La battaglia del mare di Barents venne combattuta il 31 dicembre 1942 nelle acque del Mare di Barents, nell'ambito dei più vasti eventi del teatro dell'Artico della seconda guerra mondiale.

La battaglia si originò dal tentativo della Kriegsmarine tedesca di distruggere un convoglio navale di rifornimento degli Alleati diretto dal Regno Unito al porto sovietico di Murmansk. Difeso da unità leggere della Royal Navy britannica comandate dal capitano Robert Sherbrooke, il convoglio JW 51B fu quindi l'oggetto degli attacchi di un forte gruppo navale di superficie tedesco agli ordini dell'ammiraglio Oskar Kummetz, comprendente gli incrociatori pesanti Admiral Hipper e Lutzow e sei cacciatorpediniere. Pur subendo diverse perdite tra navi affondate o danneggiate, la scorta riuscì a trattenere i tedeschi fino all'intervento della forza di incrociatori britannici dell'ammiraglio Robert Burnett, la quale danneggiò lHipper e affondò un cacciatorpediniere tedesco. Con le mani legate da ordini tassativi che gli imponevano di non correre rischi inutili, Kummetz ruppe il contatto e fuggì senza essere riuscito ad affondare nemmeno uno dei mercantili del convoglio JW 51B, il quale giunse a destinazione nei giorni seguenti.

Pur modesto sul piano materiale, lo scontro fu un grave insuccesso strategico per la Germania nazista e scatenò le ire di Adolf Hitler, che arrivò ad accusare la Marina di incompetenza e a sostenere la totale inutilità delle grandi unità da combattimento di superficie. Il comandante in capo della Kriegsmarine, Großadmiral Erich Raeder, rassegnò quindi le dimissioni dall'incarico pochi giorni dopo la battaglia e fu sostituito con l'ammiraglio Karl Dönitz.

Antefatti La rotta artica

All'inizio del 1942 il sostegno degli Alleati occidentali alla lotta dell'Unione Sovietica sul fronte orientale, tramite l'invio di ampi quantitativi di armamenti, materiali e materie prime, era divenuto una priorità strategica della massima importanza. Varie vie di approvvigionamento alla volta dell'URSS era state aperte tramite il porto di Vladivostok nel Pacifico e tramite il "Corridoio persiano" via Golfo Persico, ma la rotta più rapida e immediata per far affluire i carichi era quella che univa direttamente il Regno Unito al porto di Murmansk nel nord della Russia, attraverso i bacini del Mare di Norvegia e del Mare di Barents, per il tramite di convogli di mercantili sotto la protezione delle unità navali da guerra della Home Fleet della Royal Navy britannica..

Seppure fosse la rotta più veloce, quella dei "convogli artici" era anche la più pericolosa: unitamente alle avverse condizioni meteo, con frequenti tempeste e presenza di ghiacci alla deriva, la rotta era esposta per quasi la sua intera lunghezza alle azioni di contrasto delle forze armate tedesche in partenza dalle vicine basi nella Norvegia occupata. Il problema non era di facile soluzione: nei mesi estivi, l'arretramento del limite dei ghiacci consentiva alle navi alleate di navigare anche a 300 miglia nautiche da Capo Nord tenendosi di conseguenza ben lontane dalle basi aeree tedesche, ma le lunghe giornate di luce date dal fenomeno del "Sole di mezzanotte" li rendevano facilmente individuabili da parte dei sommergibili della Kriegsmarine (U-Boot); all'opposto, nei mesi invernali le poche ore di luce ostacolavano le attività dei battelli subacquei tedeschi, ma l'ampliarsi della calotta artica obbligava i convogli ad avvicinarsi anche a 150 miglia da Capo Nord, finendo ben dentro il raggio d'azione dei velivoli della Luftwaffe. Agli U-Boot e agli aerei si aggiungeva poi la minaccia delle unità di superficie della Kriegsmarine, le quali potevano sfruttare i numerosi fiordi e insenature lungo la costa norvegese come basi sicure da cui intraprendere improvvise uscite in mare a caccia dei convogli nemici..

