Boscotrecase (AFI: ; Vuoschetreccàse in napoletano; Buscutricàse in dialetto boschese) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Napoli in Campania.
Appartenente al Parco nazionale del Vesuvio, gode di una vista sull'intero golfo di Napoli. L'area a monte della zona urbana (lì dove il terreno non è coltivato a vigneti dai quali si produce il celebre Lacryma Christi) è caratterizzata da pini marittimi, fichidindia, ginestre e numerosi tipi di orchidee e di epiphyllum che crescono tra pietre laviche di colore grigiastro. È famosa per la produzione di vini, di botti e per la lavorazione della pietra lavica.
Storia
Epoca romana L'intera area boschese in epoca romana prese il nome di Pagus Felix Suburbanus in onore di Lucio Cornelio Silla che si chiamava Felix. Sotto Augusto invece si chiamò Pagus Augustus Felix Suburbanus. La tranquillità e l'amenità della periferia pompeiana fu dunque motivo di costruzione di diverse ville di otium. Importantissima fu la scoperta archeologica nel 1903 della villa di Agrippa Postumo, il quale era figlio di Agrippa e Giulia (figlia dell'imperatore Augusto). Purtroppo però i lavori furono interrotti dall'eruzione del 1906 che riseppellì gran parte della villa. Numerosi furono gli affreschi del terzo stile pompeiano salvati dagli archeologi e oggi conservati al Museo archeologico nazionale di Napoli e al Metropolitan Museum di New York. Nel 1770 e nel '74 la scoperta di alcune monete d'oro e d'argento e alcune statue bronzee, oggi conservate al Real Museo di Portici. Ancora nel 1899 una villa rustica appartenuta ad un certo L. Arelli Successi, alcune tombe e lampade cristiane, resti di un acquedotto nel 1918, e, nel 1928, una cella vinaria il cui dolio reca la scritta Barniu Erotis.
Il Medioevo A seguito dell'eruzione del 79 d.C., il territorio fu per lungo tempo abbandonato. Un folto bosco dal Vesuvio arrivava fino al mare e per questo motivo venne denominato Silva mala. Intorno all'anno Mille abbiamo informazioni di una chiesetta dedicata a San Gennaro (S. Januarii in Sylva) che all'epoca faceva parte del feudo del barone di Ottaviano e che probabilmente ne era stato il fondatore. Federico II di Svevia nella prima metà del 1200, volendolo usare come riserva personale di caccia, staccò dal territorio feudale di quel potente barone allocato nel Castello di Ottaviano una vasta area territoriale che comprendeva quella Chiesa. Poi ancora quel territorio ritornò in possesso del barone di Ottaviano. Ma Roberto d'Angiò, circa un secolo dopo (28 marzo del 1337), di nuovo staccò questo territorio dal feudo ottajanese. Però stavolta non per utilizzarlo come riserva personale di caccia ma per donarlo ai tre monasteri femminili di Santa Chiara, Santa Maria Egiziaca e santa Maria Maddalena che erano stati fondati da sua moglie Sancia d'Aragona. A Roberto d'Angiò successe Giovanna I la quale confermò la concessione del nonno. Per questo motivo il territorio prese il nome di Bosci Trium Domorum: Bosco delle Tre Case Religiose, che nel tempo muterà poi in Boscotrecase. Tra il XIV e il XV secolo in tutta l'area vesuviana furono costruite diverse torri di guardia ad opera di Raimondo Orsini, conte di Nola, poiché questi voleva difendere il territorio concessogli da Giovanna II dalle incursioni dei pirati. A questo periodo risale la Torretta, che, scongiurata nei secoli dalle eruzioni del Vesuvio e dai fenomeni sismici, è una delle pochissime costruzioni medievali ancora esistenti nella città metropolitana di Napoli.
