Le Brigate Rosse (BR) sono state una organizzazione eversiva italiana di estrema sinistra costituitasi nel 1970 per propagandare e sviluppare la lotta armata rivoluzionaria per il comunismo. Di matrice marxista-leninista, è stato il più potente, il più numeroso e il più longevo gruppo eversivo di sinistra del secondo dopoguerra esistente in Europa occidentale.L'altro principale gruppo terroristico di sinistra europeo fu la tedesca RAF (Rote Armee Fraktion). Altre due organizzazioni terroristiche europee, ma di natura indipendentista erano l'IRA irlandese e l'ETA basca.Uwe Wesel, , mirumir, 17 giugno 2004.

In base ai racconti di alcuni dei principali militanti, la decisione di intraprendere la lotta armata sarebbe stata presa in un convegno tenuto nell'agosto del 1970 in località Costaferrata, frazione di Casina (RE) a cui partecipò un centinaio di delegati dell'estremismo di sinistra provenienti da Milano, Trento, Reggio Emilia e Roma. Nell'organizzazione confluirono i militanti del cosiddetto «gruppo reggiano», tra cui Alberto Franceschini; quelli del gruppo proveniente dall'Università di Trento, tra cui Renato Curcio e Margherita Cagol, e quelli del gruppo di operai e impiegati delle fabbriche milanesi Pirelli e Sit-Siemens, tra cui Mario Moretti.

Le prime azioni rivendicate come "Brigate Rosse" risalgono al 1970. Dopo una fase di cosiddetta "propaganda armata", con attentati dimostrativi all'interno delle fabbriche e sequestri di dirigenti industriali e magistrati, dal 1974 al 1976 vennero arrestati o uccisi i principali brigatisti del gruppo iniziale. Da quel momento la direzione dell'organizzazione passò ai brigatisti nel nuovo Comitato Esecutivo in cui assunse un ruolo determinante Mario Moretti, che potenziarono notevolmente la capacità logistico-militare del gruppo, estendendo l'azione – oltre che nelle città del Nord – anche a Roma e Napoli, moltiplicando gli attacchi contro politici, magistrati, industriali e forze dell'ordine, con il massimo dell'attività tra il 1977 e il 1980.

Momenti culminanti dell'attività del gruppo furono l'agguato di via Fani e il sequestro Moro nella primavera 1978; con il rapimento e l'uccisione di Aldo Moro le Brigate Rosse sembrarono in grado di influire in modo decisivo sull'equilibrio politico italiano e di poter sovvertire l'ordine democratico della Repubblica.

L'organizzazione entrò in crisi nei primi anni ottanta per il suo irreversibile isolamento all'interno della società italiana e venne progressivamente distrutta grazie alla crescente capacità di contrasto da parte delle forze dell'ordine, anche grazie alla promulgazione di una legge dello Stato italiano che concedeva cospicui sconti di pena a membri che avessero rivelato l'identità di altri componenti. Nel 1987 Renato Curcio e Mario Moretti firmarono un documento in cui dichiaravano conclusa l'esperienza delle BR.

Secondo l'inchiesta di Sergio Zavoli La notte della Repubblica, dal 1974 (anno dei primi omicidi ad esse attribuiti) al 1988 le Brigate Rosse hanno rivendicato 86 omicidi: la maggior parte delle vittime era composta da agenti di polizia e carabinieri, magistrati e uomini politici. A questi vanno aggiunti i ferimenti, i sequestri di persona e le rapine compiute per «finanziare» l'organizzazione.

Renato Curcio ha calcolato che 911 persone sono state inquisite per avere fatto parte delle BR,Renato Curcio, La mappa perduta, Roma, Sensibili Alle Foglie, 1994; citato da Giorgio Galli in Piombo Rosso. La storia completa della lotta armata dal 1970 a oggi, Milano, Baldini Castoldi Dalai, 2004. alle quali vanno aggiunte altre 200-300 persone facenti parte dei vari gruppi armati che dalle BR si staccarono (Partito Comunista Combattente, Unità Comuniste Combattenti, Partito Guerriglia, Colonna Walter Alasia).

