I Siculi o, più raramente, Sicheli (, dal nome del presunto re Siculo, Sikelòs) erano una popolazione, tra i primi occupanti della Sicilia, che i Greci trovarono quando arrivarono sull'isola nel 756 a.C.
Va ricordato, infine, che l'archeologo Paolo Orsi indicò come "sicula" tutta la cultura protostorica della Sicilia (età del rame, età del bronzo, inizi Età del ferro).In archeologia, piuttosto, si preferisce evitare l'attribuzione etnica alle produzioni materiali, limitandosi allo studio e all'inquadramento cronologico degli stessi.
Fonti classiche Le antiche fonti si soffermano soprattutto nell'identificazione della sede d'origine dei vari popoli preellenici della Sicilia. Tali notizie, allo stato, sono al vaglio di storici e archeologi moderni che non sembra siano giunti a conclusioni univoche.
Lo storico Tucidide, nelle Storie, all'inizio della narrazione della sfortunata spedizione ateniese in Sicilia descrive le varie etnie che abitavano l'isola prima dell'arrivo dei coloni greci: secondo la tradizione mitologica, i più antichi abitatori di una parte del paese sarebbero stati i Ciclopi e i Lestrigoni, sulla cui origine ammette di non avere alcuna notizia certa. Tucidide, tuttavia, ritiene che questi esseri mitici sarebbero stati preceduti dai Sicani che, ai suoi tempi, abitavano la parte centrale della Sicilia.Tucid., Storie, IV, 2.
Dopo la caduta di Ilio, un gruppo di Troiani, scampati su navi alla caccia degli Achei, sarebbe approdato sulle coste della Sicilia e, stabilita la sua sede ai confini occidentali dei Sicani, avrebbe formato il popolo degli Elimi; le loro città sarebbero state Erice e Segesta. Poi, presso di loro, si sarebbe stanziato anche un gruppo di Focesi, reduci da Troia.
Per quanto riguarda i Siculi, Tucidide riteneva che fossero originari della penisola italica e che, spinti dagli Opici, sarebbero giunti numerosi in Sicilia dopo l'arrivo degli Elimi, cioè dopo la caduta di Ilio. I Siculi avrebbero sconfitto e respinto i Sicani nella parte meridionale e occidentale dell'isola ed avrebbero abitato la parte migliore della Sicilia per trecento anni, prima della colonizzazione greca.Paolo Enrico Arias, Problemi sui Siculi e sugli Etruschi, Catania, Crisafulli Editore, 5 aprile 1943.
Tucidide testualmente recita:
Lo storico Diodoro Siculo aggiunge che Siculi provenienti dall'Italia avrebbero occupato le aree lasciate libere dai Sicani a seguito di un'eruzione dell'Etna e, dopo una serie di conflitti, sarebbero giunti alla stipulazione di trattati che definivano le frontiere dei reciproci territori.V,6,3-4.
Secondo Dionigi di AlicarnassoDionigi di Alicarnasso, Antichità romane, 1, 9, 1. i Siculi sarebbero stati originari del Lazio meridionale; in base a tale affermazione, alcuni storici dell'Ottocento ritenevano di attribuire loro una presunta origine non indoeuropea, similmente ad altre antiche popolazioni italiche come i Liguri.G. Micali, Storia degli antichi popoli italiani, Milano 1836.
Dionigi di Alicarnasso, nella sua storia delle antichità romane, infatti, parla dei Siculi come della prima popolazione che abitò la zona di Alba Longa, la città di Romolo e Remo, da dove furono scacciati dagli Aborigeni e dai loro alleati Pelasgi, a seguito di una lunga guerra.Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, I 9.1. Alcune località che poi divennero pelasgiche, come Antemnae, Fescennium, Falerii, Pisae, Saturnia ecc. sarebbero state in origine occupate dai Siculi mentre un quartiere di Tivoli, che ancor oggi conserva il nome Siculo, avrebbe avuto al tempo di Dionigi ancora dei Siculi.Dion. Hal. IX, 9 1-4; I, 16, 5. Gli Aborigeni, invece, si sarebbero estesi sino al fiume Liri assumendo il nome di Latini, dal re che li avrebbe domati al tempo della guerra troiana.
Sotto la pressione degli Aborigeni, i Siculi avrebbero attraversato il mezzogiorno d'Italia e poi lo Stretto, fino al loro insediamento nell'isola,Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, I 21.1. dove entrarono in contatto con i Sicani.Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, I 21.2.
