Nei vangeli (cfr. Vangelo di Giovanni 1,42) viene indicato da Gesù con il termine aramaico di פטרוס (kêpā), col significato di "roccia", traslitterato in greco come Κηφᾶς (Cephas) per nominarlo, e una sola volta (Lettera ai Galati II,7) tradotto, da san Paolo, sempre in greco, come Πέτρος (Pétros da πέτρα, pétra, che entra in latino come pĕtra, "pietra"); diffuso in questa forma nel Nuovo Testamento scritto in lingua greca, e quindi tradotto prima in latino come Petrus e infine in italiano con "Pietro".
Divenuto apostolo di Gesù dopo essere stato chiamato presso il lago di Galilea, fece parte della cerchia ristretta (insieme a Giovanni e Giacomo) dei tre che assistettero alla resurrezione della figlia di Giairo, alla trasfigurazione sul monte Tabor e all'agonia di Gesù nell'orto degli ulivi. Tentò di difendere il Maestro dall'arresto, ferendo uno degli assalitori all'orecchio destro (cosa che fa supporre a molti studiosi che Pietro fosse mancino). Unico, insieme al cosiddetto "discepolo prediletto", a seguire Gesù presso la casa del sommo sacerdote Caifa, fu costretto anch'egli alla fuga dopo aver rinnegato tre volte il Maestro, come questi aveva predetto. Prima della crocifissione (; ) e anche dopo la successiva risurrezione di Gesù (), Pietro venne nominato dallo stesso Maestro capo dei dodici apostoli e promotore dunque di quel movimento che sarebbe poi divenuto la prima Chiesa cristiana.
Instancabile predicatore, fu il primo a battezzare un pagano, il centurione Cornelio. Entrò in disaccordo con Paolo di Tarso su alcune questioni riguardanti giudei e pagani, risolte comunque durante il primo concilio di Gerusalemme discutendo sulle tradizioni ebraiche come la circoncisione. Secondo la tradizione, divenne primo vescovo di Antiochia di Siria per circa 30 anni, dal 34 al 64 d.C., continuò la sua predicazione fino a Roma dove morì fra il 64 e il 67 d.C., durante le persecuzioni anticristiane ordinate dall'imperatore romano Nerone. A Roma Pietro e Paolo sono venerati insieme, come colonne fondanti della Chiesa; Pietro è considerato santo da tutte le confessioni cristiane, sebbene alcune neghino il primato petrino e altre il primato papale che ne consegue.Vedere, ad esempio, Enrico Cattaneo, I ministeri nella Chiesa antica: testi patristici dei primi tre secoli, Milano, Paoline, 1997, p. 94; Hubert Jedin (a cura di), Storia della Chiesa, vol. I: Le origini, di Karl Baus, Milano, Jaca Book, 1976, pp. 192 ss.
Fonti Le fonti storiche circa la vita e l'operato di San Pietro possono essere distinte in tre categorie: La prima fonte, da considerarsi tra le più vicine al periodo in cui visse l'Apostolo, è costituita dagli scritti del Nuovo Testamento. Tra di essi un posto di rilievo spetta ai quattro Vangeli e agli Atti degli Apostoli. Questi testi, redatti in greco durante il I secolo, sono gli unici a contenere riferimenti diretti alla vita di Pietro. Oltre ai testi citati la tradizione cristiana indica, nel canone biblico, anche due lettere a lui attribuite, sull'autenticità delle quali permangono però alcuni dubbi. Che la Prima lettera sia stata scritta da Pietro potrebbe essere indicato dalle parole iniziali. Inoltre la citano Ireneo di Lione, Clemente Alessandrino, Origene e Tertulliano, attribuendola a Pietro.McClintock e Strong, Cyclopedia, ristampa 1981, vol. VIII, pag. 15 Eusebio di Cesarea afferma che i vescovi usavano liberamente la lettera, e del resto ai suoi tempi (circa 260-342 d.C.) non c'era nessun dubbio sull'autenticità della lettera. Riferimenti si trovano anche in Ignazio di Antiochia, Erma e Barnaba, dell'inizio del II secolo.New Bible Dictionary, a cura di J.D.Douglas, seconda ediz., 1986, pag. 918 Anche sulla Seconda lettera (2 Pietro 1:1) sussiste qualche dubbio