Età Moderna
Nei due secoli successivi la popolazione del Bosci aumentò fortemente e nacquero i primi quartieri: Oratorio e Annunziatella. Il primo prende il nome da un antico oratorio festivo dedicato alla Natività della Beata Vergine Maria (che dal 1780 prese il nome di Congrega dell'Immacolata Concezione). Il secondo invece da una cappella dedicata all'Annunciazione che fu poi eretta a parrocchia nel 1668 con il titolo di Ave Gratia Plena. La chiesa sarà retta dai Celestini fino al 1807. Filippo III di Spagna cedette il casato di Boscotrecase a Marco Antonio Jodice di Genova poiché gli era debitore di una grande somma di denaro. Infine il Viceré Conte di Lemos lo cedette a Giovanni Piccolomini, figlio di Alfonso d'Aragona. Nel 1600 la popolazione boschese superò i abitanti: la chiesa parrocchiale di Trecase e Santa Maria Salome di Boscoreale non potevano ospitare una tale moltitudine di fedeli. Alla luce di ciò i cittadini spinsero i funzionari dell'Università (Comune) di Boscotrecase a richiedere alla Curia Arcivescovile di Napoli la costruzione di 3 nuove chiese: la Chiesa di Sant'Anna nel quartiere Oratorio, l'Ave Gratia Plena (L'Annunziatella) e quella dello Spirito Santo nel quartiere Terra Vecchia (oggi Torre Annunziata). La richiesta fu accolta positivamente dal Cardinale Innico Caracciolo (1607-1685). Fu così che il 19 gennaio dell'anno seguente l'Università di Boscotrecase, con atto notarile, stabilì le rendite annue per i parroci e l'amministrazione delle tre nuove parrocchie. Il parroco di Sant'Anna riceveva 62 ducati l'anno, quello dell'Annunziatella 59 e quello dello Spirito Santo 72. Inoltre non mancavano le copiose offerte dei nobili del paese, che permisero alle tre parrocchie di ingrandirsi e abbellirsi nel corso degli anni. Soltanto l'Annunziatella era indipendente dall'Università, il parroco, infatti, veniva mandato direttamente dalla Curia di Napoli. Nel 1696 sorse una lite tra i tre monasteri di Napoli, proprietari del territorio della Silva mala, per quanto riguardava i confini della proprietà. Il Cardinale di Napoli Giacomo Cantelmo decise di incaricare l'architetto e il perito del Sacro Regio Consiglio di Santa Chiara per ristabilire i confini della Silva mala secondo i documenti angioini del 1337. Il Settecento fu per Bosco un secolo d'oro nonostante la costante attività vulcanica del Vesuvio. La popolazione superò i abitanti, si svilupparono l'agricoltura, le industrie e l'economia. Dopo l'agricoltura, la maggiore fonte di guadagno era l'artigianato. Dalla pietra vesuviana si ricavavano i lastroni che pavimentavano le strade del paese e quelle delle città più importanti del Regno di Napoli, si scolpivano davanzali, soglie, portali e sculture che ornavano suoli pubblici e ville aristocratiche. Gli scalpellini boschesi erano richiesti in tutto il Regno per la lavorazione della pietra. Un altro importante fattore dell'artigianato era (ed è) la produzione di botti. Per quanto riguarda l'agricoltura la maggior parte dei campi era coltivata a vigneto e a frutteto. Grazie a questa ricchezza si provvide all'ampliamento delle due chiese parrocchiali. L'Annunziatella fu ingrandita e abbellita con altari in pregiati marmi policromi e numerose tele. L'Università provvide anche all'ampliamento della parrocchia di Sant'Anna. Nacquero due confraternite laicali nelle due parrocchie, rispettivamente quella del Rosario e quella dell'Immacolata Concezione. Nel 1774 viene costruita anche la Cappella di San Gennaro dalla famiglia Vitelli, una delle famiglie più potenti del vesuviano. Numerosi palazzi dal gusto neoclassico vengono costruiti lungo le strade principali della cittadina, tra i più grandi e importanti ricordiamo Palazzo Collaro, Palazzo Monticelli e Villa Rota.
