Il Libro della Genesi ( bereshìt, "in principio", dall'incipit; , "nascita", "creazione", "origine"; ), comunemente citato come Genesi (al femminile), è il primo libro della Torah del Tanakh ebraico e della Bibbia cristiana. Il libro è conosciuto anche con il nome di Primo Libro di Mosè.

Scritto in ebraico e diviso in cinquanta capitoli, secondo l'ipotesi maggiormente condivisa dagli studiosi la sua redazione definitiva, per opera di autori ignoti, è collocata al VI-V secolo a.C. in Giudea, sulla base di precedenti tradizioni orali e scritte.

Nei primi undici capitoli è descritta la cosiddetta "preistoria biblica" (creazione, peccato originale, diluvio universale), e nei rimanenti la storia dei patriarchi Abramo, Isacco, Giacobbe-Israele e di Giuseppe, le cui vite si collocano nel vicino oriente del II millennio a.C. (la datazione dei patriarchi, tradizionale ma ipotetica, è attorno al 1800-1700 a.C. vedi Storia degli ebrei).

Introduzione La Genesi si presenta come un'opera eziologica che ha inizio con la creazione del mondo, per poi raccontare di come Dio creò gli esseri viventi e, in ultimo, l'uomo. Segue la storia dei primi esseri umani e quindi delle origini del popolo di Israele, incominciando dalla vita dei suoi patriarchi. Contiene, quindi, le basi storiche per le idee religiose e istituzionali che stanno alla base di Israele, e serve come introduzione alla sua storia e alle sue leggi, costumi e leggende.

Secondo la maggiore corrente, a cui appartengono i creazionisti Victor P. HamiltonThe Book of Genesis, Grand Rapids 1990, vol. I, p. 56. e Walter C. KaiserThe Literary Form of Genesis 1-11, New Perspectives on the Old Testament, ed. J. Barton Payne, Waco 1970, p. 61, la Genesi è da intendersi come reale resoconto fattuale, fedele alla realtà anche dal punto di vista cronologico ossia i giorni della Genesi sono giorni solari, la donna fu creata da una costola dell'uomo e il frutto del male fu materialmente offerto da Satana a Eva. Il genere letterario sarebbe quello della prosa storica che racconterebbe in modo realistico, accurato e sequenziale come, quando e cosa successe nei giorni della creazione. Secondo i creazionisti tale posizione sarebbe anche corroborata dalla presenza di genealogie neotestamentarie (cfr. Luca 3:38 e Matteo cap. 1) che fanno risalire ad Adamo la stirpe di Gesù anche nel Nuovo Testamento, così come in Luca, Adamo non è l'ipostasi del genere maschile o una figura mitologica, ma il padre, in senso letterale, dell'umanità creata da Dio.

Secondo altri studiosi come Charles H. HummelInterpreting Genesis 1, Journal of the American Scientific Affiliation 38 (1986): 175-186; The Galileo Connection, Resolving Conflicts between Science and the Bible, Downers Grove 1986, p 214, Hermann GunkelThe Legends of Genesis, The Biblical Saga and History, New York 1964, p. 1, S. H. Hooke, Gordon Wenham, Karl Barth e altri, il libro non è propriamente al senso corrente di storia. Si può dire che è un libro di storia religiosa, per alcuni allegorico e didascalico dove, pur probabilmente non essendo veri i particolari, sono importanti le idee fondamentali di relazione con Dio. Un altro punto di vista è che il libro fa propri tanti racconti presi dalla mitologia dei popoli orientali.

Formazione

Secondo la tradizione ebraica e cristiana, prima della diffusione del metodo critico applicato alla Bibbia, il libro della Genesi sarebbe stato scritto da Mosè in persona nel deserto e fu completato nel 1513 a.C. Questa opinione è mantenuta tuttora da alcune confessioni religiose cristiane più legate all'interpretazione letterale del testo biblico e dall'ebraismo ortodosso.