di autenticità, dovuto soprattutto alla differenza di stile. Ma questa circostanza potrebbe non costituire un vero problema perché l'argomento e lo scopo delle due lettere erano diversi. La canonicità dello scritto è stata messa in discussione anche perché sarebbe poco attestata dai Padri della Chiesa, ma diversi cataloghi antichi delle Scritture Greche Cristiane (tra cui quelli di Ireneo, Cirillo di Gerusalemme, Atanasio di Alessandria e altri) considerano la Seconda lettera di Pietro parte del canone biblico. La seconda categoria di fonti è costituita dagli scritti apocrifi a lui attribuiti. Questi testi vanno sotto il nome di Vangelo di Pietro, Predicazione di Pietro (andato perduto), Atti di Pietro, Atto di Pietro, Atti di Pietro e Andrea, Atti di Pietro e dei dodici, Atti di Pietro e Paolo, Lettera di Pietro a Filippo, Lettera di Pietro a Giacomo il Minore, Apocalisse di Pietro (greca), Apocalisse di Pietro (copta). A causa della datazione tardiva e del contenuto, così come gli altri testi apocrifi, anche questi scritti non sono considerati come fonti storiche attendibili. È possibile, infatti, che in essi siano confluiti dei testi storicamente fondati ma anche discorsi a carattere apologetico frutto della venerazione eccessiva che si era diffusa intorno all'Apostolo. Una terza e ultima fonte è la testimonianza contenuta negli scritti dei Padri della Chiesa, in particolare di Papia, Clemente e Ireneo. Questa serie di testimonianze ha dalla sua parte il conforto dei ritrovamenti archeologici. Tra di essi il più antico è l'iscrizione in greco “Pietro (è) qui” (πετρος ενι), ma essa è frutto di una interpretazione, siccome gli unici graffiti leggibili erano 'Petr' ed 'eni', ritrovata nel cosiddetto “muro rosso” presso l'antica Tomba di Pietro, nella necropoli pre-costantiana sotto l'attuale Basilica di San Pietro a Roma. La datazione di questo reperto risale al 160 d.C. circa.
Da questo dato, o meglio dal significato originale del suo nome aramaico, scaturisce tutto il carisma della sua figura. Il suo nome originale era Simone ( Šim‘ôn, Shim'on, dalla radice ebraica shama "ascoltare" e che assume molto probabilmente il significato di "colui che ha ascoltato"), ma, secondo quanto affermato da Matteo e Giovanni, ricevette da Gesù Cristo stesso il nome di Kefa, che in aramaico significa "roccia", "pietra", e quindi, per traduzione, “Pietro”, derivato dal greco Petros (cfr. ).
Origini Secondo il vangelo di Giovanni, Simon Pietro era nativo, così come il fratello Andrea e l'apostolo Filippo, di Betsaida, città situata a circa 3 chilometri a nord del Lago di Tiberiade, un antico villaggio successivamente ricostruito dal tetrarca Filippo che fondò qui la sua capitale, situata nell'allora provincia romana della Giudea.
Secondo i vangeli sinottici, dopo il matrimonio si trasferì a Cafarnao, piccolo villaggio della Galilea che divenne in seguito uno dei centri della predicazione di Gesù, che vi si recava spesso per soggiornare qualche tempo, come amico, presso la casa dell'Apostolo. Il trasferimento a Cafarnao, con la moglie, la suocera, il padre e il fratello Andrea, fu dettato probabilmente da motivi pratici, in quanto quella città offriva maggiori possibilità lavorative per il commercio del pesce.C. Rendina, I Papi. Storia e segreti, pag. 15 Gli scavi archeologici, effettuati a partire dal 1905, portarono alla luce i resti di un'antica sinagoga e di una chiesa di forma ottagonale alla cui base furono scoperte le fondamenta di una casa di pescatori. Nel 1968 la casa fu identificata con quella dell'Apostolo Pietro grazie alla presenza di alcuni attrezzi da pesca ivi rinvenuti, ma, soprattutto, per il ritrovamento di alcuni graffiti, raffiguranti Gesù e Pietro, databili al II secolo d.C.
