Biografia Era figlio di Valerio Orsini (1504 - 1550), duca di Ascoli, conte di Nola, signore di Monterotondo e di Forino, condottiero al servizio della Repubblica di Venezia.Francesco Sansovino, Historia di Casa Orsina, Venezia, 1565, Libro I, albero genealogico del ramo di Monterotondo.

Al servizio dei Medici Nel 1547 entrò al servizio di Cosimo I de' Medici, duca di Firenze, che lo nominò Governatore di Pisa e della flotta medicea. Nella stessa estate Cosimo gli affidò l'incarico di reclutare circa mille fanti da inviare a sostegno del viceré di Napoli Pedro di Toledo, impegnato a sedare una sommossa della nobiltà locale contraria all'introduzione dell'Inquisizione spagnola a Napoli.

Nel 1548 gli fu assegnato l'incarico di ambasciatore a Torino, presso il re di Francia Enrico II.

Guerra contro i corsari Nell'aprile del 1550 partecipò alla spedizione navale dell'imperatore Carlo V contro il corsaro ottomano Dragut, imbarcandosi a Livorno al comando di una galea e unendosi alla flotta imperiale guidata da Andrea Doria. I rapporti con gli alleati spagnoli furono difficili: si trovò in ripetuto contrasto con Garcia di Toledo, figlio di Pedro di Toledo e comandante della fanteria da sbarco.

Nel maggio 1550 la flotta raggiunse Civitavecchia per congiungersi con il contingente del viceré di Sicilia Don Juan de Vega, poi salpò verso Monastir in Tunisia. L'Orsini guidò le operazioni di sbarco dell'artiglieria durante l'assedio della rocca. Conquistata Monastir, la flotta si spostò su Mahdia, principale base di Dragut. Qui l'Orsini ebbe il compito di assaltare la fortezza insieme al condottiero Astorre Baglioni; i contrasti con i comandi spagnoli portarono i due a lasciare il campo, e in quello frangente l'Orsini fu ferito gravemente a un braccio da un colpo di lancia.

Al ritorno in Italia fu avvertito da un ambasciatore fiorentino che Francesco d'Este aveva posto su di lui una taglia per la presunta uccisione di un suo parente, Orazio Brancadori di Fermo. Per sfuggire alla cattura si imbarcò clandestinamente su una piccola nave mercantile fino a Livorno, da dove raggiunse dapprima Roma e poi la Francia.

Al servizio del re di Francia Congedato dal servizio mediceo, nel 1551 passò alle dipendenze della corona di Francia. Partecipò in Emilia in soccorso di Ottavio Farnese, alleato di Enrico II nel contrasto alle armate imperiali sul Ducato di Parma e Piacenza, prendendo parte all'assedio della Mirandola.

Seguì poi il condottiero Piero Strozzi nella campagna in difesa di Siena, minacciata da Cosimo I de' Medici. Giunto a Siena con un contingente di fanti, si spostò a Montalcino con l'ordine di resistere all'attacco degli imperiali e dei loro alleati fiorentini. La città fu posta d'assedio da don Garcia di Toledo e dal condottiero Alessandro Vitelli; l'Orsini organizzò la difesa interna mentre gli assedianti eressero una serie di fortificazioni attorno alle mura. Il giorno di Pasqua del 1552 un intenso cannoneggiamento colpì le difese, e l'Orsini fu ferito a un braccio durante un consiglio di guerra. A metà giugno gli assedianti abbandonarono il campo, dopo circa ottanta giorni d'assedio.

Conquista della Corsica Nel 1553 ricevette l'incarico di partecipare alla campagna francese di conquista della Corsica, volta a sottrarre l'isola alla Repubblica di Genova. Gli fu affidato il compito di conquistare la cittadella di San Fiorenzo; vi riuscì anche grazie all'appoggio di una flotta di corsari ottomani, ma fu costretto ad abbandonarla dopo un assedio prolungato condotto da Andrea Doria e da Agostino Spinola. Secondo i termini della resa, i combattenti francesi e italiani poterono rientrare in patria, mentre l'Orsini e un ufficiale francese restarono ostaggi di Andrea Doria prima di essere liberati con il vincolo di non combattere contro imperiali e fiorentini per almeno otto mesi.

Nel 1555 tornò in Corsica come comandante delle operazioni in sostituzione di Piero Strozzi. Al comando di un contingente di fanti italiani, francesi e corsi, riconquistò San Fiorenzo e tentò di prendere Calvi, operazione che non riuscì nonostante l'appoggio navale francese e ottomano sotto l'ammiraglio Piyale Pasha, a causa della resistenza opposta da Gianandrea Doria.

Nel 1556 fu richiamato a Roma su ordine del papa per sorvegliare la zona di San Lorenzo e la porta Tiburtina con sei compagnie di fanti; tornò in Corsica nello stesso anno per una nuova offensiva che costrinse i genovesi a ripiegare su Bastia e Calvi. Richiamato in Francia a seguito di una tregua con Filippo II di Spagna, nel 1557 rientrò nell'isola con il titolo di luogotenente e viceré. Nel settembre dello stesso anno proclamò pubblicamente a Vescovato che la Corsica apparteneva al regno di Francia.

Nel 1559, a seguito della pace di Cateau-Cambrésis, che prevedeva la restituzione della Corsica alla Repubblica di Genova, consegnò l'isola ai commissari genovesi e si trasferì in Provenza. In Francia ricevette diversi privilegi e fu insignito dell'Ordine di San Michele.

Al servizio di Venezia Nel marzo del 1560 lasciò la Francia e fu arruolato dalla Repubblica di Venezia. Nel dicembre del 1562 il Consiglio dei Dieci lo nominò Capitano generale di fanteria, al comando di dieci caposquadra, con una ricompensa di 4.000 ducati l'anno. Nel febbraio 1564 divenne governatore di Brescia, dove morì nel settembre dello stesso anno a seguito di un incidente occorsogli cadendo dalla sua carrozza in corsa.

Discendenza Dal Sansovino risulta che Giordano ebbe tre figli, ancora fanciulli al momento della stesura dell'opera (1565): Valerio, Lodovico e Raimondo.

Onorificenze

Note

Bibliografia Francesco Sansovino, Historia di Casa Orsina, Venezia, 1565.

Giordano Categoria:Militari italiani del XVI secolo