Età Contemporanea Per un decreto legge del 3 febbraio 1807 (con Giuseppe Bonaparte, re di Napoli), furono soppressi tutti gli ordini religiosi non mendicanti e fu per questo motivo che i padri Celestini abbandonarono la chiesa dell'Annunziatella. Nel 1810 il quartiere Terra Vecchia venne annesso al comune di Torre Annunziata. Nello stesso periodo cessò il dominio feudale e Gioacchino Murat sottrasse l'intera area boschese ai tre monasteri di Napoli. Le terre saranno frazionate a vendute a diverse famiglie. La Boscotrecase post-unitaria vide nascere un movimento di briganti con a capo il temutissimo brigante Antonio Cozzolino detto Pilone. Nella località denominata ancora oggi le Ciramelle, fuori dal centro abitato, il Pilone aveva il suo quartier generale. Alcuni eventi ebbero luogo al centro del paese come per esempio quello in cui la banda di briganti assalì la carrozza del direttore del Banco di Napoli il Marchese Avitabile estorcendogli una somma di denaro pari a circa 20 000 ducati. L'Ottocento vide subentrare nell'economia del paese un nuovo fattore: il turismo. L'ingegnere Gennaro Matrone progettò una strada che avrebbe portato fino al cratere del vulcano, la Strada Matrone fu inaugurata nel 1894. L'inaugurazione della strada permise l'apertura di numerosi alberghi, ristoranti e campeggi, mentre il popolo si guadagnava da vivere portando i turisti in calesse fino a dove la strada lo permetteva. V'era anche chi, con una sorta di portantina, portava i visitatori a spalla fino al cono del Vesuvio. Nel 1905, fu inaugurata la linea ferroviaria Torre Annunziata-Poggiomarino. La stazione venne collocata nei pressi di via Garibaldi, venne spostata in seguito all'eruzione del 1906 in Piazza Matteotti.
L'eruzione del 1906
Il XX secolo si presentò ai boschesi non nel migliore dei modi. Dopo un decennio di momentaneo riposo, sul finire del mese di marzo cominciarono i primi segni di quella che sarebbe stata una delle eruzioni più catastrofiche della storia. La mattina del 6 aprile il Vesuvio entra in fase parossistica, inoltre si aprirono diverse bocche eruttive. La lava arrivò a monte del paese e si divise in due grandi fiumi di fuoco, uno si diresse verso il quartiere Oratorio, l'altro verso il quartiere Casavitelli. Questo fu salvo poiché la lava s'inoltrò in una grande vallata presente immediatamente sotto il centro abitato (chiamato Vallone Izzo) e si arrestò. In questo modo fu scongiurato l'intero quartiere Annunziatella. Per tutta la notte e la mattinata seguente la lava, invece, avanzò verso il rione Oratorio. Anche qui si arrestò in una cava di pietra lavica verso mezzogiorno. Il popolo in una lunga processione portò incontro al fiume di fuoco la statua di Sant'Anna. Il disperato corteo viene così descritto da Matilde Serao in Sterminator Vesevo: «Un canto liturgico ecco, giunge fino a noi, a un crocicchio di via: silenzio universale nella densissima folla. Una rozza croce di legno appare: e dietro, fluttua sulla gente, un'antica statua, Sant'Anna, la patrona di Boscotrecase, Sant'Anna, la Madre della Madonna, Sant'Anna […]. Ondeggia sulle teste la statua mirabile. Da ieri è stata condotta fuori dalla chiesa dell'Oratorio che la custodisce, fuori Boscotrecase, verso la lava: ed è restata lì, nel punto più avanzato, ove l'orrido flagello della lava si appressava, dirigendosi sovra Boscotrecase. Stamane, alle dieci, la prima lava si è fermata, a dieci metri dalla statua di Sant'Anna […]. Ma Boscotrecase è salva. Così, Sant'Anna, portata in vittoriosa processione di ritorno rientra in Boscotrecase». Tuttavia non passarono poche ore che la lava ricominciò il suo rovinoso cammino, distruggendo poche case coloniche e qualche palazzo, raggiunse la parrocchia di Sant'Anna, la circondò, ne invase la cripta, valicò, anche se per pochi metri, il vestibolo d'ingresso, continuò poi verso Torre Annunziata e si arrestò alle porte della città. Nonostante ciò il resto di Boscotrecase era praticamente illeso, la Serao descrive il quartiere Annunziatella (dove risiedeva la maggior parte della popolazione) come se niente fosse accaduto. Il 15 aprile, giorno di Pasqua, un'altra processione di Sant'Anna sfilò per le strade del paese: il pericolo era cessato. I morti furono ufficialmente 3. Inoltre per ringraziare gli uomini dell'VIII Reggimento Fanteria, che erano venuti in soccorso alla popolazione, venne intitolata loro una strada nel quartiere Oratorio.
Storia recente Negli anni che seguirono, furono sgomberate le strade dalla lava, e la vita riprese la normalità.