La Lessinia, o Monti Lessini, è un altopiano e un supergruppo alpino situato prevalentemente in provincia di Verona e parzialmente nelle province di Vicenza e Trento.

Una parte del territorio lessinico costituisce il Parco naturale regionale della Lessinia. Confina a nord con la Val di Ronchi e il Gruppo del Carega, a est con la Val Leogra, a sud con il corso dell'Adige e l'alta pianura veronese e a ovest con la Val Lagarina. Le sue cime raggiungono un'altitudine tra i 1500 e i

Fin dai tempi più remoti la Lessinia vide la presenza dell'uomo, che qui poteva facilmente reperire la selce e rifugiarsi nelle molte grotte e ripari. Risale all'inizio del II millennio a.C. la diffusione dei castellieri, piccoli insediamenti fortificati posti sulla sommità dei rilievi, di cui rimangono solo alcune tracce oramai confuse nel territorio. Prima dell'arrivo dei Romani, avvenuto tra il III e il II secolo a.C., la zona era abitata da diverse popolazioni di origine retica, tra cui gli Arusnati. A quel tempo l'altopiano risultava quasi interamente occupato da boschi per la parte più bassa mentre le spianate più in quota erano adibite a pascolo estivo. In seguito alla caduta dell'Impero Romano il territorio andò incontro a un'evidente decrescita demografica, che si interromperà solamente agli inizi dell'XI secolo.

Dall'età carolingia, fino all'avvento dell'età comunale, gran parte della Lessinia fu sotto il controllo della Chiesa veronese, un dominio che andò in crisi con l'affermazione dei commercianti di lana di cui i Della Scala, futuri signori di Verona, erano gli esponenti cittadini. Nel 1287, il vescovo Bartolomeo della Scala concesse a un gruppo di coloni di origine tedesca di stabilirsi nell'area dell'odierna Roverè Veronese, costituendo il primo nucleo dei Cimbri della Lessinia. Con la dedizione di Verona a Venezia del 1404 anche l'altopiano passò sotto la dominazione della Serenissima, che procedette a conferire agli abitanti diversi privilegi in cambio della sorveglianza del confine a nord. L'arrivo di Napoleone comportò grandi cambiamenti nell'assetto amministrativo della zona, in parte mantenuti dalla successiva dominazione austriaca. Gli anni successivi all'annessione del Veneto al Regno d'Italia furono molto duri per la popolazione, che conobbe carestie ed epidemie. Risparmiata dai tragici avvenimenti della prima e seconda guerra mondiale, la fine del XX secolo si è caratterizzata per un progressivo spopolamento dei comuni lessinici a favore di un'emigrazione verso la città.

Toponimo

Nomi storici utilizzati in documenti veronesi per questo territorio sono Luxino, Lixino, Lesinio, Lissinorum e Lissinia, sempre con il significato di "terra usata e preparata per i pascoli". Il primo documento conosciuto in cui compare il termine è un atto del 7 maggio 814 in cui il gastaldo Ildemanno di Verona dona "campo meo in Luxino ad Alpes facienda, una cum capilo pasquo" al monastero veronese di Santa Maria in Organo.. Potrebbe avere anche origine dal dialetto veronese le sime, cioè le vette, oppure dal veneto lisso o lissio, ovvero un canale di travi per far scivolare le piante.

Geografia Confini e paesaggio

Chiusa a nord dalla profonda e selvaggia Val di Ronchi e dal maestoso Gruppo del Carega, delimitata a est dalla Val Leogra, a sud-est dai colli di MontevialeUnisic, a sud-ovest dal corso dell'Adige e dall'alta pianura veronese e a ovest dalla Val Lagarina, essa è quasi un'unità a sé stante nell'ambito delle Prealpi vicentine. La solcano numerose valli che dagli alti pascoli scendono e si dispiegano a ventaglio verso Verona e la pianura.

