La guerra vandalica fu una guerra combattuta in Nordafrica, nelle zone corrispondenti all'attuale Tunisia e all'Algeria orientale, nel 533–534, tra l'Impero romano d'Oriente e i Vandali. Fu la prima delle guerre di riconquista dell'Occidente di Giustiniano I ed ebbe successo: il regno dei Vandali venne annientato, e l'Africa settentrionale ritornò in mano romana.
Contesto storico Fondazione del Regno dei Vandali
Nel corso del graduale declino e dissoluzione dell'Impero romano d'Occidente cominciato agli inizi del V secolo, la tribù dei Vandali, alleata con gli Alani, si era stabilita nella penisola iberica. Nel 429, il Re dei Vandali Genserico, invitato dal comes Africae, Bonifacio, che si era rivoltato all'imperatore d'Occidente Valentiniano III (r. 425–455) e stava fronteggiando un'invasione ad opera di truppe imperiali, attraversò lo stretto di Gibilterra con la sua gente, che si narra fossero in in totale, penetrando nell'Africa settentrionale romana. I Vandali e gli Alani di Genserico, tuttavia, non miravano ad aiutare il ribelle Bonifacio, bensì ad impadronirsi dell'intera Africa romana. Dopo aver devastato per cinque anni le province dell'Africa romana, nel 435 i Vandali ottennero dalla corte di Ravenna il riconoscimento del loro possesso della Mauretania Caesariensis, Mauretania Sitifensis e della maggior parte della Numidia.. La guerra contro l'Impero riprese ben presto, e nell'ottobre del 439, la capitale dell'Africa, Cartagine, cadde in mano vandalica. Nel 442, i Vandali e l'Impero firmarono un nuovo trattato, in base al quale i Vandali restituirono all'Impero le province ottenute con il trattato del 435, ricevendo in cambio il nucleo della diocesi africana, ovvero le floride province della Zeugitana e della Byzacena. Questi avvenimenti sancirono la formazione del Regno dei Vandali, in quanto i Vandali resero Cartagine la propria capitale e si insediarono nei suoi dintorni.. Oltre ad ottenere il controllo dei lucrosi traffici commerciali di grano con l'Italia, i Vandali cominciarono inoltre a sferrare spedizioni piratesche che colpirono persino il Mar Egeo, culminando nel sacco di Roma stessa nel 455, che si narra durò due settimane. Successivamente, approfittando del caos che seguì all'uccisione di Valentiniano nel 455, Genserico riconquistò le Mauretanie e, con la sua flotta, si impossessò della Sardegna, della Corsica e delle Isole Baleari. La Sicilia scampò a stento alla stessa sorte grazie al generale romano Ricimero.
Nel corso di questo processo, i Vandali riuscirono a sopravvivere a numerosi tentativi di controffensiva romana: il generale romano-orientale Aspar aveva condotto una fallimentare spedizione nel 431, una spedizione preparata dall'imperatore d'Occidente Maggioriano (r. 457–461) fallì nel 460 dopo che la flotta romana al largo della costa della Spagna fu distrutta o catturata dai pirati Vandali prima ancora che potesse partire, e finalmente, nel 468, Genserico sconfisse una spedizione congiunta di entrambi gli imperi condotta dal generale romano-orientale Basilisco... Subito dopo questa disfatta militare, e in seguito ad ulteriori incursioni dei pirati vandali lungo le coste della Grecia, l'imperatore d'Oriente Zenone (r. 474–491) firmò una "pace perpetua" con Genserico (474/476)...
Relazioni tra Romani e Vandali fino al 533 Lo stato Vandalo era unico in molti aspetti in confronto agli altri regni romano-barbarici che si erano succeduti all'Impero romano d'Occidente: invece di rispettare e continuare l'ordine sociopolitico stabilito dai Romani, essi lo sostituirono completamente con uno proprio. Laddove i re dell'Europa occidentale continuavano a portare rispetto agli imperatori e a battere moneta con i loro ritratti, i re vandali ritraevano essi stessi come re pienamente indipendenti. Inoltre, i Vandali—come la maggior parte dei Germani, aderenti all'Arianesimo—perseguitarono la maggioranza calcedoniana della popolazione locale, specialmente sotto i regni di Unerico (r. 477–484) e Guntamundo (r. 484–496).. Gli imperatori di Costantinopoli protestarono per queste persecuzioni, ma, malgrado ciò, la "pace eterna" durò per quasi sessant'anni, e le relazioni si mantennero grossomodo amichevoli, soprattutto durante il regno dell'imperatore d'Oriente Anastasio I (r. 491–518) e del re vandalo Trasamundo (r. 496–523), che adottò una politica tollerante nei confronti dei cristiani non ariani, cessando le persecuzioni..
