Seguire il percorso della produzione letteraria di Giacomo Leopardi vuol dire seguire il corso della sua vita e comprendere il suo mondo interiore.
Prime opere erudite (1812-1815) Le opere che vanno dal 1812 al 1815 appartengono agli anni della sua prima adolescenza e presentano un carattere erudito dovuto, come il poeta ammetterà, a "sette anni di studio matto e disperatissimo" basato su testi prevalentemente settecenteschi che si trovavano nella biblioteca del padre Monaldo in Palazzo Leopardi, oppure in quelle di altre famiglie nobili di Recanati.
Sono assenti in queste opere i motivi più consistenti della tradizione italiana dal Trecento al Cinquecento e dominano i motivi più retorici ed esteriori della scuola arcadica, dal Frugoni al Monti.
Risalgono al 1812 due tragedie, Pompeo in Egitto e La virtù indiana, dove spiccano, come scrive Natalino Sapegno,da Natalino Sapegno, Compendio di Storia della letteratura italiana, vol.III: Dal Foscolo ai Moderni, La Nuova Italia, Firenze 1958 pag.229 «certe note eroiche e sentimentali, di un eroismo disperato e senza oggetto».
Compone nel 1813 una Storia dell'astronomia, della quale è stata pubblicata solo una delle due redazioni esistenti, entrambe conservate presso Palazzo Leopardi. Si tratta per la maggior parte di un'opera compilatoria, la quale però presenta tratti di originalità che l'hanno fatta apprezzare da Margherita Hack, che ne ha curato un'edizione commentata.
Nel 1814 compone la prima opera di carattere filologico, il Porphyri de vita Plotini et ordine librorum ejus, che fornisce un'edizione commentata e corretta della vita di Plotino scritta da Porfirio, riciclando la maggior parte del materiale dal Fabricius (Bibliotheca Graeca); l'opera attesta la precoce competenza filologica del giovane, che apprese il greco antico senza maestri ed in pochissimo tempo, come attesta la nota apposta sul manoscritto dal padre.
Nello stesso anno scrive i Commentarii de vita et scriptis rhetorum quorundam qui secundo post Christum saeculo vel primo declinante vixerunt, splendida opera che raccoglie testimonianze e frammenti dei retori del periodo in esame. Un capitolo è dedicato alle opere superstiti, pochi frammenti di Frontone, che l'anno dopo Angelo Mai darà alle stampe.
Sono del 1815: lOrazione agli italiani in occasione della liberazione del Piceno, scritta per la sconfitta di Murat e per il ritorno nelle Marche del dominio pontificio. Lì il poeta richiama alla «virtù» antica, dimostrando così di allontanarsi dal legittimismo reazionario del padre; il Saggio sopra gli errori popolari degli antichi, documenti dello spirito razionalistico di certa cultura settecentesca, Giulio Africano, che raccoglie e commenta le testimonianze ed i frammenti di questo ignoto autore, la cui lettura era estremamente difficile, essendo il testo cosparso da una miriade di errori di trascrizione, in gran parte individuati e corretti da Leopardi. L'opera, attentamente analizzata da Timpanaro,Sebastiano Timpanaro, La filologia di Giacomo Leopardi, Laterza, Bari 1977 viene da lui definita la meno erudita delle opere leopardiane cosiddette filologiche.
Del 1813 è un'opera a carattere filologico intitolata Discorso sopra la vita e le opere di Frontone.
Primi passi verso la "conversione letteraria" (1815-1819) Tra il 1815 e il 1819 si assiste a una nuova ricerca letteraria da parte di Leopardi, che sfocia in forme poetiche antiche come l'idillio funebre Le rimembranze, scritto nella primavera del '16, e lInno a Nettuno, che finse di aver tradotto da un originale greco che affermava di aver trovato a Roma. L'inno verrà pubblicato il 1º maggio 1817 su "Lo spettatore italiano" insieme a due odi che egli scrisse in greco, le Odae adespotae, cioè "anonime" (vennero poi ripubblicati in volumetto nel luglio dello stesso anno). Nel 1816 iniziò la tragedia, rimasta incompiuta, Maria Antonietta.