Procedendo da ovest verso est troviamo le valli di Fumane, di Marano e di Negrar (che insieme costituiscono un'unità che ha più carattere storico che geografico: la Valpolicella) e poi le valli Valpantena, di Squaranto, di Mezzane, d'Illasi, Tramigna, d'Alpone, del Chiampo e dell'Agno. Le sue alture a ovest rientrano nelle Prealpi Venete, con cime tra i 1500 e i 1800 m, e il gruppo del Carega a nord-est (che supera i 2200 m). La fascia centrale si attesta invece tra i 1000 e i 1300 metri.

Tra le cime: Corno d'Aquilio, Monte Tomba, Monte Sparavieri, Cima Trappola.

Il paesaggio degli Alti Pascoli della Lessinia è stato ufficialmente riconosciuto come paesaggio agrario ed inserito nel Registro nazionale dei paesaggi storici rurali, predisposto con decreto n. 17070 del 19 novembre 2012 del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali.

Geologia

Idrografia

Il fenomeno del carsismo tipico delle rocce calcaree che formano la Lessinia ha reso la sua rete idrografica assai articolata e varia, caratterizzata da una grande ramificazione di torrenti che nel corso dei periodi glaciale e quaternario hanno contribuito a scavare le valli torrentizie che compongono il territorio. Su tutto l'altopiano si annoverano diverse sorgenti, sia temporanee legate allo scioglimento delle nevi e alle piogge, sia permanenti, che sgorgano soprattutto allo sbocco delle valli tra l'alta e bassa pianura. Le più importanti si trovano sul versante trentino nella valle dei Ronchi, lunga circa e percorsa dal torrente Ala, e nella Val Bona mentre sugli altri versanti quelle della Val di Illasi e tra Velo e Val di Mazzano sono le più consistenti..

Di seguito un elenco dei principali corsi d'acqua presenti in Lessinia partendo da ovest e andando verso est. A Fumane transita l'omonimo progno (termine in dialetto veronese per indicare un torrente) che dopo essere nato dal monte San Giovanni e dal Monte Loffa percorre i circa della valle dei Progni ricevendo numerosi affluenti.. La valle di Marano di Valpolicella, lunga appena , è percorsa dal progno di Marano proveniente da Vajo Camporal e la cui fonte si trova presso il monte Noroni. Più a est, la valle di Negrar di Valpolicella lunga è percorsa dall'omonimo progno che origina dal progno di Fane e ha come affluenti, tra gli altri, i progni di Fiamene, Prun, Mazzano, San Ciriaco, Sieresol, Pozzetta, Quena e Cancello. In pianura, il progno di Negrar e di Marano si congiungono per poi sfociare in Adige..

Nei pressi della città di Verona giungono in pianura il progno di Quinzano e il torrente Avesa, entrambi si gettano poi in Adige.. A est di Verona si apre la grande vallata di Valpantena, orientata nord-sud che si estende per circa con un bacino idrografico di , termina a nord con una biforcazione che divide l'Alta Valpantena dal Vajo dell'Anguilla.. Il progno di Valpantena, dopo aver attraversato l'abitato di Borgo Venezia, sfocia in Adige a ovest di San Michele Extra.. Sempre più a est, da Cima Trappola origina il vajo Squaranto che si unisce al vajo Illasi dopo aver ricevuto numerosi affluenti tra cui i torrenti Fibbio e Marcellise, in corrispondenza di San Martino Buon Albergo per poi terminare in Adige prima di Belfiore..

La Val d'Illasi, con i suoi , separa in due l'altopiano della Lessinia andando a insinuarsi fino nel gruppo del Carega. La valle risulta assai stretta nelle sue porzioni più settentrionali, facendo registrare poco meno di 200 metri di larghezza a Selva di Progno per poi aprirsi all'altezza di Illasi fino a circa . Nei pressi di Giazza si apre una vallata in direzione ovest est, la val Fraselle, percorsa dall'omonimo torrente..

L'ultima grande valle della provincia di Verona è la Val d'Alpone in cui scorre per circa il torrente Alpone che, nato dal monte Purga, termina la sua corsa in Adige dopo aver attraversato San Bonifacio.. Infine, in provincia di Vicenza, la val del Chiampo si estende per circa interamente percorsi dal torrente Chiampo, anch'esso terminante nell'Adige dopo aver aggiunto alle sue acque, originatesi a , quelle di numerosi torrenti..

