Capsicum L., 1753 è un genere di piante della famiglia delle Solanacee, originario delle Americhe, ma attualmente coltivato in tutto il mondo. Oltre al noto peperone, il genere comprende varie specie di peperoncini piccanti, ornamentali e dolci.

Etimologia Secondo alcuni, il nome latino "Capsicum" deriva da "capsa", che significa scatola, e deve il nome alla particolare forma del frutto, una bacca, che ricorda proprio una scatola con dentro i semi.

Storia Il peperoncino piccante si impiegava come alimento fin da tempi antichissimi. Dai reperti archeologici sappiamo che si coltivava in Messico già nel 5500 a.C. ed era la sola spezie usata dagli indigeni del Perù e del Messico. In Europa il peperoncino giunse grazie a Cristoforo Colombo che lo portò dalle Americhe col suo secondo viaggio, nel 1493. Poiché Colombo sbarcò in un'isola caraibica, molto probabilmente la specie da lui incontrata fu il Capsicum chinense, delle varietà Scotch Bonnet o Habanero, le più diffuse in quelle isole.

Introdotto in Europa dagli spagnoli, ebbe un immediato successo, ma i guadagni che la Spagna si aspettava dal commercio di tale frutto (come accadeva con spezie orientali) furono deludenti, poiché il peperoncino si acclimatò benissimo e si diffuse in tutte le regioni meridionali del vecchio continente, in Africa e in Asia, e fu adottato anche da quella parte della popolazione che non poteva permettersi l'acquisto di cannella, noce moscata e altre spezie molto usate per il condimento e la conservazione di alimenti.

Il frutto venne chiamato peperone a causa della somiglianza nel gusto (sebbene non nell'aspetto), con il pepe, piper in latino. Il nome con il quale era chiamato nel nuovo mondo in nāhuatl era chilli o xilli (da pronunciarsi o , cìlli o scìlli), e tale è rimasto sostanzialmente nello spagnolo del Messico e dell'America centrale (chile), nell'inglese (chili) e pure in alcuni nomi di varietà, come il chiltepin (C. annuum var. aviculare), derivato dalla lingua nahuatl chilitecpintl, peperoncino pulce, per le dimensioni e il gusto ferocemente piccante. Il chiltepin è ritenuto l'antenato di tutte le altre specie. Nei paesi del Sudamerica di lingua spagnola e portoghese, invece, viene comunemente chiamato ají, modernizzazione dell'antillano asci. La parola in lingua quechua per i peperoncini è uchu, come nel nome usato per il rocoto dagli Inca: rócot uchu, peperoncino spesso, polposo.

Descrizione

Il Capsicum annuum è un arbusto perenne a vita breve che in clima sfavorevole viene coltivato come annuale. Le piante si presentano sotto forma di cespugli alti da 40 a 80 cm (a seconda della specie) con foglie di colore verde chiaro. I fiori hanno la corolla bianca avente da 5 a 7 petali con stami giallo tenue.

Le altre specie hanno portamenti diversi: C. frutescens significa "a forma di arbusto"; molte varietà di C. chinense arrivano a 2 metri nei paesi d'origine. Anche la resistenza al clima freddo e caldo varia: il tabasco (C. frutescens) e il rocoto (C. pubescens) resistono per brevi periodi anche a −5 °C, mentre l'habanero (C. chinense) è molto sensibile all'insolazione: se eccessiva causa scottature sui frutti. Il Capsicum pubescens ha fiori viola e semi neri, il Capsicum baccatum presenta delle macule sulla corolla, il Capsicum chinense ha corolla bianca o verdognola e stami viola, con due o più fiori per nodo. Il Capsicum frutescens ha anch'esso corolla verdognola e stami viola, ma i fiori sono singoli.

Tassonomia Il genere comprende le seguenti specie:

