La liberazione di Trieste avvenne in seguito una rivolta popolare avvenuta nella città alla fine della campagna d'Italia durante la seconda guerra mondiale. Voluta dal Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI), con cui però il CLN giuliano non aveva rapporti fortissimi, la liberazione di Trieste fu guidata sul campo dal Corpo Volontari della Libertà (CVL), sotto la direzione del colonnello Antonio Fonda Savio e di don Edoardo Marzari.
Antefatti
L'occupazione militare tedesca
Dal 10 settembre del 1943 Trieste aveva fatto parte della Zona d'operazioni del Litorale adriatico, OZAK(), territorio di fatto annesso alla Germania. Per mantenere il controllo del territorio i nazisti ricorsero a provvedimenti draconiani, come il divieto di esporre il tricolore (che si estendeva anche a gagliardetti e bandiere della RSI) servendosi anche della collaborazione subordinata di formazioni militari e di polizia italiane, e degli apparati amministrativi italiani presenti nei centri maggiori della regione. Bisogna notare come a Trieste, sfruttando il ricordo della buona amministrazione austriaca, il Supremo Commissario Fredrich Rainer (insediatosi tra il 15 e il 16 settembre 1943), fece tornare vecchi funzionari asburgici, mise tedesco e slavo come lingue ufficiali pari a quella italiana, permise ai reduci triestini che avevano combattuto per Vienna in Galizia ed altrove di sfoggiare le proprie medaglie e diede loro una pensione, creò una trasmissione radio serale chiamata "Trieste saluta Vienna, Wien gruesst Triest". A Trieste, nel complesso edilizio della risiera di San Sabba, fu istituito un campo di concentramento, detenzione, smistamento o eliminazione di ostaggi, partigiani, detenuti politici ed ebrei, dove hanno perso la vita tra le 3 mila e le 5 mila persone.
La corsa per Trieste Per liberare la città di Trieste dall’occupazione tedesca gli alleati lanciarono due offensive. La IV armata dell'Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia iniziò l'attacco il 20 marzo 1945, lanciando contro i tedeschi le proprie formazioni attestate nei dintorni del massiccio del Velebit. L'ottava armata britannica lanciò il suo attacco il 9 aprile, dopo aver varcato la dorsale appenninica, nell’ambito dell’Operazione Grapeshot. Le formazioni militari della IV Armata dell'Esercito Popolare di Liberazione della JugoslaviaAll’azione parteciparono la 9ª, la 20ª e la 43ª divisione. (Cfr. Marko Ftičar, Zaključni boji za Trst – vedi in bibliografia), coadiuvate dalle unità partigiane del IX Korpus slovenoAll’azione partecipò la 30ª Divisione con la 17ª Brigata slovena «Gregorčičeva», la 18ª Brigata slovena «Bazoviška» e la 19ª Brigata slovena «Kosovelova». (Cfr. Marko Ftičar, Zaključni boji za Trst – vedi in bibliografia), entrarono a Trieste il 1° maggio 1945, anticipando di un giorno l’arrivo delle truppe britanniche, che arrivarono nel primo pomeriggio del 2 maggio.L'azione fu condotta dalla 2ª Divisione neozelandese dell'VIII Armata britannica. La cosiddetta "corsa per Trieste" fu vinta dagli jugoslavi, ma i britannici erano riusciti, per usare l'immagine suggerita in proposito da Churchill, ad "infilare un piede nella porta".
La liberazione
Le forze partigiane
Le unità disponibili al terzo CLN giuliano all'inizio del 1945 erano le seguenti: 5° Divisione Osoppo "Domenico Rossetti": Brigata "Venezia Giulia", nata da un gruppo di universitari cattolici, si espanse ad includere membri della guardia civica, della marina repubblicana e della X MAS; Brigata "Timavo"; Brigata "Ferrovieri"; Brigata "San Sergio", nata da membri della "Venezia Giulia" e della polizia ausiliaria; Brigata autonoma "San Giusto", nata e composta dall'UNPA (contraerea), vigili urbani, vigili del fuoco e membri della TELVE. Divisione Giustizia e Libertà: Brigata "Foschiatti", nata nell'ottobre 1943 su iniziativa di Ercole Miani e Michele Guido Rovelli, che cercarono di raccogliere “amici e conoscenti di sicura fede antifascista”; Brigata "Frausin", costituita da studenti e guardie civiche nel dicembre 1944; Brigata "Garibaldi", fondata nel 1944 all'interno della guardia civica, il comando viene decimato a luglio, con tre dei quattro fondatori deportati in Germania, mentre l'ultimo verrà fucilato a San Sabba nel gennaio 1945; Brigata "Pisoni", nata in seno alla Prefettura ed in seguito espansa con membri del PLI.
