Il termine eugenetica (dal greco εὐγενής, eughenès: "ben nato", da εὖ, èu, "buono", e γένος, ghènos, "razza", "parentela", "stirpe". Online Etymology Dictionary.. A Greek–English Lexicon.) indica un insieme di teorie e pratiche miranti a migliorare la qualità genetica di una certa popolazione (umana).

Descrizione Nel linguaggio comune il termine si confonde spesso con l'ideologia la quale ritiene che la soluzione di problemi politici, sociali, economici o sanitari possa essere raggiunta attraverso l'adozione di pretese soluzioni eugenetiche. La definizione esatta di "eugenetica" è stata una questione di dibattito fin dal momento in cui il termine fu coniato (seconda metà del XIX secolo).

L'articolo giornalistico del filantropo ed eugenetico statunitense Frederick Henry Osborn del 1937, Development of a Eugenic Philosophy (Sviluppo di una filosofia eugenetica) l'inquadrò come una vera e propria forma di filosofia sociale, cioè una filosofia con implicazioni nell'ordine sociale; ma anche questa definizione non viene universalmente accettata. Osborn sostenne i tassi più elevati di riproduzione sessuata presenti tra persone con tratti "maggiormente desiderabili" (eugenetica positiva) ed al contempo ridotti tassi di riproduzione - con eventuale sterilizzazione - di persone con tratti meno desiderati o "indesiderati" (eugenetica negativa).

In alternativa la selezione del gene piuttosto che quella delle persone è stata attualmente resa possibile grazie ai progressi nella modificazione artificiale del genoma umano.

Mentre i principi eugenetici sono stati praticati nel corso della storia del mondo fin dall'antica Grecia, la moderna storia dell'eugenetica ha avuto il suo inizio nei primi anni del XX secolo quando un movimento popolare eugenetico emerse nel Regno Unito, per diffondersi subito dopo in molti paesi tra cui gli Stati Uniti d'America e il Canada, oltre che nella maggior parte dei paesi europei.

In questo periodo le idee eugenetiche vennero lanciate ed acquisite in tutto lo spettro politico; conseguentemente molti paesi adottarono politiche eugenetiche con l'intento di migliorare la qualità delle risorse genetiche delle loro popolazioni. Tali programmi compresero sia misure positive, incoraggiare gli individui ritenuti particolarmente idonei a riprodursi, sia misure negative, come i divieti di matrimonio interrazziale, mescolanza razziale e sterilizzazione obbligatoria di persone ritenute inadatte alla riproduzione.

Le persone ritenute non idonee a riprodursi spesso inclusero individui con disabilità mentali o fisiche, chi otteneva un basso risultato nei test del quoziente d'intelligenza, i criminali, i devianti e i membri di gruppi minoritari sfavoriti. Il movimento eugenetico si è associato negativamente alla Germania nazista e all'Olocausto, quando molti degli imputati al processo di Norimberga tentarono di giustificare gli abusi commessi contro i diritti umani sostenendo che vi era davvero poca differenza tra i programmi dell'eugenetica nazista e quelli statunitensi.

Nei decenni successivi alla seconda guerra mondiale, con la proclamazione universale dei diritti umani, molti paesi cominciarono gradualmente ad abbandonare le politiche eugenetiche, questo anche se alcuni paesi occidentali - tra cui gli Stati Uniti - continuarono a realizzare sterilizzazioni forzate fino a metà degli anni sessanta.

Nel corso degli anni ottanta e novanta, quando furono rese disponibili nuove procedure tecnologiche di riproduzione assistita, come la surrogazione di maternità (disponibile dal 1985), la diagnosi genetica pre-implantazione (disponibile dal 1989) e il trasferimento citoplasmatico (eseguito per la prima volta nel 1996) si temette un eventuale rinnovarsi delle idee e pratiche eugenetiche, con l'emersione eclatante dell'ampliamento del divario tra ricchi e poveri del mondo.