Clima

Climaticamente la Lessina può essere divisa in tre fasce: una temperata umida, talvolta tendente al submediterraneo permettendo coltivazioni di ulivi, che si estende dalle zone pedemontane a circa , una successiva temperata fresca tra i m e i m e, infine, una oltre i m temperata fredda. Le temperature medie oscillano tra i 5 °C e i 13 °C con una diminuzione media di circa 0,5 °C ogni m di quota guadagnata. Il mese più freddo è gennaio, con una media delle minime spesso inferiore a -1 °C, mentre il periodo più caldo è tra luglio e agosto quando le massime arrivano a essere comprese tra i 22 °C e i 29 °C. L'umidità relativa è tra il 50% e il 70%..

A fondovalle si registrano precipitazione medie intorno agli mm che crescono sensibilmente in direzione nord. Il minimo pluviometrico principale coincide con i mesi di gennaio e febbraio, mentre quello secondario tra luglio e settembre, con l'esclusione di agosto quando l'intensa attività convettiva comporta un aumento delle piogge. I massimi pluviometrici principali si registrano nei mesi di ottobre e novembre, mentre tra aprile e giugno vi è il massimo secondario. La neve, più frequente nella zona centrale e orientale, si presenta nei mesi invernali tra dicembre e metà febbraio non superando di media gli 80 centimetri..

A titolo di esempio si riportano le tabelle climatiche relative a Velo Veronese (a ) e Grezzana (a ):

I venti dominanti soffiano da ovest ad est mentre quelli da nord vengono in gran parte fermati dai rilievi maggiori. Vi sono diverse correnti minori e brezze che vanno dal basso verso l'alto e che comportano la formazione di condense e di nuvole nelle zone più elevate..

Sismicità

La Lessinia si presenta con un livello di sismicità medio. I fenomeni sismici che comunque si riscontrano non sono ascrivibili a cause vulcaniche ma piuttosto all'avanzamento verso nord della catena appenninica che comporta una compressione e allo scollamento di masse rocciose crostali. Pertanto si tratta di terremoti interplacca superficiali che interessano la fascia rocciosa posta tra i 20 e i 25 km di profondità. La val di Illasi, caratterizzata da un sistema di faglie che si estendono in direzione nord e sud, è quella a maggior rischio ed ha fatto registrare diversi eventi tellurici verso la fine del XIX secolo, in particolare il terremoto del 7 giugno 1891. Altresì la porzione pedemontana subito a nord della città di Verona è stata, nel corso della storia, protagonista di numerosi terremoti..

Storia Preistoria

Il territorio della Lessinia appare abitato fin dai tempi più remoti; la facilità con cui si poteva reperire la selce per la produzione di oggetti, la disponibilità di molte grotte e ripari in roccia e altri motivi economici e legati alla sicurezza furono i fattori che portarono diverse comunità preistoriche a insediarvisi..

Le prime testimonianze risalgono al paleolitico inferiore e dimostrano la presenza umana in diverse località, tra cui Riparo Soman, Ponte di Veja, località Villa (Quinzano), Cà Verde (Sant'Ambrogio di Valpolicella), Riparo Tagliente e Grotta di Fumane.. Sempre a Quinzano sono stati trovati numerosi resti del successivo periodo interglaciale di Riss-Würm, come punte di lancia, asce, falcetti e frammenti di ossa craniche umane. Altri insediamenti del paleolitico medio sono stati trovati sulle Torricelle, sul Monte Cucco, sul Monte Loffa e ad Azzago.. I ritrovamenti comunque fanno supporre che non si trattassero di veri e propri stabili stanziamenti dell'uomo, in quanto risulta che praticasse una vita nomade, anche se si presume che la zona della Cà Verde rappresentasse un'eccezione.. Tra la fauna del tempo si potevano trovare l'orso delle caverne, il lupo, la iena e diversi roditori della steppa..