Dopo aver inizialmente sottovalutato l'importanza dei convogli artici di aiuto all'Unione Sovietica, i tedeschi corsero rapidamente ai ripari: se i primi convogli salpati sul finire del 1941 e nei primi mesi del 1942 erano arrivati a destinazione subendo perdite risibili, a partire dal marzo 1942 il contrasto si fece progressivamente crescente mentre sempre più aerei, U-Boot e unità di superficie tedesche venivano dislocate nelle basi della Norvegia settentrionale. Il primo semestre del 1942 si chiuse per gli Alleati con la perdita di 23 mercantili sui 246 che avevano intrapreso il viaggio, unitamente all'affondamento di due incrociatori e due cacciatorpediniere della Royal Navy impegnati nelle missioni di scorta ai convogli.; il secondo semestre, tuttavia, fu ben più sanguinoso.

Tra la fine di giugno e l'inizio di luglio il convoglio PQ-17 subì ripetuti attacchi aerei e di sommergibili, in particolare dopo l'avventata decisione del comando britannico di ritirare le unità di scorta a causa della minaccia di una sortita della potente nave da battaglia tedesca Tirpitz: 24 dei 36 mercantili del convoglio furono quindi colati a picco, con la perdita dei due terzi del carico trasportato. Al successivo convoglio PQ-18 salpato in settembre non andò meglio: per quanto la reazione delle unità di scorta avesse inflitto dure perdite ai tedeschi (40 aerei abbattuti e tre U-Boot colati a picco), solo 27 dei 40 mercantili partiti riuscirono a raggiungere la loro destinazione. Il contemporaneo convoglio QP-14, che negli stessi giorni percorreva la rotta inversa da Murmansk al Regno Unito con 20 mercantili scarichi, fu parimenti attaccato dai tedeschi perdendo quattro mercantili oltre a un cacciatorpediniere e un dragamine delle forze di scorta..

Interruzione e ripresa dei convogli

Dopo le pesanti perdite del giugno-settembre 1942, il comando britannico sospese l'invio di ulteriori convogli sulla rotta artica in attesa di mettere a punto nuove e più efficaci tattiche di protezione; le unità di scorta della Royal Navy erano inoltre richieste in Atlantico per proteggere gli sbarchi anfibi in Nordafrica progettati per l'inizio di novembre. Tra il 29 ottobre e il 9 novembre gli Alleati fecero salpare una serie di mercantili non scortati (operazione FB), incaricati di navigare singolarmente alla volta di Murmansk puntando tutto sulla furtività per sfuggire ai tedeschi: dei 13 mercantili salpati cinque furono affondati e altri tre costretti a tornare indietro., mentre le forti proteste della marina mercantile circa il fatto che gli equipaggi fossero stati lasciati soli in balìa del nemico obbligò il comando britannico a tornare alla formula dei convogli scortati.. La fine del 1942 era un momento critico per l'Unione Sovietica, con i combattimenti della decisiva battaglia di Stalingrado in pieno svolgimento, e la necessità di rifornimenti bellici era più pressante che mai.

Per la ripresa delle spedizioni l'Ammiragliato britannico concepì un sistema di protezione dei convogli a triplo strato. Il primo livello era rappresentato dalla scorta diretta, che accompagnava fisicamente i mercantili: composta da unità leggere come cacciatorpediniere, fregate e corvette, la sua funzione era quella di contrastare principalmente gli U-Boot e gli attacchi aerei al convoglio. Più a distanza seguivano due raggruppamenti di unità da guerra, il cui scopo era contrastare le unità di superficie tedesche: la scorta ravvicinata, composta da una squadra di incrociatori, e la scorta a distanza, collocata più lontano da convoglio e comprendente le navi da battaglia e le portaerei della Home Fleet. L'idea era anche quella di attirare in una trappola le unità di superficie della Kriegsmarine: la scorta ravvicinata non era così potente da indurre i tedeschi a non rischiare lo scontro e ritirarsi, ma era comunque sufficientemente forte da poter resistere per il tempo sufficiente a far intervenire la scorta a distanza; quest'ultima avrebbe puntato a interporsi tra i tedeschi e le loro basi in Norvegia, prendendo in una tenaglia il nemico..