Il 7 febbraio 1945 esponenti di spicco della Resistenza vengono arrestati, tra cui Don Edoardo Marzari, presidente del CLN, Ercole Miani, capo del Partito d'Azione, e Giuliano Girardelli, fiduciario del CLNAI. L'unico a non essere liberato in poco tempo fu Don Marzari, portato nelle carceri del Coroneo. Ivi rimase fino a quando il 29 aprile 1945 un commando della "Ferrovieri", guidato da Marcello Spaccini (futuro sindaco di Trieste) assaltò la struttura per liberarlo. In aprile il CVL aveva nominato come triumvirato militare il colonnello Antonio Fonda Savio, il già citato Ercole Miani, ed Ernesto Carra, comandante della "Domenico Rossetti." Nella primavera del 1945, di fronte all'imminente crollo delle forze tedesche, si tentò un ultimo accordo tra il CLNAI e le organizzazioni comuniste italo-slovene. L'intesa tuttavia non fu raggiunta, poiché entrambe le componenti rivendicavano la rappresentanza della maggioranza della popolazione e la guida politica della città nel dopoguerra.
L'insurrezione Il 28 aprile le brigate "Venezia Giulia" e "Frausin" assaltarono una sede delle SS a villa Segrè Sartorio per impossessarsi di armi e automezzi. Il Prefetto Bruno Coceani, a quanto sembra fu incaricato da Mussolini in persona di "prendere contatti con gli esponenti del comitato di liberazione, con tutti i partiti italiani, anche con i comunisti, pur di creare un blocco delle forze italiane contro i disegni annessionistici degli slavi", ma la proposta di collaborazione fu rifiutata dal Carlo Schiffrer come membro del CLN. Ciononostante, venuto a conoscenza degli ordini di ritirata verso Tolmezzo dati ai tedeschi, informò Ercole Miani che il 30 aprile proclamò l'insurrezione generale. "Manfredi", alias di Antonio Fonda Savio, rilasciò il seguente bando
La brigata "Venezia Giulia" insieme ad alcuni elementi della "San Sergio" ebbe il compito di occupare piazza Oberdan, la sede delle SS lì presente, il palazzo della TELVE, e della stazione trasmittente di Monte Radio. Il resto della "San Sergio" tenne piazza Garibaldi e largo Sonnino. La "San Giusto" invece aveva il compito di tenere il palazzo dei Lavori Pubblici, le carceri dei Gesuiti e di prelevare armi dall’Ispettorato di via Cologna, di controllare la zona cittadina che scende dal colle di San Giusto ed arriva fino al Canale, piazza Goldoni, la zona dell’Università vecchia.
La brigata "Frausin" insorse a San Giacomo. La "Pisoni" riunitasi in Piazza Unità doveva liberare e controllare le Rive. La "Garibaldi" occupò via Ginnastica e le caserme di Rozzol (l'attuale ex caserma Vittorio Emanuele II e quella vicino il museo Diego de Henriquez). Infine la brigata "Foschiatti" occupava la sede della guardia di finanza e Roiano, e ottenuta dalla Capitaneria di Porto la mappa del piano minato del porto, ne evitava la distruzione. Il 30 aprile 1945 anche Unità Operaia,I comitati di Unità Operaia (Delavska enotnost-Unità operaia), attivi nei cantieri triestini dal settembre 1944, erano formazioni clandestine, composte per lo più da operai sloveni e italiani, che collaboravano con la Resistenza jugoslava nella comune lotta contro gli occupatori nazifascisti. (Cfr. Alessandro Cattunar, Unità operaia – vedi in bibliografia) organizzazione comunista italo-slovena, insorse, e fu attiva soprattutto nelle periferie, nei quartieri operai e nella zona industriale. Nonostante le divisioni politiche, gli antifascisti delle due fazioni collaborarono in diversi punti strategici, riuscendo a salvaguardare le strutture portuali. Dopo una giornata di combattimenti, i tedeschi rimasero asserragliati in poche postazioni fortificate, lasciando gran parte della città sotto il controllo degli insorti. Dobbiamo però notare come formazioni partigiane comuniste datesi alla macchia puramente italiane non fossero presenti in città fino al 20 maggio; infatti le brigate GAP "Natisone", "Fontanot" e "Trieste", parte del IX Korpus jugoslavo erano state assegnate alla liberazione di Lubiana, per evitare che reparti italiani aiutassero nella liberazione di Trieste. "Eravamo ben consapevoli che avremmo potuto affermare i nostri diritti nella misura in cui saremmo stati qui presenti con la lotta e con la forza delle armi. In questa situazione fu accolta la decisione di trasferire all'interno le unità italiane e di allontanarle in quei giorni da questo territorio."