Legami familiari
Nei vangeli San Pietro è presentato come figlio di Giona o di Giovanni. Tuttavia sembrerebbe che, al tempo di Gesù, il nome del profeta Giona non fosse più in uso. יוֹנָה (Yonah) «Giona» infatti potrebbe essere la rara abbreviazione di “Ἰωάννης (Ioannes)”, «Giovanni». Nel quarto vangelo abbiamo la riprova di una verosimiglianza: «Simone, figlio di Giovanni».Gv 1,42; 21,5.16.17; ;
Di lui sappiamo essere fratello di Andrea, anche lui apostolo, ed entrambi furono scelti e chiamati sul lago di Galilea.;
Secondo i vangeli, un giorno Gesù guarì a Cafarnao “dalla febbre” la suocera dell'apostolo.;; L'esistenza di questa suocera ha portato alla conclusione che Pietro fosse sposato, ma nulla si conosce né della moglie né dei figli. Interessante è però ricordare che l'apostolo Paolo allude a una “donna credente" presentata da Cefa che senza dubbio era la moglie. L'autore stesso della lettera solitamente identifica le collaboratrici col titolo di "sorelle" (adelphe)"il fratello o la sorella", sostantivi maschile e femminile, rispettivamente derivati da ho adelphòs ē hē adelphē in 1Cor 7:15 e non "sorelle donne", come sarebbe meglio tradurre "donna credente" (derivando dalle parole greche adelphen gunaika).Michele Mazzeo, Pietro roccia della Chiesa, cap.1 pag.20
La Prima lettera di Pietro si conclude con: un cenno a Silvano, "che io riguardo come un fratello a voi fedele", in cui pistòs adelphòs intende una filiazione spirituale, fratelli in Spirito Santo e verità; un saluto da parte di "Marco, mio figlio" (ho uiòs mou in greco), per il quale non è chiaro se si trovasse a Babilonia, o lì con Pietro pronto per partire via- l'invito a salutarsi "con bacio di carità" per i presenti, che tutti "sono in Cristo"., con testo greco Secondo Clemente Alessandrino la moglie di Pietro lo seguì nella sua predicazione e morì martire prima di lui.Clemente, Stromata 7,11,63-64; è presumibile però che l'autore volesse usare questa tradizione mostrando un apostolo quale modello di marito perfetto, nel senso cristiano del termine.
Gli Atti apocrifi di Pietro copti attribuiscono all'apostolo anche una figlia. L'autore della Passio dei santi Nereo e Achilleo (V-VI circa) la identifica con Santa Petronilla, una martire sepolta nelle catacombe di Domitilla, a causa di un'assonanza col nome dell'apostolo e inserisce nel suo racconto, oltre al citato episodio, un brano secondo cui la giovane, guarita dal suo male, chiesta in sposa dal nobile Flacco, morì placidamente prima di accogliere la sua proposta di matrimonio. La tradizione indica il giorno della sua morte nel 31 maggio, data passata poi nel Martirologio Romano. Tuttavia S. Francesco di Sales afferma che "S. Petronilla, come dimostrato da Baronio e Galonio, era la figlia spirituale di S. Pietro, non la sua vera figlia".
Condizione economica e culturale I fratelli Pietro e Andrea vengono presentati nei vangeli, sin dalla loro prima chiamata, come pescatori;;; e più volte li ritroviamo con le barche sul lago di Galilea. Si sa anche che Giacomo e Giovanni di Zebedeo erano, secondo il Vangelo secondo Luca, soci di Simone e difatti saranno "chiamati" subito dopo gli amici. Emblematico in tal senso è il noto episodio della pesca miracolosa, nel quale Pietro è intento a ripulire le reti dopo una dura notte di lavoro senza alcun risultato. Anche dopo la Risurrezione, Gesù apparve a Pietro e ad altri discepoli mentre pescavano nei pressi del lago di Tiberiade.
Dagli Atti degli apostoli emerge un altro aspetto importante della vita di Pietro: la sua condizione culturale. Arrestato con Giovanni e condotto in presenza del Sinedrio, l'apostolo rispose con saggezza al loro interrogatorio, lasciando meravigliati i due giudici che lo credevano senza istruzione e popolano. Pietro veniva definito infatti "agrammatos" cioè poco esperto delle Scritture, senza preparazione scolastica né tantomeno retorica, ma anche "idiotes", cioè popolano, uomo degli strati più bassi.
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