Capsicum annuum L. Capsicum baccatum L. Capsicum benoistii Hunz. ex Barboza Capsicum caatingae Barboza & Agra Capsicum caballeroi M.Nee Capsicum campylopodium Sendtn. Capsicum carassense Barboza & Bianch. Capsicum cardenasii Heiser & P.G.Sm. Capsicum ceratocalyx M.Nee Capsicum chacoense Hunz. Capsicum chinense Jacq. Capsicum coccineum (Rusby) Hunz. Capsicum cornutum (Hiern) Hunz. Capsicum dimorphum (Miers) Kuntze Capsicum eshbaughii Barboza Capsicum eximium Hunz. Capsicum flexuosum Sendtn. Capsicum friburgense Bianch. & Barboza Capsicum frutescens L. Capsicum galapagoense Hunz. Capsicum geminifolium (Dammer) Hunz. Capsicum hookerianum (Miers) Kuntze Capsicum hunzikerianum Barboza & Bianch. Capsicum lanceolatum (Greenm.) C.V.Morton & Standl. Capsicum leptopodum (Dunal) Kuntze Capsicum longidentatum Agra & Barboza Capsicum longifolium Barboza & S.Leiva Capsicum lycianthoides Bitter Capsicum minutiflorum (Rusby) Hunz. Capsicum mirabile Sendtn. Capsicum mirum Barboza Capsicum neei Barboza & X.Reyes Capsicum parvifolium Sendtn. Capsicum pereirae Barboza & Bianch. Capsicum piuranum Barboza & S.Leiva Capsicum pubescens Ruiz & Pav. Capsicum rabenii Sendtn. Capsicum recurvatum Witasek Capsicum regale Barboza & Bohs Capsicum rhomboideum (Humb. & Bonpl. ex Dunal) Kuntze Capsicum schottianum Sendtn. Capsicum tovarii Eshbaugh, P.G.Sm. & Nickrent Capsicum villosum Sendtn.

Filogenesi

Il genere Capsicum si è differenziato nella famiglia delle Solanacee abbastanza recentemente, ed è quindi difficile individuare con esattezza le barriere di specie. Alcuni autori hanno proposto un dendrogramma parziale, basato sugli enzimi, comparato con un raggruppamento secondo il colore dei fiori, riportato nell'immagine. Ma successive analisi, basate sul DNA, specificamente sullo spazio tra i geni atpB e rbcL dei cloroplasti unitamente a una sequenza del gene waxy, hanno parzialmente modificato tale dendrogramma. Secondo tali studi, il genere Lycianthes sarebbe correlato a Capsicum, il quale è monofiletico e scarsamente separato. Il più distante del genere, tanto che si pensa di separarlo, è il C. ciliatum, privo di capsaicina. I più difficilmente collocabili, sempre secondo questo studio, sono C. tovarii e C. pubescens. Verrebbero proposti dunque i seguenti gruppi: Gruppo di C. ciliatum: C. ciliatum, diffuso dal Messico del Sud al Perù del Nord Gruppo di C. eximium: C. eximium, dalla Bolivia all'Argentina del nord C. cardenasii, dipartimento di La Paz (Bolivia) Gruppo di C. baccatum: C. baccatum, nord-ovest del Sud America fino all'Argentina del Nord C. chacoense, Bolivia, Argentina, Paraguay Gruppo di C. annuum: C. annuum, diffuso dal sud degli USA fino al Perù del nord e alla Bolivia, Caraibi C. chinense, America centrale, Caraibi, Brasile C. frutescens, Messico, America centrale, Caraibi, zona nord del Sud America C. galapagoense, isole Galapagos Non assegnati: C. tovarii, Ayacucho (Perù) C. pubescens, dagli altopiani andini al Messico Coltivazione

Tutte le specie possono essere coltivate in Italia, anche in balcone, seminando verso febbraio al Centro e al Sud e marzo al Nord; i frutti si raccolgono in estate e in autunno. Andrebbero usati subito dopo la raccolta affinché non perdano le loro proprietà, ma si possono conservare anche sott'olio o in polvere (dopo averli fatti seccare al sole), oppure congelandoli. Si semina possibilmente in ambiente riscaldato a temperatura di 25-30 °C, in composta da semi (½ torba e ½ sabbia).

Alcune varietà, soprattutto i C. chinense e il chiltepin, hanno tempi di germinazione lunghi, che possono essere ridotti con una corretta concimazione e una temperatura della composta di 30-35 °C di giorno, circa 20 °C di notte. Allo spuntare della seconda coppia di vere foglie, le piantine si ripicchettano in contenitori singoli, per poi metterle a dimora dopo le ultime gelate o comunque quando la temperatura notturna non scende sotto i 15 °C (aprile - maggio). Il terreno dev'essere sciolto, acido, ben drenato con una buona componente sabbiosa, non troppo fertilizzato: l'eccesso di nitrati porterebbe a bellissime piante fogliose, con pochissimi fiori e quindi frutti. Va bene una composta John Innes numero 2; le successive concimazioni dovrebbero limitarsi a potassio, fosforo e microelementi. Va somministrato nuovamente dell'azoto solo se la pianta viene fatta svernare, alla ripresa vegetativa.