Dionigi di AlicarnassoI,22. ci dà una precisa indicazione cronologica, dichiarando che il passaggio dei Siculi sarebbe avvenuto dopo la presa di Troia. Il passo di Dionigi riferisce, tuttavia, anche l'opinione di Ellanico di Lesbo che, invece, fissa l'avvenimento a tre generazioni prima della guerra troiana (nel 26º anno del sacerdozio di Alcione ad Argo) sostenendo che, nell'arco di cinque anni, avrebbero attraversato lo stretto ben due flotte, la prima di Elimi in fuga dagli Enotri, la seconda di Ausoni respinti dagli Iapigi; il loro re sarebbe stato il mitico Sikelòs che avrebbe dato il nome all'isola, stabilendosi nella regione dell'Etna. Secondo Dionigi nemmeno i Sicani sarebbero autoctoni ma originari di un territorio presso il fiume Sikanos in Iberia. Dopo il presunto arrivo dei Sicani, secondo Dionigi, la Sicilia, che prima si chiamava Trinacria, avrebbe temporaneamente preso il nome di Sicania.
Anche secondo Antioco di Siracusa la popolazione condotta da Sikelòs sarebbe stata affine agli Enotri (i Siculi sarebbero stati spinti dagli Enotri e dagli Opici, e in un altro frammento narra l'arrivo di Sikelòs proveniente da Roma presso il Re Morgetes degli Enotri); tale affinità sarebbe basata su una presunta parentela di Sikelòs con Italos che sarebbe stato suo fratello o padre oppure lui stesso il re dei Siculi.
Antioco di Siracusa ci dice che:
Troviamo riscontro di ciò in Filisto di Siracusa che, riportato da Dionigi di AlicarnassoI,32, daterebbe l'immigrazione sicula nell'ottantesimo anno prima della guerra di Troia e identificherebbe i Siculi con una popolazione ligure scacciata dagli Umbri e dai Pelasgi, il cui mitico capo Sikelòs sarebbe stato figlio dell'altrettanto leggendario ItaloG. Sergi, Piccola Biblioteca di Scienze Moderne, in Da Albalonga a Roma. Inizio dell'incivilimento in Italia, ovvero Liguri e Siculi, Torino, Fratelli Bocca Editori, Tipografia Silvestrelli & Cappelletto, 1934.
Varrone nel De lingua latinaV,101 considerava i Siculi originari del Lazio perché numerose erano le somiglianze tra la lingua loro e quella latina.
Servio,ad Aen. III, 500. contrariamente a suoi predecessori e contemporanei, considerava i Siculi giunti dalla Sicilia a Roma. Egli scrive che una mitica città da lui denominata "Laurolavinia", per fusione dei nomi di Laurentum e Lavinium, fosse insediata sulla residenza di Siculos.Ad Aen., I,9.
Festo321. fa i Siculi respinti dai Sacrani o Sabini insieme con i Liguri.
Anche Plinio il Vecchio,Plinio, Naturalis Historia 3,5. confortato da Virgilio,Virgilio, Eneide 7,95. considera i Siculi tra i più antichi abitatori del Lazio, dal quale furono successivamente scacciati da quelle che furono le popolazioni che poi formarono il popolo romano, per raggiungere la Sicilia attorno al secolo XV a.C.F. Martelli, Le antichità de' Siculi, primi e vetustissimi abitatori del Lazio e della provincia dell'Aquila, Aquila, 1830.
Le fonti riportano informazioni diverse sia in Plinio il VecchioPlinio il Vecchio, Naturalis Historia, III, 56.Nat. Hist. III, 69 che in SolinoII,8. i quali citano nel Lazio (l'antico Latium vetus) anche i Sicani, tra i popoli della lega del Monte Albano. Solino li considera tra le più antiche popolazioni dell'Italia con gli Aborigeni gli Aurunci i Pelasgi e gli Arcadi. I Sicani sono ricordati nell'Eneide di Virgilio come alleati dei Rutuli, degli Aurunci, dei Sacrani;Aen. VII, 795; VIII, 328 XI, 317. Aulo GellioN. A. I, 10 e MacrobioI,5,1 li ricordano con gli Aurunci ed i Pelasgi.