Il nuovo sistema di convogli per l'Unione Sovietica riprese il 16 dicembre 1942, quando il convoglio JW 51A salpò da Loch Ewe per Murmansk con la sua tripla scorta; il maltempo impedì ai velivoli da ricognizione tedeschi di avvistare il convoglio, che giunse a destinazione il 25 dicembre senza aver incontrato il nemico.. Mentre il JW 51A stava ancora completando il suo tragitto, un secondo convoglio britannico si apprestava a partire per Murmansk.

Forze in campo Il convoglio

Il 22 dicembre il convoglio JW 51B lasciò Loch Ewe per Murmansk con quindici tra mercantili e petroliere di varie nazionalità; il carico trasportato comprendeva più di 200 carri armati, circa camion, 125 aerei, tonnellate di olio combustibile, tonnellate di carburante avio e tonnellate di merci varie. Il convoglio era organizzato in quattro file da tre o quattro navi da trasporto, con ogni fila distante circa un chilometro dall'altra e ogni nave distante 400 metri da quella che la precedeva e la seguiva; l'andatura era regolata dalla nave più lenta, e raggiungeva gli 8 nodi. Ogni convoglio era sotto la direzione di un "commodoro" (nessuna affinità con il grado militare di commodoro), che per il JW 51B era il capitano di vascello R.A. Melhuish, imbarcato sul mercantile Empire Archer che si trova all'inizio della seconda colonna di destra; il ruolo del commodoro era quello di dirigere e dare istruzioni ai mercantili del convoglio, ma senza autorità sulla scorta.

La scorta diretta al convoglio era assicurata da un piccolo gruppo navale della Royal Navy comprendente le corvette della classe Flower e , il dragamine e i pescherecci armati HMT Vizalma e HMT Northen Gem. Nel corso del primo tratto del tragitto la scorta diretta fu rinforzata dalla "Western Local Escort", composta dai cacciatorpediniere , , e . Il 25 dicembre, dopo che il JW 51B ebbe lasciato le acque delle isole britanniche per inoltrarsi nel Mare di Norvegia, la "Western Local Escort" si ritirò e il suo posto venne preso dalla 17th Destroyer Flotilla del capitano di vascello Robert Sherbrooke, il quale assunse la guida della scorta diretta del convoglio; la formazione comprendeva i moderni (erano stati varati tra il 1941 e il 1942) cacciatorpediniere di classe O (nave di bandiera di Sherbrooke), , , e oltre al più datato (era stato varato nel 1929) cacciatorpediniere di classe A .

La scorta ravvicinata al convoglio era garantita dalla formazione del retroammiraglio Robert Burnett, un veterano della operazioni sulla rotta artica, comprendente gli incrociatori leggeri e : il primo era un'unità della classe Town e il secondo della classe Crown Colony; ciascuno di essi disponeva di 12 cannoni da 152 mm e, come dimensioni, erano simili agli incrociatori tedeschi. Accompagnavano gli incrociatori di Burnett anche due cacciatorpediniere, lo (di classe M) e lo (di classe O come il grosso delle navi di Sherbrooke). Reduce dalla scorta del JW 51A felicemente portata a termine, la formazione di Burnett stava rientrando da Murmansk verso ovest e si ricongiunse al JW 51B il 27 dicembre mentre il convoglio si apprestava a intraprendere la parte più rischiosa del viaggio, il doppiaggio di Capo Nord..

Completava il dispositivo di protezione del convoglio la scorta a distanza, rappresentata da uno scaglione distaccato della Home Fleet comprendente la moderna nave da battaglia , l'incrociatore pesante e cinque cacciatorpediniere, tutti agli ordini dell'ammiraglio William Frederic Wake-Walker. Due gruppi di sommergibili alleati fornivano ulteriore protezione a distanza: il primo, con tre battelli britannici e uno polacco, era disposto sulla rotta del convoglio al largo dell'Islanda mentre il secondo, con quattro battelli britannici e uno olandese, formava un cordone lungo la costa norvegese per segnalare eventuali sortite in mare dei tedeschi..

I tedeschi