Sono del novembre 1817 i Sonetti in persona di Ser Pecora fiorentino beccaio, scritti in difesa di Vincenzo Monti e di Pietro Giordani, che risentono della tradizione toscana di poesia burlesca, pubblicati nel 1826 nel volumetto dei Versi.
Di questo periodo è la cantica Appressamento della morte, formata da cinque canti in terzine, che scrisse sul finire del 1816 e di cui è confluito nei Canti un unico frammento.
All'infatuazione che Leopardi provò per la cugina Gertrude Cassi Lazzari si devono le prime dirette esperienze di scrittura autobiografica. Nacquero così, nel 1817, il frammento in prosa del Diario del primo amore e una Elegia in terza rima, poi inclusa nei Canti con il titolo Il primo amore, oltre all'inizio di un diario che continuò per quindici anni (1817-1832), lo Zibaldone.
Le due canzoni civili (1818) Il rapporto con Giordani lo stimola ad intervenire in modo più attivo nel dibattito culturale dei tempi e nel 1818 il giovane poeta scrive il Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica. In questo Discorso Leopardi espone alcuni punti base della sua poetica, dimostrando un'ampia visione del rapporto tra la poesia e la storia e difendendo le posizioni classicistiche. Si avverte in questa posizione l'insegnamento di Rousseau: Leopardi infatti sente che rapportarsi con la natura è estremamente importante perché ciò stimola l'immaginazione e produce le illusioni. Nel mondo antico, così simile al mondo infantile, egli trova una poesia che, imitando la natura, «diletta» e «illude».
Fra settembre e ottobre nascono le canzoni All'Italia e Sopra il monumento di Dante che si prepara in Firenze, che vennero subito pubblicate a Roma in un libretto dedicato a Vincenzo Monti.
All'Italia
Nella canzone All'Italia vengono ricordati i giovani italiani periti nelle guerre napoleoniche, associati, con la rievocazione operata dal canto di Simonide di Ceo, ai giovani greci morti alle Termopili.
Sopra il monumento di Dante che si preparava in Firenze
La canzone Sopra il monumento di Dante prende lo spunto dal progetto di un comitato di Firenze per erigere a Dante Alighieri nella Basilica di Santa Croce un monumento, che venne poi inaugurato nel 1830. Vengono in essa ricordati i tempi eroici e la passione civile di Dante che si sviluppa in una digressione sugli Italiani morti in Russia nella tragica campagna napoleonica del 1812.
Zibaldone (1817-1832)
Durante l'estate del 1817 Leopardi iniziò a mettere insieme gli appunti e le annotazioni destinati a costituire lo Zibaldone di pensieri, opera filosofica al quale lavorò intensamente fino al 1832. Esso è una raccolta di impressioni personali, aforismi, profonde osservazioni filosofiche, analisi filologiche, critiche letterarie e vari tipi di annotazioni, che fu pubblicato postumo in sette volumi nel 1898 con il titolo originale di: "Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura". La pubblicazione avvenne grazie ad una speciale commissione governativa presieduta da Giosuè Carducci in occasione del centenario della nascita del poeta. Fu solo nel 1937, dopo la ripubblicazione del testo originale arricchito con note e indici dal critico letterario Francesco Flora, che l'opera assunse definitivamente il nome con cui è conosciuta oggi.
Nello Zibaldone, Leopardi confronta lo stato innocente e felice della natura di un tempo con la condizione dell'uomo moderno, corrotto da una facoltà della ragione eccessivamente sviluppata che, respingendo le necessarie illusioni di mito e religione a favore di una realtà oscura di annientamento e vuoto, può generare solo infelicità. Lo Zibaldone contiene l'itinerario poetico ed esistenziale di Leopardi; è una miscellanea di annotazioni filosofiche, schemi, intere composizioni, riflessioni morali, giudizi, piccoli idilli, discussioni erudite e impressioni. Leopardi, pur restando al di fuori dei circoli del dibattito filosofico del suo secolo, fu in grado di elaborare una visione estremamente innovativa e provocatoria del mondo.