Una critica tra le più importanti alle politiche eugenetiche è quella che, a prescindere dal fatto che vengano utilizzate politiche "positive" o "negative", esse sono suscettibili di abuso poiché i criteri di selezione vengono determinati sempre dal gruppo che detiene il potere politico in una determinata epoca. Inoltre l'eugenetica negativa in particolare può essere considerata come una violazione dei diritti umani fondamentali i quali includono anche il diritto alla riproduzione.

Una critica ulteriore è quella che afferma che le politiche eugenetiche portano ad una perdita di diversità genetica, con conseguente depressione endogamica a causa della minore variazione genetica.

Storia

Come detto l'eugenetica - a rigore - fa riferimento allo studio dei metodi volti al perfezionamento della specie umana attraverso selezioni artificiali operate tramite la promozione dei caratteri fisici e mentali ritenuti positivi, o eugenici (genetica positiva) e la contemporanea rimozione di quelli negativi, o disgenici (genetica negativa), mediante selezione o modifica delle linee germinali, secondo le tradizionali tecniche invalse nell'allevamento animale e in agricoltura basate sulla genetica proposta da Gregor Mendel, oltre a quelle rese attualmente o potenzialmente disponibili dalla biotecnologia moderna. Antecedenti

La selezione artificiale degli esseri umani venne suggerita almeno fin dai tempi dell'antica Grecia, in cui era conosciuta come un costume usuale (tramite l'esposizione dei neonati non sani); qualsiasi figlio appena nato avrebbe potuto essere abbandonato dai genitori secondo il proprio libero arbitrio.

Secondo Plutarco, nell'antica Sparta questo fatto era una pratica istituzionale regolata dallo Stato con l'intento di selezionare fin dalla nascita i futuri cittadini, che avrebbero dovuto essere sani e forti per poter difendere la polis.

Tuttavia, gli studiosi contemporanei ritengono che Plutarco abbia esagerato queste affermazioni e che l'esposizione dei neonati fosse tollerata, ma non istituzionalizzata.

Plutarco nella sua Vita di Licurgo (XVI, 1-2) riferisce che subito dopo la nascita il bambino veniva immerso dalla madre stessa nel vino per poter verificare la sua resistenza agli effluvi tossici dell'alcol. Se il bambino superava il test allora poteva venir presentato dal padre al "Lesjé" (il portico) e qui controllato minuziosamente da un consiglio di anziani saggi per valutarne la salute, la bellezza e la forza, che dovevano essere capaci di sopportare i rigori di una vita spartana. Se il bambino non avesse però soddisfatto questi requisiti, allora doveva essere portato all'"Apothetai" o "Apotetas" (il serbatoio di scarico) che si trovava sul lato est del Taigeto, ove veniva gettato o abbandonato. Con il sacrificio dei figli meno robusti, dei nati malati o deboli alla nascita, così come dei disabili mentali e fisici, solo il "forte" sarebbe sopravvissuto e avrebbe potuto a sua volta riprodursi. Secondo Plutarco: Come detto, degli scavi archeologici condotti nel 2007 paiono però smentire quest'antica leggenda; l'analisi delle ossa rinvenute nella fossa del monte avrebbe rivelato la presenza solo di adolescenti e adulti.. Gli storici tuttavia concordano sul fatto che gli spartani praticassero una qualche forma di selezione, anche se forse l'eliminazione non era fisica; gli spartiati troppo deboli o vili sarebbero stati relegati al ruolo di iloti o perieciSparte: Histoire politique et sociale jusqu'à la conquête romaine, Edmond Lévy. La stessa cosa propone Platone (storicamente l'eugenetica come campo di ricerca fu per la prima volta suggerita proprio da uno dei massimi esponenti della filosofia greca) in Politico (dialogo) (458 segg.) e più dettagliatamente ne La Repubblica, ove si stabiliscono le linee guida per regolare la vita coniugale e riproduttiva; il suo fu un concetto di eugenetica positiva volta a produrre esseri umani migliori, suggerendo l'accoppiamento selettivo per produrre una classe di "guardiani".