Nel 523, Ilderico (r. 523–530), figlio di Unerico, salì al trono di Cartagine. Egli stesso un discendente di Valentiniano III, Ilderico riallineò il proprio regno instaurando relazioni più amichevoli con l'Impero romano d'Oriente: secondo il resoconto di Procopio di CesareaProcopio, De Bello Vandalico, I.9., era una persona pacifica e amorevole, che fece cessare le persecuzioni a danno dei Calcedoniani, scambiò doni e ambascerie con Giustiniano (r. 527–565) persino prima dell'ascesa di quest'ultimo al trono, e decise persino di rimuovere la propria immagine dalle sue monete, sostituendola con quella dell'imperatore. Giustiniano evidentemente nutriva delle speranze che questo riavvicinamento avrebbe condotto alla pacifica subordinazione dello stato vandalo all'Impero d'Oriente.. Tuttavia, la politica filo-romana di Ilderico, accoppiata con una sconfitta subita contro i Mauri in Byzacena, gli attirò impopolarità presso l'aristocrazia vandalica, la quale, nel 530, lo detronizzò e lo imprigionò eleggendo re al suo posto suo cugino, Gelimero (r. 530–534). Giustiniano sfruttò l'opportunità, chiedendo la restaurazione di Ilderico, ma Gelimero ovviamente rifiutò. Giustiniano chiese quindi che almeno Ilderico venisse liberato e inviato in esilio a Costantinopoli, minacciando la guerra nel caso anche questa richiesta fosse stata rifiutata. Gelimero, non intendendo consegnare a Giustiniano un rivale per il trono, che lo avrebbe utilizzato per gettare discordia nel regno vandalico, e probabilmente sospettando che la guerra sarebbe scoppiata in ogni caso secondo almeno J.B. Bury, rifiutò affermando che questa era una questione interna tra i Vandali....
Giustiniano ora aveva un casus belli per dichiarare guerra ai Vandali, e con la pace restaurata in Oriente nel 532, iniziò a organizzare un esercito per invadere l'Africa. Secondo Procopio di CesareaProcopio di Cesarea, De Bello Vandalico, I.10., la notizia della decisione presa da Giustiniano di intraprendere una guerra contro i Vandali provocò una grande costernazione presso le élite della capitale, in quanto il ricordo della disfatta del 468 era ancora vivo nelle loro menti. Gli ufficiali finanziari si lamentarono delle grossi spese che avrebbe richiesto la spedizione, mentre gli eserciti erano stanchi per la guerra persiana e temevano la potenza marittima vandalica. La decisione dell'imperatore ricevette invece l'appoggio della Chiesa, anche a causa dell'arrivo a Costantinopoli delle vittime delle persecuzioni rinnovate da Gelimero. Solo il potente e influente prefetto del pretorio d'Oriente, Giovanni di Cappadocia, osò apertamente opporsi alla spedizione, ma Giustiniano non gli diede retta e continuò ad allestire i preparativi per la guerra....
Preparativi diplomatici e rivolte in Tripolitania e Sardegna Poco tempo dopo la sua ascesa al potere, la posizione interna di Gelimero cominciò a deteriorarsi in quanto cominciò a perseguitare quegli esponenti dell'aristocrazia vandalica che considerava nemici politici, confiscando le loro proprietà e giustiziando molti di essi.. Queste azioni minarono la già dubbia legittimità del suo regno agli occhi di molti, e contribuirono allo scoppio di due rivolte nelle province remote del Regno vandalico: in Sardegna, dove il governatore locale, Goda, si autoproclamò re indipendente dell'isola, e, poco tempo dopo, in Tripolitania, dove la popolazione nativa si era rivoltata contro la dominazione vandalica sotto il comando di un certo Pudenzio. Sebbene la narrazione di Procopio faccia sembrare entrambe le rivolte delle coincidenze, secondo Ian Hughes, il fatto che entrambe le rivolte siano scoppiate proprio poco tempo prima della spedizione romana contro i Vandali, e che sia Goda che Pudenzio chiesero immediatamente rinforzi a Giustiniano, sembra suggerire un coinvolgimento diplomatico attivo dell'imperatore nello scoppio delle rivolte..
In risposta agli emissari di Goda, Giustiniano inviò Cirillo, uno dei comandanti dei foederati, con 400 uomini, di accompagnare la flotta di Belisario per poi salpare per la Sardegna.. Gelimero reagì alla rivolta di Goda inviando la maggior parte della sua flotta, 120 dei suoi migliori vascelli, e uomini sotto il comando di suo fratello Tzazon per reprimerla. La decisione del re vandalo giocò un ruolo cruciale nell'esito finale della guerra, in quanto, con la potente flotta vandalica (insieme a parte dell'esercito) impegnata altrove a reprimere la rivolta in Sardegna, lo sbarco dei Romani in Africa poté procedere senza ostacoli. Gelimero scelse inoltre di trascurare per il momento la rivolta in Tripolitania, in quanto era molto meno seria e in una regione più remota, mentre la carenza di soldati lo costrinse ad attendere il ritorno di Tzazon dalla Sardegna... Al contempo, entrambi i re cercarono di procurarsi degli alleati: Gelimero contattò il re dei Visigoti Teudi (r. 531–548) proponendogli un'alleanza, mentre Giustiniano si assicurò la benevolente neutralità e sostegno del Regno ostrogoto d'Italia, il quale aveva relazioni tese con i Vandali a causa del maltrattamento ad opera dei Vandali della principessa ostrogota Amalafrida, moglie di Trasamundo. La corte ostrogota accettò prontamente di consentire alla flotta di invasione romana di adoperare il porto di Siracusa in Sicilia e stabilire un mercato per l'approvvigionamento delle truppe romane in quel luogo....
Forze in campo
Giustiniano scelse come comandante della spedizione uno dei suoi migliori generali, Belisario, che si era recentemente distinto sia contro i Persiani che nella repressione della rivolta di Nika. Come osserva Ian Hughes, Belisario era particolarmente adatto a questa missione anche per due altri motivi: era di madrelingua latina, e ci teneva affinché il suo esercito non maltrattasse la popolazione locale, mantenendo la disciplina tra le sue truppe. Entrambe le qualità erano cruciali per ottenere il sostegno della popolazione romano-africana di madrelingua latina.. Belisario era accompagnato da sua moglie, Antonina, e da Procopio di Cesarea, il suo segretario, che in seguito scrisse la Storia delle guerre.