Arthur Schopenhauer, citando le grandi menti di tutte le età che si sono opposte all'ottimismo e hanno espresso la loro conoscenza della miseria del mondo, scrisse:
Produzioni varie (1819) Nel 1819, in seguito alla "conversione filosofica" che rendeva il suo pensiero più pessimista e legato alla filosofia sensista, tutto quello che legava ancora il Leopardi alla sua prima educazione letteraria e ideologica entrò in crisi e il poeta sentì la necessità di tentare una letteratura adatta alla sensibilità del presente.
Nella poesia di questo periodo vengono rappresentate situazioni scabrose in un incisivo linguaggio classicistico che risulta in contrasto con i temi di nera quotidianità come nelle due canzoni, che poi egli stesso rifiuterà, Per una donna inferma di malattia lunga e mortale e Nella morte di una donna fatta trucidare col suo portato dal coruttore per mano e arte di un chirurgo.
Viene anche tentata una tragedia pastorale, rimasta incompiuta, Telesilla, nella quale il poeta inserisce su uno sfondo convenzionale alcuni temi realistici.Scritti vari inediti di Giacomo Leopardi dalle carte napoletane, Firenze, successori Le Monnier, 1906, pagg. 59-92. Nell'opera Leopardi si sforzò di esprimere la forza del pentimento.Zibaldone, pag. 1400.
Tra il marzo e il maggio del 1819 Leopardi, sullo spunto della lettura de I dolori del giovane Werther di Johann Wolfgang von Goethe, lavorò a dei Ricordi d'infanzia e di adolescenza, sperimentando la prosa autobiografica e dimostrando una sottile sensibilità per le molteplici sfumature della vita quotidiana e dei paesaggi della natura.
Gli "Idilli" (1819-1821) La critica attuale assegna il nome di "idilli" a quei componimenti poetici in endecasillabi sciolti risalenti al 1819-1821, poi pubblicati sul Nuovo ricoglitore tra il dicembre del 1825 e il gennaio del 1826 e infine in volume a Bologna nel 1826; vale a dire L'infinito, La sera del dì di festa, Alla luna, Il sogno, La vita solitaria e infine il frammento Odi, Melisso. Nel dettaglio, risalgono al 1819 il frammento Odi, Melisso, L'infinito e Alla luna, al 1820 La sera del dì di festa, al 1821 Il sogno e La vita solitaria.
In un elenco redatto probabilmente nel 1828, Leopardi parla di «idilli esprimenti situazioni, affezioni, avventure storiche del mio animo». Nella tradizione poetica precedente, un idillio è un breve componimento lirico che tratta di vicende relative alla vita campestre e contadina; tuttavia Leopardi nei suoi idilli non vuole tanto trattare della serenità della natura e della campagna in sé, quanto riportare la serenità del paesaggio e la "sensazione di vago" sulla propria persona, per rappresentare i momenti essenziali del suo mondo interiore. Ciò si manifesta soprattutto nell'"Infinito"
Odi, Melisso
Si tratta di un frammento, composto di 28 endecasillabi, in forma di dialogo tra Melisso e Alceta, probabilmente pastori, dal nome classicheggiante che richiama gli idilli greci di Mosco o Teocrito (Leopardi lavorò alla traduzione delle opere di questi poeti). Alceta racconta a Melisso il sogno fatto, simile ad un incubo, sulla caduta della luna dal cielo.
Nel linguaggio non mancano accenti volutamente semplici, quasi popolareschi, come nella similitudine dei vv. 9 e seguenti: "ed era / grande quanto una secchia, e di scintille / vomitava una nebbia, che stridea / sì forte come quando un carbon vivo / nell'acqua immergi e spegni".
Fu composto a Recanati nel 1819, pubblicato tra gli Idilli del Nuovo Ricoglitore e nell'edizione bolognese del 1826, con il titolo Lo spavento notturno. Escluso dall'edizione fiorentina dei Canti, ricomparve come Odi, Melisso in quella napoletana del 1835, tra i Frammenti.
L'infinito
È un idillio scritto a Recanati nel 1819.