizionale è invece la vocazione di Taranto nella mitilicoltura, praticata nelle calme acque del Mar Piccolo. La città rappresenta oggi la più importante area di produzione al mondo di mitili allevati, con uno stima prossima alle 30.000 tonnellate/anno e oltre 1.300 addetti.
Industria
La maggior parte degli insediamenti industriali sono situati nel triangolo Bari - Brindisi - Taranto, dove sorgono industrie per la produzione dell'acciaio e per raffinare il petrolio, nonché l'industria tessile e della plastica. Ci sono anche stabilimenti vinicoli, conservieri, del tabacco e dell'olio. Nella provincia di Barletta-Andria-Trani è presente una forte concentrazione di industrie tessili e calzaturiere, così come in quella di Lecce. Nella provincia di Foggia particolarmente sviluppata è l'industria alimentare. La regione è molto povera di minerali, si estraggono solo modeste quantità di bauxite e di gas metano.
Industria barese L'industria è da sempre trainante e si sviluppa nei comparti alimentare, chimico, petrolchimico, tessile, del legno e, soprattutto, meccanico. Nella meccanica operano aziende come Magneti Marelli, Bosch e Getrag . Alla fine degli anni ottanta nel centro Elasis fu sviluppato il noto sistema common rail, i cui diritti per l'industrializzazione furono ceduti nel 1994 dalla Fiat alla Bosch. L'area industriale si è progressivamente spostata all'esterno della città, ed è oggi ospitata fra i comuni di Bari e Modugno, con propaggini verso i comuni di Palo e Bitonto. L'avvio alla saturazione dell'area ha inoltre favorito, nell'ultimo decennio, la crescita del comparto industriale di Molfetta.
Industria brindisina Brindisi ospita l'industria aeronautica, quella di materie plastiche e mobilifici. La città è, inoltre, leader per la produzione di energia elettrica in Italia. Sul territorio comunale insistono tre grandi centrali pertinenti ai gruppi Enel, Edipower ed EniPower ed è inoltre in progetto la realizzazione di un'importante centrale fotovoltaica.