Al contrario di quanto si pensa, il peperoncino ha bisogno di molta acqua durante la coltivazione, senza però ristagni che causerebbero il propagarsi di malattie fungine.

Per evitare ristagni, oltre a scegliere un terriccio molto drenante e non compatto, si annaffia solo al bisogno, quando il terriccio è asciutto, ma non estremamente secco. Una pratica comune per capire quando annaffiare è quella di soppesare il vaso: se è ancora pesante, la pianta non ha bisogno d'acqua, in caso contrario è necessario bagnare.

Per aumentare il gusto piccante dei frutti, basta diminuire le innaffiature, anche azzerandole, nelle 48-72 ore precedenti la raccolta, stando attenti a non far morire la pianta. Un'altra tecnica è quella di annaffiare solamente quando le foglie si sono abbassate, un chiaro indice di scarsità d'acqua.

Per favorire la maturazione dei frutti, si può aumentare il tenore di potassio del terreno, ad esempio con del solfato di potassio.

La raccolta va effettuata tra giugno-luglio e settembre, quando le bacche sono completamente mature, asportando i frutti per mezzo di una cesoia per non danneggiare le piante.

C. chinense richiede molto calcio, che può essere aggiunto tramite farina d'ossa o equivalente. Quando la pianta ferma la crescita e le nuove foglie avvizziscono, è un indizio della carenza di calcio.

Essendo perenni a vita breve, le piante possono essere fatte svernare in casa, in una posizione calda e assolata. Devono essere portate all'interno o in serra quando la temperatura di notte scende sotto i 10 °C (le tropicali, sotto i 15 °C), mentre di giorno possono essere portate fuori se la temperatura si mantiene sopra i 15-20 °C. D'inverno le piante possono perdere le foglie e necessitano di una potatura per lo meno dei rami secchi in marzo.

Cultivar

Le cinque specie domesticate, e quindi più comuni, di peperoncino sono: Capsicum annuum, probabilmente la più coltivata, comprendente le varietà più diffuse: i peperoni dolci, il peperoncino comune in Italia, il pepe di Caienna e il messicano jalapeño Capsicum baccatum, che include il cosiddetto cappello del vescovo, l'Aji amarillo e l'Aji habanero Capsicum chinense, il cui nome può trarre in inganno. Difatti la qualità non è cinese, bensì sudamericana, originaria dell'Amazzonia. Include l'habanero, rimasto fino al 2006 nel Guinness dei primati come il più piccante del mondo, e il suo successore Dorset Naga ibrido con C. frutescensIl Naga Dorset, il Naga Morich e il Bhut Jolokia sarebbero ibridi C. chinense × frutescens, vedi , sezione "DNA result", più lo Scotch Bonnet e il fatalii Capsicum frutescens, che comprende tra gli altri il tabasco Capsicum pubescens, che include il sudamericano rocoto

Una guida all'identificazione delle cinque specie domesticate è visibile nell'immagine. Un'eccezione alla tabella riportata sono i peperoncini viola, tra cui il "Purple Tiger": questi hanno foglie, fiori e frutti immaturi screziati o totalmente viola, ma appartengono a C. annuum, forse ibridato con qualche specie minore.

Sebbene siano poche le specie di peperoncino coltivate commercialmente in Italia, ci sono molte cultivar: il peperone verde e quello rosso, ad esempio, sono la stessa cultivar, ma i verdi sono immaturi. A livello amatoriale, invece, vi è una fiorente comunità di appassionati, che coltivano tutte e cinque le specie principali e molte delle minori. Per la gran varietà di cultivar, sicuramente C. annuum è il più diffuso, mentre le altre specie sono relativamente meno coltivate. Le cinque specie principali si ibridano come riportato nella tabella sotto.

C. annuumC. baccatumC. chinenseC. frutescensC. pubescensC. annuum - Raro, sterile Si Raro NoC. baccatum Raro, sterile - Raro, sterile Raro, sterile NoC. chinense Si Raro, sterile - Raro NoC. frutescens Raro Raro, sterile Raro - NoC. pubescens No No No No -

L'ibridazione dipende anche dall'ordine di impollinazione: ad esempio se un C. annuum impollina un C. frutescens, i semi saranno fertili, nel caso inverso è molto difficile che germinino.