Il limite alla riproduzione viene decisa solo dallo Stato nella "Repubblica platonica"; essa ritiene che la procreazione di figli debba avvenire solo nel fiore della vita: le donne danno i bambini allo Stato dai venti ai quarant'anni e gli uomini fino a quando non hanno superato il primo fuoco della giovinezza, segnato a cinquantacinque anni.

Platone può essere considerato un rappresentante di ciò che oggi chiamiamo programma eugenetico totalitario o autoritario. In seguito, la sua teoria venne nominata più volte da Charles Darwin e ne influenzò le ipotesi.

Nella Politica, il maggiore tra i discepoli di Platone, Aristotele concorda anch'egli col suo maestro; egli considera difatti perfettamente naturale che, per quanto riguarda uccidere o crescere i figli, la legge debba proibire in ogni caso l'allevamento dei "tarati" e dei "deformi". Propone inoltre che lo Stato limiti la procreazione, piuttosto che la proprietà, di modo che non si generino più di un numero prefissato di figli. Infine, tiene anche conto dell'eventualità che alcuni neonati possano morire o rivelarsi in futuro sterili.

Successivamente, seguendo la tradizione, anche gli antichi romani gettarono i bambini deformi e malati dalla rupe Tarpea, un promontorio situato attualmente al centro di Roma nei pressi del Campidoglio, utilizzato anche per eseguire le condanne a morte dei criminali. La Rupe è un ripido pendio dell'antica Roma, sito sulla cima meridionale del Campidoglio, da cui si affacciava l'antico Foro Romano. Durante tutto il periodo della Repubblica romana fu utilizzata come luogo di esecuzione di assassini e traditori, i quali venivano scagliati da essa.

Il Cristianesimo medioevale, dando per scontata la degenerazione umana dovuta al peccato originale, lasciò alla sfera ultraterrena ogni possibilità di "miglioramento". In particolare, il battesimo cristiano conferiva uguale dignità a tutti gli esseri umani.

Nel corso del Rinascimento il filosofo italiano Tommaso Campanella, nella sua prospettiva utopica de La città del Sole, sostenne l'opportunità di combinare i matrimoni e controllare la vita sessuale dei cittadini.

In Spagna e in Portogallo, a partire dalla fine del Quattrocento, si affermò la nozione di limpieza de sangre, cioè "purezza di sangue": il significato rinvia alla qualità dei cosiddetti «vecchi cristiani» in contrapposizione ai «nuovi cristiani», discendenti dagli ebrei (conversos) e dai musulmani convertiti (moriscos), spesso con la forza, di cui si dubitava la sincera accettazione del credo. La richiesta di "purezza del sangue" si basava sulla teoria dei fluidi corporei, secondo la quale tutti i fluidi corporei, e in particolar modo il sangue, possiedono alcune qualità morali e trasmettono queste qualità morali alla discendenza I fluidi del corpo, e soprattutto il sangue, permettono la trasmissione da genitori a figli di un certo numero di qualità morali; in particolare gli ebrei, come popolo, erano considerati incapaci di cambiare| Qui a inventé les lois de pureté de sang ?|Schaub, Jean-Frédéric (2014). «Qui a inventé les lois de pureté de sang?». L’Histoire (400): 38-41.. L'ossessione della "purezza del sangue" si trascinò per tutto il Cinquecento e il Seicento.

Tra il XVIII e il XIX secolo si affermò la frenologia, una disciplina in seguito considerata come non scientifica, la quale sosteneva di riuscire ad individuare dalla forma del cranio le più intime tendenze psicologiche delle persone, in primis la propensione alla "devianza" e alla criminalità.

Le origini dell'eugenetica galtoniana L'idea di un'eugenetica negativa, con l'intento di far diminuire le nascite di esseri umani "inferiori", è esistita almeno fin da quando il ginecologo statunitense William Goodell (1829-1894) sostenne la castrazione e l'eliminazione dei pazzi (gli "insani").