La denominazione Brigate Rosse è ricomparsa, dopo anni di assenza, nel 1999, per rivendicare nuovi attentati nel periodo 1999-2003. In un comunicato emesso nel 2003 dalla procura della Repubblica di Bologna l'organizzazione veniva considerata ancora attiva con nuovi componenti.

Storia Le Brigate Rosse operarono in Italia a partire dall'inizio degli anni settanta, attraverso una struttura politico-militare compartimentata e organizzata per cellule. Compivano atti di guerriglia urbana e terrorismo contro persone ritenute rappresentanti del potere politico, economico e sociale (uccisione, ferimentoAddirittura un neologismo, la cosiddetta «gambizzazione», fu coniato dalla stampa per indicare una particolare tecnica di ferimento degli avversari alle gambe attuata dalle BR nella seconda metà degli anni settanta. o sequestro di numerosi uomini politici, magistrati e giornalisti).

Le origini: la nascita del «partito armato»

Fin dai suoi albori, l'organizzazione terroristica comprendeva tre distinte anime, ognuna delle quali ebbe una propria peculiare genesi e una propria data di nascita.Sergio Zavoli: "LA Notte della Repubblica", episodio IV del 03 gennaio 1990: "La nascita delle Brigate Rosse", La galassia brigatista si presentava tutt'altro che monolitica, in quanto le diverse correnti ivi confluite erano solo ideologicamente e politicamente affini, ma non sempre concordi e coerenti sui modi, sui mezzi e sui tempi indispensabili al raggiungimento del fine. Esisteva un'ala marxista pura e dura, cui apparteneva – ad esempio – Franceschini, secondo la quale i Partigiani furono disarmati prima ancora che fosse terminata la guerra di liberazione, in accordo alla tesi della "Resistenza tradita". Ad essa s'affiancò un'ala «sindacalista militante» (il cui rappresentante di spicco fu Moretti), meno tesa ad elaborazioni teoriche, anteponendovi la pratica di lotta con rapimenti, intimidazioni e attentati, da compiersi principalmente in situazioni legate alla fabbrica. Da ultima, s'identifica un'ala inquadrabile come «catto-comunista», teorica ed egualitaria che aveva in Curcio e in Margherita Cagol gli esponenti più noti. A questa partizione accenna Giorgio Galli nel suo libro Storia del partito armato, suggerendo – altresì – l'ipotesi che fosse proprio la mancanza di collante strategico, presente sin dalla fondazione del movimento, la causa prima della scissione delle Brigate Rosse in gruppi di minor calibro avvenute negli anni tra il 1979 e il 1984, lasciando intravedere un punto debole proprio in quest'anima plurima della galassia brigatista.

Le motivazioni che spinsero allora molti giovani prender parte all'organizzazione, convinti che «la politica dovesse essere intesa solo come azione, come attacco frontale e senza riserve», risiedevano nelle scelte di scardinare senza mediazioni diplomatiche il sistema di gestione del potere politico. Dal punto di vista di chi scelse la via rivoluzionaria, questo potere era completamente in mano ad esponenti della precedente generazione che non potevano esser rimossi per via democratica; gli uni erano intenti a recuperare i valori della libertà del Paese dagli stranieri, nazisti o americani che fossero, gli altri tesi a «forgiare» una società egualitaria in cui marxismo e cattolicesimo radicale fossero fusi insieme, tant'è vero che – secondo la testimonianza di Franceschini – lo stesso Curcio ebbe una volta ad affermare che «Gesù Cristo fu il primo comunista della storia».

L'ideologia brigatista si riconduceva – a loro dire – a un'«incompiuta lotta di liberazione partigiana dell'Italia»: come i partigiani liberarono il popolo dalla dittatura Nazifascista, il nuovo movimento rivoluzionario avrebbe dovuto liberare una volta per tutte il popolo dalla servitù alle multinazionali statunitensi. Alla logica partigiana si ispiravano i soprannomi che i brigatisti utilizzavano per celare la vera identità, nonché la struttura verticale dell'intera organizzazione: gruppi di fuoco inquadrati in cellule, a loro volta raggruppate in colonne sotto l'egida della direzione strategica.