La maggioranza degli esegeti moderni ritiene che la Genesi sia in realtà una raccolta, formatasi in epoca post-esilica, di vari scritti di epoche diverse. Secondo questa teoria, nota come ipotesi documentale, la composizione letteraria del libro sarebbe avvenuta nel corso dei secoli fino alla redazione del documento sacerdotale, che avrebbe inglobato versioni precedenti elaborate dalla tradizione jahwista ed elohista.

Alcuni degli indizi che hanno fatto supporre un continuo rimaneggiamento del testo biblico sono per esempio i diversi utilizzi del nome di Dio, YHWH ed Elohim, le molte diversità stilistiche testuali e la presenza di duplicazioni, come i due racconti della creazione. Intervallati a questi racconti vi sono quattro liste genealogiche.

Contenuto

Il libro della Genesi è suddiviso in due grandi sezioni. La prima, corrispondente ai capitoli 1-11, comprende il racconto della creazione e la storia del genere umano. Questa storia delle origini comprende:

Creazione Adamo ed Eva Caino e Abele Diluvio universale e Noè Benedizione di Noè Torre di Babele Discendenti di Caino Discendenti di Set Lista delle genti Discendenti di Sem

La seconda sezione, dal capitolo 12 al capitolo 50, narra la storia del popolo eletto, mediante i racconti sui patriarchi:

Abramo Isacco Giacobbe Esaù Giuseppe e Giuda

La creazione

Nella Genesi troviamo un doppio racconto della creazione: uno di redazione sacerdotale () e uno di redazione jahvista ().

Racconto sacerdotale Il racconto della prima creazione usa lo schema letterario dei sette giorni. Il racconto suppone uno stato iniziale informe, in cui predominavano le tenebre e l'acqua (). La creazione avviene per separazioni successive: il primo giorno Dio separò la luce dalle tenebre, creando giorno e notte (); il secondo giorno fu creato il cielo per separare le acque inferiori (gli oceani) dalle acque superiori (credute essere sopra il firmamento e all'origine della pioggia) (); il terzo giorno, dalle acque inferiori fu fatto emergere il terreno, e da questo fu fatta germogliare ogni pianta sì creata (); il quarto giorno Dio creò il Sole, la Luna e le stelle e pose il tutto nel firmamento, affinché illuminassero la terra e regolassero il tempo (); il quinto giorno vengono creati gli esseri marini e gli uccelli, e vengono benedetti perché possano moltiplicarsi (); il sesto giorno furono creati gli animali terrestri ("bestiame, rettili e bestie selvatiche"); fu poi creata l'Umanità a immagine e somiglianza di Dio affinché dominasse sugli animali, benedicendone la prosperità (); il settimo giorno Dio porta a compimento il lavoro che aveva fatto e cessa da ogni suo lavoro, poi benedice e consacra il settimo giorno (). Quest'ultimo atto diventerà, nell'ebraismo, il precetto del riposo del Sabato.

Racconto jahvista

Il secondo racconto della creazione è di tipo jahvista e ha le seguenti caratteristiche: Dio è descritto in modo popolare, immediato, antropomorfico. Dio infatti plasma l'uomo con la polvere della terra e soffia nelle sue narici, pianta un giardino, fa germogliare dal suolo le piante, plasma gli animali, toglie una costola dal fianco dell'uomo per plasmare la donna e richiude la carne al suo posto. già il racconto sacerdotale poneva l'uomo al centro del creato. In questo racconto la sottolineatura è più marcata perché l'uomo è creato per primo e tutto il resto viene creato in sua funzione: per il suo nutrimento, le piante e per la sua compagnia, gli animali. Dando il nome agli animali l'uomo viene proclamato signore di tutto il creato. nel racconto è presupposto un substrato mesopotamico: i canali, i fiumi e una civiltà già agricola, dove si coltiva la terra. il giardino dell'Eden o paradiso terrestre indica un luogo fantastico dove si è iniziata la vita umana. Qui tutto viene dato da Dio senza fatica, altrove occorre sudare per ricavare i frutti della terra. La ricchezza di acqua è un grande segno della benedizione di Dio. nel racconto si può leggere una sostanziale parità tra uomo e donna (ish e ishà), e gli animali sono subordinati. Il v.23 dice:

Letture successive di questo brano hanno però visto una subordinazione della donna nei confronti dell'uomo. In modo semplice e immediato la Bibbia inserisce qui il tema del matrimonio e della famiglia (è così stretto il legame tra uomo e donna che sembra impossibile il divorzio). la vergogna della nudità sarà vista come una conseguenza del peccato. Per il momento la nudità si inserisce nell'armonia della creazione.