Una tradizione dell'origine ligure dei Siculi si ritrova in Stefano di Bisanzio,Steph. Byz. pagg. 565-68 s.v. . che cita un passo di Ellanico, e in Silio Italico.XIV,37-38. In seguito a queste affermazioni si è rilevata dagli storici moderni la presenza di nomi di città come Erice, Segesta ed Entella in Liguria. Stefano di Bisanzio ed Ecateo citavano anche una città iberica chiamata "Sikanè", da dove i Liguri avrebbero scacciato i Sicani.
Altre notizie del popolo siculo sono riportate dai seguenti storici e letterati: Timeo di Taormina; Strabone; Pausania.
La suddivisione in periodi dell'archeologo Paolo Orsi Uno degli archeologi che eseguì numerose campagne archeologiche in Sicilia (dal 1889 al 1895), riscrivendo le basi scientifiche per lo studio delle popolazioni indigene,L'unico lavoro esistente era vecchio e sorpassato: E. Von Andrian, Praehistorische Studien aus Sicilien, Berlino 1878. fu Paolo Orsi (1859-1935).Giacomo Tropea, Gli Studi Siculi di Paolo Orsi, in Rivista di Storia antica e Scienze affini, Messina, D'Amico, 1895, Anno I, n. 2.
L'archeologo distinse quattro fasi della cultura sicula della Sicilia: PeriodoCentri archeologici rilevantiRinvenimenti caratterizzantiPeriodo Litico (presiculo)Palazzolo Acreide, gradino superiore dell'Acradina, mura di Dionisio, S. Panagia, Tremilia, Cava del Filosofo, presso l'Epipole, Stazione neolitica di Stentinelloasce basaltiche, grotte naturali ad uso di abitazione umana, coltelli di silice, coltelli di ossidiana, schegge, resti di ossa di bruti, selci lavorate, avanzi di pasti e dell'industria1º Periodo Siculo (età del rame e prima età del bronzo) Necropoli di Melilli, Necropoli di Bernardina, Cava della Signora (Castelluccio), Scarichi del villaggio siculo di Castelluccio, Cava della Secchieracoltelli di selce, ciottoletti forati ad uso di pendaglio, grotte a forno, scarso il bronzo, vasi mal cotti non torniti, cadaveri accoccolati scarniti, lame di selce presso i cadaveri, vasi nelle celle, potori cilindrici, calice a doppio manico, ossa ridotte ad utensili domestici, vasi mono e bicromici, rare anse, decorazione geometrica elementare2º Periodo Siculo (età del bronzo)Necropoli del Plemmirio, Necropoli del Molinello, Necropoli di Cozzo del Pantano, Tomba di Milocca, Necropoli di Pantalica, Necropoli di Thapsosmodificazioni delle tombe a forno che diventano piccoli tholoi, bronzo, ceramica né a tornio né a forno, decorazioni a stecco, vasi a calice, a decorazione geometrica; tecnica grezza, tende a scomparire l'antica pittura vascolare3º Periodo Siculo (età del Ferro)Necropoli di Tremenzano, Necropoli del Finocchitocadaveri distesi, non rannicchiati, lame di bronzo, pugnaletti di bronzo, tombe a forme rettangolari, asce o scalpelli di ferro, scarabei, scomparso lo scarnimento, Industria ceramica locale coesistente con quella straniera (vasi proto ellenici siculi)
"Questa identificazione etnica delle popolazioni Siciliane [...] ebbe una enorme fortuna e per molto tempo non fu messa in discussione. Eppure chiamare «Sicule» le culture di Castelluccio e di Thapsos è in assoluto contrasto con tutti i dati delle fonti letterarie". In particolare la cultura di Thapsos infatti, alla luce di più recenti indagini archeologiche, viene inserita all'interno di un fenomeno espansionistico delle popolazioni micenee. Non sappiamo se fossero insediamenti abitativi sul modello di colonie o semplici scali commerciali o ancora insediamenti di popolazioni locali con una forte influenza micenea dovuta ai contatti commerciali con quest'ultimi. Ciò che è certo è che lo stile delle ceramiche, dell'unico edificio trovato (l'"anaktoron" prende nome dalle residenze dei principi micenei), dei corredi funerari delle necropoli, sono da riferirsi ad una chiara e importante influenza micenea sul territorio Siciliano. Influenza che cessò nel XIII sec a.C. quando nella Sicilia Orientale comparì la cultura di Pantalica Nord.
Periodo Litico (presiculo)