L'ingresso delle forze jugoslave e neozelandesi Il 1º maggio 1945 le truppe regolari jugoslave del generale Petar Drapšin entrarono in città. Alle 10 la "San Giusto" insieme al formazioni di UO, dopo averli ingaggiati il giorno precedente, ottiene la resa di 84 tedeschi in Corso Vittorio Emanuele II, ed in seguito di altri 60 all'Hotel de la Ville. Accaddero dei malintesi fin dall'inizio. A Roiano le guardie di Finanza si erano accordate con la brigata Kosovel per sostenersi a vicenda contro i tedeschi, ma accadde che questi aggirassero l'unita jugoslava, facendo pensare al tradimento degli italiani, che furono disarmati e in buona parte arrestati. A Campo Marzio, nella stazione della guardia di Finanza, il personale non fu informato di essere stato posto sotto il CVL, e quindi sparò insieme ai tedeschi contro la IV armata, portando alla cattura di 80 finanzieri. Infine nella caserma di via Rossetti l’ex guardia civica Matteo De Nittis sparò contro le truppe titine, venendo ucciso in risposta, e, anche se non ci furono ulteriori sparatorie e morti in quel settore, la brigata "Garibaldi" fu costretta ad abbandonare la postazione conquistata il giorno precedente; infatti dopo questi incidenti si decise di ritirare le armi dalla lotta, lasciando in attività solo gli uomini impegnati ad assediare le postazioni dove i tedeschi si erano asserragliati.
Il pomeriggio del 2 maggio entrò in città la seconda Divisione neozelandese, che assaltò insieme alle altre forze il tribunale, mentre i tedeschi arroccati nel castello di San Giusto, che già stavano trattando la resa, vedendo le truppe ANZAC, decisero di arrendersi a loro, precisamente alla Compagnia "C" del 22° Battaglione. I neozelandesi presero il controllo del porto di Trieste.
Epilogo L'ingresso delle truppe jugoslave fu seguito dal disarmo e, in diversi casi, dall'arresto dei partigiani italiani. A causa del loro rifiuto di sottomettersi ai comandi di Tito e della loro posizione favorevole al mantenimento della sovranità italiana, i partigiani italiani furono considerati dalle nuove autorità come fomentatori di guerra civile. Di conseguenza, per l'intero periodo dei quarantadue giorni dell'occupazione jugoslava, le organizzazioni partigiane italiane furono costrette a operare in clandestinità.
Il 12 giugno 1945, in base all’accordo di Belgrado, del 9 giugno 1945, Trieste passò sotto l’occupazione militare angloamericana. Successivamente, in base al trattato di pace di Parigi del 10 febbraio 1947, la città di Trieste fu inclusa nel Territorio Libero di Trieste. In base al Memorandum di Londra del 5 ottobre 1954 Trieste passò all'amministrazione civile del governo italiano. La completa sovranità territoriale su Trieste venne formalmente assegnata all’Italia solo con l’entrata in vigore del Trattato di Osimo, siglato il 10 novembre 1975.
Note Bibliografiche
Annotazioni
Bibliografia
Voci correlate Campagna d'Italia (1943-1945) Corsa per Trieste
Collegamenti esterni
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