Il racconto del peccato originale

Se i primi due capitoli della Genesi in vario modo esaltano la positività della creazione e della vita dell'uomo sulla terra, il terzo () vi inserisce la nota tipica a ogni esperienza umana: il male e il peccato. La Bibbia non fa un grande discorso teorico sull'origine del male e del peccato, ma lo presenta, attraverso un aneddoto, come una condizione dalla quale difficilmente l'uomo può liberarsi. È da sottolineare però che in ambito ebraico non vi è la trasmissione del "peccato originale" in quanto, secondo l'ebraismo, l'uomo nasce immacolato e senza colpa. Questa è invece una considerazione teologica cristiana, in vista della redenzione messianica.

Una considerazione sul tema del peccato: se si applicasse quanto il Catechismo della Chiesa Cattolica al §1857 afferma: «Perché un peccato sia mortale si richiede che concorrano tre condizioni: È peccato mortale quello che ha per oggetto una materia grave e che, inoltre, viene commesso con piena consapevolezza e deliberato consenso»? La domanda che ci si può porre è se Adamo ed Eva prima dell’assunzione del frutto proibito conoscessero ciò che significava bene e male. La risposta è che, nonostante il libero arbitrio, forse non avevano piena consapevolezza di ciò che volesse dire peccato e lo avrebbero compreso solo dopo essersi cibati del frutto. E in tal caso perché punire chi non era compos sui?Da Armando Girotti, Il “fico proibito” dell’Eden, Diogene Multimedia, Bologna 2018, pp. 12-13. In realtà il peccato è stato una consapevole e deliberata disubbidienza a un comando preciso del Creatore.

Leggendo il racconto si possono fare le seguenti osservazioni:

Tutto il racconto è portato avanti secondo una sottile psicologia: il serpente parte da lontano, esagerando, mettendo in cattiva luce la proibizione del Signore. Dio punisce il serpente per aver convinto con l'inganno Eva a mangiare il frutto della conoscenza

Questo passo della Bibbia suggerirebbe che si riteneva che i serpenti avessero originariamente le gambe.

Il capitolo sottolinea ampiamente le conseguenze del peccato, alcune derivate immediatamente, altre volute da Dio. Quelle derivate immediatamente sono la paura di essere nudi e la paura del Signore. Quelle imposte dal Signore sono: i dolori del parto, la sottomissione della donna all'uomo, la fatica del lavoro, la morte. È interessante notare come, ormai in preda al peccato, l'uomo e la donna si accusino a vicenda pur di scusarsi di fronte a Dio: l'uomo riversa la colpa sulla donna e questa sul serpente. Il testo presenta la maledizione sul serpente, non sull'uomo e sulla donna; questi vengono colpiti in quello che era considerato più proprio per loro: il generare i figli per la donna e il lavoro per l'uomo. Una importanza particolare riveste il versetto . In Genesi 3:15, nella prima promessa di un Salvatore fatta ad Adamo ed Eva subito dopo il peccato, il Messia (e non sua madre) futuro viene semplicemente definito come "progenie della donna" (ove la donna, secondo la terminologia biblica, è intesa come "popolo di Dio") che schiaccerà il capo al serpente (Satana) e lo vincerà, venendo da lui però ferito al calcagno (il Diavolo avrebbe provocato la morte del Salvatore). Fondamentalmente il testo ci dice: anche se l'uomo sembra del tutto succube del male, ha sempre delle nuove possibilità, offerte dalla misericordia del Signore, per una futura rivincita. La cacciata dell'uomo dal paradiso terrestre lo pone ormai in una situazione simile alla nostra, in un mondo ostile e con una vita breve.