Gli albori: il Collettivo Politico Metropolitano Agli albori della loro storia, le BR erano un ristretto gruppo rivoluzionario che aveva scelto l'azione diretta come pratica di lotta facendo riferimento ai gruppi armati appena sorti in Italia, i Gruppi di Azione Partigiana fondati da Giangiacomo Feltrinelli (che prendevano il nome ispirandosi alla formazione partigiana, i Gruppi di Azione Patriottica al tempo della Resistenza) e il gruppo genovese XXII Ottobre. Altra fonte d'ispirazione furono, secondo Alberto Franceschini, i Tupamaros, guerriglieri attivi negli anni 1960 in Uruguay, da cui trassero il simbolo, e l'esercito nordvietnamita, mentre tra le singole persone il guerrigliero preso come modello di riferimento era Ernesto Che Guevara. Secondo altri,Vito Molinari: “Io, brigatista Rosso”; 2021; Zona Ed.; ISBN 9788864389219 il simbolo della stella pentapuntata asimmetrica derivò dal logo della Pensione Stella Maris di Chiavari (GE), dove, nel novembre 1969 venne tenuto uno dei due convegni che tennero a battesimo l'organizzazione terroristica.

I personaggi che diedero vita a questo progetto provenivano dalla facoltà di sociologia dell'Università di Trento (Renato Curcio, Margherita Cagol, Giorgio Semeria) (slogan riconosciuti all'epoca erano «Alzare il tono dello scontro», tipico degl'ambienti legati al movimento Lotta Continua, e «Vietato vietare!», mutuato dai moti del Maggio francese), dalla federazione giovanile del PCI di Reggio Emilia (Alberto Franceschini, Prospero Gallinari e Roberto Ognibene) e dal movimento delle fabbriche (Mario Moretti, Corrado Alunni e Alfredo Bonavita).

Il coordinamento di un certo numero di collettivi autonomi, nell'autunno del 1969 a Milano, prese il nome di Collettivo Politico Metropolitano (CPM), un movimento fondato da Curcio e Simioni l'8 settembre 1969 che raccoglieva tutte le idee in fermento della nuova sinistra di quel periodo. Il CPM raccolse decine di collettivi eterogenei composti da operai, cantanti, grafici, insegnanti, tecnici, attori e musicisti e lavorò sotto forma di centro politico-ricreativo-culturale fino al dicembre di quello stesso anno, quando per le mutate condizioni politiche (la tensione generale dovuta alla strage di piazza Fontana) cessò l'attività e diede vita all'organizzazione extraparlamentare Sinistra Proletaria.

Evoluzione: Sinistra Proletaria Tale organizzazione esprimeva alcune delle posizioni teoriche che saranno alla base della piattaforma ideologica brigatista: l'occupazione statunitense dell'Italia tramite le multinazionali si esprimeva con la collocazione al potere di una classe dirigente immutabile e non eliminabile per via pacifica tramite le elezioni. Sinistra Proletaria sarà l'organizzazione di riferimento per alcuni gruppi di operai e tecnici di due grossi stabilimenti produttivi milanesi, la Sit-Siemens e la Pirelli. Ad essi si affiancarono studenti di diversa estrazione e sotto-proletari dei quartieri popolari di Milano (in particolare il Lorenteggio, Quarto Oggiaro e il Giambellino).

Ad accomunare questi militanti, tra i quali molti diventeranno esponenti del nucleo storico delle Brigate Rosse – fu il marxismo-leninismo nella versione della Terza Internazionale, rinverdita dall'analisi maoista. Proprio la diversità tra la visione maoista (era allora in pieno svolgimento in Cina la cosiddetta «Rivoluzione Culturale», che fu interpretata da alcune frange della sinistra extraparlamentare quale «rivoluzione») sul coinvolgimento delle masse popolari, e quella del marxismo-leninismo ortodosso (ruolo indiscutibile del «Partito-Guida») creerà, in futuro, una frattura insanabile all'interno delle BR.